Langelo peloso
Giulia indietreggia con cautela, senza mai staccare lo sguardo dal gigantesco cane seduto placidamente in mezzo alla via.
Buon cane, bravo… mormora a voce bassissima, quasi sussurrando, attenta a non fare movimenti bruschi.
Lanimale appare maestoso: un corpo imponente coperto da un fitto e spettinato pelo intrecciato qua e là in nodi irregolari. I suoi occhi scuri e vigili la seguono attenti in ogni anzichè passo e le orecchie si muovono appena, tese a cogliere anche il più lieve rumore. Giulia sente la paura serrare lo stomaco, le gambe tremarle, ma si sforza di restare calma. I cani le fanno sempre paura anche i minuscoli barboncini addormentati nelle braccia di qualche passante. È una paura radicata da sempre, fin dallinfanzia.
Aveva solo quattro anni quando i genitori lavevano portata in un piccolo paese dellUmbria, nel casolare della nonna. Il vicino allevava dei cani. Giulia era una bambina curiosissima: toccava tutto, osservava, voleva scoprire ogni cosa. Così non aveva saputo resistere a un cucciolo che, per caso, era entrato nel loro cortile. Gli adulti erano distratti, e lei lo raccolse in braccio e si avviò verso casa. Ma prima ancora di fare pochi metri, una cagna enorme la madre del cucciolo le sbarrò la strada. Lanimale incombeva su di lei, mostrando i denti. Non laveva attaccata, si era solo abbassata ringhiando, ma era bastato. La paura di quellistante la sensazione di impotenza, il terrore gelido, limmobilità si era impressa nella memoria.
Gli anni sono passati, ma il terrore dei cani non lha mai abbandonata. E ora, davanti a lei, si trova un vero gigante che non sembra avere alcuna intenzione di spostarsi. Giulia non vuole rischiare: meglio aggirarlo. Con passo lento si gira e prende la strada opposta, mantenendo la calma. Ma ogni pochi passi non resiste a voltarsi: il cane la segue. Sempre dietro, non troppo vicino, ma deciso a non lasciarsela sfuggire.
Sei proprio intelligente… borbotta Giulia, lanciando lennesimo sguardo al suo strano accompagnatore. Non ti avvicini, sembra quasi che tu senta la mia paura. Ma perché mi segui? Dovè il tuo padrone? Domande senza risposta le girano nella testa.
Quando finalmente il suo palazzo appare allangolo della strada, Giulia quasi corre sul portone. Sale di corsa i gradini, passa il badge elettronico al citofono, spalanca la porta ed entra di slancio nellandrone. Solo allora si volta: il cane è ancora lì, seduto sul marciapiede. Non ha tentato di superare la soglia, la osserva solo mentre la porta si richiude, nascondendo il suo sguardo sereno ed enigmatico.
Entra in casa sistemandosi la borsa su una mensola, si sfila le scarpe e resta un attimo ferma ad ascoltare. Silenzio. Solo il rumore ovattato di Roma che brulica oltre i vetri chiusi. Sente limpulso di controllare che il cane sia sparito. Raggiunge la finestra e si affaccia.
Là sotto, lo stesso profilo peloso. Il cane sembra accorgersi di essere osservato: solleva un po il testone, poi ondeggia lentamente la coda e si allontana tranquillo. Giulia tira un sospiro di sollievo: almeno per oggi ha deciso di andarsene.
Così nasce una sorta di rituale. Ogni sera, tornando dallagenzia, il cane sbuca come dal nulla e la scorta senza mai toccarla fino allingresso di casa. Allinizio mantiene sempre una decina di metri di distanza, ma giorno dopo giorno il divario si riduce: prima cinque metri, poi tre, poi quasi fianco a fianco.
Lansia resta, ma il panico si attenua poco a poco. Se prima qualunque movimento del cane le faceva gelare il sangue, ora lo osserva con cautela, ma senza più quella terrore assoluta: col tempo capisce che non è aggressivo, semplicemente le sta accanto.
Comincia così a cogliere dettagli prima sfuggiti. I suoi passi sono pesanti e solenni. Le orecchie, che allinizio apparivano rigide, ora frequentemente sono rilassate. Gli occhi, profondi e scrutatori, non spaventano più.
Un pomeriggio, tornando a casa, Giulia si sorprende a pensare che, in fondo, la sua presenza la rassicura. Decide di dargli un nome. Non ci mette molto a scegliere: la mole imponente e il mistero che lo avvolge la spingono a chiamarlo, quasi sottovoce:
Pluto. Le sembra adatto.
Con un tempismo sorprendente, il cane reagisce come se avesse sempre atteso quellappellativo. Dalla volta successiva, basta pronunciare Pluto! e subito gira la testa, riconoscendo il suo nuovo nome. Giulia sorride per quella sintonia silenziosa.
Lavorava come account manager in una piccola agenzia pubblicitaria, le sue giornate fatte di riunioni, call, briefing e mail. La sera arrivava sfinita, sperando solo di togliersi i tacchi, versarsi una tazza di tè e lasciarsi alle spalle lufficio. Ma ora il tragitto casa-lavoro ha acquistato un sapore nuovo: Pluto trasforma quelle camminate in una parentesi speciale. Mai un abbaio, mai una richiesta: si limita a procedere con lei, come sapendo che quella vicinanza silenziosa è proprio ciò di cui Giulia ha bisogno.
A volte rallenta apposta, dandogli modo di avvicinarsi. Ogni tanto, con un piccolo coraggio nuovo, si ferma e lo guarda per un istante. Pluto ricambia lo sguardo; calmo, senza sfida, consapevole che la fiducia richiede tempo, sguardo dopo sguardo, passo dopo passo. E pian piano, la paura si scioglie, lasciando spazio a un sentimento nuovo, timido ma ormai non più spaventoso.
Una sera di settembre, dopo una lunga giornata, Giulia esce tardi dallagenzia. Deve rifare una presentazione per un cliente importante, rispondere a decine di email, affrontare revisioni infinite. Quando finalmente spegne il pc e varca il portone, sono quasi le otto.
Cammina svelta verso casa, il cielo già scuro, le foglie degli alberi frusciano. Ma quella sera avverte subito che cè qualcosa fuori posto.
Pluto non cè. Di solito lo vede sbucare dal giardino, apparire tra le auto in sosta, silenzioso come unombra fedele. La sua compagnia muta le è ormai indispensabile, senza di lui il percorso sembra più vuoto e insicuro.
Starà male? L’avrà trovato il padrone? Ci sarà rimasto male, vedendo che non arrivavo mai? pensa tra sé, accelerando il passo.
Non riesce a cacciar via il pensiero; continua a scrutare dietro le siepi, attendendo di vederlo saltar fuori in mezzo alle ombre. Ma Pluto non arriva.
Le luci dei lampioni sono ancora spente e le sagome degli alberi si fanno più scure. A Giulia non piace stare in strada a questora: il buio rende ogni rumore sospetto, ogni passante unincognita. Un altro motivo per cui sentiva la mancanza di Pluto anche senza toccarla, la sua presenza la faceva sentire sicura.
È quasi al semaforo quando una voce maschile, beffarda ed untuosa, la coglie di sorpresa da un vicolo:
Bella signorina, due chiacchiere?
Un brivido. Giulia allunga il passo, il cuore accelera ma cerca di non darlo a vedere.
Dove corri così? Spaventata? la voce si avvicina, ora luomo le è dietro.
Tenta di sbrigarsi, ma allimprovviso una mano le stringe il braccio. È una presa forte, le fa quasi male.
Sto parlando con te. Non mi piace chi mi ignora insiste lui, avvicinandosi ancora.
Giulia tenta di divincolarsi, ma lui affonda ancora di più la presa. Dentro è solo panico.
Mi lasci stare, grido! riesce a sussurrare, cercando di mantenere la voce ferma.
La stretta aumenta.
Prova, e ti insegno leducazione sogghigna lui.
Sotto la luce fioca compare un riflesso metallico. Una lama minuscola, ma abbastanza per gelarla. In quel lampo Giulia rimpiange di essere rimasta in ufficio a lavorare tardi. Se fosse tornata prima, tutto questo non sarebbe accaduto. E ora ora è sola, bloccata sulla strada semibuia.
Le opzioni passano veloci: provare a liberarsi rischiando una mossa, tentare di parlare, ma la sua voce tradisce paura e luomo, impacciato nei movimenti e nel parlare, sembra ubriaco e per nulla ragionevole. Giulia trattiene il panico a stento.
Un latrato tonante squarcia la notte. Luomo si volta di scatto, la morsa improvvisamente sparisce. In un secondo è a terra: sopra di lui una massa pelosa ruggisce e mostra denti aguzzi.
Lasciami, dannato cane! urla luomo mentre Pluto gli stringe il braccio in bocca.
Il coltello vola lontano. Giulia, tremante, lo scalcia ancora più in là, nei cespugli.
Lascialo, Pluto ma non fargli scappare! sussurra con voce spezzata. Chiamo i carabinieri, magari non sono la prima…
Il cane obbedisce: allenta la presa ma rimane davanti alluomo. Appena lui tenta di muoversi, ringhia e mostra i denti. Resta vigile, severo, deciso a non dargli tregua.
Dopo poco, la volante arriva, i carabinieri bloccano rapidamente luomo e lo portano via in manette. Solo allora Pluto si avvicina a Giulia, che era seduta a terra, rannicchiata.
Il cane le posa piano il muso sulle ginocchia e sospira. Cè un tale calore in quel gesto che a Giulia si sciolgono le difese: le lacrime scivolano senza vergogna, le mani tremano mentre abbraccia il suo salvatore.
Grazie sussurra tra i singhiozzi, affondando le dita nel pelo ruvido. Grazie per esserci stato.
Da quella sera cambia tutto. Giulia non può più immaginare la casa senza Pluto. Lo porta con sé e ora vive con lei, nel suo piccolo appartamento romano. Ogni giorno la accoglie sulla porta, la segue per casa, è sempre lì. Non è solo un cane, ma la guardia fedele che sa quando offrirle sostegno.
E se qualche brusco rumore la fa ancora sobbalzare, la solitudine non è più un incubo accanto ha qualcuno che ha già dimostrato che la difenderà, senza esitare.
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I primi giorni nello stesso appartamento sono difficili per Pluto. Entra esitante, le orecchie basse, annusa ogni cosa. Ogni odore di detersivi, mobili, cibo è nuovo e confuso. A ogni passo si ferma, ascolta rumori lontani, forse quelli dei vicini o i rumori nelle pareti. Giulia non lo forza, non lo mette subito sulla cuccia nuova. Gli parla piano, lo accompagna passo dopo passo.
Poco a poco Pluto si rilassa. Sceglie il suo angolo prima quello vicino alla porta, poi sotto la finestra della sala, da dove scruta la strada, le auto, la luce che gioca sullasfalto. Questo lo tranquillizza.
Giulia si dà da fare per farlo sentire a casa: cuccia morbida coi bordi alti, una ciotola in acciaio, giochi una pallina, un osso di gomma, un coniglio peluche. Allinizio Pluto li ignora, poi comincia ad annusarli, a sfiorarli con la zampa, a inseguirli mentre rotolano.
Man mano prende sicurezza. Ama distendersi sotto la finestra e attendere Giulia dal lavoro. Appena sente i passi sulle scale, rizza la testa, poi si precipita sospirando verso la porta.
La sera camminano insieme nel vicino Parco della Caffarella. Lei percorre il sentiero, Pluto le sta accanto, si ferma a fiutare qualche cespuglio, osserva gli uccelli. Queste uscite serene diventano speciali: Giulia si accorge che non teme più i cani, o forse solo Pluto; la sua presenza dona coraggio, la rassicura. Si sente protetta.
Affezione e gratitudine diventano consuetudine. A volte, affaticata dopo una giornata lunga, si siede sul divano e lui appoggia la testa sulle sue gambe. In quei momenti Giulia comprende quanto le sia diventato necessario.
Un mattino, pronta per lufficio, Giulia si accorge che Pluto sta male. Di solito la accoglie scodinzolando, invece ora si alza a fatica dalla cuccia e si trascina verso la ciotola. Non beve nemmeno.
Giulia è preoccupata. Si inginocchia davanti a lui, lo accarezza: il pelo è opaco, lo sguardo stanco, si muove a fatica.
Che succede, Pluto? sospira, passandogli la mano delicatamente sul dorso.
Il cane sospira, abbassa la testa sulle zampe. Giulia non esita: prende il cellulare e chiama il veterinario.
Il dottore arriva poco dopo, lo visita, misura la febbre, ascolta il respiro.
È una lieve infezione, probabilmente dovuta al cibo spazzatura che ha mangiato in strada. Niente di grave, ma serve una cura.
Cosa devo fare? chiede subito Giulia, inquieta.
Dategli queste crocchette speciali e queste pastiglie due volte al giorno. E tenga docchio che beva. Una settimana e starà di nuovo bene.
Giulia segue le istruzioni scrupolosamente. Gli dà porzioni piccole, riscalda il cibo quando serve, nasconde la medicina in pezzetti di prosciutto cotto, fa attenzione che la ciotola sia sempre piena dacqua.
Pluto sembra capire che si sta prendendo cura di lui. Dopo il pasto o la medicina le lecca la mano con riconoscenza, i suoi occhi dicono Grazie, sono tranquillo.
Passano i giorni e Pluto migliora. Prima linteresse per i giochi, poi per le passeggiate, infine, dopo una settimana, di nuovo la festa quando Giulia arriva, pronta a mangiare con appetito e a saltellare per la casa. Giulia sorride sollevata: ora sì che Pluto è al sicuro e lei farà tutto pur di renderlo felice.
Dopo pochi giorni, Pluto è come nuovo: corre in casa, scodinzola, salta quando la vede. Ogni ritorno a casa è allinsegna della gioia, con salti e gridolini. Giulia sa che la loro intesa è ormai solida e si sente piena di energia anche lei.
Entrano in una routine: Giulia si abitua al ruolo di padrona, impara cosa fa bene e cosa fa male ai cani, prepara per Pluto ricette semplici e sane; tutto è scandito: pasti, uscite, giochi.
Un giorno decide che Pluto deve imparare i comandi base: una questione sia di educazione che di dialogo. Lo iscrive a un corso di addestramento, e con gioia si accorge che Pluto è intelligentissimo: capisce subito seduto, terra, vieni! In poche settimane esegue alla perfezione. Il trainer si complimenta per la sua attenzione e voglia di compiacere. Giulia è fiera, ripete a casa gli esercizi e lui la segue con occhi felici.
Nel fine settimana vanno al parco: Pluto corre, annusa, gioca con altri cani, socializza con entusiasmo. Giulia siede su una panchina a guardarlo: ama vederlo inseguire la palla per poi voltarsi a controllare se lei lo osserva. A volte stringe amicizia con altri compagni a quattro zampe, annusa e poi si lancia nei giochi. Giulia se lo gode, sentendo crescere dentro un calore nuovo: la certezza di essere a casa, protetta.
Poi, una sera, qualcosa cambia. Giulia rientra stanchissima. È buio, fuori i lampioni si accendono uno a uno. Sogna solo di togliersi le scarpe e riposare. Ma sul pianerottolo la attende uno sconosciuto.
Appoggiato al muro, la squadra fisso. Quando Giulia arriva, fa un passo avanti.
Buonasera esordisce con un sorriso gentile Lei devessere Giulia…
Lei si blocca, prudente.
Sì… E lei chi è?
Mi chiamo Matteo. Sono il padrone di questo cane.
Parole che risuonano nella tromba delle scale. Giulia resta immobile per alcuni secondi.
Lo… lo ha perso? domanda infine Perché allora viveva in strada?
Matteo abbassa lo sguardo, si passa la mano nei capelli, cerca le parole giuste.
È una storia complicata. Lavoravo allestero, sono stato via sei mesi, ho lasciato il cane ad un amico pensando se ne occupasse. Ma Pluto è vivace, richiede attenzione. Il mio amico si è arreso e lo ha lasciato per strada.
Si interrompe, fissa il pavimento per riallacciare il filo.
Tornato a Roma, lho cercato per giorni, affisso annunci, chiesto in giro, ma nulla. Poi lho visto con lei. Sembrava a suo agio, felice. Allora ho pensato che fosse meglio così.
Giulia ascolta in silenzio, combattuta tra sorpresa, compassione, un po di rabbia.
E ora? chiede, la voce bassa Vuole riprenderlo con sé?
Matteo scuote il capo, il volto addolcito dal rimorso.
Lho sperato, ma vedo che qui sta bene. Cura, casa, affetto… Credo sia giusto lasciarvelo. Volevo solo essere certo che fosse amato.
Giulia annuisce, grata. Dentro lei tante emozioni e la certezza che Matteo abbia fatto la scelta migliore.
Grazie, davvero sussurra Con me Pluto starà sempre bene.
Matteo le sorride, accenna un saluto e si allontana. Giulia lo segue con lo sguardo e poi si volta verso il portone. Dallappartamento si sente già abbaiare: Pluto la aspetta, fedele come sempre.






