Sabato pomeriggio. Non appena ho sentito il campanello, ho avuto un sussulto. E sì: era Diego, il mio ex, davanti alla porta con un mazzo enorme di fiori, una scatola elegante di cioccolatini, una borsa piena di regali e quel sorriso che non gli vedevo da mesi. Ho pensato subito che sarebbe venuto a chiedere scusa, magari a parlare di tutte quelle cose lasciate in sospeso tra noi. Strano, perché dopo la rottura era stato freddo come il marmo, come se fossi diventata unestranea per lui.
Appena è entrato ha iniziato a parlare a raffica, dicendomi quanto aveva riflettuto, quanto gli mancassi, che ero stata la donna della sua vita e che si era reso conto dei suoi errori. Parlava con un tono così veloce e innaturale, come se recitasse una parte preparata davanti allo specchio. Io tacevo, lo ascoltavo, e mi chiedevo da dove fosse sbucata allimprovviso tutta quella dolcezza dopo mesi di silenzio glaciale. Poi si è avvicinato, mi ha abbracciata forte e mi ha sussurrato che voleva riconquistare quello che era nostro.
Durante il discorso ha tirato fuori un profumo, un braccialetto e una scatola con una lettera. Tutto orchestrato, proprio da film romantico. Mi ha spiegato che dovevamo darci una seconda possibilità, che era cambiato, che voleva fare le cose per bene, questa volta. Ho iniziato a sentirmi a disagio: cera qualcosa di troppo perfetto, tutto troppo idilliaco per essere vero. E poi, ai tempi in cui stavamo insieme, non era mai stato così premuroso.
La verità è uscita fuori quando, invitandolo a sedersi, gli ho chiesto francamente cosa volesse davvero. Lì ha cominciato a tentennare. Mi ha detto che aveva un piccolo problema con la banca, che gli serviva un prestito per unattività che sarebbe stata un beneficio per entrambi e che mancava solo una firma: la mia.
In quellistante ho finalmente capito il motivo di tutto quello slancio affettivo e dei regali sfarzosi.
Gli ho risposto subito che non avrei firmato niente. In quel momento, il suo viso è cambiato di colpo: la magia è svanita, ha buttato i fiori sul tavolo e ha iniziato a gridarmi contro, chiedendomi come potevo non fidarmi di lui, sostenendo che fosse loccasione della sua vita. Parlava come se gli dovessi qualcosa, addirittura ha avuto lardire di dirmi che se davvero lo volevo indietro, dovevo aiutarlo. Tutto si è sgretolato in un attimo.
Quando ha capito che non sarei mai stata dalla sua parte, ha provato a cambiare approccio. Ha iniziato a dirmi che senza quel prestito era finito, che se lavessi aiutato sarebbe tornato con me ufficialmente e che potevamo ripartire da zero. Lo diceva mescolando senza vergogna promesse di amore e interessi economici. In quel momento ho capito con certezza che tutta quella scena regali, fiori, parole dolci era solo una messinscena per convincermi a firmare quei documenti.
Alla fine, quando gli ho ripetuto che non avrei mai firmato nulla, ha raccolto in fretta quasi tutti i regali: si è preso i cioccolatini, il profumo e persino il braccialetto. I fiori, però, li ha lasciati per terra, come se non significassero nulla. Se nè andato borbottando che ero una ingrata e avvisandomi di non dire mai che non aveva provato a salvare il rapporto. Ha chiuso la porta con uno sbattere che mi ha fatto sentire quasi in colpa.
Così è andata a finire la sua riconciliazione: durata in tutto quindici minuti. E ancora mi chiedo, mentre guardo i fiori abbandonati sul pavimento, se in fondo credesse davvero che bastassero dei regali e qualche frase ben recitata per ricominciare.



