Diario, 31 dicembre
Luca, spiegami una cosa: come hai fatto a dimenticartene?! Te lho ricordato stamattina almeno tre volte, e pure il messaggio te lho mandato! Guardavo mio marito quasi sospirando. La sua faccia imbronciata, sulla soglia della cucina, mi faceva innervosire ancora di più.
Giulia… Giuro, non so come sia successo. È svanito tutto dalla testa, ha balbettato, come se il natale fosse una sorpresa improvvisa anche per lui.
E il telefono?
Il telefono nemmeno lho tirato fuori dalla tasca, figurati se vedevo il messaggio…
Sentivo il sangue salirmi alle guance.
Però la batteria nuova per la macchina non te la sei dimenticata, invece il regalo da mettere sotto lalbero per nostra figlia sì?
Mi sono scordato… Il negozio di autoricambi chiudeva alle otto, ero di corsa, mi è passato tutto di mente… Scusa, Giulia.
A volte mi sembra che la tua povera Fiat sia più importante di Sofia, pensai stanca, sedendomi sullo sgabello e buttando un occhio allorologio. Mancavano cinque minuti alle undici, la notte ormai era calata su Torino e più niente si poteva rimediare. E questa sensazione dimpotenza mi faceva ancora più male.
Dai, Giulia, ma non dire così lo sai quanto voglio bene a Sofia. È solo che ho dimenticato, capita a tutti.
A me non capita mai, Luca, sibilai sottovoce, controllando che Sofia non sentisse i toni arrabbiati della discussione. Cercò di abbracciarmi per calmarmi, ma mi sono scansata, dando le spalle e iniziando a mettere linsalata russa nella ciotola.
Tutta la mattinata passata a preparare il cenone solo per vederlo tornare a mani vuote…
Dovevo fare tutto da sola. Ma no, mi sono fidata di te, Luca. Credevo fossi responsabile.
Giulia, ok, ho sbagliato, ma se ci pensi non è la fine del mondo, mormorò cercando di smorzare la tensione. Dai, se non cè il regalo sotto lalbero, domani mattina vado a comprarlo e glielo consegniamo in grande stile, magari dicendo che è da Babbo Natale.
Ma dove pensi di trovare un negozio aperto domani? Forse solo i supermercati, scossi la testa sconsolata.
In fondo, sì, avevo tutte le ragioni per essere arrabbiata. Da quando è nata Sofia, tra noi si è instaurata una bella tradizione: appena il nuovo anno inizia, ci raccogliamo tutti intorno allalbero di Natale e troviamo i regali.
Questa abitudine era diventata la magia della casa, soprattutto per Sofia, che ancora crede nei miracoli, in Babbo Natale e nella gioia di scoprire sotto lalbero proprio quello che desiderava. Lemozione che aveva mentre scartava i regali era la cosa più bella dell’anno.
Anche oggi Sofia aveva sbirciato mille volte sotto lalbero, con la speranza di beccare in anticipo Babbo Natale, e, piena di sogni, mi raccontava le sue aspettative.
Chissà cosa mi porterà questanno il nonno Natale? rifletteva ad alta voce. A me piacerebbe una bicicletta, sì, proprio come Martina del secondo piano. Ma sarebbero belli anche dei pattini.
Sorrisi a Sofia, pensando che avevo chiesto a Luca proprio di comprare dei roller per lei, così avremmo potuto vederla felice anche questanno. Di solito ci pensavo io ai regali, ma oggi Luca era di ritorno dal lavoro, e mi ero detta: che male cè, può pensarci lui.
Alle otto era rientrato, e solo alle dieci, poco prima di sederci, mi era venuto in mente di chiedergli del regalo ma lui, imbarazzato, aveva realizzato solo in quel momento la dimenticanza.
Giulia, non rovinamoci la serata, sussurrò cercando ancora di strapparmi un sorriso. Davvero, non lho fatto apposta. Vuoi che vada io a parlare con Sofia? Sicuro che capisce.
Ma io non dissi niente. Continuai a sistemare i piatti mentre mi scendevano lacrime calde. Ma come si può dimenticare un regalo per la propria figlia?
Fino allultimo avevo sperato che Luca avesse nascosto il dono da qualche parte, pronto a tirarlo fuori a mezzanotte. Adesso i negozi erano chiusi. Niente da fare.
Vuoi una mano? domandò timidamente Luca alle mie spalle, osservando il mio via vai tra tavolo e cucina.
Hai già aiutato abbastanza, tagliai corto.
Fu proprio in quel momento che Sofia, felice dopo lennesimo cartone natalizio, irrompe in cucina:
Mamma, papà! Tra meno di due ore è Capodanno! Che emozione, presto arriverà Babbo Natale!
Lanciai a mio marito uno sguardo di fuoco. Ma subito mi girai, non volevo che Sofia si accorgesse di nulla inutile rovinarle la magia.
Mi venne in mente una soluzione veloce: avrei messo dei soldi in una busta e sopra scritto Per i pattini di Sofia. Non era lo stesso, certo, ma era sempre meglio di niente.
*****
Alle undici, mentre tutto era pronto e stavamo per sederci, bussarono alla porta. Guardai Luca, confusa.
Hai invitato qualcuno? chiesi.
No, forse i vicini… Controllo io, voi intanto servitevi il succo, e si avviò verso la porta dingresso.
Quando aprì, davanti a lui cera un uomo trasandato, sulla cinquantina, con una barba folta e una giacca rossa sdrucita. Aveva più laria di un senzatetto che di Babbo Natale e lodore ne era la conferma.
Che vuole? Ha sbagliato porta o vuole qualche spicciolo? Le dico subito che non regalo niente, disse Luca, scocciato.
Ma no, guardi… Non sono venuto per chiedere soldi. Va tutto bene, rispose luomo, mostrando un piccolo batuffolo di pelo bianco.
Ho trovato questo gattino sulle scale, per caso è vostro? Oppure lavete perso?
Luca sorrise ironico. Ora vuole rifilarmi un gatto…” pensò.
Scusi, ma il gatto non è nostro, mai avuto animali in casa.
Davvero non lo volete? Con una bambina, sarebbe felice…
No, grazie, non ci interessa.
Capito… Vabbè, allora lo porto vicino ai cassonetti, lì magari trova un po di cibo e cartoni dove scaldarsi… mormorò, voltandosi.
Luca fu colto da un senso di pietà. Gli venne da pensare a come si sentirebbe lui, da solo, di notte e al freddo. Senza pensarci troppo, afferrò il gattino dalle mani delluomo.
Dia qua, non sia così… Lasci qui il micetto! Non lo abbandoni tra i rifiuti.
Come vuole, rispose il tizio, abbozzando un sorriso mentre si allontanava giù per le scale.
*****
Entrando in casa, trovai Giulia e Sofia che mi fissavano ansiose dalla cucina.
Cosera successo? Sei stato via uneternità!
Niente, nulla di che, risposi stringendo il micetto dietro la schiena e pregando che almeno non miagolasse in quel momento.
Se Giulia scopre chi ho appena portato in casa, rischio di finire fuori io insieme al gatto! Dovevo trovare un pretesto credibile e soprattutto un nascondiglio.
E chi era? domandò mia moglie, sempre più sospettosa.
Ma era… Davide, il nostro vicino del piano di sopra. Voleva sapere che batteria comprare per la macchina.
Ah, beh… Tu hai sempre soluzioni per tutto! Muoviti, vai a lavare le mani che il cenone è pronto.
Quando se ne furono andate, corsi per casa con il micino cercando un riparo: balcone troppo freddo, bagno pericoloso, nella cameretta nemmeno a parlarne… rimaneva solo il soggiorno. Lo sistemai in fondo alla libreria, lasciando aperto uno spiraglio.
*****
Appena la mezzanotte scoppiò, e i fuochi illuminarono via Nizza, brindai con la famiglia come sempre. Sofia lasciò il bicchiere e corse in salotto, dove Giulia realizzò di aver dimenticato la busta col denaro. Mi guardò male, come a darmi la responsabilità anche di quello.
Ora te la vedi tu con tua figlia!
Ma Sofia, invece di essere delusa, esplose in un grido di gioia riusciva a sovrastare anche i botti che arrivavano dalla piazza.
Mamma, papà! Venite guardate cosha lasciato Babbo Natale sotto lalbero!
Accorremmo, col cuore che mi batteva forte. Lì cera il micino bianco, rannicchiato tra i pacchetti. Sofia, entusiasta, lo abbracciò chiamandolo Neve.
Da anni sogno un gattino… Babbo Natale me lo ha portato! Lo chiamerò Neve!
Giulia, commossa nel vedere la felicità di Sofia, mi prese da parte.
Ma comè successo? È opera tua?
Non arrabbiarti, ora ti spiego tutto… provai a giustificarmi.
Arrabbiarmi? Ma se non ho mai visto Sofia così felice… Almeno avvertimi quando fai sorprese!
Mi abbracciò e la tensione della serata svanì di colpo. Eh sì, proprio vero che a Capodanno succedono i miracoli…
Poi mi ricordai delluomo barbuto. Mi avvicinai a Giulia, sussurrandole qualcosa allorecchio. Lei sorrise e annuì.
*****
Fuori, non lontano dal nostro portone, due uomini si batterono una pacca sulla spalla.
Ce lhai fatta pure questanno, Michele, quattro micetti trovati! disse uno con una voce roca.
Sì, Giovanni. Ottima trovata quella della spazzatura: solo chi ha davvero buon cuore prende un gattino così…
Hai ragione almeno ora stanno bene.
Seduti sulla panchina vicino al nostro palazzo, guardavano la città animarsi per lanno nuovo. Diversi passanti augurarono loro buon anno. Loro risposero, con un filo di gratitudine che nel cuore di chi ha poco vale immensamente di più.
Allimprovviso, uscii io di corsa. Appena li vidi, feci loro cenno con una mano e raggiunsi Michele e Giovanni.
Buon anno! sorrisi, porgendo loro una grossa borsa. Io e Giulia vi abbiamo preparato qualcosa: cè un po di cenone e qualche pensiero per ringraziarvi.
Ma dai, troppo gentili… sussurrarono loro, commossi.
E questo è da parte mia! aggiunsi, porgendo una bottiglia di spumante. Per festeggiare come si deve.
Guarda, Giovanni, questa sì che è una sorpresa! Il cenone di Capodanno, proprio come veri signori, rise Michele.
Stavo andando via, ma ci ripensai.
Dove pensate di festeggiare?
Là, nel sottoscala del palazzo… Si sta caldi e almeno non piove.
No, venite da me! li invitai.
Cinque minuti dopo, li portai nel mio garage. Aprii il portone e li feci entrare: un divano, una stufetta, un tavolo. Rinunciai anche al posto per la macchina, pur di farli stare più comodi.
Qui starete meglio, dissi loro. E domani torno, così magari vediamo insieme se posso aiutarvi davvero.
Michele e Giovanni si guardarono, stupiti.
Questo sì che è un miracolo di Capodanno… sussurrò Giovanni.
E così si concluse la notte: con le luci della città, il cuore pieno e quellimpalpabile sensazione che solo la magia del nuovo anno sa regalare.






