12 aprile 2025
Oggi ho messo per iscritto quello che ho vissuto negli ultimi mesi, sperando che le parole possano conservare la magia di quel periodo. Ginevra, la bambina che da poco è arrivata al nostro orfanotrofio di Bologna, aveva solo cinque anni quando la sua vita è cambiata radicalmente.
La piccola viveva con la nonna, la signora Maria, nella piccola casa di un paesino vicino a Ferrara. Quando la nonna è morta improvvisamente, una zia sconosciuta lha portata in una carrozzina demergenza al nostro Casa del Cuore. Lì, Ginevra ha trovato una stanza piena di luci, ma il suo cuore rimaneva ancorato a quel focolare profumato di dolci fatti in casa e al calore della voce della nonna.
Maria le aveva sempre detto, con un sorriso dolce: «Quando sarai grande, potremo gestire insieme la casa». Così la bambina ha iniziato a lavare i piatti, spazzare il pavimento e a sentirsi adulta, anche se le sue mani minuscole tremavano ancora.
Nel nuovo ambiente cerano altri bambini, educatrici affettuose e una gabbia di cuccioli, ma Ginevra desiderava ardentemente tornare a casa. Lì il gatto Mimì e il cane Luna la aspettavano, e la casa profumava di crostate e di pane appena sfornato. Sognava il giorno in cui la porta si sarebbe spalancata e la nonna, con un sorriso, le avrebbe detto: «Andiamo a casa, altrimenti Mimì ti ha già aspettato!»
Una delle educatrici, la signora Piera, le ha spiegato con dolcezza che la nonna era volata al cielo e non sarebbe più tornata. Ginevra ha accettato, ma la sua fede nei miracoli non è mai ceduta. La nonna le aveva sempre raccontato che i miracoli avvengono solo per chi crede davvero, e la chiamava un piccolo miracolo.
Spesso la signora Violetta, la vicina di casa, veniva a trovarla con una caramella, un dolcetto di pan di stelle o un piccolo giocattolo, e la nonna ripeteva: «Vedi, Ginevra, è un miracolo quando qualcuno ti regala qualcosa di semplice. Si chiama gentilezza umana». Quelle parole le sono rimaste impresse nella memoria.
Quando la signora Piera le porgeva una caramella dalla tasca, Ginevra le sorrideva felice, la baciava sulla guancia e diceva: «Grazie, signora Piera, per il miracolo». E la signora Piera, ricambiando il bacio sulla fronte, rispondeva: «Sei il nostro piccolo miracolo!».
Sono passati sei mesi, e larrivo del Capodanno ha portato con sé unallegra frenesia: tagliavamo fiocchi di neve di carta, addobbavamo lalbero di Natale con luci scintillanti e risate contagiose. In quella frenesia, la signora Piera ha preso Ginevra da parte, sussurrandole: «A Capodanno accadono cose straordinarie. Scrivi su un foglio ciò che desideri più ardentemente e mettilo sotto il cuscino; vedrai che si avvererà».
Ginevra ha preso una vecchia cartolina che aveva portato con sé dalla casa della nonna, lha piegata e ha scritto: «Torno a casa». Non c’era altro desiderio nel suo cuore. Non c’era più la coperta di lana di Maria, il caloroso fuoco del forno, la cucina profumata. Aveva urgente bisogno di un focolare.
Ha messo la cartolina non sotto il cuscino, ma nella tasca del suo orsetto di peluche, regalo della signora Violetta. «Ricorda», diceva sempre la nonna, «devi desiderare con tutto te stesso e credere». E Ginevra ha creduto, nonostante la pazienza dei giorni.
Il miracolo è arrivato ad aprile, in una luminosa mattina di primavera. Ginevra era sul davanzale a osservare il giardino, dove il custode Signor Luigi spazzava le vialette. All’improvviso, la signora Piera è entrata nella stanza, visibilmente emozionata: «Ginevra, il direttore vuole vederti».
«Ho fatto qualcosa di sbagliato?», ha chiesto la bambina, timorosa.
«No, tesoro, è una buona notizia!», ha risposto la signora Piera, sistemandole i riccioli.
Nel corridoio, la porta si è aperta e la figura familiare di signora Violetta è comparsa. Ginevra ha corso verso di lei, le braccia aperte: «Violetta!».
«Sei il mio raggio di sole», ha detto Violetta, abbracciandola stretta. Ginevra, con gli occhi pieni di speranza, ha chiesto: «Andremo a casa?».
«Certo, andremo, e sicuramente!», ha risposto Violetta, asciugandosi una lacrima dal volto.
Sedute sul divano, Violetta ha spiegato a Ginevra: «Adesso vivremo tutti insieme. Zio Giovanni ti sta aspettando, sarai la nostra figlia. Sei daccordo?». Ginevra, felice, ha stretto Violetta a sé, accarezzandole il cappotto. Per lei era già una decisione presa: amava Violetta e Giovanni come se fossero i nonni della sua vita.
Il giorno dopo, la bambina e Violetta hanno lasciato Bologna su un taxi, salutati da tutti gli abitanti del rifugio. La signora Piera, con un fazzoletto, asciugava le lacrime, ma sorrideva. Ginevra ha ringraziato Piera, mostrandole la cartolina: «Grazie per avermi suggerito di esprimere il desiderio a Capodanno». Piera lha aperta e ha letto le parole grandi: «VOGLIO CASA». Lha abbracciata, baciandole la fronte, e ha detto: «Vedi? I miracoli accadono quando credi con il cuore».
Riflettendo su tutto questo, mi rendo conto che la fede sincera e la gentilezza di chi ci circonda sono i veri ingredienti dei miracoli. Ho imparato che, anche quando il dolore sembra eterno, lamore e la speranza possono trasformare una piccola cartolina in una porta aperta verso il futuro.
**Lezione personale:** non smettere mai di credere nei piccoli miracoli della vita; la loro forza sta nel credere davvero.




