Io e mio marito siamo arrivati in un piccolo paese della campagna piemontese per conoscere i suoi genitori. La mamma di Sergio, uscendo sulluscio con le mani piantate sui fianchi come una vera massaia, si è messa subito a borbottare:
Oh Sergio! E non potevi avvisare prima? Vedo che non sei arrivato da solo!
Sergio mi ha stretta forte tra le braccia, quasi a presentarmi:
Mamma, lei è mia moglie, Giuliana.
La montagna con il grembiule a fiori e le mani robuste spalancate, si è avvicinata:
Benvenuta, nuora mia! E, comè usanza, mi ha stampato tre baci rumorosi sulle guance.
Da Claudia Petronilla si spandeva nellaria un profumo forte di aglio fresco e pane appena sfornato.
La suocera mi ha abbracciato così forte che quasi mi sono spaventata: la mia testa si è trovata incastrata tra due soffici cuscini, i seni abbondanti di Claudia Petronilla.
Lei poi mi ha allontanata per un attimo, mi ha squadrita dalla testa ai piedi e ha domandato a suo figlio:
Sergio, ma dove hai trovato questa scricciolina?
Mio marito ha riso breve:
Dove vuoi che labbia trovata? In città! In biblioteca Papà è in casa?
È dalla vicina, cè da sistemare la caldaia Entrate pure, ma toglietevi le scarpe, eh: ho appena lavato il pavimento.
Dal cortile, una schiera di bambini del paese ci guardava incuriositi, bocca spalancata.
Sandrino, corri dalla signora Rosa e di a Mario che il figlio è tornato con la moglie!
Subito! Il ragazzetto si è lanciato giù per la strada.
Siamo entrati in casa.
Sergio mi ha tolto il mio cappotto elegante, comprato in saldo, e lo ha appeso vicino al camino.
Poi ci ha appoggiato le mani arrossate dal freddo e ci ha strofinato la guancia sopra:
Oh mia reginetta, quanto sei calda ancora!
Intanto in cucina si sentiva il tintinnio di pentole di ghisa, brocche di terracotta che sbattevano sul tavolo, bicchieri di vetro e cucchiai dalluminio che tintinnavano.
Mentre la suocera preparava la tavola, io curiosavo la casa rustica: nellangolo anteriore cerano le immagini sacre, alle finestre tende bianche a fiori, sui pavimenti e sulle panche tappeti fatti a mano. Accanto al camino, con la coda rivolta verso di noi, sonnecchiava un enorme gatto rosso.
Ci siamo sposati la settimana scorsa ho sentito la voce di Sergio che sembrava lontana.
Sono rimasta stupita dalla velocità con cui il tavolo si è riempito di ogni ben di Dio: al centro troneggiava un piatto di aspic; accanto sottaceti (crauti e pomodori), latte cotto con la crosta dorata, una torta salata con uova sode e cipollotto…
Oddio, che fame mi è venuta!
Mamma dai, basta così, qui hai preparato da mangiare per una settimana! ha brontolato Sergio addentando una grossa fetta di pane casalingo.
La suocera ha messo accanto allaspic una bottiglia di vino fredda e, soddisfatta, sè asciugata le mani sul grembiule:
Adesso sì, cè proprio tutto!
Così ho conosciuto la mamma di Sergio.
Madre e figlio erano due gocce dacqua: capelli neri, guance vivaci. Solo che Sergio era timido e accomodante, mentre la suocera era come un temporale destate: improvvisa e rumorosa.
Ne sono certa, più di un cavallo ribelle lha domato lei e più di un incendio ha saputo gestire
Dal vestibolo un tonfo improvviso dapertura.
E in cucina, in una nuvola daria fredda, è entrato un omino basso.
Un omino come un fagiolo ha battuto le mani contento:
Ma guarda che sorpresa!
Senza togliersi il vecchio giubbotto impregnato di fumo e fuliggine, ha abbracciato il figlio:
Ben tornato, ragazzo mio!
Lavatene prima le mani! ha ordinato la suocera.
Lomino si è portato da me, tendendomi la mano:
Piacere, signora!
Il suocero aveva occhi azzurrissimi pieni di ironia, una rara barbina rossiccia come i riccioli ramati.
Claudia, anche per me una scodella di minestrone! ha detto Mario sventolando il mestolo.
Abbiamo alzato i bicchieri:
Alla vostra salute!
Dopo aver mangiato e bevuto mi sono sentita più temeraria:
Mario, ma perché nella vostra famiglia sono tutti Mario?
È semplice, Giuliana! Mio nonno, mio padre ed io tutti mastri fornai da generazioni. Solo Sergio, ha indicato il figlio, ha voluto diventare tornitore.
Ma anche i tornitori servono a questo paese, papà!
Mario, ma fare il fornaio è difficile?
Mia cara, è unarte! ha alzato il dito il suocero. Deve essere bello, non deve far fumo, e deve cuocere pani da leccarsi le dita. Non ti fidare del mio aspetto smilzo! Noi rossi siamo gente tosta, benedetta dal sole!
Mario è un tuttofare! ha aggiunto la suocera con orgoglio.
Papà, raccontaci qualche storia, che ascoltiamo volentieri.
Il suocero ha sospirato, si è lisciato la barba, ha sorriso furbo:
Se proprio volete, eccovi la prima!
Unestate, andammo tutti a tagliare il fieno nei prati. Ti ricordi, Claudia, la nostra Rossa? Non era una mucca, era una carriola di latte su quattro zampe. Partimmo tutti insieme: uomini, donne, e noi con Claudia.
Il sole non era ancora sorto che già falciavamo nei prati: zac-zac, zac-zac
Faceva un caldo pazzesco, e i tafani che pizzicavano come indemoniati!
In quellanno, tra laltro, i cinghiali erano proprio ovunque nei boschi!
Verso mezzogiorno, stremati dal lavoro di giorni, mi venne voglia di fare uno scherzo per risvegliare gli animi.
Ho lasciato la falce, mi sono messo a correre urlando: Attenti! Arrivano i cinghiali!
E su per un albero. Gli altri, presi dal panico, hanno mollato tutto e si sono arrampicati pure loro
Ah-ah-ah! E poi?
Poi mi volevano prendere a colpi di rastrello! Però, dopo, il lavoro è andato molto più spedito.
La suocera, senza resistere, ha dato uno scappellotto al marito:
Sei proprio uno zuccone rossiccio!
Racconta piuttosto dei cinghiali veri, papà.
Certo! Vi dico solo, io e Claudia eravamo ancora giovani, Sergio nemmeno nei pensieri.
Ero un cacciatore davvero, allora, ma dopo quellepisodio ho smesso per sempre.
Quel giorno, con la neve già poggiata, dico a Claudia: Vado a caccia.
Vai pure, mi risponde.
Prendo il fucile e parto Giro e giro tra gli alberi, niente. Sta scendendo il buio. Alla fine sento i cinghiali vicinissimi, mi avvicino, sparo.
Credo di averli colpiti, invece niente manca il bersaglio. E il maschio, allora, si avventa verso di me!
Fuggo, mi arrampico su un albero, neanche so come ci sono riuscito.
Dalla paura credevo sarebbe svenuto! ha detto la suocera.
Non interrompere! Dunque, su quellalbero, né vivo né morto, aspetto che i cinghiali se ne vadano. Invece si accampano lì sotto. Ho passato la notte abbracciato al tronco!
Io, intanto, ho pensato che Mario fosse sparito. Appena è spuntata lalba, ho radunato gli uomini del paese e siamo andati a cercarlo.
Abbiamo gridato e chiamato e alla fine, labbiamo trovato: lho portato in braccio per un chilometro fino che gli è ripassato lo shock.
Sei la mia donna di ferro!
Sciò, farabutto Giuliana, vuoi un po di tisana? Con camomilla e iperico, cè anche il mio miele di casa.
Volentieri, grazie!
Claudia Petronilla ha distribuito tazze di tè profumato.
Sergio, racconta anche di quando hai guarito mia sorella.
Il suocero quasi rovescia il tè dal ridere:
Una volta, mia cognata Cristina ci invia un telegramma: veniva a trovarci, era una festa!
A tavola racconta che le fanno male le gambe, proprio non riesce a camminare.
Che succede?
Non lo so, dovrei andare in ospedale, ma non riesco mai.
Mai provato la terapia con le api?
Dove la trovo le api in città?
Vieni con me allalveare, ti guarisco subito!
Un vero Dottor Dolittle! è scoppiata a ridere la suocera.
Arriviamo allalveare, le dico: tira su la gonna, giusto sopra al ginocchio
Metto su ogni gamba una ape, secondo la tradizione. Cristina mi ringraziava, dopo mezzora imprecava in ogni modo: era allergica al veleno dapi, gambe gonfie che non camminava più!
Ecco il tuo Dottor Dolittle!
Come potevo saperlo dellallergia? Né tu sapevi, né io Giuliana, assaggia il miele, non sei allergica vero?
No, Mario!
Menomale
Finito il tè, fuori è già buio e sento calare la stanchezza.
La suocera ha tirato le tende:
Sergio, dove volete dormire?
Mamma, possiamo dormire sulla stufa? Ti va, Giuliana?
Eccome!
Subito! La suocera vanta: Lha costruita brick per brick il tuo suocero, la stufa che ci scalda, ci nutre, ci unisce.
Mario guarda fiero la sua opera.
Ne ha motivo: quella stufa riscalda, sforna pani, raccoglie tutta la famiglia attorno al suo fuoco generoso.
Ringraziamo la padrona di casa e ci alziamo da tavola. Sergio, sorridendo, mi aiuta a salire sulla stufa.
Dal buio delle mensole sopra la cucina mi arriva lodore antico di mattoni cotti a fiamma, erbe secche, lana dagnello e pane casereccio.
Sergio si addormenta subito, io invece resto sveglia.
Cosè questo rumore?
Accanto a me sento un respiro curioso:
Fiu-paf, fiu-paf
Il folletto della casa, devessere lui! Lo diceva anche una filastrocca della mia infanzia
Ma al mattino scopro la verità: non era il folletto, ma il lievito madre che la suocera aveva lasciato a crescere sulla stufa!
Non sarà lultima volta che torneremo nella casa accogliente dei genitori di Sergio ad ascoltare le storie di Mario, riscaldarci alla stufa, gustare il pane fatto in casa.
Ma di questo vi racconterò unaltra voltaMi giro verso Sergio, una mano nella sua, laltra ancora calda di miele e sogni. Fuori la brina si scioglie lenta sui vetri, e sento che qui, tra poltrone vecchie e voci che sintrecciano come rami di nocciolo, ho già messo radici. Nel silenzio mattutino, i passi di Claudia Petronilla echeggiano discreti: mi trovo fra odori antichi, racconti che sanno di farina e legna, e una promessa silenziosa che nessuna città potrà mai offrire.
Scendo dalla stufa in punta di piedi, il gatto rosso sbadiglia, mentre la casa sussurra piano che ogni giorno è una nuova storia da cucinare. Sorrido: qui, tra lievito vivo e razziate di risate, ho trovato la mia famiglia. E so che la prossima volta, varcando quella soglia, porterò anchio una storia da offrire, da impastare insiemeperché ogni pane buono nasce dalla pazienza, dallamore, e da un pizzico di meraviglia.
E intanto il sole, timido, si affaccia tra i tetti, dorando la campagna e il cuore appena sveglio.






