Il Nuovo Proprietario della Casa di Campagna: “Viveremo nella Tua Villa per Tutta l’Estate”, Annuncia il Fratello.

Il nuovo proprietario della casetta di campagna Passeremo tutto lestate nella tua terracotta di riposo, proclamò il fratello.

Io persi la voce, ma non potei più tollerare quegli ospiti non invitati: era ora di mandarli via.

Quando estrassi dal bagagliaio le buste di piantine, mi avvolse quel familiare senso di quiete: il mio piccolo angolo verde, i miei sei ettari di silenzio. Eppure qualcosa non quadrava. Dal lato del recinto si levavano note da una canzone pop, e sulla porta rimasi immobile. Il cancello era stato forzato, anzi sventrato, con la serratura strapazzata.

Che cosè questo? borbottai, spingendo la porta.

La scena che si svelò sembrava un fotogramma di un horror per giardinieri. Sulla dondolina della veranda giaceva Sabrina, moglie del fratello e regina dei lettini altrui. Con una mano stringeva un calice di liquido rosa, con laltra il cellulare. Indossava il mio accappatoio di spugna, quello che una collega mi aveva regalato per i miei quarantacinque anni. Dal mio barbecue saltellava qualcosa che sfrigolava e sprizzava fumo.

Luca! il mio grido fece cadere i fiori da un melo vicino.

Il fratello emerse dalla casa, i mani stringevano le mie forbici da potatura. La sua maglietta, con la scritta Voglio birra e mani, aderiva al suo ventre traditore.

Oh, cara Tonia! sorrise, come se fosse normale infrangere una casa altrui. Sorpresa!

Hai rotto il cancello? deposti lentamente le sacche per terra.

Eh, non lho fatto proprio così grattò la nuca Luca. Si è semplicemente smontato da solo.

Dalle siepi balzò una figura in pantaloncini arancioni.

Zia Tonia! Hai una rete? Stasera catturiamo le lucertole!

Mi guardò Vincenzo, il più grande dei nipoti, forse era Sandro? Confondo i nomi.

Avete distrutto la mia casa? pronunciavo ogni parola a pezzi, come allaccademia della gestione della rabbia.

Oh, Tonia, sei arrivata! Sabrina si alzò finalmente dalla dondolina, svelando le sue gambe abbronzate.

E noi qui, senza di te, abbiamo deciso di far battere il cuore a questo luogo!

Sabrina, sei dentro il mio accappatoio sibilai tra i denti.

Che morbidezza! accarezzò il colletto come se fosse una pelliccia di visone. Perché lo lasci pendere? Laccappatoio va indossato!

Dal profondo della casa, attraverso le finestre aperte, arrivò un frastuono.

I miei nipoti distruggono i libri? riconobbi subito il rumore.

Era la mia collezione di Agatha Christie, che aveva preso il volo dagli scaffali.

I bambini giocavano, ammise Luca, imbronciato. Hanno costruito una fortezza con i libri. Molto simbolico, a proposito.

Simbolico? alzai un sopracciglio. Sai cosa è ancora più simbolico? Che ti avevo chiesto di non venire alla casa senza di me, soprattutto dopo che lanno scorso avete incendiato il mio gazebo!

La candela è caduta da sola, stavamo facendo una serata romantica! replicò subito Luca. E poi era lanno scorso. Siamo cresciuti!

Già, annuì Sabrina. Ora mi dedico alla psicologia. E sai cosa vedo? I tuoi problemi con il fratello sono leco di ferite dinfanzia!

Chiusi gli occhi e contai fino a dieci, senza risultato. Proseguii fino a venti.

Raccogliete le cose e andatevene, dissi il più calmo possibile. Subito.

Ma siamo appena arrivati! esclamò Luca. E la carne

Lasciate la carne e partite, girai le spalle e mi avviai verso lauto. E controllate se non avete per caso preso le mie forchette dargento.

Le forchette sono nostre! gridò Luca dietro di me. Il metallo non è nemmeno vero!

Salii in macchina, avviando il motore con le mani tremanti di rabbia.

***

Dopo aver cacciato gli ospiti, mi versai un tè robusto con cioccolato. Lacrime e maledizioni miste.

Sette anni ho risparmiato come una maledetta, accumulando ogni centesimo, fino a comprare la casa di campagna dei miei sogni. Lì ho piantato ortensie, bevuto caffè con il servizio dargento della nonna, e coltivato ortaggi. Era il mio posto, non nostro con Vito, il vecchio compagno. Solo mio. Punto.

Il telefono squillò: era mamma, Giulia, la regina dei consigli familiari, con la sua voce da dottoressa della pace.

Figlia mia, perché ti sei arrabbiata con il fratello?

Sospirai a fondo.

Mamma, hanno rotto la mia casa.

Forse il lucchetto era difettoso?

No, era completamente spezzato.

Figlia, tuo fratello la voce di mamma si fece critica. È difficile per lui, ma lui è tuo fratello, lunica anima affine che hai!

Se fosse davvero unanima affine, sarei atea, sbottai. Hanno rovinato tutto. Sabrina indossa il mio accappatoio, i bambini dei miei libri costruiscono fortezze come se non avessero mattoni a casa!

Sono solo bambini, fanno sempre i bischeri.

Hanno dodici anni, sono piccoli barbari!

Mamma sospirò.

Va bene, ho capito. Non ami i nipoti, né il fratello, né me, né nessuno.

Rimisi giù il ricevitore. La tipica tattica di mamma: quando i fatti non bastano, premere sullemozione e sulla colpa genitoriale.

Mamma, vado a letto, domani torno al lavoro.

Pensa, Tonia, sono famiglia. Ti dispiace?

Premetti fine chiamata e mi cullai sul divano, una sola idea girava nella testa: cosa potrebbe fare ancora Luca per far sì che, per una volta, la mamma stesse dalla mia parte?

***

Luca non si arrendeva, ostinato come un mulo. Scrisse: Andiamo in campagna per tutta lestate? Sabrina sarà felice, i bambini si divertiranno.

Mormorai tra me e me, versandomi un caffè amaro senza zucchero, per assaporare pienamente lamarezza del momento.

Tutta lestate? TUTTA LESTATE? Tre mesi?

Allinizio volevo chiamare Luca e sfogare tutto quello che pensavo di lui, di sua moglie e della loro prole.

Tonia, calmati, mi dissi ad alta voce. Sei una donna adulta, sai risolvere i problemi.

Annuii allo specchio e afferrai il telefono.

Luca, parliamo davvero di tutta lestate? chiesi non appena rispose.

E allora?

La voce del fratello suonava rilassata, come se fosse sdraiato su un lettino. SUL MIO lettino!

Non ti dispiace? Sei buona.

Sono buona, ma non stupida, lo interruppe. Questa è la mia casa.

Senti, sei strana, sbuffò Luca. Che differenza fa? È come se ti proteggessimo il terreno.

Hai curato le rose quando Sabrina le ha tagliate per unamica.

E allora? si stupì sinceramente. Lamica era contenta.

Respirai a fondo, espirai, contai fino a dieci, poi a cento. Niente cambiò.

Sabrina ha qualcosa da dirti! esclamò Luca.

Nel cornetto si udì un fruscio.

Tonia! cantò Sabrina con voce dolce, quasi a vendermi un aspirapolvere a prezzo doro. I ragazzi adorano la tua campagna, laria fresca è buona per i bimbi. Sii una brava zia!

Sabrina, dissi con tono calmo, come a spiegare a un bimbo perché non si mangia sabbia, è mia proprietà privata. Non siete autorizzati. Se chiedeste, forse avrei permesso.

Vedi! Se lo chiedessi, sarebbe tutto ok.

Capii che parlare con quella persona, legata al mio destino da una strana coincidenza, era inutile.

Va bene, risposi con voce finta di calma. Divertitevi.

Tonia, ti sei offesa? chiese improvvisamente Luca, riapparso sulla linea.

No, risposi con un sorriso che lui non poteva vedere. Vado a risolvere il problema.

***

Lufficio dellagenzia immobiliare odorava di caffè e disperazione. Quella disperazione era tutta mia. Una signora elegante, seduta dallaltra parte del tavolo, sfogliava le foto della mia proprietà su un tablet.

È sicura di voler vendere? domandò, fissandomi con attenzione. Cè molta richiesta per queste case.

Assolutamente, annuii con tale fervore da far girare il collo. Prima è, meglio è.

La agente alzò un sopracciglio.

È di fretta?

Mi libero da tutto il superfluo, risposi con un sorriso da martire. Ho nuovi obiettivi nella vita.

Come buttare fuori il fratello dalla mia vita, pensai.

Limmobile è buono, percorse il dito sullo schermo. Cè già una potenziale acquirente.

Sospirai di sollievo: tutto andava per il verso giusto.

***

Il futuro acquirente mi sembrava un personaggio uscito da un film dautore. Alessandro Bianchi, cinquantenne di aspetto robusto, con la barba lucida come una pallina da biliardo e uno sguardo che raffreddava le estati toscane. Guardò le foto, pose tre domande precise e annuì.

Lo prendo.

Non vuole vedere il terreno di persona? chiesi sorpresa.

Mi fido delle foto, e della sua onestà, scrollò le spalle.

Allora spiegai:

Sa, a volte arrivano i miei parenti…

È un problema? il suo sguardo rimase immutato.

Non legale, scossi la testa. Solo qualcosa di imbarazzante.

Non mi importa, replicò. Compro la proprietà, non la famiglia. Quando possiamo firmare?

Decidemmo per il sabato successivo. Quella stessa giornata Luca aveva organizzato un grande picnic per tutti i vicini. Non mi aveva detto nulla, forse aveva già in programma di rompere di nuovo il lucchetto e sorprendere.

Che spettacolo ci aspetta!

***

Arrivammo, la zona brulicava come un alveare. Auto dei vicini, una piscina gonfiabile sul prato, musica, grigliate, urla dei bambini. Un vero festival di vita.

È sempre così qui? chiese Alessandro, scendendo dal suo fuoristrada nero.

Solo quando il fratello arriva, sospirai.

Attraversammo il cancello e la prima a comparire fu Sabrina, che veniva fuori dalla casa con una grande insalata in mano.

Tonia! esclamò. Non ti aspettavamo!

I piani sono cambiati, sorrisi. Ti presento Alessandro Bianchi e Vittorio Romano, avvocato.

Piacere! Sabrina si sciolse in un sorriso. Siete amici di Tonia? O

Strinse locchio.

Qualcosa di più?

Sono il nuovo proprietario, dichiarò con calma Alessandro.

Sabrina rimase a bocca aperta, la ciotola in mano.

Che cosa significa proprietario?

Significa che la signora Carletti ha venduto il terreno al signor Sokolov, ecco tutti i documenti, spiegò Vittorio, sbattendo la cartella sulle ginocchia.

Alessandro batté le mani sul fascicolo.

Ma come Sabrina impallidì. Luca!

Dal mio barbecue (IL MIO barbecue!) emerse Luca, indossando un grembiule, una spiedino in mano e unespressione da padrone di vita.

Tonia! gridò con gioia. Pensavamo avessi alzato la mano contro di noi!

Alzerei, se potessi, borbottai.

Luca, Sabrina ha venduto la casa! scoppiò Sabrina.

Luca restò immobile, lo spiedino fermo.

Cosa?

Ho venduto la casetta, ripeté lentamente. Alessandro è il nuovo proprietario. Lavvocato è qui per formalizzare tutto.

Aspettai una scena di rabbia, urla, accuse. Ma Luca abbassò le mani e chiese piano:

Perché?

Quella domanda mi colpì di sorpresa.

Perché hai occupato la mia casa senza permesso, risposi. Perché credi che tutto ciò che è mio sia automaticamente tuo. Non lo sopporto più! È ora di liberarmene!

E adesso? chiese Luca, abbassando lo sguardo.

Ora raccogliete le cose e andate via, intervenne Alessandro. Subito, è proprietà privata.

Ma avevamo pianificato di stare qui tutta lestate! protestò Sabrina. Abbiamo anche una tenda!

Portatela con voi, rispose il nuovo proprietario. Non gradisco gli ospiti.

Luca gettò il grembiule sullerba:

Era una trappola maledetta! Venire qui, scavare nei fiori La gente normale vola a Cipro, non lavora nei giardini!

Perfetto, annuii. Andate in Cipro.

Tu tu Luca cercava parole dure. Sei crudele! È il nostro nido di famiglia!

Da dove nasce questo? incrociai le braccia. Lho comprata, ho investito, il tuo contributo è stato solo una frase: a che serve la casetta?.

Sabrina afferrò Luca per il gomito:

Andiamo, è chiaro.

Poi, rivolgendosi a me, sussurrò:

Te ne pentirai, Tonia.

Ne dubito, risposi, sorridendo. Almeno non vedrò più il vostro giardino trasformarsi in campo di battaglia.

In quel momento i nipoti balzarono fuori dalla casa, seguiti da altri bambini del vicinato.

Zia Tonia! urlò Sandro (o era Vincenzo?). Saltiamo sul divano come su un trampolino!

Sul divano?! quasi mi strozzai. Siete impazziti?

Basta, intervenne Alessandro. Chiamo la polizia. Avete mezzora per raccogliere le cose e lasciare il territorioMentre lultimo eco dei passi dei bambini svaniva nella nebbia del tramonto, la casa si chiuse su di sé come un libro che si chiude da solo, lasciandomi sola con il profumo di rose bruciate e la consapevolezza che il sonno più strano era appena iniziato.

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