Il padre ha portato la figlia dalla nonna e l’ha lasciata oltre il cancello. Vent’anni dopo, l’uomo ha deciso di ricordarle chi è.

Anna non ricordava quasi nulla dei suoi genitori. Quando sua madre era morta, il padre non aveva voluto restare solo con la bambina tra le braccia. Così aveva portato Anna a casa della nonna, laveva lasciata sotto il portone e se nera andato via in silenzio, inghiottito dalla notte di provincia.

La nonna di Anna era nellorto a raccogliere pomodori maturi quando sentì il rombo della vecchia Fiat spezzare il silenzio del crepuscolo.

Chi sarà mai arrivato a questora? pensò, e si avvicinò alla cancellata.

Quando uscì, si trovò davanti agli occhi le pupille lucide della nipotina. Mamma mia, che scelte! borbottò tra sé. Almeno un cenno poteva darmelo!

Prese Anna per mano e la condusse dentro, tra i profumi di basilico, mentre la sera si addensava sulle colline.

Più tardi, il nonno tornò a casa, col cappello stanco in mano.
Allora, chi è venuto? Marco?
Sì, proprio lui. Ha lasciato la bambina fuori e con la macchina si è dileguato, che razza di gioventù!

Si lamentarono sottovoce mentre attorno a loro la casa sonnecchiava, e poi andarono a dormire, stretti luno allaltra.

Passarono gli anni tra sogni strani e giornate piene di sole. I nonni riversarono ogni briciola del loro affetto su Anna, insegnandole a trattare tutti con riguardo e a mantenere in ordine la casa come una vera donna italiana. Anna cresceva allegra e diligente, la copia esatta di sua madre nei movimenti e nello sguardo. La nonna sorrideva tra le ombre del tramonto, ricordando la figlia perduta, scaldata solo dai frammenti del passato.

Quando Anna finì le scuole, ormai vestita da donna, il nonno ruppe il silenzio davanti a una moka fumante:
La nostra nipote è piena di sale in zucca. Vorrei poterle dare la possibilità di studiare, chissà…

Hai ragione, rispose la nonna, oggi senza istruzione si resta fermi come pioppi in un giorno senza vento.

Raccolsero gli ultimi risparmi da una scatola per biscotti, contarono gli euro con mani tremanti e mandarono la nipote a Roma a frequentare luniversità. Anna si laureò a pieni voti in Economia, e appena poté tornò subito indietro, nel suo paesino tra gli ulivi.

Non aveva mai amato la confusione della città. I nonni erano colmi di gioia: lavrebbero avuta accanto durante la vecchiaia, scherzando tra i filari di viti. Anna decise di ridare respiro al borgo: prese in affitto dei campi, si indebitò con la banca locale, comprò una stalla e assunse gente. Ma la manodopera scarseggiava come nei sogni in cui tutto manca, così pubblicò un annuncio sulla Gazzetta del Sud: Si offre buon stipendio e alloggio per chi vuole lavorare con onestà.

Un giorno si presentò un uomo, sporco e spettinato, con il viso segnato dalla vita dura. Avanzava tra le vigne come se non trovasse il proprio corpo.

Si avvicinò ad Anna e, come in una novella fantastica, si presentò: era suo padre.

Luomo non chiese nulla alla figlia, sentiva addosso il peso di ventanni di silenzio, ma domandò solo una cosa: poter restare vicino ad Anna, che ormai era tutto ciò che gli restava. Forse, pensava, avrebbe potuto aiutarla in qualche modo, o almeno non sentirsi più solo nei giorni senza luce.

Anna trovò il modo di perdonarlo, ma il perdono arrivò dopo qualche mese, come la nebbia che sbuca al mattino sul Po. Da allora il padre visse con lei, la aiutava a mandare avanti la fattoria e si stringeva alla famiglia, temendo il vuoto dellabbandono.

Pensate che Anna abbia fatto bene a perdonare suo padre?

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