Il padre ha sposato la figlia, cieca dalla nascita, a un mendicante… e ciò che è successo dopo ha sconvolto molti.

Il padre aveva dato in sposa la figlia, cieca fin dalla nascita, a un mendicante e ciò che accadde dopo stupì tutti.

Nunzia non aveva mai visto il mondo, ma lo percepiva come qualcosa di crudele ad ogni respiro. Era nata cieca in una famiglia che valutava la bellezza sopra ogni cosa.

Le sue sorelle, Carmela e Marcella, erano ammirate per i loro occhi magnetici e le forme eleganti; Nunzia invece era trattata come un peso, un segreto vergognoso tenuto lontano dagli sguardi.

La madre morì quando Nunzia aveva appena cinque anni; da quel momento suo padre cambiò.

Divenne aspro, rancoroso, perfido, specialmente nei confronti di Nunzia. Non la chiamava mai per nome: per lui era solo quella creatura.

Non voleva che si sedesse a tavola durante i pasti familiari né che si avvicinasse quando arrivavano ospiti.

Era convinto che fosse portatrice di sventura, e quando Nunzia compì ventuno anni, prese una decisione che avrebbe spezzato il cuore già distrutto della figlia.

Una mattina entrò nella sua stanza dove Nunzia stava in silenzio, le dita che seguivano i segni in braille di un vecchio libro, e le posò sulle gambe un pezzo di stoffa piegato.

Domani ti sposi, disse secco. Nunzia si immobilizzò. Quelle parole non avevano senso. Sposarsi? Con chi?

È un mendicante della chiesa, proseguì il padre. Tu sei cieca, lui è povero. Siete una buona coppia. Sentì il sangue fuggirle dal volto. Avrebbe voluto urlare, ma non le uscì alcun suono. Non aveva scelta. Suo padre non gliene dava mai.

Il giorno dopo si celebrò una cerimonia frettolosa e striminzita.

Non vide mai il volto del marito e nessuno osò descriverglielo.

Il padre la spinse verso luomo e le disse di afferrargli il braccio.

Lei obbedì, come un fantasma dentro se stessa. Tutti ridevano sottovoce, sussurrando:
La cieca e il mendicante.

Dopo la cerimonia, il padre le diede una piccola sporta piena di vestiti e la spinse verso luomo.

Ora sei affare suo, disse, e se ne andò senza mai voltarsi.

Il mendicante, chiamato Ettore, la accompagnò in silenzio. Non disse nulla per molto tempo. Giunsero a una baracca diroccata ai margini del borgo, che odorava di terra umida e fumo.

Non è molto, sussurrò Ettore, la voce gentile, ma qui sarai al sicuro.

Nunzia si sedette su un tappeto consumato, trattenendo le lacrime. Questa era la sua vita: una ragazza cieca sposata a un mendicante, nella baracca del destino.

Ma la prima notte accadde qualcosa di strano.

Ettore preparò delicatamente una tisana. Le diede il suo cappotto e dormì vicino alla porta, come un cane fedele che veglia sulla sua regina.

Le parlò come se davvero le importasse: chiese quali storie amava, quali sogni aveva, che cibi le facevano sorridere. Nessuno aveva mai chiesto qualcosa del genere.

I giorni divennero settimane.

Ettore la conduceva ogni mattina al fiume, descrivendo il sole, gli uccelli e gli alberi con una poesia tale che Nunzia iniziò a sentire di vederli attraverso quelle parole.

Canticchiava melodie mentre lei lavava i panni, le narrava storie di stelle e terre lontane la sera. Lei, dopo anni, tornò a ridere.

Il cuore si aprì. E dentro quella baracca strana, successe lincredibile: Nunzia si innamorò.

Un giorno, avvicinandosi a lui, gli chiese: Lo sei stato sempre un mendicante? Lui esitò. Rispose piano: Non sono nato così. Ma non aggiunse altro. E Nunzia non insistette.

Fino a che un pomeriggio, andò sola al mercato a comprare verdura. Ettore le aveva dato indicazioni precise e lei seguiva ogni passo a memoria.

A metà strada, qualcuno la afferrò brutalmente.

Cieca bastarda! Una voce: era Marcella, la sorella. Sei ancora viva? Ancora la moglie del mendicante? Nunzia sentì le lacrime salire, ma rimase ferma.

Sono felice, disse.

Marcella scoppiò a ridere, cattiva. Non sai nemmeno comè fatto. È spazzatura. Come te.

Poi bisbigliò qualcosa che gelò Nunzia.

Non è un mendicante, Nunzia. Ti hanno ingannata.

Nunzia tornò a casa titubante, confusa. La sera, chiese a Ettore, stavolta con fermezza: Dimmi la verità. Chi sei davvero?

Ettore si inginocchiò davanti a lei, le prese le mani.

Non dovevi sapere così presto. Ma non posso mentire ancora.

Il cuore di Nunzia batteva forte.

Ettore inspirò.

Non sono un mendicante. Sono il figlio del Duca.

Il mondo di Nunzia cominciò a ondeggiare come un sogno. Il figlio del Duca Provò a controllare il respiro, a capire quel che aveva appena sentito.

Ripensò a ogni attimo condiviso: la gentilezza, la forza silenziosa, le storie troppo vivide per un semplice mendicante. Ora capiva perché. Lui non era un mendicante.

Il padre laveva data non a un barbone, ma a un principe travestito da povero.

Nunzia ritirò le mani, fece un passo indietro. Chiese, tremando:

Perché? Perché mi hai lasciato credere che fossi un mendicante?

Ettore si alzò, la voce velata di emozione.

Volevo qualcuno che vedesse me, non il mio denaro o il titolo. Solo me. Qualcuno puro. Qualcuno il cui amore non si potesse comprare o costringere. Tu sei tutto ciò che desideravo, Nunzia.

Nunzia si sedette, le gambe deboli. Il cuore diviso tra rabbia e amore.

Perché non glielo aveva detto? Perché le aveva fatto credere di essere stata buttata via?

Ettore si inginocchiò di nuovo. Non volevo farti male.

Sono arrivato qui travestito, stanco delle pretendenti che amavano la corona e non luomo. Ho sentito parlare di una ragazza cieca ripudiata dal padre. Ti ho osservata da lontano per settimane, poi ho chiesto la tua mano fingendomi povero.

“Tuo padre ha accettato, sperando di liberarsi di te.”

Le lacrime scendevano.

Il dolore del rifiuto paterno si univa alla incredulità che qualcuno avesse fatto tanta strada solo per trovare un cuore come quello di Ettore.

Nunzia non sapeva cosa dire. Solo domandò: E adesso? Che succede?

Ettore la prese per mano. Ora vieni con me, nel mio mondo, al palazzo.

Nunzia sentì il cuore balzare. Ma sono cieca. Come posso essere una principessa?

Ettore sorrise. Lo sei già, mia principessa.

Quella notte dormì appena. I pensieri correvano: la crudeltà del padre, lamore di Ettore, il futuro ignoto.

La mattina dopo, una carrozza reale arrivò davanti alla baracca. Guardie in nero e oro accolsero Ettore e Nunzia mentre salivano.

Nunzia si aggrappò forte al braccio di Ettore lungo il viaggio verso il palazzo.

Allarrivo cera già una folla radunata. Stupiti dal ritorno del principe perduto, ma ancor più dalla presenza di una ragazza cieca.

La madre di Ettore, la Duchessa, si fece avanti, gli occhi stretti su Nunzia.

Nunzia fece un inchino rispettoso. Ettore dichiarò Questa è la mia sposa, la donna che ho scelto, colei che ha visto la mia anima.

La Duchessa rimase in silenzio, poi abbracciò Nunzia.

Così sia la mia figlia, disse. Nunzia quasi svenne dalla gioia. Ettore le sussurrò: Te lho detto, sei al sicuro.

Quella notte, nella stanza del palazzo, Nunzia si sedette accanto alla finestra a ascoltare i suoni della corte reale.

La sua vita era cambiata completamente in un giorno.

Non era più quella creatura rinchiusa sola. Era moglie, principessa, una donna amata non per il corpo o la bellezza ma per lanima.

E se trovò sollievo in quel momento di pace, rimaneva ancora qualcosa di oscuro nel cuore: lombra dellodio paterno.

Sapeva che il mondo non lavrebbe accettata facilmente, che alla corte avrebbero sussurrato e deriso la sua cecità, che nemici si sarebbero fatti vivi tra le mura regali.

Ma per la prima volta non si sentì piccola. Si sentiva potente.

Il giorno dopo fu chiamata a corte: nobili e consiglieri riuniti.

Alcuni la guardavano dallalto in basso, Nunzia entrò con Ettore ma tenne la testa alta. E accadde limprevisto. Ettore si alzò e dichiarò:

Non sarò incoronato fino a che mia moglie non sarà accettata e onorata in questo palazzo. Se non lo sarà, partirò con lei.

Mormorii pervadevano la sala. Nunzia sentiva il cuore battere forte. Lui aveva già dato tutto per lei. Rinunceresti al trono per me? sussurrò lei.

Lui la guardò con uno sguardo ardente. Lho fatto una volta. Lo rifarei.

La Duchessa si alzò. Da oggi sia chiaro: Nunzia non è solo la tua sposa. È Principessa Nunzia della Casa Ducale. Chi la disprezza, disprezza la Corona.

E al suono di quelle parole, la sala divenne silenziosa. Nunzia sentì il cuore battere, ma non di paura.

Sapeva che la sua vita sarebbe cambiata, ma ora sarebbe successo secondo la sua volontà.

Non sarebbe più stata unombra, ma una donna che aveva trovato il suo posto nel mondo. E, soprattutto, per la prima volta lei non doveva essere vista per la sua bellezza. Solo per lamore che portava nel cuore.

La notizia della principessa Nunzia alla corte ducale si diffuse rapidamente in tutto il regno.

I nobili, inizialmente perplessi davanti alla cecità della nuova principessa, cominciarono a vedere oltre la sua disabilità.

Ciò che Nunzia aveva dimostratola sua dignità, la forza, soprattutto lamore sincero per Ettoreconvinse molti skeptici a rispettarla.

Ma la vita a palazzo non sarebbe stata facile.

Nunzia aveva trovato il suo posto accanto a Ettore, ma le sfide erano molte. La corte era un mondo di intrighi, persone con interessi nascosti, e chi vedeva Nunzia come una minaccia.

Eppure, nel sogno ondeggiante e surreale della sua esistenza, Nunzia camminava con passo leggero e il cuore colmo di luce.

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