Ricordo ca ieri imaginea aceea atât de vie: la figlia o il figlio adolescente che esce la sera in città con gli amici. Era naturale come ogni genitore italiano premuroso prendere il telefono e chiamare per sapere se tutto andava bene. Un po nervosi, certo, loro rispondevano di sì. Ma quella risposta, per quanto rassicurante, non cambiava il fatto che dopo un po potevi scoprire che proprio in quella sera avevano assaggiato per la prima volta il vino o, peggio ancora, qualcosa di più pericoloso.
Cera un parroco, Don Bruno Ferri si chiamava, che conosceva bene questa particolarità della giovinezza italiana e voleva evitare gli stessi rischi con il figlio più piccolo, Matteo. Anche lui cresciuto in una famiglia di chiesa, sapeva quantera difficile resistere alle pressioni degli amici. Sebbene Don Bruno avesse completa fiducia in Matteo, desiderava che suo figlio sentisse la sicurezza di potersi rivolgere al padre, anche in mezzo ai coetanei, quando la situazione lo richiedeva. Così, Don Bruno inventò un piccolo codice segreto, tipo segnale di S.O.S., per cui il ragazzo non si sarebbe dovuto vergognare davanti agli amici, come spesso accade da giovani.
Gli era venuta questa idea geniale dopo aver visitato diverse comunità di recupero per ragazzi a Milano e a Roma. Spesso chiedeva ai giovani incontrati lì: Quanti di voi si sono trovati almeno una volta in una situazione in cui facevano qualcosa che non volevano, o che li metteva a disagio, ma hanno seguito il gruppo per paura di essere derisi e non vedevano via duscita?
Le mani si alzavano sempre tutte, come un applauso triste e silenzioso. Ecco cosa scrisse poi Don Bruno, nei suoi diari:
Un giorno, il più piccolo dei miei figli, Matteo, doveva andare a una festa. Gli dissi che se si fosse trovato a disagio, o avesse avvertito che qualcosa non era giusto, il nostro accordo era semplice: bastava inviare una X con un messaggio a uno qualsiasi di noi in famiglia, sia me, sua madre, il fratello o la sorella maggiore. Chiunque ricevesse quel messaggio doveva chiamare il cellulare di Matteo dopo pochi minuti. Quando Matteo avrebbe risposto, la conversazione sarebbe stata allincirca così:
Pronto, ciao! Matteo, è successo qualcosa, devo venire subito a prenderti. Ma cosa cè? Te lo spiego quando ti vedo, preparati tra cinque minuti. Sto arrivando.
Poi Matteo, con tutta serenità, avrebbe detto agli amici che qualcosa era successo a casa e che doveva andare via in fretta.
E così, tutto finiva lì. Matteo se ne andava, ma agli occhi degli amici non era scappato, era stato chiamato per una questione di famiglia, una faccenda urgente. In questo modo il ragazzo si fidava sempre di più del padre e riusciva anche a rispondere con maggiore calma alle pressioni sociali.
La cosa più importante, ricordava sempre Don Bruno, era non lasciare mai il proprio figlio solo nel bisogno. È facile perdersi un figlio in quelletà, ma costruire una fiducia tale per cui il ragazzo impari a scegliere il bene invece del male, proprio questo in Italia vale più di mille lire.





