Dove si trova mia figlia? ripeté Alessia, cercando di trattenere i brividi, non riuscendo a capire se tremava per paura o per freddo.
Aveva lasciato sua figlia, Chiara, alla festa di compleanno di una compagna nella sala giochi del centro commerciale. Conosceva appena i genitori della festeggiata, ma ormai ci aveva fatto labitudine: ogni volta che cera una festa così, era normale lasciare la bimba per qualche ora. Quel giorno, però, era arrivata tardi lautobus non passava mai. Il centro commerciale era piuttosto fuori mano, infatti tutti ci arrivavano con lauto, solo che Alessia non ne aveva una. Quindi aveva portato Chiara in autobus, poi era tornata a casa per le lezioni private che non poteva rimandare, e solo dopo di corsa da lei. Aveva tardato una quindicina di minuti, aveva attraversato il parcheggio ghiacciato correndo, col fiato corto. La mamma della festeggiata, una tipa minuta dagli occhi azzurri, la fissava stranita e continuava a ripetere:
Ma sua figlia lha già portata via il papà.
Il papà di Chiara, in realtà, non cera. Cioè, da qualche parte cera, ma non aveva mai voluto vedere sua figlia.
Alessia aveva conosciuto Andrea per caso: passeggiando sul lungomare a Genova con unamica, erano arrivate due ragazzi e offerto aiuto quando lamica si era fatta male a una caviglia. Proprio come in certe commedie italiane, si erano inventati di studiare alla Bocconi, di essere figli di generali e professori universitari. Perché? Boh, erano giovani e scemi. Quando Alessia rimase incinta e Andrea scoprì che lei era una studentessa di un istituto magistrale e suo padre guidava gli autobus dellAMT, le mise in mano dei soldi per laborto e scomparve.
Ma Alessia non ci era mai voluta andare, e non si era pentita un secondo: Chiara era il suo mondo, una bimba molto matura e tanto affidabile. Stare insieme era divertente, e mentre Alessia dava ripetizioni, Chiara giocava silenziosa con le bambole, poi si mettevano insieme ai fornelli a cucinare un passato di latte o un uovo bollito, sorseggiavano tè con biscotti e un po di burro spalmato. I soldi scarseggiavano, quasi tutto andava nellaffitto del bilocale, ma né Alessia né Chiara si sono mai lamentate.
Come avete potuto consegnare mia figlia a uno sconosciuto?
La voce di Alessia tremava, le lacrime le salivano agli occhi.
Ma che sconosciuto! ribatteva la ragazza dagli occhi azzurri, spazientita. È il suo papà!
Alessia avrebbe potuto spiegarle che quel papà non era proprio il papà, ma non sarebbe servito a nulla. Doveva solo cercare un addetto della sicurezza, pretendere di vedere i filmati delle telecamere e
Quandè successo?
Circa dieci minuti fa
Alessia si girò di scatto e corse via. Quante volte aveva raccomandato a Chiara di non fidarsi? Le gambe tremavano dalla paura, la vista si annebbiava, urtava gente ma non si fermava nemmeno a scusarsi. Seguendo un istinto, urlò:
Chiara! Chiaaaraaa!
Nel grande spazio del food court cera confusione e quasi nessuno badava alle sue grida, ma qualche testa si voltò. Ansando, Alessia cercava di capire dove andare, forse non era ancora troppo tardi, forse
Mamma!
Allinizio non ci credette. Chiara, il giubbino aperto e il viso sporco di gelato, le correva incontro. Alessia la strinse così forte che, se lavesse mollata, sarebbe caduta. Poi fissò il tipo che era con lei: look rassicurante, capelli corti, maglione ridicolo con un pupazzo di neve, gelato in mano. Negli occhi di Alessia lui aveva letto tutto, tanto che iniziò subito a spiegarsi:
Mi scusi, è tutta colpa mia! Dovevo aspettarla lì, ma volevo dire due cose a quei piccoli diavoli Mi capisce, prendevano in giro sua figlia! Le dicevano che il papà non ce lha, che non la verrebbe mai a prendere perché è brutta! Allora le ho proposto di andare a comprare un gelato mentre aspettavamo lei Mi perdoni, non pensavo che si spaventasse così tanto.
Alessia era scossa. Non pensava di fidarsi di un estraneo. Ma davvero colpivano Chiara con quelle cattiverie? Guardò negli occhi la bambina e Chiara capì subito. Sbuffò, fece la dura:
Fa niente! Ora ce lho, il papà!
Lui allargò le braccia, imbarazzato, Alessia ancora non riusciva a parlare.
Andiamo, riuscì infine a dire. È tardi, perdiamo lautobus.
Aspetti! fece il tipo, avanzando timido. Posso darvi un passaggio? Ormai Non pensi male, eh! Mi chiamo Marco. Sono una brava persona! Guardi, quella è mia mamma, può chiedere a lei!
Indicò una signora con i capelli viola che leggeva un libro al tavolo poco lontano.
Se vuole, parliamo con lei, le darà le migliori referenze su di me!
Non ne dubito, disse Alessia, ancora tentata di dargli una sberla. Grazie, ma ce la caviamo da sole!
Mamma Chiara le tirò delicatamente il bordo del piumino. Facciamo vedere agli altri che il papà ci porta a casa!
La festeggiata con la mamma e unaltra ragazzina stavano lì vicino, e negli occhi di Chiara cera tanta speranza, e Alessia lo sapeva: affrontare il ghiaccio in quello stato sarebbe stato dura. Decise.
Va bene, sospirò.
Perfetto! Avverto mia madre un attimo!
Mammone, pensò caustica Alessia. Ma la signora le fece subito un sorriso caloroso e lei si voltò. Che situazione assurda!
In auto cercava di non incrociare lo sguardo di Marco, ma notò quanto fosse delicato con Chiara. Lei cantava come un usignolo, Alessia non laveva mai vista così. Quando si fermarono sotto casa, la bambina cambiò subito tono:
Non ci rivedremo più? domandò timida a Marco, guardando la mamma.
Era chiaro che chiedeva il permesso anche ad Alessia. Voleva rifiutare, pensava: niente, Chiara, non si fa Ma guardandola negli occhi tristi, non ce la fece. Sorrise a Marco, fece cenno di sì.
Magari se la mamma dà lok, la porto al cinema domenica a vedere un cartone. Sei mai stata al cinema?
Sul serio? No, mai! Mamma, posso andare con papà al cinema?
Alessia si sentì parecchio in imbarazzo, e questa volta iniziò lei a parlare di fretta.
Chiara, ti lascio andare a due condizioni. Primo: non è educato chiamare papà un estraneo, lo chiami zio Marco, ok? E secondo: io vengo con voi, perché cosa ti ho detto? Mai andare via con persone che non conosci, anche se sembrano simpatici!
Glielho detto anchio aggiunse Marco. Che non bisogna andare via, dico
Quindi posso andare davvero?
Sì, ho detto sì.
Evviva!!!
Alessia sapeva che dovrebbe troncare questa storia sul nascere, ma non ce la faceva. Non aveva mai avuto nessuno accanto, a parte Chiara. Se solo ci fosse stata sua mamma! La ricordava appena: era morta quando Alessia aveva cinque anni, come ora Chiara. Un bambino era caduto in mare, nessuno osava buttarsi, lei sì. Salvò il bambino, ma si ammalò e in una settimana se ne andò: aveva il diabete, già problemi di salute. Anche Chiara aveva il diabete, e Alessia ci pensava spesso aveva passato a sua figlia quei geni.
Durante la settimana Alessia pensò tanto, ma alla fine si preoccupava inutilmente: Marco portò pure sua madre al cinema.
Non voglio che pensiate male, così mia mamma vi presenta per bene! scherzò Marco.
Sei già un po fuori di testa! disse sua madre con un sorriso enorme, e si capiva che amava profondamente suo figlio.
E quando Marco portava Chiara a prendere i popcorn, la madre lo presentò sul serio.
Dai, tu dammi del tu. Pure lui è cresciuto senza papà. Io ho avuto quattro mariti, non ridere! Lultimo era perfetto, Marco tutto suo padre Ma il destino ha deciso: non ha fatto in tempo a tenere Marco in braccio, infarto. Ero incinta, ho partorito anzitempo, non so come ho fatto. Gli altri miei mariti hanno aiutato, figurati Che mi guardi così? Siamo tutti amici! Il primo mi ama ancora, il secondo era dalla sponda opposta, il terzo eh, una donna sola non gli bastava. Hanno fatto il possibile per sostituire il papà, ma il papà è il papà. Così Marco si è subito affezionato a Chiara, anche lui veniva preso in giro, poverino! Quante volte sono andata dagli insegnanti! Sempre inutile Quante bravate per farsi accettare, una volta ha anche rischiato la vita
Donna davvero brillante, minuta e snella, capelli viola, vestita elegante e lettura sotto il braccio. Alessia la trovava deliziosa.
Guarda che Marco è solo molto buono, aggiunse, lanciandole unocchiata complice. E secondo me tu gli piaci parecchio.
Alessia divenne tutta rossa. Proprio quello le mancava! Sapeva di non dover aprire quel capitolo, ma Chiara le faceva venire troppa tenerezza
Dopo il film, affidò i soldi dei biglietti a Marco, che rifiutò.
Invito io le ragazze al cinema!
A lei dava fastidio sempre abituata a arrangiarsi e a non dipendere da nessuno. E su quel gli piaci, era convinta fossero solo sciocchezze.
Quando Marco le riaccompagnò a casa, Chiara domandò:
Papà, dove andiamo la prossima volta?
Chiara! sgridò Alessia.
La bambina portò le mani alla bocca, imbarazzata.
Magari al Museo di Storia Naturale, propose Marco, ignorando la scivolata sulla parola papà. Ti piacerebbe?
Sì! Mamma, vieni?
Andate voi. Portate con voi la signora Luisa, adora le farfalle.
Uscì subito dallauto, voleva chiudere in fretta la situazione. Sentì Marco dire a Chiara:
Quando la mamma non sente, puoi chiamarmi papà.
Così Chiara ebbe il suo papà della domenica. A volte Alessia andava con loro, a volte lasciava Chiara soltanto se c’era anche Luisa, che vedeva Marco sempre come uno sconosciuto. Chiara tornava ogni volta con mille racconti entusiasti su Marco, che faceva ridere e lintratteneva. Alessia, suo malgrado, si lasciava contagiare, ma si frenava: impossibile che arrivi così, allimprovviso, il principe azzurro, e la mamma che elogiava tanto Marco la faceva pure insospettire forse cera sotto qualcosa? Perché mai una signora elegante avrebbe dovuto maritare suo figlio con una come lei?
Col tempo, però, il cuore di Alessia cominciò a sciogliersi. Marco era davvero delicato: lasciava una cioccolata sullo scaffale allingresso, chiedeva il permesso prima di invitare Chiara, cercava di incrociare il suo sguardo. E Luisa, la madre, era veramente una compagnia meravigliosa! Se Marco non fosse stato suo figlio, con lei Alessia avrebbe parlato di qualsiasi cosa.
Un giorno Marco le telefonò per parlare di cinema. Chiara si avvicinò subito, chiedendo a bassa voce:
È Marco?
Sì, rispose Alessia, ormai abituata.
Aspetti Stasera volevo invitare lei, non solo Chiara. Insomma, che venissimo insieme da soli.
In sottofondo, Alessia sentì Luisa:
Finalmente!
Mamma, smettila di origliare! Scusa, Alessia Sa, è tremenda.
Chiara a quel punto bisbigliò:
Lha chiesto a te di andare al cinema?
Alessia scoppiò a ridere.
Anche qui si origlia. Senta, Marco Io
Non dica di no, la prego! Solo una possibilità, le prometto che mi comporto da cavaliere!
Dai Marco, dille di quegli occhi insisté Luisa. Dille della storia degli occhi come quelli di sua madre
Fu come ricevere una secchiata di acqua gelida. Alessia non capiva cosa centrasse sua madre.
Marco rispose alla mamma, poi si rivolse ad Alessia:
Devo dirle la verità. Vengo lì e le spiego tutto, posso?
Un chiarimento le sarebbe proprio servito Alessia camminava avanti e indietro finché lui arrivò a casa, Chiara prese le matite e si mise a disegnare.
Avrei dovuto dirtelo subito E volevo, ma mi sei piaciuta troppo. Non volevo pensassi che era per tua madre. E avevo paura che mi odiassi. Perché, in fondo è per colpa mia che è morta
Marco parlava confuso, saltava di palo in frasca, e aveva uno sguardo supplichevole. Alessia tremava proprio come il giorno che aveva pensato di aver perso Chiara.
Mi perdoni?
Durante tutto il discorso, Alessia non riusciva a parlare. Rispose piano:
Ho bisogno di pensarci.
Mamma, perdona papà
Marco fece cenno a Chiara di stare attenta alle regole. Poi guardò ancora Alessia. Lei ripeté:
Devo pensarci, mi serve tempo.
Avrebbe voluto chiedergli mille cose, ma non riusciva. Invece quando chiamò Luisa, fu diverso, ed è da lei che seppe davvero tutto.
Lui non sapeva che lei fosse morta, le raccontò Luisa. Lho protetto da bambino. Poi mi è scappato, e Marco ha deciso di cercarvi. Quella sera voleva presentarsi e offrire aiuto, ma prima la storia di Chiara, poi tu Si è innamorato a prima vista! Temendo che tu fraintendessi, era paralizzato. Non lo biasimare, era la gelosia di un ragazzino senza papà. Tutti avevano paura del ghiaccio, lui voleva dimostrare che aveva coraggio
Luisa non faceva pressione, ma difendeva Marco con forza. Invece Chiara sì, ci metteva tutto il cuore!
Mamma, lui è buono! Ti vuole bene, me lha detto! E può essere davvero il mio papà, davvero, capisci?
Alessia capiva, eppure sembrava tutto strano, sbagliato.
Passò quasi un mese ed Alessia non riusciva mai a parlarci. Non rispondeva alle chiamate, ignorava i messaggi. Più passava il tempo e più sentiva il desiderio di sentirlo, ma era come se ormai fosse impossibile.
Chiara la svegliò a tarda notte, piangendo che le faceva male la pancia. Già dal giorno prima si lamentava, Alessia pensava fosse solo colpa del latte un po scaduto. Ora Chiara aveva la febbre alta, non serviva nemmeno il termometro.
Con le mani che tremavano chiamò il 118, poi senza capire nemmeno il perché anche Marco.
Arrivò con lambulanza, mezze maniche, spettinato. Salì in ambulanza con loro, rassicurava, prometteva che tutto sarebbe andato bene. E gli tremava anche la voce.
La peritonite non è niente di grave, ripeteva. Passerà tutto!
Alessia gli prese la mano forse per rincuorarlo, forse per tranquillizzarsi. In sala dattesa faceva freddo, nessuno aveva pensato alle giacche, così si strinsero luno allaltra per scaldarsi, senza spostarsi.
Fu Marco a parlare per primo col medico, facendogli mille domande sullintervento. Alessia restava ferma, col terrore in corpo. Se a Chiara fosse successo qualcosa, non avrebbe potuto sopportarlo.
Ma alla fine andò bene. I medici furono bravissimi, e Chiara incredibilmente coraggiosa lottava per la vita, anche se la situazione era critica.
Sembra che un angelo la protegga, disse il medico, e Alessia bisbigliò: grazie mamma!
Marco ringraziò a lungo il dottore, che ordinò loro di tornare a casa: non lasciavano ancora entrare nessuno, era meglio che i genitori riposassero.
Marco la riportò sotto al portone, e Alessia si aspettava che lui chiedesse di salire, ma lui non disse niente. Così fu lei a proporgli, senza davvero pensarci:
È quasi mattina. Vuoi salire? Ti preparo un caffè.
E capì che davvero lo voleva lì. E che, forse, voleva che restasse per sempre.
Chiara si riprese più veloce di quanto ci si aspettasse tutti, medici e infermieri, lo notavano.
Perché ora ho sia la mamma che il papà! spiegava felice.
E nessuno, tranne Alessia e Marco, capiva quanto fosse speciale per leiAlessia osservava Chiara che, ancora pallida ma con gli occhi pieni di luce, abbracciava Marco nel letto dospedale. Un sorriso piccolo, che da tempo non conosceva, si fece largo sulle sue labbra. Riconobbe quella naturalezza, quel senso di famiglia nuova che stava crescendo in quel momento e che non aveva mai avuto il coraggio di sperare davvero.
Restarono a parlare sottovoce mentre fuori lalba cominciava a insinuarsi tra le persiane della stanza. Marco raccontava a Chiara di quando da piccolo aveva avuto paura del temporale, e che solo la voce della sua mamma riusciva a calmargli il cuore. Chiara stringeva la mano ad Alessia, e con la voce più sicura del solito disse:
Adesso abbiamo tutti una mamma e un papà. Possiamo fare qualsiasi cosa, anche avere paura e poi ridere insieme!
Alessia incrociò lo sguardo di Marco; nei suoi occhi non vide né bisogno né pena, ma solo la promessa di esserci, con delicatezza. Un dono impensabile, dopo tanta solitudine.
Quando finalmente tornarono a casa, Marco aprì la porta e Alessia lo vide pensare a dove sistemare un paio di scarpe, a come spostare la fruttiera per far spazio al disegno di Chiara. E in quel gesto semplice, sentì la certezza che la felicità non era mai arrivata in modo spettinato, improvviso.
Prendendosi per mano, i tre si sedettero al tavolo a sorseggiare tè e condividere biscotti sbriciolati, come sempre. Ma questa volta, Alessia disse piano più a se stessa che agli altri:
Siamo qui. E non ci manca niente.
Chiara le salì in braccio e posò la testa sulla sua spalla, mentre Marco raccontava una storia buffa che faceva ridere tutte e due. Fu in quellattimo, il profumo di casa e di famiglia nuova, che Alessia seppe di aver trovato il coraggio di essere felice. E che a volte, basta solo credere di meritare un amore gentile per ritrovarsi a casa, finalmente.





