Dovè mia figlia? ripetevo io, con i denti che battevano, non sapendo se fosse per il freddo o per la paura.
Avevo lasciato Bianca alla festa, nella sala bimbi del centro commerciale. I genitori della festeggiata li conoscevo appena, ma avevo lasciato mia figlia tranquillo non era la prima volta che capitava a un evento del genere, ormai era una consuetudine. Solo che quel giorno ero in ritardo lautobus non passava mai. Il centro commerciale era fuori mano, ci arrivavano tutti in macchina, ma io non avevo unauto. Così ero andato con Bianca in autobus, poi ero tornato a casa avevo delle lezioni da tenere, dovevo lavorare, poi di fretta sono tornato a prenderla. E sono arrivato con appena quindici minuti di ritardo correvo come un matto sul parcheggio ghiacciato, senza fiato. Ora la madre della festeggiata, una ragazza bassa dagli occhi azzurri come il mare, mi guardava stupito e ripeteva:
Suo papà lha presa.
Ma un papà, Bianca non ce laveva. Cioè, certo, esisteva, ma non aveva mai visto sua figlia.
Ho conosciuto Lorenzo per caso passeggiavo con unamica davanti allArno, lei si storse una caviglia, dei ragazzi si offrirono di aiutare. Proprio come nei film, dissero che studiavano alla Sapienza, che uno era figlio di un generale, laltro di un professore universitario. Perché? Chi lo sa erano giovani e sprovveduti. Quando rimasi incinta e Lorenzo scoprì che ero solo una studentessa di un istituto magistrale, con papà autista di autobus, mi diede dei soldi in euro per abortire e poi sparì.
Non lo feci mai, quellaborto, e non me ne sono mai pentito Bianca era il mio tesoro, saggia e affidabile nonostante letà. Stavamo sempre bene insieme; mentre insegnavo, Bianca giocava tranquilla con le bambole, poi insieme ci si metteva in cucina, preparavamo la zuppa di latte o le uova alla coque, tè e biscotti con burro. Soldi non ce nerano, tutto finiva nellaffitto, ma né io né Bianca se ne lamentavamo.
Come avete potuto dare mia figlia a uno sconosciuto?
La voce mi tremava, le lacrime erano pronte a scendere.
Ma che sconosciuto? rispondeva, infastidita, la donna dagli occhi azzurri È suo padre!
Avrei potuto dirle che un padre non cè, ma era inutile. Bisognava correre dai vigilanti, chiedere di vedere le registrazioni delle telecamere e
Quando è successo?
Dieci minuti fa
Mi sono girato e sono scattato. Quante volte avevo raccomandato a Bianca: Non te ne andare mai con chi non conosci! Dalla paura le gambe non mi obbedivano, tutto davanti a me era confuso, più di una volta ho urtato la gente senza nemmeno scusarmi, correvo soltanto. Allimprovviso ho urlato:
Bianca! Biaaaanca!
Il food court era affollato e rumoroso, pochi si sono voltati ai miei strilli. Boccheggiando cercavo di capire dove andare per primo. Magari era ancora lì
Papà!
Al principio non credevo ai miei occhi. Mia figlia, con la giacchetta aperta e il viso sporco di gelato, correva verso di me. Lho stretta forte, come se lasciandola mi sarei accasciato per terra (e forse era così), fissando luomo che era con lei. Ben vestito, capelli corti, maglione insulso con pupazzo di neve e gelato in mano. Notò quello che stavo per urlargli, perché iniziò subito:
Mi scusi! È stata colpa mia! Dovevo aspettarla, lo so, ma quei ragazzini li volevo mettere a posto! Dava fastidio vedere che la prendevano in giro, dicevano che lei un papà non ce lha, che nessuno sarebbe mai venuto a prenderla, che era brutta! Così ho pensato: Dai, facciamo vedere come si comporta un vero papà!; mi sono avvicinato, Figlia, finché la mamma non arriva ti offro un gelato. Mi dispiace, non pensavo di spaventarla
Mi tremavano le mani. Non ci credevo a quelluomo. Ma davvero Bianca era stata presa in giro? Lho fissata negli occhi e subito lei ha capito la domanda. Ha sniffato, ha messo il mento in aria.
E allora! Ora ce lho anchio un papà!
Luomo allargò goffamente le braccia, io non riuscivo ancora a dire nulla.
Andiamo, finalmente sono riuscito a dire È tardi, perderemo lautobus.
Aspetti! fece lui un passo avanti e si fermò, agitando la mano esitante Posso accompagnarvi? Visto tutto questo No, non fraintenda, non sono uno squilibrato! Mi chiamo Marco. Sono bravissimo! Quella lì è mia madre, può confermare!
Indicò una donna dai capelli viola che leggeva a un tavolino.
Se vuole, la presento. Vedrà che le dà le migliori referenze!
Non ho dubbi, risposi, con un sarcasmo che sentivo mio. Grazie, ma ce la caviamo.
Papà Bianca tirò il bordo della mia giacca Devono vedere tutti che il papà ci accompagna!
Allingresso cerano ancora la festeggiata con la mamma e unaltra bambina cui non ricordavo il nome. Gli occhi di Bianca mi pregavano, e camminare sul ghiaccio in quello stato non era affatto semplice. Così cedetti.
Va bene, dissi.
Perfetto! Un attimo solo, informo mamma!
Mammone, pensai stizzito. In quel momento la donna dai capelli viola mi fece ciao con la mano, e io mi voltai in fretta. Che situazione assurda!
Durante il viaggio evitavo lo sguardo di Marco, ma non potevo non notare la sua delicatezza nel parlare con Bianca. Lei chiacchierava come un fringuello, non si fermava più non lavevo mai vista così. Ma arrivati al portone, Bianca si rabbuiò.
Non ci vedremo più? chiese piano a Marco, lanciando uno sguardo a me.
In quel momento mi accorsi che aspettava il mio permesso. Stavo per dire no Bianca, è scortese, ma guardandole il viso triste non ce la feci. Guardai Marco e annuii.
Se la mamma lo consentirà, posso invitarti al cinema a vedere un cartone animato. Sei mai stata al cinema?
Davvero? No, non ci sono mai stata! Mamma, mi lasci andare al cinema con papà?
Mi imbarazzai così tanto che ora toccava a me parlare di getto.
Allora Bianca, ti permetto, ma a due condizioni. Primo: non è educato chiamare papà uno sconosciuto, chiamalo zio Marco, daccordo? Secondo: io vengo con voi, perché te lho sempre detto: mai andare da sola con chi non conosci, anche se sembra gentile!
Glielho detto anchio, intervenne Marco. Che non bisogna andare via con chi non si conosce.
Allora posso andare?
Te lho detto: sì.
Evviva!
Razionalmente lo sapevo che avrei dovuto chiudere subito questi discorsi, ma non riuscivo. Non avevo nessuno al mondo, tranne Bianca. Se solo avessi potuto chiedere consiglio a qualcuno! Come mia madre, forse. Mi ricordo poco di lei morì quando avevo cinque anni, come Bianca. Un bambino cadde in un lago ghiacciato, nessuno volle buttarsi, lei sì. Salvò il bambino, ma si ammalò in pochi giorni aveva il diabete, problemi di salute già da prima. E Bianca aveva il diabete anche lei, cosa che mi faceva soffrire terribilmente: avevo trasmesso quei geni.
Fino al weekend successivo pensai a mille cose, ma alla fine mi ero preoccupato per nulla: in sala Marco arrivò con sua madre.
Così non pensa che sono uno fuori di testa. Mamma può garantire, sorrise.
Devi essere un po matto, disse la madre con un sorriso che rivelava quanto lo adorasse.
Mentre Marco portava Bianca a prendere il popcorn, davvero la madre lo pubblicizzò”.
Posso darti del tu? Anche lui è cresciuto senza padre. Io sono stata sposata quattro volte, lultimo marito era perfetto! Marco è tutto suo padre. Ma la vita ha voluto che lui non facesse in tempo a tenere suo figlio in braccio morto dinfarto. Io ho partorito troppo presto, non so come ho fatto. Gli altri miei mariti aiutavano Però siamo rimasti in ottimi rapporti il primo mi ama ancora, il secondo preferisce gli uomini, il terzo troppe donne, non gli bastavo. Facevano di tutto per colmare la mancanza, ma il papà è il papà. Marco si è molto affezionato a Bianca, anche lui a scuola veniva preso in giro. Povero ragazzo, quante volte sono andata dagli insegnanti! Non serviva a niente! Faceva di tutto per dimostrarsi coraggioso, una volta rischiò persino la vita
Devo dire che era una donna sorprendente. Bassina, ossuta, capelli viola, tailleur Chanel e in mano un libro di gialli. Mi era simpatica e basta.
Non preoccuparti, lui non ha secondi fini, è proprio buono di cuore, mi fece locchiolino, e mi sa che tu gli piaci
Lì arrossii. Già era troppo! Sentivo che non dovevo lasciarmi coinvolgere, ma Bianca
Dopo il film ho offerto i soldi dei biglietti a Marco, ma lui niente.
Se porto le donne al cinema, pago io!
Non mi piacque affatto io sono abituato a pagare per me e basta. Che gli piacessi erano sciocchezze, non ci credo.
Quando ci riaccompagnò a casa, Bianca chiese:
Papà, dove andiamo la prossima volta?
Bianca! la ripresi.
Coprise la bocca con le mani.
Direi che possiamo andare al Museo Zoologico, fece Marco, ignorando la gaffe Che ne dici?
Bellissimo! Mamma, vieni con noi?
Andateci voi, risposi asciutto Portatevi anche la signora Stefania che ama le farfalle.
Scesi per primo dallauto, volevo chiudere rapidamente. Di sfuggita sentii Marco dire a Bianca:
Quando la mamma non sente, puoi chiamarmi papà.
E così Bianca ebbe un papà della domenica. A volte andavo anche io con loro, altre lasciavo Bianca sola se cera Stefania, continuavo a pensare a Marco come uno estraneo e dubbioso, anche se Bianca ogni volta mi raccontava con entusiasmo quanto fosse divertente stare con lui. E mi contagiava, ma non volevo farmi trasportare: nella vita non arriva mica il principe azzurro per caso. Sua madre lo lodava ogni volta, mi chiedevo quanto fosse strana questa insistenza. Sposeresti mai tuo figlio con una semplice maestra?
Ma piano piano il mio cuore si scioglieva. Marco era delicatissimo mi lasciava una tavoletta di cioccolato accanto alla porta, chiedeva il mio parere prima di portare Bianca da qualche parte, cercava il mio sguardo in auto. Ma più di tutto adoravo la signora Stefania una conversatrice fantastica! Se Marco non fosse stato suo figlio, a lei avrei chiesto consiglio.
Un giorno lui chiamò a proposito di un film. Bianca subito corse vicino a me, sussurrando:
È Marco?
E si sedette sorridente accanto.
Certo, Bianca ne sarebbe felice, risposi per abitudine.
Aspetti Io voglio invitare anche te. Insomma, solo noi due. Da soli.
Sul fondo la voce di Stefania non si tratteneva:
Finalmente!
Mamma, basta origliare! Uffa, scusa Le chiedo scusa, sempre con le orecchie tese.
Allora Bianca mi chiese piano:
Ti ha invitata al cinema?
Scoppiai a ridere.
Ho anchio buone orecchie. Senta, Marco, io
La supplico! Non dica di no, solo una possibilità, prometto che sarò un vero gentiluomo!
Parla degli occhi, Marco! interrompe Stefania Raccontale degli occhi, quello che mi hai detto, che somigliano a quelli di sua madre
Come una doccia fredda. Non capivo proprio che centrava mia madre?
Marco gridò qualcosa a sua madre, poi disse:
Vengo subito da te e ti spiego tutto. Posso?
Un chiarimento non mi avrebbe fatto male Passeggiavo nervoso per casa, finché arrivò, e Bianca si mise a disegnare, sembra avesse intuito tutto.
Avrei dovuto dirlo subito, iniziò Marco e ci pensavo, ma sei troppo speciale Non volevo che pensassi fosse per tua madre. La tua mamma, intendo. Ecco, temevo che mi avresti odiato. Perché è morto per causa mia.
Parlava confuso, saltava di palo in frasca, ma mi guardava supplichevole. Mi sentivo tremare come la volta che pensavo di aver perso Bianca.
Mi perdoni?
Non dissi una parola in tutto il suo monologo, e alla fine riuscii solo a balbettare:
Devo pensarci.
Mamma, perdona papà
Marco fece gli occhielli a Bianca, ricordandole laccordo. Mi guardò di nuovo. Ripetei:
Mi serve tempo. Devo riflettere, capisci?
Avevo mille domande, ma non le trovavo la forza. Quando chiamò Stefania, però, tutto cambiò: fu lei a raccontarmi tutto.
Lui non sapeva della morte di tua madre ho protetto la sua infanzia. Poi per caso lo scoprì e decise di cercarvi. Quella sera voleva conoscervi, offrirvi aiuto, ma tutto sincasinò con Bianca e poi tu Gli hai fatto perdere la testa! Aveva paura di essere frainteso. E non bisogna incolparlo cercava solo di mostrare agli altri ragazzi che era un vero uomo, anche se senza papà. Tutti avevano paura del ghiaccio, lui no
Stefania non mi metteva pressione, ma difendeva suo figlio in ogni modo. Bianca invece non mollava:
Mamma, è buono! E ti ama, me lha detto! E può essere il mio papà, vero?
Capivo. Ma comunque Era strano?
Passò quasi un mese, ancora non riuscivo a parlare con Marco. Non rispondevo alle chiamate, ignoravo i messaggi. Più aspettavo, più desideravo chiamare, ma era sempre più difficile.
Una notte Bianca mi svegliò piangeva, il pancino le faceva male. Già la sera prima lo diceva, ma pensavo fosse colpa del latte acido. Ora era calda come il fuoco, non serviva neppure il termometro.
Con le mani tremanti ho chiamato il pronto soccorso, poi non so perché Marco.
Arrivò correndo insieme allambulanza. In pigiama, spettinato. E venne in ospedale con me, rassicurandomi e promettendo che tutto sarebbe andato bene. Ma si sentiva che la voce gli tremava.
La peritonite non è così grave, ripeteva Andrà tutto bene, vedrai!
Gli presi la mano non so se per rassicurare lui o me. In sala dattesa faceva freddo, non avevamo portato vestiti pesanti, restavamo vicinissimi, scaldandoci lun laltro.
Si precipitò dal medico, chiedendo come fosse andata loperazione. Io rimasi terrorizzato. Se Bianca non ce lavesse fatta, non me ne sarei mai ripreso.
Ma andò tutto bene. I medici furono eccezionali, Bianca coraggiosa combatté per la sua vita, anche se la situazione era grave secondo il medico.
Sembra proprio che la tenga un angelo, disse il dottore, e io sottovoce: grazie, mamma!
Marco ringraziò il medico, il quale ci mandò a casa comunque non si poteva vedere Bianca, era in terapia intensiva, e i genitori dovevano riposare.
Mi riaccompagnò fino al portone. Mi aspettavo che chiedesse di salire, ma non disse nulla. Allora proposi:
È già lalba. Se vuoi, ti faccio un caffè.
E capii che lo volevo davvero lì con me. Per sempre.
Bianca si riprese in modo sorprendente lo dicevano tutti, medici e infermieri.
È perché ho la mamma e il papà, diceva lei.
E nessuno, tranne me e Marco, capiva davvero perché Bianca fosse così felice.






