Il padre della mia figlia di dieci anni è venuto a mancare quando lei aveva solo tre anni. Per molti anni siamo stati solo noi due, contro il mondo intero.
Poi ho sposato Daniele. Lui tratta Lucia come se fosse davvero sua figlia le prepara la merenda, la aiuta con i compiti e tutte le sere le legge una delle sue favole preferite.
Daniele è un papà in tutto e per tutto, ma sua madre, Carla, non ha mai voluto vedere le cose così.
Oh, che tenero, fai finta che sia davvero tua figlia, disse una volta a Daniele.
Unaltra volta commentò: Le figlie acquisite non saranno mai una vera famiglia.
Ma ciò che mi gelava il sangue era quella frase: Tua figlia mi ricorda il marito che non cè più. Deve essere difficile.
Daniele cercava di zittirla ogni volta, ma i suoi commenti non smettevano mai di piovere.
Per un po abbiamo evitato le visite prolungate, limitandoci a conversazioni di circostanza per mantenere la pace.
Finché Carla non ha superato il limite, passando dai commenti acidi a veri atti di cattiveria.
Lucia ha sempre avuto un grande cuore. Quando si avvicinava il Natale, mi annunciò che voleva realizzare alluncinetto ottanta berretti per i bambini che avrebbero trascorso le feste negli ospizi.
Imparò a realizzarli guardando alcuni tutorial su YouTube e usò tutti i suoi risparmi, raccolti con la paghetta, per comprare i primi gomitoli di lana.
Ogni giorno dopo scuola ripeteva lo stesso rito: compiti, merenda veloce, e poi il ticchettio ritmico delluncinetto.
Ero orgoglioso della sua passione e della generosità che dimostrava. Non avrei mai potuto immaginare come tutto si sarebbe rovinato in un attimo.
Ogni volta che finiva un berretto, lo mostrava a noi e lo metteva nella grande borsa accanto al letto.
Quando Daniele fu costretto ad andare in trasferta di lavoro per due giorni, Lucia era già arrivata al berretto numero 80. Le mancava giusto lultimo da finire.
Ma lassenza di Daniele fu loccasione perfetta, e Carla colse subito lopportunità di farsi sentire.
Ogni volta che Daniele è fuori città, Carla passa a controllare, forse per accertarsi che la casa sia come vuole lei, o solo per criticare. Ho smesso di chiedermelo.
Quel pomeriggio io e Lucia rientrammo dalla spesa e lei corse subito in camera a scegliere i colori per lultimo berretto.
Cinque secondi dopo la sentii urlare.
Papà! Papà!
Mollai la borsa della spesa e corsi nel corridoio.
La trovai accasciata a terra, sconvolta dal pianto. Il suo letto era vuoto, e la borsa con tutti i berretti era sparita.
Mi inginocchiai e la abbracciai, mentre cercavo di capire le sue parole soffocate dal singhiozzo. Fu allora che sentii un rumore alle mie spalle.
Carla era lì, intenta a sorseggiare un tè in una delle mie tazze buone, come una cattiva in una soap opera.
Se cerchi i berretti, li ho buttati, disse fredda. Era una perdita di tempo. Perché dovrebbe sperperare i suoi soldi per degli sconosciuti?
Hai buttato via ottanta berretti destinati a bambini malati? Non riuscivo a credere a ciò che sentivo e stava solo peggiorando.
Carla alzò gli occhi al cielo: Erano brutti. Colori che non ci stavano e cuciture fatte male… Non è sangue del mio sangue, ma non per questo dovresti incoraggiarla a perdere tempo.
Non era tempo perso… mormorò Lucia tra le lacrime.
Carla sospirò da martire e se ne andò. Lucia scoppiò in un pianto senza fine, colpita al cuore dalla cattiveria di Carla.
Avrei voluto inseguire Carla e affrontarla, ma Lucia aveva bisogno di me. Lho stretta forte più che potevo.
Quando finalmente si calmò, uscii di casa deciso a recuperare ciò che si poteva.
Ho rovistato tra i bidoni della spazzatura di casa e pure quelli dei vicini, ma niente, i berretti erano spariti.
Quella notte Lucia pianse fino ad addormentarsi.
Rimasi seduto con lei finché non presi sonno io stesso, poi tornai in salotto e per la prima volta lasciai scorrere le lacrime.
Più volte presi in mano il telefono per chiamare Daniele, ma decisi di non farlo: avrebbe avuto bisogno di tutta la concentrazione per il lavoro.
Quella decisione scatenò una tempesta che cambiò per sempre la nostra famiglia.
Quando Daniele tornò a casa, rimpiansi subito il mio silenzio.
Dovè la mia principessa? chiamò, la voce allegra e piena damore. Voglio vedere i berretti! Li hai finiti tutti mentre non cero?
Lucia guardava la tv, ma appena sentì berretti, ricominciò a piangere.
Il volto di Daniele si rabbuiò. Lucia, che succede?
Lo portai in cucina, fuori dalla portata di Lucia, e gli raccontai tutto.
Mentre parlavo, il suo sguardo passò dalla confusione affettuosa del padre stanco alla rabbia fredda, sconvolgente, come non lavevo mai visto prima.
Non ho nemmeno capito dove li abbia portati, conclusi. Ho cercato nei bidoni, non cerano. Deve averli buttati altrove.
Daniele tornò subito da Lucia, le mise un braccio intorno e le disse: Amore, mi dispiace tanto non essere stato qui, ma ti prometto la nonna non ti farà mai più del male.
Le diede un bacio sulla fronte, si alzò e raccolse le chiavi dellauto dal tavolo allingresso.
Dove vai? chiesi.
Faccio tutto il possibile per sistemare questa cosa, mi sussurrò. Torno presto.
Quasi due ore dopo, sentii le chiavi nella porta.
Scesi di corsa per chiedergli dovera stato. Quando arrivai in cucina, era al telefono.
Mamma, sono tornato, diceva con voce insolitamente calma. Salta fuori. Ho una sorpresa.
Mezzora dopo arrivò Carla.
Daniele, dove sta la mia sorpresa? chiese passandomi davanti come se fossi invisibile. Ho dovuto spostare una cena, si spera ne valga la pena.
Daniele sollevò un grosso saccone della spazzatura.
Quando lo aprì, per poco non credetti ai miei occhi!
Era pieno dei berretti di Lucia!
Ci ho messo unora a rovistare nei bidoni del tuo condominio, ma li ho recuperati tutti, disse mostrandole uno dei primi, giallo pastello. Questa non è solo una passione da bambinaè il tentativo di portare un po di luce nella vita di bambini ammalati. E tu lhai distrutto.
Carla sghignazzò. Ti sei messo davvero a frugare nella spazzatura? Sei ridicolo, Daniele, per una borsa di berretti brutti.
Non sono brutti, e tu non hai offeso solo un progetto, la sua voce si incrinò, Hai ferito MIA figlia. Le hai spezzato il cuore e
Ma per favore! ringhiò Carla. Non è tua figlia.
Daniele si irrigidì. La guardò come se finalmente vedesse chi era davvero, realizzando che non avrebbe mai smesso di colpire Lucia.
Fuori di casa, disse. Basta così.
Cosa? sbottò Carla.
Hai capito. Non parlerai più con Lucia e non la vedrai più.
Il volto di Carla divenne paonazzo. Daniele! Sono tua madre! Puoi cacciarmi per una… matassa di lana?
Io sono padre, ribatté, per una bambina di dieci anni che ha bisogno di essere protetta DA TE.
Carla si rivolse a me con sdegno: Davvero glielo permetti?
Assolutamente. Hai scelto di essere velenosa, Carla, e questa è la minima delle conseguenze che meriti.
Carla spalancò la bocca. Guardò me e poi Daniele, rendendosi finalmente conto di aver perso.
Ve ne pentirete, minacciò, poi uscì sbattendo così forte la porta che perfino le cornici tremarono.
Ma non finì lì.
Per giorni la casa fu silenziosa. Non serenasolo muta. Lucia non parlava dei berretti e non prese nemmeno in mano luncinetto.
Lazione di Carla laveva schiacciata, e io non sapevo come rimettere insieme i pezzi.
Poi un giorno Daniele tornò a casa con una grande scatola. Lucia era seduta a tavola con una tazza di latte e cereali quando lui gliela posò davanti.
Lei gli fece cenno: Cosè?
Daniele la aprì: dentro cerano nuovi gomitoli colorati, uncinetti e materiale per le confezioni.
Se vuoi ricominciare, voglio aiutarti. Non sono molto bravo con queste cose, ma imparerò.
Prese un uncinetto, lo soppesò goffamente e aggiunse: Mi insegni tu stavolta?
Lucia rise per la prima volta dopo giorni.
I primi tentativi di Daniele furono… beh, divertenti. Ma dopo due settimane Lucia era di nuovo alla berretto numero 80. Li spedimmo via poste, mai immaginando che Carla sarebbe riapparsa nella nostra vita assetata di vendetta.
Due giorni dopo ricevetti una mail dal direttore dellospizio che ringraziava Lucia per i berretti, spiegando che avevano portato vera gioia ai piccoli ospiti.
Ci chiese il permesso di pubblicare le foto dei bimbi con i berretti sulle pagine social dellospizio.
Lucia annuì con un sorriso timido, ma fiero.
Il post divenne virale.
Arrivarono decine di commenti di persone che volevano conoscere la dolce bambina dei berretti. Lasciai rispondere Lucia dal mio account.
Che bello che i bambini abbiano ricevuto le cuffiette! scrisse. La mia nonna ha buttato via il primo set, ma il mio papà mi ha aiutata a rifarli.
Carla telefonò a Daniele nel pomeriggio, piangendo isterica.
La gente mi chiama mostro! Daniele, mi insultano! Fai togliere quel post!
Daniele non alzò nemmeno la voce. Noi non abbiamo pubblicato nulla, mamma. Lha fatto lospizio. E se non ti piace che il mondo sappia cosa hai fatto, dovevi comportarti meglio.
Lei scoppiò a piangere di nuovo. Sono vittima di bullismo! È tremendo!
La risposta di Daniele fu definitiva: Te lo sei meritato.
Io e Daniele adesso facciamo luncinetto con Lucia ogni fine settimana. In casa si sente solo il pacifico clic dei nostri uncinetti che lavorano insieme.
Carla ogni festa e compleanno manda ancora messaggi. Non ha mai chiesto scusa, ma se può, chiede sempre se si può rimediare.
Daniele risponde sempre solo: No.
Finalmente a casa nostra è tornata la tranquillità.
Scrivo queste righe col cuore sereno: la famiglia non si misura dal sangue, ma dallamore, dalla gentilezza e dal coraggio di difendere chi ci sta a cuore. Questo lho imparato da mia figlia. E non permetterò mai più a nessuno di metterlo in discussione.






