Il Parente Affilato: Quando le Relazioni si Fanno Taglienti

Come ti immagini tutto questo, mamma? sbottò Giulia. Devo vivere due settimane con un uomo che non conosco?

Perché non lo conosco? È Giacomo, figlio di mia cugina Lidia, è un nostro parente!

Te lo ricordi? Giocavamo insieme da bambine, quando ci ospitavano a casa loro! ribatté la madre, Marta.

Mamma, sto per compiere trentanni! Dove sono finiti i ricordi dinfanzia? cercava di farsi capire Giulia. O vuoi ancora spararmi un matrimonio?

Non fare sciocchezze: è comunque un parente! Quindi aspetta il suo arrivo, non ti succederà nulla concluse con decisione Marta e chiuse la chiamata.

Marta onorava sempre i legami di sangue: la famiglia è sacra! Così, senza pensarci due volte, impose a sua figlia lospite Giacomo, un trentenne che aveva deciso di trasferirsi nella capitale delle opportunità, Milano.

Accoglilo come si deve: non lo scaricare, se è famiglia, anche a Roma!

Giulia, professoressa di russo e letteratura nelle scuole superiori, ricordava bene che lavverbio come un parente era il preferito di quel famoso scrittore di racconti popolari, Ivo Gollini, noto per le sue imprese poco lodevoli, alla Bona del villaggio.

Così propose a Marta di accogliere il cugino, perché era così buona. Chi, altrimenti, avrebbe accettato di ospitare uno sconosciuto sul proprio tetto?

Marta viveva con il marito in un piccolo appartamento sovietico, con una cucina talmente stretta che nemmeno una sedia pieghevole ci starebbe. Non è che devo spostare Giacomo alla mano, vero? pensava Giulia, scocciata.

Giulia non era affatto di buon umore: da tempo viveva da sola e un matrimonio lampo non era nei suoi piani. Il suo precedente matrimonio universitario durò sei mesi e finì senza figli; la sua vita era tranquilla, senza bambini di un ex marito, che lei non desiderava.

Con lavvicinarsi dei trentanni, luomo ideale non era ancora apparso, ma questo disturbava più i genitori che la stessa Giulia, che era contenta così comera.

Avere una piccola casa dallo stile fascista, ereditata dalla nonna, non le dava problemi: frigorifero, lavatrice, televisione funzionavano ancora. Il suo stipendio era discreto e la sua posizione lavorativa era ben valutata.

Le amiche non le mancavano e la solitudine domestica era alleviata dal gatto Micio, che aveva lo stesso nome del cane di un famoso libro per bambini.

Giulia preparò una stanza per lospite e attese con cautela larrivo di Giacomo. Nonostante le rassicurazioni di Marta: Ti piacerà!

Il parente si dimostrò davvero nulla di che e, con responsabilità, ispezionò lappartamento, curiosando in ogni angolo comune.

Che cosa cerchi? chiese la padrona di casa. Oro e diamanti? Pensi che abbia messo un water doro per il tuo arrivo?

Voglio solo sapere dove vivrò rispose luomo.

E se non ti piacerà, non resterai? incalzò Giulia, ormai curiosa.

Resterei, però

Ma?

Nientaltro!

Si sedettero a prendere un tè e a conoscersi. Giacomo portò una torta che Lidia gli aveva affidato e comprò anche una piccola pastetta dolce: si rivelò un ospite cortese, non un approfittatore.

Nel pratico, era impeccabile: lavava i piatti senza che lo ricordassero, cucinava in modo decente e non lasciava pozzanghere in bagno. Era davvero addestrato al water.

Grazie a zia Lidia e alla prima moglie di Giacomo, di cui nessuno sapeva nulla, egli era anche divorziato.

Ma davvero? esclamò lamica Laura quando Giulia le raccontò del nuovo coinquilino. È un vero marito pronto, lo prendo subito!

Laura sapeva cosa diceva: Con Levina mi sono separata proprio per questo.

Ma siamo parenti! E poi non mi piace! ribatté Giulia.

Che parenti? Sappiamo tutti che la settima acqua nel gelatina è un proverbio! E come può non piacerti? È un idiota?

Sì, più o meno! Giacomo era piuttosto carino, anche se non corrispondeva al tipo di Giulia.

Tuttavia, non le piacciò: non era il suo uomo, non avevano punti di contatto. I loro ritmi biologici non coincidono: lei è uncivetta, lui è unallodola.

Giulia prediligeva una vita lenta e misurata, ispirandosi al detto orientale: Affrettati lentamente.

Lospite era invece molto attivo, creativo, sempre in movimento, con un motore infuocato al posto del cuore, proprio come la sua personalità.

Il primo giorno la portò in un teatro, aveva già comprato i biglietti online. Giulia, che non amava il teatro, fu costretta a seguirlo.

Era unesperienza nuova: amava i vecchi spettacoli online, ma le produzioni moderne non la colpivano, né il palco senza sipario, né i costumi stravaganti, né la recitazione confusa.

Non parla del nostro tempo! protestò, ma il regista aveva la sua visione.

Giacomo, invece, rimase entusiasta e, tornando a casa, cercò di dimostrare a Giulia che aveva torto, argomentando accanitamente.

Non convinse, anzi irritò la ragazza: per la prima volta dopo tanto tempo le fu imposto unopinione altrui, mentre lei aveva la propria.

Non capisci? È unidea nuova, progressista! insisteva Giacomo.

E perché dovrei volere il nuovo? rispose Giulia con calma. Il vecchio mi andava bene.

Ma è il progresso, è il futuro! ribatté lui.

Cominciò a parlare di progresso e di Milano, la città delle opportunità, svelando grandi progetti.

Intanto, a casa di Giulia il gatto Micio si rifugiò sotto il letto, come sempre quando qualcosa lo disturbava. Il nuovo ospite non aveva impressionato nemmeno il felino.

Il trentenne partecipò attivamente alla vita familiare, non solo alle faccende domestiche. Il secondo giorno comprò un tappetino nuovo, gettò via quello vecchio che giaceva sulle scale, e Giulia accettò silenziosa il cambiamento.

Poi apparve una nuova pentola da cucina: la vecchia era poco adatta a cuocere la pappa, si attaccava al fondo. Giulia rimase in silenzio, bevendo il suo caffè con biscotti; la pentola sembrava più per Giacomo, che preferiva colazioni abbondanti.

Giacomo propose di pagare le utenze: Userò acqua e luce, è giusto.

Giulia rifiutò, sentendo unintrusione nella sua spazio personale.

Pagherò lappartamento? chiese, Se non è per me.

Basta così, Giacomo! replicò.

Il parente non rimase inattivo: inviò centinaia di curriculum e sostenne numerosi colloqui, sperando di trovare lavoro.

Nel frattempo, Giacomo iniziò a starnutire, con il naso che colava e una strana eruzione cutanea, proprio quando il periodo di due settimane stava per terminare.

Nessuno se ne andò; anzi, lospite divenne più audace, urlando a Giulia: Perché sei in stivali in cucina? Non è comodo, vero? o Perché hai comprato quel detersivo? Non lo laverai più!

Giulia si sentì una signora rotonda e cominciò a pensare che non fosse più lei la padrona di casa, ma Giacomo, mentre Micio rimaneva un ospite temporaneo, nascosto sotto il letto.

Alla fine, Giacomo ricevette una telefonata: era stato assunto! Era il diciottesimo giorno del soggiorno, e Giulia iniziò a contare i giorni, sentendosi stanca di lui.

Era un uomo ordinato, simpatico, ma comunque estraneo con le sue abitudini. Il lavoro, buono per Milano, lo rese felice, ma non pronunciò nulla sul suo imminente trasferimento.

Giulia, superando la cortesia, lo invitò a parlare: Ti sei stufato dei padroni, caro?

Lincontro fu fissato per il giorno seguente, ma Giacomo doveva fare una visita medica obbligatoria prima di iniziare il nuovo impiego.

Il giorno dopo Giulia trovò la tavola apparecchiata per una cena di addio.

Una cena daddio? Grazie a Dio! pensò Giulia, sollevata dal non dover aprire una discussione sgradevole.

Il tavolo era allegro: Giacomo versò del vino nei calici e cominciò a parlare.

Allimprovviso, la proposta: Voglio chiederti di sposarmi! esclamò, non per motivi di affari, ma per amore, nonostante fossero parenti.

Credo che potremmo fare una buona coppia! disse con entusiasmo. Non ti dispiace, vero? A questa età il matrimonio deve essere ponderato!

Abbiamo già casa e lavoro! Lamore è un ostacolo se non basato sul rispetto! Ci rispettiamo già!

Giulia ascoltava, bocca aperta, quando Micio uscì da sotto il letto, forse stanco di stare nascosto.

Hai un gatto? chiese lospite, sorpreso.

Sì! rispose Giulia. È la prima volta che lo vedi?

È la prima! Accidenti, ho allergia ai gatti! E al medico mi hanno appena diagnosticato lallergia!

Non hai notato il lettiera? Vedi tutto intorno a te!

Non ci ho mai pensato! Ma, Giulia, dobbiamo fare qualcosa!

Il dottore ti ha prescritto qualcosa? chiese.

Mi ha detto di eliminare la causa, non solo i sintomi! Non posso vivere con un gatto!

Chi ti obbliga? Non vivere!

Come? Sposarsi?

Che matrimonio? La tua allergia non è entrata in testa?

È nostra! affermò Giacomo. Il gatto farà di più!

Mi proponi di farlo addormentare! tuonò Giulia.

È unopzione! Posso pagarti! offrì il cavaliere.

Ti farò addormentare prima di te! rispose, dopo un attimo di silenzio. Basta, vattene! E non parlare a Micio!

Giacomo bevve il vino e se ne andò, lanciando: Non avrei mai creduto in una donna così primitiva!

Addio! rispose Giulia sollevata.

Al suo uscire, la pentola scomparve dalla cucina, ma il tappeto nuovo rimase, probabilmente troppo pesante da trasportare.

La mamma chiamò: Come hai potuto cacciarlo? Il cugino si è già lamentato!

Voleva che mi sposassi! Se sei così buona, sposati tu stessa! Lo trovo disgustoso! rispose Giulia, chiudendo la chiamata.

Nessuno richiamò, forse la questione era chiusa.

E fu giusto, perché chissà se un giorno un altro parente sarà allergico a lei. Hai sentito di mariti che scoprirono lallergia alla forfora della moglie? Non finì bene.

Allora, mamma, se vuoi ancora aiutare, ospita i parenti solo quando sei pronta: chi pensa, fa e paga. E Giulia, con Micio, potrà andare bene.

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