Come ti immagini la cosa, mamma? sbuffò Benedetta. Devo stare due settimane con uno sconosciuto?
Perché sconosciuto? È Giorgio, il figlio di mia cugina Lidia, è nostro parente!
Ti ricordi quando giocavate insieme da piccole? ribatté la madre. Allora eravamo ospiti da loro!
Mamma, sto per i trentanni! Dove sono la mia infanzia? cercava di farsi capire Benedetta. O vuoi ancora farmi sposare?
Non fare scenate: è un parente! Aspetta il suo arrivo, non ti succederà nulla concluse la donna con decisione, poi chiuse la chiamata.
Mia madre ha sempre onorato i legami di sangue: la famiglia è sacra. Così ha improvvisamente imposto a sua figlia il signor Giorgio, che aveva deciso di trasferirsi nella capitale delle opportunità, Milano.
Accoglilo come da famiglia: non è che lo rimossi via, se è parente a Roma!
Benedetta, professoressa di russo e letteratura alle superiori, ricordava bene che lavverbio come da famiglia era il tormentone del famigerato Giovannino Gallo.
Quello che si era fatto famoso per le sue gesta poco… digeribili, come la nonna Cappuccina.
Allora la mamma propose di ospitare il nipote cugino, visto che era così buona. Altrimenti, chi lo vuole fare entrare in una nuova casa?.
Ma la madre viveva con il padre in un monolocale degli anni 60, con una cucina minuscola, talmente stretta che neanche una credenza si infilava. E come farò a sistemare Giorgio? Non ci sei, Benedetta!
Alimentò il clima di Benedetta: da tempo viveva da sola, e un matrimonio lampo non rientrava nei suoi piani.
Il suo precedente matrimonio studentesco era finito a sei mesi, senza figli e senza avventure. Fortuna che il piccolo non era nato! dal primo marito, poi, aveva voluto evitare di avere bambini.
Con lavvicinarsi dei trentanni, il marito non cera ancora. Ma quella preoccupazione sembrava più dei genitori che di lei: a Benedetta andava tutto bene!
Il suo appartamento, ereditato dalla nonna, era una vecchia butta di Stile Stalin, piena di cose fuori moda ma tutte funzionanti: la lavatrice lavava, il frigo raffreddava, la TV trasmetteva cosa altro ci voleva?
Guadagnava bene, il lavoro la apprezzava, e le amiche non le mancavano. Per non sentirsi sola, cera il gatto Beppe, chiamato così come il cane del cacciatore Pulcino dal famoso libro di Nicolò.
Benedetta preparò una stanza per lospite e, con qualche timore, attese larrivo di Giorgio. Ti piacerà, vedrai! diceva la mamma.
Il parente, davvero, non era nulla di speciale! E, arrivato il giorno, girò lappartamento con cura, controllando tutti gli spazi comuni, come si diceva un tempo.
Che cerchi, non mi sentirò a chiedere? Diamanti? Hai pensato che ti abbia messo un water doro per il tuo arrivo? chiese la padrona di casa.
Voglio solo sapere dove vivrò! rispose luomo.
E se non ti piace, non rimani? incalzò Benedetta, curiosa.
Rimarrò, ma
Ma?
Eh niente!
Allora si sedettero a bere un tè e a conoscersi. Giorgio portò una torta che Lidia gli aveva passato, e comprò un piccolo dolcetto: si rivelò non essere un parassita.
A livello domestico, luomo era un modello: lavava i piatti senza esser sollecitato, cucinava decente, non lasciava pozze in bagno. In sostanza, sembrava educato al water.
Un grazie a zia Lidia e alla prima moglie di Giorgio chi lo saprà il signor era già divorziato.
Ma dai! esclamò lamica Lara, quando Benedetta gli raccontò del nuovo coinquilino. È un marito pronto, devi prenderlo!
Lara sapeva bene cosa diceva: con il suo Leandro si era separata proprio per queste cose.
Ma siamo parenti! E a me non va! ribatté Benedetta.
Che parenti? Come la settima acqua nella gelatina! E come può non piacerti? È forse
un…sciocco? balbettò Lara. No, non è così!
Giorgio era carino, ma non il tipo di Benedetta. I loro ritmi non combaciavano: lei notturna, lui mattiniera.
Benedetta amava una vita lenta, ispirata al detto orientale affrettati lentamente. Lospite, invece, era un vortice di energia, sempre in movimento, con un motore infuocato al posto del cuore.
Il primo giorno la trascinò al teatro, avendo già comprato i biglietti online. Benedetta, che non amava il teatro, accettò per non farlo sentire inutile.
Lei preferiva gli spettacoli depoca su internet; le reinterpretazioni moderne non la colpivano. Nemmeno ora: niente sipario, costumi stravaganti, dialoghi confusi. Il copione non parla del nostro tempo! sbuffò, e il regista non ha nemmeno messo il cibo sul palcoscenico!.
Giorgio, al contrario, restava estasiato, e sulla via di casa cercava di dimostrare a Benedetta che era in torto, argomentando a raffiche.
Ma non convinse; anzi, la mise in crisi: per la prima volta dopo tanto tempo, qualcuno le aveva imposto unopinione diversa da quella sua.
Non capisci? È il nuovo, il progressista! ardeva Giorgio.
E a me cosa ci faccio? rispose tranquilla Benedetta. Il vecchio mi andava benissimo!
Ma è unavanzamento! esclamò lui, iniziando a parlare di città delle opportunità Milano! dei suoi grandi progetti, che sembravano immensi.
Nel frattempo il gatto Beppe si infilò sotto il letto, il suo rifugio quando qualcosa non gli piaceva. Evidentemente anche lui non trovava affascinante il nuovo ospite.
Il trentenne cominciò a partecipare attivamente alla vita di casa, al di là delle faccende domestiche.
Il secondo giorno comprò un tappetino nuovo, gettando quello vecchio che giaceva sulle scale. Benedetta accettò il cambiamento, perché era stato fatto silenziosamente, senza discussioni.
Poi apparve una pentola nuova in cucina: quella vecchia faceva attaccare il porridge al fondo. Benedetta rimase in silenzio, mentre lui la usava per la sua colazione abbondante, non per la sua.
Infine propose di pagare le bollette: Uso acqua e luce, devo contribuire!. Ma Benedetta lo rifiutò, intuendo una pretesa indebita sul suo spazio.
Ma da dove nasce questa idea di pagare lappartamento? chiese. Se non ti lanci a rubare lenergia altrui
Allora, come si suol dire, ci arrangiamo senza i suoi soldi, signor Giorgio!.
Il parente non rimaneva inattivo: inviavano curriculum, faceva colloqui, cera dellavanzamento in vista.
Quando la sua permanenza di due settimane si avvicinava al termine, Giorgio cominciò a starnutire, a perdere muco dal naso, a far comparire eruzioni cutanee. Unallergia inaspettata.
Nessuno partì, anzi, lospite si fece più audace, urlando a Benedetta: Perché hai indossato gli stivali in cucina? È difficile togliersi le scarpe, vero? oppure Perché hai comprato quel detersivo? Non lo si risciacqua mai!.
Benedetta si sentiva una testa di legno. Il gatto Beppe ignorava Giorgio e usciva dal letto solo quando lui non cera.
Allottavo giorno, un telefonino suonò: Hai trovato lavoro, Giorgio! Benedetta contò i giorni: lospite stava diventando una seccatura.
Cera qualcosa di carino in lui: aspetto ordinato, sorriso. Ma era un uomo totalmente estraneo con abitudini proprie.
Lofferta di lavoro era buona, perfetta per Milano. Giorgio ne fu felice, ma non disse nulla sui piani di trasloco.
Benedetta, superando la sua educazione, decise di parlare con il parente incallito: Non vi siete stancati di ospitarmi, signor Giorgio?
Lappuntamento fu fissato per domani, ma lui aveva un controllo medico, necessario per lassunzione.
Il giorno successivo, tornata dal lavoro, Benedetta trovò la tavola imbandita.
È davvero una cena daddio? pensò. Almeno non dovrò affrontare una discussione sgradevole! il suo morale migliorò.
Giorgio, sempre di buon umore, versò del vino nei calici e iniziò a parlare.
Allimprovviso, Benedetta capì: voleva farle una proposta! Non una proposta di affari, ma di matrimonio! E niente, erano parenti.
Secondo me potremmo fare una bella coppia! esclamò, eccitato. Non ti dispiaccio! Anche a noi, a questi anni, servirebbe un impegno serio. Abbiamo casa, lavoro stabile! Lamore è superfluo, limportante è il rispetto, e noi ci rispettiamo!
Benedetta ascoltava, bocca aperta, quando Beppe uscì da sotto il letto, forse stanco di stare nascosto, o forse perché aveva finalmente accettato Giorgio.
Hai un gatto? chiese lospite, sorpreso.
Sì! rispose Benedetta. È la prima volta che lo vedi?
Prima volta! Accidenti, ho allergia ai peli di gatto! Il medico mi ha appena diagnosticato! E ora mi chiedo: da dove?
Non hai notato il lettiera? Noti tutto, eccetto il gatto!
Non ci ho mai pensato! Ma, Benedetta, dobbiamo fare qualcosa!
Il dottore ti ha prescritto qualcosa? Inizia a prenderlo!
Ha detto di curare la causa, non i sintomi! Non vivrò più con un gatto!
E chi ti obbliga? Non vivere!
Cioè, non vivere? E che matrimonio?
Che matrimonio, Giorgio? Lallergia ti ha colpito al cervello?
La nostra! rispose fermamente. Ma il gatto ostacolerà!
Proponi pure di farlo addormentare! sbottò Benedetta.
È unopzione! Posso persino pagarti! offrì lui.
Prima ti addormenterò io! replicò dopo un attimo. E basta guardarmi così, vattene! Lo dico a te, non a Beppe!
Giorgio bevve il vino, si alzò e, prima di uscire, lanciò: Non pensavo fossi così primitiva.
Addio, signor! rispose Benedetta, sollevata.
Il pentolino scomparve dalla cucina. Il tappetino nuovo rimase, probabilmente perché era più comodo da trasportare.
La mamma telefonò: Come hai potuto cacciarlo? Il nipote già si lamenta!.
Voleva farmi sposare! Se sei così buona, sposati tu stessa! Io lo trovo disgustoso! disse Benedetta, chiudendo la chiamata.
Nessuno richiamò: la questione era chiusa.
E giusto così: chissà se la prossima volta qualche parente avrà allergia a lei. Ci sono storie di mariti allergici alla forfora della moglie, con esiti poco felici.
Mamma, se vuoi aiutare, ospita i parenti a casa tua: chi semina, raccoglie. Benedetta e Beppe, così, potranno andare tranquille



