Caro diario,
Oggi ho compiuto quarantadue anni e mi sono ritrovata di nuovo a sentire i sussurri del pozzo del villaggio di San Pietro. La gente del paese mi ha giudicata nello stesso istante in cui il pancione è spuntato sotto il mio cappotto. Vedete, sono vedova da dieci anni, da quando hanno seppellito il mio Luigi, il mio unico marito. E ora mi trovo qui, con la pancia che sembra un simbolo di colpa.
Di chi? sibilano le donne accanto al pozzo.
Chi lo saprà, è una troia! replicano le altre. Tutta tranquilla, modesta ma guarda dove sei arrivata!
Le ragazze dovrebbero sposarsi, e la madre girovagare! continuano a rimproverare.
Io non guardo nessuno. Torno dal lavoro di posta, con la borsa pesante sulla spalla, gli occhi fissi sul terreno, le labbra serrate. Se avessi saputo come sarebbe finita, forse non mi sarei immischiata. Ma come potrei non farlo quando la mia bambina, la piccola Margherita, mi piangeva lacrime di sangue?
Tutto è iniziato con quella figlia, Margherita. Non era una ragazza qualsiasi, era un vero capolavoro, la copia esatta di Luigi, con i suoi capelli biondi e gli occhi azzurri che il villaggio ammirava da sempre. Anche la sorellina, Caterina, è diversa: capelli scuri, occhi marroni, più seria e quasi invisibile.
Io non ho mai sperato in nulla per le mie figlie. Li amo entrambe, le strascico come una donna maledetta. Ho due lavori: di giorno faccio la postina, di sera pulisco una fattoria. È tutto per loro, per le mie bambine.
Ragazze, dovete studiare! le incitavo. Non voglio che passiate la vita nella sporca come me, con la borsa pesante. Dovete andare in città, unirvi alla gente.
Margherita è volata via verso Firenze. Si è iscritta allIstituto Commerciale, dove subito è stata notata. Mi mandava foto: al ristorante, in abiti alla moda. Ed è arrivato anche il fidanzato, figlio di un dirigente. Mamma, mi ha promesso un cappotto! mi scriveva.
Io mi sono rallegrata, mentre Caterina rimaneva in silenzio. Lei, dopo la scuola, è rimasta al villaggio, lavorando come infermiera ospedaliera. Sognava di diventare una vera infermiera, ma i soldi non bastavano. La pensione di vedova e lo stipendio di postina se li erano portati tutti per Margherita e la sua vita cittadina.
Lestate è arrivata e Margherita è tornata, non con la solita chiacchiera rumorosa e i regali, ma silenziosa, verde di tristezza. Per due giorni non ha lasciato la sua stanza, e al terzo giorno, mentre la trovavo in lacrime sul cuscino, ha iniziato a parlare.
Mamma mamma sono sparita
Mi ha raccontato che il suo fidanzato doro laveva tradita e poi abbandonata, proprio al quarto mese di gravidanza.
Laborto è troppo tardi, mamma! urlava Margherita. Che farò? Lui non vuole sapere di me! Ha detto che se parto non mi darà un centesimo! E mi espellerà dallistituto! La mia vita è finita!
Io ero sconvolta, come se un fulmine mi avesse colpito.
Figlia mia non ti sei protetta? chiesi.
Che importa! strillava. Che faccio ora? Lo mando al orfanotrofio? Lo butto via?
Il mio cuore si spezzò. Orfanotrofio? Nipote? Quelle parole mi strozzavano.
Quella notte non ho dormito. Ho vagato per la casa come un’ombra. Allalba mi sono seduta accanto a Margherita.
Stai tranquilla, ne usciamo fuori le ho detto, ferma.
Mamma! Come? Tutti lo sapranno! Che vergogna! ha iniziato a piangere.
Nessuno lo saprà, lo diremo è mio, ho risposto, ma lei non mi credeva.
Mio? Sei pazza? Hai quarantadue anni! mi sgridava.
Mio, ho ribadito. Andrò da una zia in provincia, fingo di aiutarla, e lì vivrò. Tu torni in città e studi.
Caterina, che dormiva dietro una sottile parete, ha sentito tutto. Le lacrime le scendevano a fiumi, provava pietà per me, ma anche rabbia verso la sorella.
Un mese dopo me ne sono andata. Il villaggio ha dimenticato il suo ritorno. Dopo sei mesi sono tornata, non sola, ma con una busta blu in mano.
Ecco, Caterina, ho detto alla figlia pallida, ti presento tuo fratello Michele.
Il villaggio è rimasto a bocca aperta. Ecco la tranquilla Lidia, vedova! hanno ripetuto le donne. Di chi è? Del sindaco?
No, è del vecchio agronomo! Un uomo rispettabile, solo, ho risposto, ignorando i pettegoli. La vita è ripartita, ma era dura. Michele era agitato, urlante, e io mi sentivo cadere a terra, con la borsa da postina, la fattoria e ora le notti insonni. Caterina aiutava come poteva, lavava pannolini in silenzio, cullava il fratellino. Dentro di me ribolliva una tempesta.
Margherita continuava a scrivermi da Firenze. Mamma, come stai? Mi manchi! Non ho soldi, sto a malapena, ma presto ti mando qualcosa! Dopo un anno mi sono arrivati cento euro e dei jeans per Caterina, due taglie troppo grandi per lei.
Io giravo a vuoto, Caterina al mio fianco, la sua vita e la mia scivolavano verso labisso. I ragazzi la guardavano, poi la lasciavano. Chi voleva una sposa con un dote così? Madre mondana, fratello un barbone…
Mamma, ha detto Caterina quando aveva venticinque anni, possiamo parlare?
Che fai, figlia mia! Non! Non possiamo! Romperemmo la vita a Margherita! ho esclamato.
Margherita, davvero, si era sistemata. Si era laureata, sposata con un commerciante, emigrata a Roma. Mi mandava foto dallEgitto, dalla Turchia, dal centro di Roma. Non chiedeva nulla sul fratello. Io le scrivevo: Michele è al primo anno, prende cinque. Lei rispondeva con giocattoli costosi e inutili per il villaggio.
Gli anni sono volati. Michele ha compiuto diciotto anni, è cresciuto alto, con gli occhi azzurri di Margherita. È allegro, laborioso, non ha dubbi su di me, né su Caterina. Caterina, ormai, era diventata direttrice infermiera dellospedale di provincia. La chiamavano vecchia vergine, ma lei portava sulla sua spalla il peso di me e di Michele.
Michele ha concluso il liceo con una medaglia.
Mamma! Vado a Roma! Vado alla Facoltà di Ingegneria! ha annunciato.
Il mio cuore ha sobbalzato. Roma dove è Margherita.
Forse alluniversità regionale? ho proposto timidamente.
No, mamma! Devo farcela da solo! Ti faremo vedere, Caterina! Vivremo in un palazzo! ha riso.
Il giorno della sua laurea, una lussuosa auto nera è arrivata davanti al cancello. Dal cofano è scesa Margherita.
Lho guardata, quasi in sogno. Aveva quasi quarantanni, ma sembrava una copertina di rivista: magra, vestita di un elegante completo dorato.
Mamma! Caterina! Ciao! ha cantato, baciandomi sulla guancia. Dove?
Ha guardato Michele, che stava pulendo le mani con un panno nel capanno.
Margherita si è fermata, le lacrime le hanno inondato gli occhi.
Buongiorno, sono Margherita, la sorella, ha detto Michele con cortesia.
Seduti nella nostra casa, Margherita ha tirato fuori una bustina di sigarette sottili.
Mamma ho tutto. Casa, soldi, marito ma non ho figli. Ho provato la fecondazione assistita, i medici nessun risultato. Mio marito è arrabbiato. Non ce la faccio più.
Perché sei venuta, Margherita? ha chiesto Caterina, quasi a voce bassa.
Per mio figlio, ha risposto con gli occhi pieni di pianto.
Sei impazzita? Che figlio? ho chiesto, sconvolta.
Mio! Lho partorito! Ho contatti! Lo farò entrare alluniversità, gli comprerò un appartamento a Roma! Mio marito è daccordo! Gli ho raccontato tutto! ha gridato.
Hai raccontato a lui di noi? Di come mi hanno tacciato di disonore? Di Caterina? ho chiesto, incredula.
Caterina rimane in paese, non farà nulla! Michele ha un futuro! Mamma, dammi il bambino! Mi hai salvata, ora restituiscilo! ha implorato.
Lui non è un oggetto da restituire! È mio! Lho allattato di notte, lho cresciuto! ho urlato.
Allora è entrato Michele, pallido come un quadro, e ha sentito tutto.
Mamma? Caterina? Di che cosa parla? Quale figlio?
Michele! Il bambino! Io sono tua madre! Capisci? La tua vera madre!
Michele ci ha guardati come se avessimo mostrato un fantasma, poi ha guardato me.
È vero? ha chiesto, la voce tremante.
Ho coperto il viso con le mani, piangendo senza sosta.
Caterina, silenziosa finora, è saltata in piedi e ha sfreggiato la guancia di Margherita con una mano così forte da farla volare contro il muro.
Bestia! ha urlato, e in quel grido cerano diciotto anni di umiliazione, una vita frantumata, il dolore di una madre. Mamma? Che madre sei? Lhai abbandonato come un cucciolo! Sapevi che, per colpa tua, non potevo più girare per il villaggio senza che la gente mi puntasse il dito! Sapevi che il tuo peccato mi ha lasciata sola, senza marito, senza figli! E tu torni qui a prendere qualcosa?
Caterina, ferma! ho sussurrato.
Basta! Basta di sofferenze! ha continuato Caterina, girandosi verso Michele. Questa è tua madre, la donna che ti ha spinto sulla mia, perché a Roma avessi cose da fare. È tua nonna, la donna che ha schiacciato la vita per noi due!
Michele è rimasto in silenzio a lungo, poi si è avvicinato a me, si è messo in ginocchio e mi ha avvolto in un abbraccio.
Mamma ha sussurrato. Mamma mia.
Ha alzato lo sguardo verso Margherita, che si era accasciata contro il muro, stringendosi la guancia.
Non ho una madre a Roma, ha detto con voce ferma. Ho una sola madre. È qui. E una sorella.
Si è alzato, ha preso la mano di Caterina.
Andate via, signora, ha detto, Andate via tutti.
Michele! Figlio mio! ha guaito Margherita. Ti darò tutto!
Io ho già tutto, ha risposto Michele. Ho una madre, una sorella. Voi non avete nulla.
Margherita è partita quella sera. Il suo marito, che aveva osservato tutta la scena dallauto, non è sceso. Dicono che un anno dopo lha lasciata. Ha trovato unaltra donna che gli ha dato un figlio. Margherita è rimasta sola, con i suoi soldi e la sua bellezza.
Michele non è andato a Roma, ma ha studiato ingegneria alluniversità regionale. Mamma, qui ho bisogno di una casa, dobbiamo costruirne una nuova.
Caterina? Caterina è rinata. A trentotto anni è fiorita e lagronomo del quale parlavano le donne del paese lha notato. Un uomo rispettabile, vedovo, ha iniziato a guardarla. Io la guardavo, piangevo, ma ora piango di felicità. Il peccato era stato grande, ma il cuore di una madre non si riempie di rimorso, si riempie di perdono.






