Il presentimento della sventura: una madre italiana, un figlio adorato e la lotta disperata contro la malattia tra ospedali, speranze e solidarietà — il viaggio di Yulia da una notte d’ansia all’abbraccio miracoloso della vita nel cuore di una famiglia italiana

PRESAGIO DI DISGRAZIA

Guarda, ti racconto una cosa che mi ha davvero toccato. Sai, quella notte Rosa si svegliò di colpo, nemmeno la luna faceva luce. Non riusciva più a prendere sonno, che fosse stato un brutto sogno o solo uninquietudine inspiegabile, non lo sapeva nemmeno lei. Sentiva un peso enorme sul petto e le lacrime le scendevano senza che ne capisse il motivo. Aveva il fiato corto e un presagio terribile di qualcosa di brutto che stava per succedere, che la travolgeva come unondata gelida.

Si avvicinò pian piano alla culla dove dormiva il suo piccolo figlio, Tommaso. Nel sonno il bimbo sorrideva e faceva strani versetti con la bocca. Rosa gli risistemò la copertina e andò in cucina. Fuori era completamente buio.

Rosa, non riesci a dormire di nuovo? Sentì alle sue spalle la voce di Federico.

Ancora questa storia! Non ci capisco niente, Fede, non so cosa mi stia succedendo rispose piano, quasi sussurrando.

Dai, forse è quella famosa depressione post parto! provò a sdrammatizzare lui.

Ma dai, Tommaso ormai ha sei mesi, non è mai arrivata la depressione e ora dovrebbe iniziare così allimprovviso?

Non pensarci, sarà un mix di ormoni e stanchezza… tutto si sistemerà!

Fede, però ho paura gli disse stringendosi a lui.

Andrà tutto bene! la rassicurò, abbracciandola forte.

Dopo tre settimane, Rosa fu chiamata dalla pediatra del consultorio. Era appena tornata dai controlli di routine per i sei mesi di Tommaso: avevano fatto gli esami, visto i medici. La chiamata dalla segretaria la prese di sorpresa.

È successo qualcosa? chiese Rosa, subito agitata.

Rosa, non si preoccupi, la dottoressa le parlerà direttamente… la rassicurò.

Allambulatorio, come sempre, cera fila. Ma quellinquietudine tornava a morderle dentro. Quando finalmente entrarono, Rosa era sulle spine.

Si sieda, Rosa De Luca, devo parlarle disse la dottoressa a bassa voce. Non si spaventi, servono solo ulteriori esami.

Ma cosè successo? sussurrò Rosa, sentendo che il presagio stava per avverarsi.

Gli esami di Tommaso non sono a posto. I leucociti sono troppo alti, e anche altri valori sono preoccupanti. Bisogna rifare il prelievo in una struttura specializzata.

Dove, esattamente? chiese Rosa, la voce rotta.

AllOspedale Oncologico di Firenze rispose il medico.

Rosa non si ricordava nemmeno come tornò a casa. Federico l’aspettava già, era corso via dal lavoro appena ricevuto il suo messaggio.

Rosa, cosè successo? chiese, vedendola così stravolta.

Le lacrime scendevano, ma lei pareva nemmeno accorgersene:

Ci mandano alloncologico per accertamenti… sussurrò, come se stesse pronunciando una condanna.

Ma forse è solo un controllo, magari non è niente provò a rassicurarla Federico.

Non bastano i controlli, rispose lei quasi senza voce, io lho sentito, sapevo che stava arrivando qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa…

Rosa strinse a sé Tommaso e pianse forte. Il bimbo si muoveva nel letto; ancora non sapeva niente di quello che stava succedendo intorno a lui.

Leucemia acuta disse il vecchio medico guardando bene i risultati degli esami. Bisogna cominciare subito la terapia.

Rosa crollò. Era inconcepibile. Facevano la chemio senza di lei. Tommaso era in terapia intensiva, Rosa fuori dalla porta a pregare.

Torni a casa, signora la supplicava linfermiera tanto oggi non la fanno entrare…

Non ce la faccio, senza il mio bambino!

Rosa e Federico si erano sposati otto anni fa. Per un sacco di tempo non riuscivano ad avere figli: visite, analisi, consulti, ma nulla di anomalo. Però, niente, la cicogna non arrivava. Poi, dopo otto anni, la notizia. Sarebbe stato il periodo più felice e ansioso della loro vita. Federico la trattava come una regina, non doveva alzare nemmeno una bottiglia dacqua Lultimo mese di gravidanza, Rosa laveva passato in ospedale perchè cera rischio di parto prematuro. Ma poi, sei mesi fa, ecco finalmente Tommaso. Lo avevano chiamato così per onorare il papà di Federico, che era morto anni prima in un incidente dauto.

Rosa, non si mette il nome di uno che è morto tragicamente al figlio! la rimproverava la nonna appena saputo.

Basta, nonna, sono tutte superstizioni! le diceva Rosa, felice e decisa a vivere il suo momento

Rosa era accanto al lettino. Tommaso in un mese era diventato uno spettro, le guance pallidissime, le occhiaie profonde. Rosa piangeva, non aveva più lacrime da asciugare. La stanza sterile, in cui la facevano entrare solo dopo una scenata con il primario lui non voleva rischiare infezioni, il piccolo era senza difese ormai. Ma Rosa non ci stava più: o stava col figlio, o impazziva. Alla fine la fecero entrare. Guardava suo figlio mentre dormiva, senza distogliere lo sguardo neanche per un secondo.

Certi interventi qui non li facciamo, disse il primario, dottor Gentile, il giorno dopo.

E dove li fanno? Rosa ormai aveva deciso, nulla la fermava.

In Israele. Solo lì possono provare a salvare il suo bimbo. Ma costa tantissimo.

Troveremo i soldi. Mi prepari tutti i documenti, la prego.

Pochi giorni e le carte erano già in una clinica specialistica di Tel Aviv. Noi non ci rendiamo conto, ma la risposta arrivò subito: pronti a operare Tommaso, ma servivano più di 250.000 euro.

Rosa, anche se vendiamo la casa e la macchina non facciamo neanche un quarto! sospirava Federico. Ho messo gli annunci ovunque, ma non è una cosa che si risolve in un attimo.

Non abbiamo più di due mesi! Rosa, disperata, non sapeva più cosa inventarsi.

Tutti aiutavano come potevano: al lavoro di Federico, di Rosa, in chiesa, nei bar, nel paese, ovunque. Il Comune ci mise del suo, e i volontari raccolsero una bella cifra. Meno della metà, ma mancava poco e non si poteva aspettare oltre.

Rosa, vai tu con Tommaso! diceva Federico tutto il resto lo mando appena posso, magari qualcuno compra la casa.

Anche nel paese, tutti si facevano in quattro, ma quella cifra era fuori portata.

I documenti in regola, Rosa e Tommaso presero il volo per Israele. I soldi erano pochi, ma si doveva sperare. Tommaso iniziò subito le visite, esami, preparazioni per lintervento. Rosa cercava di non pensare a dove trovare il resto; sperava in un miracolo. Tra un mese sarebbe stato il primo compleanno di Tommaso.

Nella stanza accanto cera anche unaltra mamma, con il suo bambino di tre anni. Scoprirono di essere entrambe toscane, la mamma si chiamava Agnese e il suo bimbo Matteo. Loro ce lavevano fatta a raccogliere tutto, ma la situazione era persino più grave: a Matteo la diagnosi di leucemia era arrivata tardi, la malattia ormai galoppava, e ogni volta lintervento veniva rimandato.

Dai, non piangere, Rosa! la incoraggiava Agnese Vedrai che tornerai con Tommaso al circo, allo zoo! Io con Matteo lanno scorso ci siamo stati, sembrava impazzito per gli orsi! Non sapevo nemmeno che stava male… Allo zoo la prima volta sangue dal naso, non riuscivo a fermarlo. Mi sono spaventata… Poi si è ripetuto e ripetuto, e solo dopo sono corsa allospedale. Ma ormai era il terzo stadio. Come ho fatto a non accorgermene prima!

Agnese, non piangere… Andrà tutto bene, ci torneremo insieme con i bimbi allo zoo! ora era Rosa che provava a confortarla.

Ma io lo vedevo che non era più lo stesso! Pochi chili, stanco, mangiava male, sempre debole! E mia madre me lo diceva pure! Ma io non volevo crederci… piangeva Agnese. Rosa non trovava parole per consolarla, davvero.

Qualche giorno dopo, a Matteo peggiorò tutto di colpo. Fu portato durgenza in terapia intensiva. Agnese non la fecero entrare. Si piazzò fuori dalla porta e pianse tutte le sue lacrime.

Agnese, vieni, riposati provava a trascinarla Rosa.

Devo stare qui! Così Matteo lo sente che mamma cè! Questo lo aiuta! rispondeva lei.

Ma lo sente lo stesso che sei qui, credimi. Vieni…

Niente, non si muoveva. Uninfermiera le fece un calmante. Da allora rimase col viso spento e vuoto, ad aspettare un segno dallinterno. Sulle labbra solo una speranza muta.

Verso sera Federico chiamò. Rosa teneva in braccio Tommaso, cullandolo. Ogni minuto, ormai, voleva goderselo tutto, non si sapeva quanto tempo ancora restasse.

Rosa, sono riuscito a trasferire cento mila euro, più di così per ora niente. Oggi sono venuti due ragazzi a visitare la casa, ho abbassato il prezzo. Dicono che in due giorni ci faranno sapere.

Va bene rispose appena. E tu…

Un urlo disperato dal corridoio la interruppe. Le scivolò di mano il telefono. Tommaso si svegliò e si mise a piangere. Rosa lo accarezzò e, appena si riaddormentò, corse nel corridoio. Sapeva già cosa era successo, ma non voleva crederci. Lì per terra, in ginocchio, Agnese urlava nel dolore più nero: le infermiere intorno, provavano a calmarla, a darle qualcosa. Ma lei era inconsolabile. Rosa la abbracciò, piangendo con lei.

Agnese, forza! Devi andare avanti, per Matteo!

Ma perché? Mio figlio è morto! È colpa mia! Come faccio io a vivere con questo peso?! urlava.

Rosa rimase con lei finché linfermiera non le fece unaltra puntura. La riportò in stanza, ormai spenta.

Che riposi un po, disse il medico di turno, avrà tempo per piangere.

Quella notte Rosa non chiuse occhio. Rimase vicino al lettino di Tommaso, a guardarlo, quasi a voler riempirsi gli occhi di lui per sempre…

La mattina dopo, Agnese entrò, diversa. Non piangeva più, ma sembrava invecchiata di dieci anni. Cera uno sguardo vuoto nei suoi occhi, senza più speranza. Le due donne si abbracciarono a lungo.

Vi auguro ogni bene, sussurrò Agnese al momento dei saluti, voi avete una possibilità, sfruttatela. Ora devo solo occuparmi di Matteo: il funerale, i nove giorni, i quaranta Metterò un cuscino di fiori sulla tomba, poi e le passò una busta sigillata, scuotendo le mani tremanti . Leggila dopo, non riesco a dirti tutto ora.

Certo rispose piano Rosa.

Quando Agnese se ne andò, Rosa si sentì persa. Tommaso era stato portato alle terapie.

A quel punto Rosa aprì la busta:

Cara Rosa, la calligrafia tremava io voglio più di tutto che Tommaso viva. Che viva anche per il mio Matteo: che cresca, impari, corra, sia felice. Che giochi a calcio e impari a sciare a Cortina. E per favore, portalo allo zoo di Firenze e saluta per me il grande orso nero! le lacrime rigavano la pagina e Rosa dovette asciugarsi gli occhi per proseguire . Voi avete una seconda possibilità. Nella busta ci sono i soldi per loperazione. Matteo non ne avrà più bisogno; che possano servire a Tommaso per guarire.

Rosa scoppiò a piangere, di gioia e di dolore insieme. Ora aveva i soldi per operare il suo piccolo, ma al prezzo più caro.

Federico, non cè bisogno di vendere più la casa! disse il giorno dopo al telefono. Tommaso e io dobbiamo pur avere un posto dove tornare.

E i soldi?

Li abbiamo. Va tutto bene.

Fu la prima volta dopo tanto che lui tornò a sorridere: sentì in Rosa una forza nuova, quella che fa sperare davvero che tutto si sistemerà. Anche lei ormai ci credeva.

Loperazione venne fatta il giorno dopo il compleanno di Tommaso. Un anno esatto. Come Agnese, anche Rosa passò le giornate davanti alla porta della rianimazione, in attesa. Stavolta, però, le cose andarono bene. Dopo qualche giorno poterono finalmente stare nella stessa stanza. Rispetto a tutto quello che avevano passato, il mese di quarantena e la lunga riabilitazione erano ormai poca cosa. Limportante era che lintervento fosse riuscito. I medici parlavano di ottimi segnali.

Tommaso pian piano riprendeva vita: tornava curioso verso i giocattoli, mangiava a pezzettini, sorrideva. Quando la prima volta pronunciò mamma, Rosa rimase a occhi lucidi. Era davvero un miracolo.

Losso! diceva Tommaso, indicando tutto contento il grande animale nero nella gabbia.

No, amore, si dice orso! rideva Rosa, correggendolo.

Erano andati proprio allo zoo di Firenze, lo stesso dove Matteo aveva passato un pomeriggio bellissimo con Agnese.

Ciao, orso, saluti da parte di Matteo! mormorò Rosa rivolgendosi allanimale.

Tommaso correva felice, mangiava il gelato e si faceva portare sulle spalle da suo padre, curioso verso tutto. Ora la sua vita era fatta di gioie semplici e nuove scoperte. Lospedale era ormai alle spalle, e solo a volte, la notte, Rosa si svegliava per controllare che Tommaso respirasse tranquillo. Lansia le passava. Davanti avevano di nuovo la vita non solo per Tommaso, ma anche per quel bambino speciale che gli aveva regalato una possibilità.

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