Il ritorno di Giulia al paese per le feste tra emozioni, sorprese e una proposta di matrimonio inaspettata nella magica atmosfera della Vigilia: il mistero al tavolo del loro caffè, la gelosia, la riconciliazione e la gioia di tutta la famiglia riunita sotto le luci dell’albero di Natale

9 dicembre

Oggi sono tornata a casa, finalmente. Sono scesa dallautobus con le borse pesanti, con le mani che mi tremavano dallemozione e dalla fatica. Ho respirato il freddo dellaria di dicembre a Siena la mia città, la mia oasi, dopo mesi trascorsi a Firenze per luniversità. Quando ho aperto la porta, ho gridato: Sono a casa! e subito mi sono trovata tra gli abbracci di mamma, papà e nonna.

Eleonora, tesoro! ha esclamato mamma con una lacrima di gioia agli occhi. Sentivamo che stavi per arrivare! Tutti si sono raccolti attorno a me; era come ritrovare il punto di origine dopo essere partita per un viaggio lunghissimo.

Quando la sera ci siamo seduti intorno al grande tavolo della cucina, tra i profumi rustici del sugo e dellolio toscano, qualcuno ha bussato alla porta. Saranno sicuramente i vicini, venuti a salutarci! ha detto mamma con unalzata di spalle, andando ad aprire. Ma non è tornata sola: con lei cerano… degli ospiti. Il mio cuore si è fermato: mi sembrava impossibile quello che vedevo.

***

Ricordo bene come era cominciata questa mia nuova vita da fuorisede. Guardavo fuori dal finestrino dellautobus, in silenzio, piena di nostalgia per Siena e le sue mura antiche. Sulle ginocchia stringevo una grossa borsa scozzese, carica solo dello stretto indispensabile, ma già ingombrante. La nonna aveva infilato sopra, tra i maglioni, una sacchettata di cantucci caldi; lodore dolce dellanice riempiva lintero autobus.

Non ce la feci a resistere, aprii la cerniera e tirai fuori due cantucci dorati e croccanti. Seduto accanto a me, cera un ragazzo che avevo visto salire pochi paesi prima. Mi aveva ceduto il posto al finestrino senza che gli chiedessi nulla un gesto gentile che mi aveva fatto subito simpatizzare. Vuoi uno? gli chiesi, offrendogliene uno. Lui annuò, sorridendo con genuina golosità.

Sono Eleonora, mi presentai. Io sono Matteo! Vai a Firenze per luniversità? Già. Qui non cè né politecnico né università, solo scuola per agricoltori: non sono fatta per il trattore, scherzai. Anchio vado in città a studiare, sospirò lui, Ma adoro il paese, la vita semplice mi piace. Firenze era lontana ancora quattro ore di viaggio; chiacchierammo a lungo, ci scambiammo i numeri, poi ognuno andò verso la propria nuova casa.

***

I giorni passarono in fretta, tra esami e preoccupazioni. Sia io sia Matteo superammo le selezioni per i nostri corsi, felicissimi. Le ansie e le paure sembravano già lontane; ora cerano solo sogni e progetti davanti.

Un pomeriggio mi chiamò Matteo: Eleonora, ciao! Perché non festeggiamo insieme lesame in un bar?

Accettai subito. Mi piaceva stare con lui, era affidabile, semplice, senza quellaria di superiorità che a volte si trova in città. Ci incontrammo in centro, in quel bar dal nome buffo: Il Rinoceronte. Stavamo vicino alla finestra, guardando i battelli che attraversavano lArno mentre le voci delle guide turistiche echeggiavano tra i tavoli.

Chissà perché si chiama Il Rinoceronte? domandai allimprovviso. Matteo scoppiò a ridere: Perché chi mangia qui alla fine diventa grosso come uno! Non è unidea folle, risposi, mordendo con gusto una fetta di torta. Quel locale diventò il nostro posto, la frase tra noi era sempre: Ci vediamo al solito posto.

Quella sera ci scambiammo il primo bacio. Dolce, intenso, da ricordare per sempre.

***

Col passare del tempo, Matteo divenne la mia persona, il punto di riferimento. Nessuno era più vicino a me, tranne i miei genitori, ovviamente! Dopo il terzo anno, Matteo mi disse: Eleonora, perché non vieni a vivere con me? Destate ci sposiamo!

Mi stai facendo la proposta in questo modo? dissi ridendo.

Più o meno! rispose lui. Beh, allora, come in quei vecchi film, dovrei chiederti: Non ti preoccupa vedermi sempre davanti agli occhi? ridevo, prendendolo in giro.

Vieni pure quanto vuoi! Matteo mi abbracciò in mezzo alla strada.

Tornai a casa nella stanza in affitto che dividevo con altre due ragazze tutta leggera e allegra. Cè qualcosa di speciale oggi in te! disse la mia coinquilina Giulia, Racconta subito!

Ebbene ragazze, risposi ballando per la camera, Credo che presto vi lascerò per andare a vivere da Matteo! esclamai.

Ci inviterete al matrimonio? domandò entusiasta laltra amica, Federica. In estate, sì! Per ora solo conviviamo.

Giulia protestò subito: Non farlo, Eleonora! Da qui a luglio può succedere di tutto! Perché la fretta?

Io ridevo: Giulia, sei come la nonna! Ormai convivere è normale per tutti!

Non sono vecchia! Mia mamma è avvocato, so come finiscono queste cose… si offese Giulia.

Va bene, non offenderti! Era una battuta, conciliavo.

***

Pensavo che tutte queste discussioni sulla convivenza fossero sciocchezze; io e Matteo eravamo innamorati, non importava il timbro in comune. Però il seme del dubbio, piantato dalle amiche, aveva cominciato a crescere lentamente nella mia testa, e rimandavo sempre il trasferimento da Matteo.

E con il tempo, anche lui smise di insistere.

***

Era metà dicembre, passeggiavamo tra le luci della città addobbata per Natale. Il freddo era pungente, i viali di Firenze sembravano un quadro sotto la neve. A un certo punto, ci trovammo davanti Il Rinoceronte.

Perché non entriamo? Io e Matteo amiamo stare qui! proposi. Eccolo, lì seduto! disse Federica con voce cupa, indicando il tavolo di sempre.

E infatti cera Matteo, con una ragazza più giovane accanto. Sorridevano, scherzavano, lei rideva allegra.

Mi voltai senza dire nulla. Forse torno a casa, dissi a voce bassa. Andiamo con te! dissero subito le mie amiche.

A casa cercarono di convincermi che quella scena non voleva dire nulla, che non si può diventare gelose per così poco. Ma la dolcezza con cui Matteo guardava quella ragazza, proprio dal nostro tavolo, nel nostro locale… Mi sembrava una piccola pugnalata.

Smettei di rispondere alle sue chiamate, e quando veniva a cercarmi, pregavo le ragazze di dire che non cero.

Un giorno, Matteo mi fermò alluniversità: Eleonora, che succede? Cè qualcun altro?

Mi arrabbiai: Hai il coraggio di chiedermelo? Bravo a scaricare la colpa sugli altri! Mi liberai dalla sua mano e corsi via dentro la facoltà.

***

Avevo anticipato la sessione e per Capodanno sono tornata a Siena. Mi sembrava di respirare meglio sotto quel tetto. Scesa dallautobus, il paese era uno splendore: neve bianca ovunque, i tetti brillavano nel sole, il fumo salendo dai comignoli. Mi sono guardata attorno: la grande abete davanti alla recinzione sembrava più alto e folto, e decorato come quando ero bambina.

Buon anno! dissi entrando.

Eleonora, tesoro! Tutti mi vennero incontro. Lo avevamo sentito nel cuore che arrivavi.

Quel giorno fu pieno della gioia dei ritorni. Peccato solo che il sole tramontasse presto.

Ma almeno accendiamo le luci dellalbero! scherzò papà.

La sera, riuniti al tavolo, un nuovo colpo di scena: bussarono. Devessere qualche vicino che viene a fare gli auguri, disse mamma, andando ad aprire. Ma tornò accompagnata… da Babbo Natale e una aiutante.

Matteo? chiesi incredula vedendo che la sua aiutante era proprio quella ragazza del bar. Come mi hai trovata? E cosa vuol dire tutto questo?

Matteo esplose in una risata fragorosa, seguito dalla ragazza.

Le tue amiche mi hanno detto dove cercarti. E voglio presentarti: questa è la mia sorellina, Sofia!

Sorella? domandai quasi sussurrando. Certo! confermò Sofia. Non si vede forse la somiglianza?

Un peso enorme mi cadde dal cuore. Quante idee sciocche che ho avuto! Bastava parlare chiaro, pensai.

Matteo non si fermò: In presenza di tutta la famiglia e della mia rappresentanza ufficiale Eleonora, vuoi diventare mia moglie? Tirò fuori dalla giacca una scatolina e mi mostrò lanello.

Sì, certo che accetto! lo abbracciai ridendo e piangendo. Questo è davvero il miglior Capodanno della mia vita!

E ce ne saranno molti altri, Eleonora basta che dora in poi parliamo chiaro invece di fraintenderci!

Sì, promesso! risposi.

Che strano, come le storie possono cambiare semplicemente guardandole sotto una luce nuova; la felicità è fatta anche di piccole parole, detti e non detti, che trovano il coraggio di uscire fuori.

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Il ritorno di Giulia al paese per le feste tra emozioni, sorprese e una proposta di matrimonio inaspettata nella magica atmosfera della Vigilia: il mistero al tavolo del loro caffè, la gelosia, la riconciliazione e la gioia di tutta la famiglia riunita sotto le luci dell’albero di Natale