Giulia scese dall’autobus, borse pesanti in mano e una determinazione che solo chi affronta la vita quotidiana può vantare. Sono a casa! gridò spalancando la porta con la stessa enfasi di una diva che rientra dopo anni di tournée. Giulia, tesoro! La famiglia si precipitò verso di lei. Sentivamo che saresti arrivata oggi! E, diciamolo, certe sensazioni la mamma le ha più forti di Google Maps.
La sera, seduti tutti intorno al grande tavolo della cucina, qualcuno bussò alla porta. Sicuro saranno i vicini venuti a fare gli auguri, sospirò la mamma, incerta se sentirsi onorata o rassegnata, e andò ad aprire. Quando tornò, non era sola, ma accompagnata da… dei visitatori. Giulia guardò chi entrava nella stanza e per poco non fece cadere il bicchiere: non poteva credere ai suoi occhi.
***
Giulia fissava il finestrino del pullman, lo sguardo un po malinconico rivolto alle campagne lombarde che si allontanavano. Sulle ginocchia, una borsa a quadri modello nonna approved, tenuta stretta a sé come un tesoro. Aveva portato solo il necessario, ma la borsa sembrava una valigia di Mary Poppins, anche perché la nonna ci aveva infilato un sacchetto di panzerotti caldi che invadevano lautobus con un profumo che avrebbe fatto cedere chiunque a dieta.
Giulia non resistette, aprì con un click la borsa e tirò fuori due panzerotti dorati.
Ne vuoi uno? chiese al ragazzo accanto, che probabilmente era salito alla fermata di qualche paesino sperduto. Il giovane le aveva ceduto il posto vicino al finestrino senza nemmeno battere ciglio: cosa che, si sa, in Lombardia equivale a gesto damore e cortesia.
Eccome! annuì lui, già con la saliva a rischio di goccia.
Io sono Giulia!
Piacere, Stefano! Vai a iscriverti anche tu?
Sì! Da noi, in Brianza, ci sono solo scuole per diventare meccanici agricoli. E io, con le mani nei motori… lasciamo stare.
Anche io vado a iscrivermi! sospirò Stefano. Però, in paese, mi piace stare.
Quattro ore di viaggio, sufficienti per diventare amici al punto che, appena scesi dal pullman, si scambiarono i numeri. Poi ognuno verso la propria destinazione, promesse di sentirsi.
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I giorni tra esami e trafile burocratiche passarono in un lampo. Giulia e Stefano furono ammessi ai rispettivi alma mater e festeggiarono come due vincitori della Lotteria Italia: stress, ansie ed esami rimasti solo un ricordo. Adesso, solo sogni e speranze a colazione.
Giulia, ciao! telefonò una sera Stefano. Che ne dici di festeggiare da La Focaccia Felice?
A Giulia non sembrava vero. Se non altro Stefano la faceva ridere, era di compagnia e le sembrava uno di famiglia. Insomma, mica come certi milanesi imbruttiti.
Si videro al centro di Milano, nel locale noto per il nome buffo: La Focaccia Felice. Seduti vicino alla vetrata, osservavano i battelli che scivolavano sui Navigli, con le guide che urlavano storie improbabili ai turisti.
Chissà perché si chiama La Focaccia Felice? chiese Giulia allimprovviso.
Stefano rise: Forse perché chi mangia qui, alla fine somiglia a una focaccia: morbido e farcito!
Non si può darti torto! rise Giulia, mordendo una tortina.
Tornavano spesso nel loro posto fisso e si davano appuntamento dicendo: Ci vediamo alla nostra focaccia.
Quella sera si scambiarono il primo bacio: tenero, sincero e Giulia, da allora, ricordò sempre quel momento come linizio di qualcosa di speciale.
Col passare del tempo, Giulia e Stefano si frequentavano sempre di più; lei sentiva che, a parte i genitori (ovviamente!), nessuno avrebbe potuto esserle più caro al mondo.
Senti, Giulia, che ne dici di venirti a vivere da me? propose un giorno Stefano, ormai al terzo anno. E poi, in estate, magari ci sposiamo!
Ma questa è una proposta? rise Giulia, citando una scena di un vecchio film italiano. E se ti scocciassi di vedermi sempre tra i piedi?
Puoi camminare avanti e indietro quanto vuoi! rise Stefano, facendo roteare Giulia per strada sotto lo sguardo dei passanti divertiti.
Di ritorno allappartamento in affitto, dove viveva con altre due ragazze, Giulia era praticamente sulle nuvole.
Ma che hai oggi? Emanazioni di felicità a tutto spiano! Racconta! chiese la coinquilina Vera.
Ragazze! Presto mi sa che trasloco da Stefano! trillò Giulia.
Allora ci inviti al matrimonio? gioì Marina, laltra coinquilina.
No, il matrimonio sarà in estate! Per ora conviviamo vediamo come va!
Giulia, non iniziare! Aspetta lestate! Chi lo sa come va a finire? Stai bene con noi, no? brontolò Vera.
Giulia rise: Vera, sei la nonna reincarnata! Da tempo ormai si fa così!
Non sono mica una vecchia! si difese Vera. Solo che mia mamma è avvocato, so come va a finire con queste convivenze
Dai, Vera! Era una battuta… non te la prendere.
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Giulia credeva fermamente che i discorsi sulla convivenza fossero sciocchi e che “la firma non conta, conta il cuore”, e che lamore suo e di Stefano fosse “uno su un milione” però il seme del dubbio, piantato dalle amiche, cresceva.
Prese a rimandare il trasloco; Stefano smise di insistere.
Una sera di dicembre, coperte dalla neve e dal freddo, Giulia e le amiche si trovarono davanti a La Focaccia Felice.
Dai, entriamo, qui ci portavo sempre Stefano! propose Giulia.
Sì, ma guarda là, sembra proprio lui disse Marina, indicando la vetrata.
Giulia voltò la testa: Stefano era seduto al solito tavolo, ma di fronte a lui una ragazza più giovane. Ridevano, chiacchieravano… e la scena colpì Giulia come un sasso contro il parabrezza.
Giulia si girò senza dire nulla.
Vado a casa sussurrò.
Aspetta, veniamo anche noi! corsero Vera e Marina.
A casa, le amiche cercarono di consolarla: che non significava niente, che non si dovrebbe essere gelosi a priori, che magari era solo una coincidenza Ma Giulia ricordava lo sguardo di Stefano verso la sconosciuta affettuoso, intenso e nel loro locale, al loro posto.
È come se mi avesse tradito! pensava sconsolata.
Smette di rispondere alle chiamate di Stefano. E quando questi andava a trovarla, le coinquiline lo coprivano: Giulia non cè.
Finché un giorno, acciuffandola davanti alluniversità, Stefano le prese la mano, chiedendo: Giulia, che succede? Hai trovato qualcun altro?
Giulia lo guardò gelida: Tu hai il coraggio di chiedere se ho qualcun altro? Complimenti! Sai sempre come girare la frittata! Lasciami sto per entrare allesame.
Si liberò e se ne andò senza voltarsi. Stefano, confuso, tornò a casa.
***
Giulia, superata la sessione in anticipo, tornò dai suoi in provincia per le feste di fine anno. Sotto il tetto di casa ci si sente meglio, anche con le ferite damore.
Quando scese dal pullman alla fermata del paese, laria gelida le pizzicava le guance, la neve scricchiolava sotto gli stivali e la luce del sole faceva brillare tutto come se qualcuno avesse sparso zucchero filato sulle case. Le ciminiere delle villetti sputavano fumo in file ordinate, come bambini in gita.
Giulia sorrise, afferrò la borsa con i regali preparati per mamma, papà e nonna, e camminò verso il cancello. Vide che il pino, piantato il giorno della sua nascita, era cresciuto e decorato come ai tempi in cui credeva ancora a Babbo Natale.
Buone feste! salutò entrando in casa.
Giulia, tesoro! la famiglia le corse incontro; Sapevamo che arrivavi!
La giornata fu piena di abbracci e chiacchiere. Peccato che dinverno il giorno finisca presto e alle cinque sia già buio.
Vabbè, accendiamo le luci dellalbero! disse papà con entusiasmo.
A sera, mentre tutti erano seduti a tavola per la cena, qualcuno bussò alla porta.
La mamma si strinse nelle spalle: Sicuro sono i vicini per gli auguri! e andò ad aprire.
Tornò con… Babbo Natale e la sua aiutante.
Stefano? Giulia sbalordita fissò Babbo Natale e la sua assistente proprio la ragazza vista con lui al locale. Come hai fatto a trovarmi? E che succede?
Stefano scoppiò in una risata che rimbombò per tutta la stanza. Anche la ragazza sorrise.
Le tue amiche mi hanno dato lindirizzo! E voglio presentarti la mia sorellina minore: Irene!
Sorella? Giulia rimase interdetta.
Certo! confermò Irene. Guarda bene, ci assomigliamo!
Giulia sentì un peso svanire: E pensare che mi sono strappata i capelli per niente bastava chiedere!
Stefano riprese: E ora, con tutta la famiglia qui, e la mia rappresentante, ti chiedo, Giulia, vuoi diventare mia moglie? Tirò fuori una scatoletta con lanello.
Ma certo che sì! gridò Giulia buttandosi al collo di Stefano. Il miglior Capodanno della mia vita!
Ce ne saranno tanti altri, a patto che parliamo chiaro ogni volta che cè un dubbio! propose Stefano.
Affare fatto! sospirò Giulia, finalmente serena.




