Giulia scese dal pullman e, con le borse pesanti tra le mani, si incamminò verso la casa dove era cresciuta. Sono arrivata! chiamai, aprendo la porta. Giulia, tesoro! tutti corsero incontro a me. Sentivamo che saresti arrivata oggi!
Quella sera, mentre eravamo tutti seduti attorno al grande tavolo di famiglia, qualcuno bussò alla porta. Saranno i vicini, venuti a salutarci, disse mamma alzando le spalle, poi andò ad aprire. Tornò accompagnata da degli ospiti. Guardai le persone che entravano in sala e stentai a credere ai miei occhi.
Durante il viaggio, me ne stavo zitta, osservando il paesaggio dal finestrino del pullman che mi portava lontano dal mio paesino. Sulle ginocchia stringevo la mia grande borsa a quadretti, piena solo dello stretto indispensabile. Eppure, mia nonna ci aveva infilato sopra un sacchetto di focaccine calde, il cui profumo si spandeva per tutto il pullman.
Non resistetti e aprii la cerniera della borsa, tirandone fuori due focaccine dorate ancora fumanti.
Vuoi assaggiare? chiesi al ragazzo seduto di fianco a me, arrivato da una delle fermate precedenti. Mi aveva ceduto spontaneamente il posto vicino al finestrino, e questa gentilezza mi fece subito simpatia.
Volentieri! rispose sorridendo, deglutendo rumorosamente.
Mi chiamo Giulia! mi presentai.
Io sono Stefano! Vai a studiare in città?
Sì! Qui vicino non ci sono né licei né università, solo una scuola per meccanici e io meccanico non mi ci vedo proprio.
Anchio sono in viaggio per studiare, sospirò lui, anche se in fondo il paesino mi piace.
Ci volevano quattro ore per arrivare in città. Durante il viaggio, io e Stefano ci conoscemmo meglio, diventando quasi amici. Prima di scendere dal pullman, ci scambiammo il numero di telefono e, arrivati in città, ci separammo, ognuno verso la propria destinazione.
***
I giorni passarono veloci mentre preparavamo gli esami di ammissione. Sia io che Stefano superammo i test e fummo presi nelle università che avevamo scelto: una felicità che sembrava senza confini. Le ansie e le paure erano ormai alle spalle, davanti solo sogni e progetti per il futuro.
Un giorno mi chiamò Stefano: Ehi, Giulia! Che ne dici, festeggiamo il nostro ingresso alluniversità con un caffè?
La proposta mi rese felice. Stefano mi piaceva: con lui si stava bene, era spontaneo, sincero, e non aveva quellarroganza che si trova in certi altri.
Ci trovammo in centro, in una caffetteria dal nome buffo: Il Rinoceronte. Seduti accanto alla finestra, guardavamo i battelli che solcavano il fiume mentre le guide urlavano spiegazioni nei microfoni.
Ma come mai questo bar si chiama Il Rinoceronte? chiesi a un certo punto.
Stefano scoppiò a ridere: Forse perché chi viene qui a forza di dolci diventa grosso come un rinoceronte!
Mi sembra plausibile! risposi divertita, mordendo con gusto la mia pasta alla crema.
Così potemmo spesso tornarci insieme, tanto che cominciammo a chiamare quel tavolino il nostro posto.
Quella sera ci baciammo per la prima volta. Era un bacio dolce e appassionato, che non dimenticai mai.
Il tempo passava, e tra una lezione e laltra, le nostre uscite continuavano. Mi sembrava che Stefano fosse la persona più vicina e cara che potessi avere, a parte i miei genitori, ovviamente.
Un pomeriggio, Stefano mi propose: Giulia, che ne dici di trasferirti da me? E in estate ci sposiamo!
Ma stai facendo sul serio? È una proposta?
Direi di sì!
Allora, come in quel film, ti devo chiedere: Non ti spaventa che io sia sempre fra i piedi? chiesi ridendo.
Stai fra i piedi quanto vuoi, Giulia! rise Stefano e mi prese per mano in mezzo alla strada.
Quando tornai nellappartamento che dividevo con due ragazze, ero raggiante.
Oggi sei proprio diversa, emani felicità! Che è successo? mi chiese Laura, una delle mie coinquiline.
Ragazze, presto mi sa che mi trasferisco da Stefano! annunciai felice.
Ci inviti al matrimonio, allora? intervenne Monica, laltra ragazza.
No, quello lo facciamo in estate! Per ora conviviamo!
Giulia, riflettici! Da qui allestate manca tanto, può succedere di tutto! Non state poi così male ora disse Laura, preoccupata.
Scoppiai a ridere: Laura, sei come una nonna! Ormai lo fanno tutti!
Eh no, io non lo accetto. Mia madre è avvocatessa, so già come vanno a finire queste cose ribatté, offesa.
La abbracciai: Dai, scusa, sto solo scherzando.
***
Pensavo che le storie sulla convivenza fossero sciocchezze, che il timbro sul documento non conta, che con Stefano fosse un amore unico, ma i dubbi si insinuarono dopo quella conversazione. Così continuai a rimandare il trasferimento.
Stefano smise presto di insistere.
Una giornata di dicembre, io e le ragazze passeggiavamo per la città, tra neve candida e luci che decoravano le strade per Natale, unatmosfera magica, però il freddo pungente ci fece desiderare un po di tepore. Ci fermammo proprio davanti a Il Rinoceronte.
Entriamo! Io e Stefano adoriamo questo posto! proposi.
Oh… ma non è lui lì? disse Monica con voce cupa, indicando il tavolo accanto alla finestra.
Mi voltai: era proprio Stefano seduto al nostro tavolo, di fronte a una ragazza più giovane di noi. Ridevano e scherzavano insieme.
Distolsi lo sguardo, sentendomi svuotata.
Torno a casa, dissi alle mie amiche.
Ti accompagniamo noi! risposero decise.
A casa cercarono di consolarmi: “Non è nulla, non puoi essere gelosa di tutte, magari cè un fraintendimento”. Ma io ricordavo perfettamente lo sguardo affettuoso che Stefano aveva per quella ragazza. E poi, erano nel nostro bar, sul nostro posto.
È come un tradimento, pensai.
Smettei di rispondere alle chiamate di Stefano, e chiesi alle ragazze di dire che non cero quando lui mi cercava.
Un giorno, intercettandomi alluniversità, Stefano mi prese la mano e mi chiese: Giulia, che succede? Hai un altro?
Mi stupì la sua domanda e, irritata, risposi:
Tu osavi chiedermelo? Sei bravo a deviare la colpa! Lasciami stare, ho lezione ora.
Liberai la mano e entrai dritta in aula. Stefano se ne andò confuso.
***
Concluso in anticipo gli esami, tornai a casa dai miei per Capodanno. Pensavo che stare sotto il tetto dei genitori mi avrebbe aiutato a superare la delusione.
Effettivamente, mi sentii meglio appena scesa dal pullman nella piccola fermata del mio paese.
Laria era frizzante, la neve scricchiolava sotto le scarpe, gli alberi e i tetti brillavano sotto il sole come diamanti. Dalle case si alzava il fumo dei camini in colonne rette. Sorrisi caricandomi la borsa con i regali che avevo comprato per mamma, papà e nonna, e mi incamminai verso casa. Notai che labete che cresceva vicino alla recinzione ora era ancora più alto, decorato come quando ero piccola.
Buon anno! esclamai entrando.
Giulia, tesoro! riecheggiò il saluto. Sentivamo che saresti arrivata!
La giornata fu piena di gioia. Peccato i pomeriggi corti dinverno, alle cinque era già buio.
Pazienza. Accendiamo le luci sullalbero, propose papà.
Quella sera, mentre eravamo tutti a tavola, sentirono bussare.
Saranno i vicini, disse mamma, andando ad aprire.
Rientrò con… Babbo Natale e una ragazza vestita da aiutante.
Stefano? mi sorprendetti, scrutando. Era lui, e la ragazza che avevo visto al bar.
Come mi hai trovato? E che significa tutto questo?
Stefano scoppiò a ridere di gusto, anche la ragazza.
Le tue amiche mi hanno detto dove trovarti. Ti presento: questa è mia sorella minore, Irene!
Sorella? balbettai.
Sì, sorella! confermò Irene. Siamo uguali, se guardi bene.
In quel momento sentii il peso sollevarsi dal cuore. Ecco, bastava chiedere invece di tormentarsi… mi rimproverai.
Stefano continuò: Davanti a tutta la famiglia e alla mia delegata, ti chiedo, Giulia: vuoi diventare mia moglie? Mi porse un piccolo cofanetto con un anello.
Sì, certo che sì! balzai al collo di Stefano. È il Capodanno più bello della mia vita!
E ne avremo tanti altri, basta parlare chiaro tra noi e non lasciare le incomprensioni a covare, disse Stefano.
Sono daccordo! sospirai.
Quella sera imparai che parlar chiaro, anche se difficile, ci salva da tanti fraintendimenti e dolori inutili.






