Il sole sta iniziando a calare dietro i colli quando Marco si prepara per la sua passeggiata serale. Ha programmato di percorrere in silenzio il sentiero che attraversa il bosco vicino a Firenze, cercando tranquillità nel fruscio degli alberi e un po di riposo dalla confusione della giornata.
Poi sente qualcosa.
Non è il cinguettio di un merlo, né il consueto fruscio delle foglie o il lieve scricchiolio degli animali del sottobosco. È un lamento rauco, spezzato, un suono stonato che non appartiene alla serenità della natura fiorentina.
Il cuore di Marco accelera mentre si fa strada verso la voce, aprendo il passo tra i cespugli. Il pianto si fa più forte, più disperato. Spinge tra i rami bassi e trova la causa: una cagnolina di mezza taglia, forse un incrocio tra un pastore maremmano e un meticcio, incastrata sotto un tronco caduto. Una delle zampe posteriori è bloccata e piegata in modo innaturale, tutto il corpo tremante per la fatica. Il pelo è coperto di terra, e il respiro affannato. Gli occhi scuri di lei sono pieni di paura mentre Marco si avvicina.
Rimane per un attimo senza fiato. Fa un passo avanti, poi un altro, la voce calma ma decisa: «Tranquilla, piccolina. Sono qui per aiutarti. Andrà tutto bene.»
La cagnolina emette un brontolio debole, un flebile segnale di difesa, ma non reagisce con aggressività. Sembra più sfinita che altro, troppo esausta per protestare.
Marco si inginocchia e tende la mano lentamente. «Va tutto bene,» sussurra, accarezzando delicatamente il fianco della cagnolina. «Non ti farò del male. Voglio solo liberarti.»
Il tronco è pesante, conficcato nel terreno molle. Marco capisce che dovrà usare tutta la sua forza. Si toglie la giacca, la posiziona come protezione sotto il legno e si prepara a spingere. Gli stivali affondano nella terra umida, il legno geme, e il lamento della cagnolina cresce, mentre Marco suda a fatica. Per un attimo pensa di non farcela.
Poi, con uno sforzo finale, il tronco si sposta.
La cagnolina si trascina fuori, il corpo tremante, e si accascia a terra esausta. Rimane immobile, senza neppure sollevare la testa. Marco si ferma, rispettando il suo tempo, osserva in silenzio.
Quando finalmente lei alza gli occhi e lo guarda, la paura cè ancora, ma si intravede anche qualcosaltro: un barlume di fiducia.
Marco allunga una mano, questa volta più sicuro. Lei sobbalza allinizio, ma non si ritrae. Si rilassa poco a poco, appoggiando la testa sul suo petto, i tremori che piano piano svaniscono.
«Ora sei al sicuro,» mormora Marco, accarezzando piano il pelo sporco. «Ti tengo io.»
Solleva la cagnolina con delicatezza, tenendola come fosse preziosa. Cammina verso la sua Fiat Panda parcheggiata poco lontano, il corpo di lei contro di sé, il calore che dà conforto. Arrivato alla macchina, la sistema sul sedile del passeggero e accende il riscaldamento per farla sentire meglio.
Lei, stremata, si accoccola sul sedile e posa la testa sulle ginocchia di Marco. La coda batte appena una volta.
Nel cuore di Marco si fa largo unemozione inattesa: una gioia silenziosa, il pensiero che a volte basta una persona sola a portare un momento di pace nel caos.
Durante il viaggio verso il veterinario di Firenze, il respiro della cagnolina si calma e il corpo si rilassa, abbandonandosi al tepore e alla sicurezza della Panda. Marco sa, dentro di sé, di aver salvato qualcosa di più di una vita: in quella sera tranquilla tra gli alberi, ha conquistato anche una nuova, fidata amica.






