Il Testamento del Figlio Minore

Ginevra non smetteva di fissare linsegna della Sala Operativa. Le lettere le sembravano sfumate dopo ore di attesa, il cuore batteva come un tamburo. Con una mano stringeva il suo piccolo giochino preferito, il trattore rosso a benna di Gianluca, il suo bimbo di quattro anni. Allinizio il ragazzino voleva il trattore blu che vedeva nei cartoni, ma col tempo si è affezionato a quello regalato dal papà.

Alla fine, dietro il vetro appannato, comparve la sagoma di un medico stanco; la porta si spalancò e nel corridoio apparve il dottore. Ginevra balzò in piedi e gli si lanciò.

Dottore, comè andata? Gianluca?
Il medico abbassò il capo, togliendosi la mascherina.

Signora Ginevra, mi dispiace Abbiamo fatto tutto il possibile

***

Ginevra era rannicchiata sul letto di Gianluca, il cuscino ancora impregnato del suo profumo. Sullo specchio di fronte cera limpronta di una manina impolverata di biscotti. Fortunatamente non laveva ancora pulita, così rimaneva lì, testimone di un gesto che non si ripeterà più. Unaltra lacrima salata scivolò sulla guancia di Ginevra; il dolore le bruciava il cuore, quel cuore che ancora batteva forte, cosa che a Gianluca gli era mancata. Matteo, il fratello maggiore, era sano e già quasi indipendente: aveva diciotto anni e studiava alluniversità. Gianluca lultimo sorriso che si era trasformato in unagonia immensa. Gli esami avevano sempre detto tutto a posto, ma poco prima del parto avevano scoperto per caso un difetto cardiaco complesso; durante la correzione radicale qualcosa è andato storto e ora il piccolo non cè più.

***

Ginevra chiuse gli occhi, lasciandosi travolgere da un sonno inquieto. Ancora una volta, come tutti gli ultimi giorni, si ritrovò in un prato assolato, costellato di fiori profumati di mille forme e colori. In lontananza cera Gianluca, con il suo sorriso immutabile, indossava la sua maglietta a macchinine. In mano stringeva un grosso mazzo di margherite.

Gianluca! Figliolo! esclamò Ginevra, ma il bambino sembrava non sentirla, assorto a sfogliare i petali. Ginevra corse tra i fiori, le braccia aperte per un abbraccio, ma per quanto correva, Gianluca restava sempre più lontano, anzi, si allontanava sempre di più. Gritò disperata, allungò le mani, ma non riusciva a raggiungerlo. Improvvisamente Gianluca sollevò gli occhietti verso di lei, sorrise e svanì nellaria, lasciando solo una nuvola di petali che scendeva lentamente.

Arrivata dove i petali si erano posati, Ginevra guardò il terreno e vide una frase disegnata con fiori bianchi su erba verde: era un indirizzo.

***

Il telefono squillò. Sullo schermo comparve Matteo.

Sì, tesoro? rispose Ginevra con voce rauca.
Mamma, oggi vengo a casa, prepara qualcosa!

Ginevra sorrise forzatamente. Sono già quasi tre mesi da quando Gianluca non è più con noi, ma cè ancora Matteo. Era ora di rimettersi in piedi e continuare a vivere.

Certo, caro, cosa vuoi? Pancake?
Grande, mamma! Sto quasi arrivando in autobus!

Matteo cercava di venire ogni weekend per distrarre i genitori; anche lui sentiva il vuoto del fratellino. Ma la vita andava avanti e dovevano affrontare il dolore insieme, perché è così che funziona una famiglia.

Con grande fatica Ginevra si alzò e andò in cucina. Aprì il frigo, frugò negli scaffali e scoprì che non cera più il latte. Il marito, Vincenzo, era seduto al tavolo a smontare una scheda elettronica per il suo laptop. Alzò gli occhi verso Ginevra e chiese:

Vuoi qualcosa? Andare al supermercato?
Matteo ha chiamato, vuole i pancake, rispose Ginevra, ma il latte è finito. Vado io, così faccio una passeggiata.

Vincenzo alzò gli occhiali con un sorriso: Si rianima poco a poco.

Ginevra si vestì con calma e uscì di casa. Il vento di primavera le accarezzava il viso, gli uccellini cantavano, i rami degli alberi si tinteggiavano di un verde nuovo, pronto a fiorire. La natura si risvegliava dopo il letargo invernale. Ginevra sospirò: Ah, non ho più visto il sorriso di Gianluca nella sua quinta primavera. Scacciò il pensiero cupo e si diresse verso il negozio.

***

Sul bancone prese latte, le caramelle preferite di Matteo, pane e pollo, e si avviò alla cassa. Improvvisamente, da dietro una fila di scaffali, sentì una risata familiare. Il cuore di Ginevra si strinse: era la risata di Gianluca. Corse verso il suono, ma vide solo una piccola statuetta di un bambino nascosta tra le confezioni. Sapendo che non poteva essere vero, continuò a seguirla, inciampando in un cartellone pubblicitario di unofferta speciale. Lo raccolse, e sullo sfondo, su carta bianca, cerano le stesse lettere rosse con lindirizzo che aveva visto nel sogno.

Gianluca, cosa vuoi dirmi? sussurrò Ginevra.

Ritornata a casa, Ginevra rimase convinta che non fosse un caso. Qualcosa voleva comunicare, ma cosa? Doveva controllare quellindirizzo su internet, ma non ora. Oggi sarebbe arrivato Matteo, doveva accoglierlo al meglio e tenere le redini della sua vita.

***

La sera passò sorprendentemente calda e piacevole; Ginevra trovò la forza di sorridere ascoltando le storie universitarie di Matteo. Matteo divorava il cibo casalingo con gusto, mentre Ginevra e Vincenzo lo guardavano con tenerezza: era il loro unico figlio ora. Quando tutti si ritirarono nelle loro stanze, la notte prese il sopravvento.

Stremata, Ginevra si addormentò in fretta. Si risvegliò nel cuore della notte, udendo un canto flebile provenire dal bagno. Il cuore le balzò: era la voce di Gianluca, quel bambino che cantava la sua canzoncina preferita del cartone del trattore azzurro. Ginevra ingoiò rapidamente, si alzò in silenzio e si diresse verso il bagno, tentando di non svegliare il fantasma. Aprì la porta con cautela, ma il bagno era vuoto. Le lacrime le rigarono il viso.

Che cosa mi aspettavo? Che Gianluca fosse lì? Non cè più! È solo la mia immaginazione malata! si arrabbiò con se stessa.

Accese lacqua del lavandino, si lavò il viso e si guardò allo specchio: il suo volto era pallido, con occhiaie e lividi. Con rabbia strofinò il sapone sul vetro, creando una schiuma che, inspiegabilmente, disegnava le lettere dellindirizzo. Un brivido le percorse la schiena e sentì una voce infantile:

Ti aspetto, mamma

***

Non riesci a dormire? disse Vincenzo, alzandosi dal letto alla luce del laptop.

Ginevra era seduta su una sedia, con il laptop sulle ginocchia, fissando lo schermo.

Vincenzo, avvicinati… Se sentirai quello che sento io, tutto quello che sta succedendo non è frutto della tua follia

Vincenzo si avvicinò, il cuore gli batteva forte, e i suoi occhi si posarono su una foto di un bambino di circa quattro anni. Sotto la foto cera scritto: Edoardo, 4 anni. Era un orfano la cui famiglia era morta in un incidente tre anni prima; da allora viveva in un istituto, rimasto solo dopo la morte della nonna.

Questo indirizzo mi perseguita da giorni, spiegò Ginevra, è un messaggio di Gianluca

Raccontò a Vincenzo del sogno, del negozio e del bagno. Dopo pochi minuti, lui disse fermamente:

Andiamo

***

Caterina, direttrice dellorfanotrofio, accompagnò Ginevra e Vincenzo lungo un lungo corridoio luminoso, girandosi continuamente per spiegare la situazione.

Quando Edoardo è arrivato qui, pensavamo fosse per poco tempo. È un bambino molto socievole, ha avuto una vita stabile con la nonna, ma quando gli adulti hanno provato ad adottarlo, si chiudeva in sé. Non voglio mandarlo da nessuno contro la sua volontà. Dice che i genitori verranno a prenderlo. Negli ultimi tre mesi ha un amico immaginario che chiama Gianluca. E sembra che questo Gianluca gli abbia detto che i genitori arriveranno presto.

Ginevra e Vincenzo si scambiarono uno sguardo: il loro figlio scomparso stava forse aiutando un bambino solo?

Vediamo, conosciamolo, forse riusciremo a scaldare il suo cuore disse Caterina aprendo la porta della sala giochi.

Edoardo era lì, piccolo e magro, seduto tra altri bambini a costruire una torre di mattoncini, canticchiando la canzoncina di Gianluca. Improvvisamente si girò, lasciò cadere i mattoncini, si alzò in piedi e corse verso Ginevra e Vincenzo urlando:

Mamma, papà!!! Lo sapevo, sarete qui!!!

***

Caterina accelerò le pratiche per ladozione. Era felice che Edoardo avesse finalmente aperto il suo cuore alla famiglia di Ginevra e Vincenzo. Quando seppe della morte di Gianluca, ne fu ancora più toccata. Dopo un mese, Ginevra, Vincenzo e Matteo si recarono allorfanotrofio per prendere Edoardo. Prima di uscire, il bambino afferrò la mano di Ginevra e disse:

Mamma, aspetta! guardò verso il fondo del corridoio, Lì cè Gianluca, vuole salutarci!

Il cuore di Ginevra si strinse di nuovo, ma questa volta era una tristezza serena, con la consapevolezza di dover andare avanti, perché ora dipendeva da lei la felicità di quel piccolo.

Edoardo corse verso il fondo del corridoio, si fermò un attimo alla finestra, poi tornò indietro verso la sua mamma, il papà e il fratello maggiore. Dietro la finestra, da un vecchio serbatoio di rame, comparve un colombo bianco che volò in tondo sopra il tetto dellistituto, sopra la testa di Edoardo, Ginevra, Vincenzo e Matteo, prima di alzarsi verso il cielo e svanire tra le nuvole.

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