Il tuo bagaglio è pronto per essere portato via? – propose la moglie

Ciao, senti, ti devo raccontare una storia che è successa davvero a unamica nostra, quasi come se la stessi vedendo dietro langolo di una trattoria di Napoli.

Togliti la valigia, la porti fuori adesso? le chiese la moglie, Sofia, con quel tono un po brusco ma affettuoso.

Porta via! rispose, un po sorpresa, quella che si stava preparando per una lunga rissa.

Che valigia? pensò Ginevra, sbuffando mentre calpestava il tappeto dellingresso. Portate voi le vostre cose da sole! E uscì, pensando che, sebbene tutto fosse finito bene, le fosse rimasto un gusto amaro.

Quella sera, a casa loro a Bologna, scoppiò la notizia:

Avremo un bambino! disse Ginevra con voce fiera, guardando Vincenzo, il suo fidanzato, sperando in una risposta. Non sei felice, amore mio?

Vincenzo era un giovane militare appena trasferito da Firenze a una base a Napoli, e la sua famiglia era andata a vivere lì. Ginevra, che aveva iniziato gli studi al terzo anno di infermieristica, era rimasta con la sua amica di corso, la professoressa di anatomia Leonardo (sì, lo so, è un nome maschile, ma è lui il professore carino).

Quando il trasferimento finì, Ginevra scoprì che presto sarebbe diventata mamma, ma il suo ragazzo sparì come se fosse evaporato: niente più chiamate, nessun messaggio, neanche la sua carta didentità di studente. Si era sgobbato via dalla famiglia, e nessuno sapeva dove fosse.

Intanto, Leonardo le lanciava sguardi e piccoli gesti di attenzione, e Ginevra, sveglia e con i capelli ricci, capiva che non poteva tornare a casa da suo padre e sua madre con una pancia così grande non era una scelta sensata. I genitori contavano su di lei come lunica speranza, e se avesse deluso, avrebbero potuto rimproverarla di nuovo.

Con il nascituro in arrivo, Ginevra si trovò a dover gestire una famiglia numerosa che non accettava animali domestici con criniera rosa né altri coccolini. In quel contesto, un uomo di trentanni con una buona situazione economica sembrava la soluzione perfetta, soprattutto perché nella famiglia di Leonardo non cerano figli.

Così Ginevra iniziò una relazione segreta con Leonardo, ormai sposato. Scoprì con un sorriso scioccato che lui non era molto attento ai contraccettivi, il che significava che lui voleva diventare padre, a tutti gli effetti.

Allora, Leonardo, realizzerò il tuo sogno! Sarai un papà felice! pensò, e si mise allopera. Dopo un mese e mezzo, poté dare la notizia al suo amante: Il bambino nascerà a sette mesi, arriverà subito!

Tutto era organizzato al meglio: una cena leggera in un ristorante di Via del Corso, dove Ginevra affittava una stanza da una nonna sola per una mancia simbolica. La vecchietta era molto aperta riguardo alle serate amorose dei giovani e accettava i piccoli pagamenti per le bollette, così da non doversi preoccupare di nulla.

Quando Leonardo alzò il bicchiere di vino, Ginevra, con un sorriso, gli mostrò il test di gravidanza positivo, tipo da film, e gli disse: Avremo un bambino! Non sei felice, tesoro? Ma lui non la prese per mano, non le propose nemmeno di sposarsi, e dopo un attimo di silenzio rispose:

«Non sono pronto!»

«Per cosa non sei pronto?» chiese Ginevra, quasi credendo che fosse il suo fidanzato di sempre.

«Per il bambino», disse lui.

Allora volevi fare il figlio, ma adesso ti ritiri? rispose lei, con un sorriso amaro.

Leonardo uscì dalla stanza, e Ginevra, infuriata, gli sparò un insulto in dialetto: Che insegnante schifoso! ma, ovviamente, non era il classico cattivo. In realtà, Leonardo era semplicemente sterile. Il suo padre, un uomo affetto da cancro, sperava ancora di vedere un nipotino.

Il giovane ricordava di aver avuto la rosolia da bambino, e ora, dopo tre anni di matrimonio, il suo spermiogramma mostrava pochi spermatozoi, tutti quasi fermi. Solo uno poteva fare il lavoro quando serviva, ma gli altri erano inutilizzabili.

Ginevra e Leonardo tennero tutto segreto, facendo finta di essere occupati a cercare una soluzione. Decisero, più tardi, di adottare un bambino da un orfanotrofio, ma per il momento vivevano nella loro piccola bolla di felicità.

Il padre di Leonardo, sentendo la buona notizia, offrì a Ginevra trenta euro al mese per aiutarla, con lintenzione di sostenerla fino a quando non avrebbe deciso cosa fare. La nonna Sofia, sua cognata, accettò volentieri laiuto, così da non creare problemi al figlio.

Con quei soldi, Ginevra poté permettersi di comprare vestitini rosa per la bambina che sarebbe nata, e persino fare qualche visita allecografia: il dottore le confermò che sarebbe stata una femmina.

Quando arrivò il grande giorno, il nonno Yuri (suo nome italiano è Luigi) venne a prenderla dallospedale con unauto vecchia ma affidabile, anche se doveva accompagnare una badante. Non ti lascerò mai, le disse, mentre lei masticava una ciliegia.

Purtroppo Luigi morì sei mesi dopo, a causa della sua malattia, e Ginevra dovette affrontare il funerale da sola, lasciando la piccola a una vicina anziana che accettava di badare al bebè.

Tutto quel denaro da trenta euro al mese, più il bonus di maternità e le pensioni di invalidità, le bastò per vivere. Decise anche di lavorare in un centro medico, rispondendo al telefono, e di studiare a distanza per diventare infermiera.

Alla fine, riuscì a mettere la sua bimba di sette mesi in una struttura per neonati, e Sofia, un anno dopo la morte del suocero, rimase incinta di nuovo il suo marito riprese a produrre spermatozoi!

Così nacque un bel bambino, e la famiglia fu di nuovo felice, anche se di tanto in tanto Sofia ricordava quel giorno in cui Ginevra era arrivata a casa sua, apparentemente incinta del suo marito. Ma alla fine, la vita è fatta di sorprese: Leonardo si rivelò un padre straordinario, premuroso e amorevole, proprio come il marito perfetto di cui tutti parlano.

Ecco, questa è la storia, amico mio. Un vero spasso di colpi di scena, ma alla fine tutti hanno trovato il loro lieto fine, almeno per ora. Ti mando un abbraccio!

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