Sai che il mio vicino era un fanatico del rock, vero? Ma non il tipo che ascolta un po di musica quando torna dal lavoro: no, lui era proprio quello che ti sveglia a notte fonda con i bassi che fanno tremare i bicchieri nella credenza. Lui, Leonardo, come lo chiamavano tutti nel palazzo, aveva una vera passione per il rock pesante roba tipo discografia completa dei Måneskin e i primi album dei Litfiba, sparati a ripetizione, con birra scadente e sigarette, qualsiasi ora fosse.
Io sono una persona tranquilla di natura, figurati che lavoro come contabile, e cresco da sola mio figlio, sette anni, si chiama Ginevra. Il mio sogno? Dormire almeno una notte senza interruzioni. Ma quando ti svegli di soprassalto perché sembra di avere Piero Pelù che urla El Diablo proprio dentro lorecchio, il mio istinto pacifista va a farsi benedire.
La prima volta sono salita da lui alle due di notte, con la vestaglia e le pantofole, ancora sotto shock. La porta lha aperta un uomo sulla trentina, spettinato, lo sguardo perso. Dalla sua casa usciva il fumo delle Marlboro e la batteria in sottofondo.
Leonardo, abbi pietà, gli ho detto tenendo la voce più ferma possibile. È notte, domani lavoro, Ginevra ha scuola.
Ma dai, mica è così forte, mi ha risposto, appoggiandosi al muro. Limpianto è buono, i bassi sono morbidi.
Qui la lampada trema, gli ho fatto notare.
Va bene, abbasso, ha borbottato sbattendo la porta.
Silenzio, però, solo per dieci minuti. Poi ricomincia tutto come sempre.
Il giorno dopo ho deciso di fare le cose per bene: ho chiamato i carabinieri. Sono arrivati dopo una buona ora e mezza, giusto quando Leonardo russava beato e la musica era finita. Loro, che ci volete fare, hanno solo alzato le spalle: Quando non c’è rumore, non possiamo far nulla. Scrivi al condominio, vediamo.
Lamministratore del palazzo si è fatto vivo davvero, ma dopo una settimana.
Ho parlato con lui, mi ha detto al telefono Ha promesso di fare piano, ma i richiami sono simbolici, non ci sta troppo attento.
E la routine è continuata. Ogni notte, il solito tum-tum-tum che mi martellava i nervi. Ho iniziato a bere valeriana, arrivavo al lavoro col volto stanco e lodio verso la casa, Leonardo, e me stessa che non sapevo che fare.
Ginevra ha talento bisogna coltivarlo!
Un sabato mattina, davanti al caffè, guardando le occhiaie di Ginevra, mi è venuta unidea. Anche lei era esausta.
Mamma, mi piacerebbe imparare il violino, mi dice, scrollando qualcosa sul telefono.
Hai mai sentito un violino nelle mani di uno alle prime armi? Non è musica, è un suono che ti fa scappare: uno stridio acuto che sembra strappare la realtà.
Certo, le ho risposto con un sorriso che non avevo da tempo. Compreremo uno strumento migliore.
Quel giorno stesso siamo andate al negozio di musica. Il commesso, un anziano gentile, ci ha consigliato una mezza.
Ha un buon orecchio? mi ha chiesto.
Ha motivazione da vendere, ho risposto.
Nel frattempo mi sono informata bene sul Regolamento comunale del silenzio. In settimana si può fare rumore dalle otto, nei weekend un po più tardi.
Leonardo di solito si spegne verso le quattro. Ma alle otto riposa di brutto.
Lunedì. Mattina. Io e Ginevra, in mezzo al soggiorno.
Vai, amore, scala di Do maggiore. Forte. Con sentimento.
Quello che è successo non si spiega a parole: il suono era come una gatta che viene pestata sulla coda, accompagnato dal raschio di un chiodo su vetro. Il violino, senza nulla che lo attutisse, rimbombava perfettamente tra i muri del palazzo, salendo diritto al piano di sopra proprio da Leonardo.
Dopo dieci minuti, è caduto qualcosa con fragore sopra di noi. Forse lui stesso. Cinque minuti dopo, ce lha fatta a sbattere sulla tubazione. Noi però abbiamo continuato: il Regolamento era dalla nostra.
Alle 08:20, squilla il campanello. Apro la porta. Leonardo è lì, in canottiera e boxer, con gli occhi rossi e la faccia distrutta.
Ma che state facendo?! ha rantolato. Le otto! La gente dorme!
Buongiorno, Leonardo! gli ho risposto allegra. Stiamo provando. La maestra di Ginevra ha detto che deve esercitarsi ogni mattina prima di scuola. Almeno unora.
Ma mi state rovinando la testa! Non ce la faccio più!
Strano, mi sono stupita. Non è poi così forte A proposito: comè stato El Diablo stanotte? Mi sembrava che i bassi stentassero un po.
Ha guardato me, e Ginevra, che era in corridoio col violino e larchettodecisa come una piccola guerriera.
Lo fate apposta?
È arte, Leonardo. Ci vogliono sacrifici.
La pace grazie alla musica
Abbiamo continuato per una settimana intera. Ogni mattina alle otto. Già dal terzo giorno, zero concerti notturni provenienti da sopra. Leonardo sperava che, smettendo lui, avremmo smesso anche noi. Ma, si sa, lo studio non si interrompe.
Venerdì sera è sceso lui. Sobrio, in jeans e camicia.
Senti, vicina, mi ha detto stremato. Dobbiamo trovare una soluzione. Non resisto più. Questo stridio ce lho anche quando sono sveglio.
Racconta pure, gli ho detto, facendolo accomodare in cucina.
Ho tirato fuori carta e penna.
Semplice: silenzio assoluto dopo le 22:00.
E se ho amici? ha provato a fare il furbo.
E se Ginevra ha voglia di suonare alle sette di domenica mattina? ho replicato tranquilla.
Leonardo ha sussultato.
Ok. Dopo le dieci, silenzio. Affare fatto. E il violino lo vendete?
No, ho detto. Resta qui. È la garanzia del nostro patto. Sempre pronto sullarmadio.
Abbiamo firmato questa strana alleanza per il silenzio. Funziona già da sei mesi. Ginevra ha lasciato il violino: ora va matta per gli scacchi.
Nel palazzo finalmente silenzio. Quando incrocio Leonardo vicino allascensore, saluta con rispetto, e guarda Ginevra con un po di timore. Credo che abbia capito: una contabile tranquilla con una figlia educata può essere più temibile di qualsiasi rocker non conformista, almeno qui in Italia.





