In vacanza con parenti invadenti: mettere finalmente i puntini sulle “i” e dire basta alle pretese d…

In vacanza con la sfrontata parentela, è il momento di mettere i puntini sulle i

Sono due settimane che sopporto, Marco! Due settimane in questo tugurio che loro chiamano albergo.
Ma perché ci siamo mai lasciati convincere?
Perché mamma te lha chiesto. Antonella ha bisogno di rilassarsi, la povera Antonella ha avuto una vita dura il fratello imitava ironicamente la madre.
La zia Antonella in effetti non aveva avuto fortuna nella vita, ma Lucia non riusciva proprio a provare compassione. Nessuna.
Antonella, sorella della madre dal lato materno, era sempre stata la povera parente, cui tutti dovevano qualcosa.
La valigia non si chiudeva. Lucia, combattiva, spingeva il coperchio col ginocchio tentando di chiudere la zip, ma questa si apriva, restituendole il bordo dellasciugamano da spiaggia.

Dalla parete di compensato che in quella triste pensione chiamavano muro arrivavano strilli: era Riccardino, il figlio di sei anni della zia Antonella.

Non voglio la pappa! Voglio i bastoncini di pollo! urlava come se lo stessero scorticando.

Poi, uno schiocco violento, il tintinnio di stoviglie e la voce stanca e arrochita dalla sigaretta di Antonella:

Ma su, tesorino, mangia almeno un cucchiaino per la mamma.

Veronica, vai un attimo al supermercato e compragli sti bastoncini, non vedi come si dispera il bambino. Io non reggo più, ho i piedi a pezzi.

Lucia si bloccò, le dita ancora attaccate alla zip della valigia. Veronica! E la mamma subito correrà!

Marco, il fratello di Lucia, sedeva sullunica sedia traballante della loro minuscola camera, sguardo cupo perso nel telefono.

Nemmeno tentava di prepararsi per la partenza. La sua borsa giaceva ancora in un angolo, buttata lì.

La senti? chiese Lucia a bassa voce, indicando il muro. Sta ancora sguinzagliando la mamma.

Veronica, portami… Veronica, dammi E mamma, adesso, correrà subito.

Non farti venire il nervoso, borbottò Marco senza staccare gli occhi dallo schermo. Domani si torna a casa.

Sono due settimane che resisto, Marco! Due settimane in questa stamberga che si ostinano a chiamare albergo.

Perché siamo venuti?

Perché mamma ce lha chiesto. Antonella deve riposarsi, la poveretta ha avuto una vita durissima, ripeté Marco, imitando la madre.

Lucia si lasciò cadere sul bordo del letto, con le molle che gemettero.

La vita della zia Antonella, in effetti, non era stata facile, ma Lucia non riusciva proprio a compatirla. Proprio no.

Antonella, sorella della madre, era sempre stata la parente povera che tutti dovevano aiutare.

Il primo figlio lo aveva perso quando era ancora piccolo tragedia di cui in famiglia si parlava solo sottovoce.
Poi era arrivato un marito, che però preferiva il vino e che, di quello, è morto ormai anni fa.

Alla fine, la zia tirava su due figli avuti da padri diversi, in casa della nonna.
Lì viveva anche lennesimo uomo della vita lottavo in ordine di tempo.

Antonella non amava il lavoro, convinta di essere nata per abbellire il mondo e patire, lasciando che la sua festa la finanziassero gli altri.

In primo luogo, la mamma di Lucia, Veronica, che secondo la sorella ha soldi da buttare.

Lucia si avvicinò alla finestra.

Da lì, la bella vista dava direttamente sui cassonetti e il muro di un pollaio confinante.

Questa vacanza era stata unidea di mamma. Andiamo tutti insieme, in famiglia, Antonella ha bisogno di distrarsi.

Aiutare significava che Veronica aveva pagato la maggior parte delle vacanze, comprava il cibo e cucinava per tutti, mentre Antonella, insieme alla nuova amica una certa Loredana, incontrata a bordo piscina tra una chiacchiera e laltra se ne stava sdraiata a pancia allaria.

Forza, prepara la valigia, disse Lucia al fratello. Questa sera andiamo al ristorante: cena daddio.

***

Naturalmente, il ristorante non lo avevano scelto loro.

Antonella aveva deciso che voleva qualcosa di alto livello.

Il locale era sulla passeggiata. Avevano avvicinato due tavoli per far sedere tutta la combriccola, come la chiamava Lucia fra sé e sé.

Antonella, avvolta in un vestito luccicante che sembrava stesse per scoppiare, troneggiava a capotavola accanto allamica Loredana una donna robusta, rumorosa, con i capelli scoloriti ossigenati.

Cameriere! tuonò Antonella senza nemmeno guardare il menu. Portateci il meglio! Un po di grigliata, insalate, e una brocca di quello rosso!

Veronica, la mamma di Lucia, se ne stava in fondo al tavolo con un sorriso stanco. Sembrava ormai esausta.

In due settimane non aveva riposato un minuto: Riccardino piangeva di continuo, Antonella aveva sempre qualche malessere, e ad Alice veniva noia.

Mamma, prenditi il pesce, non lo volevi? sussurrò Lucia, chinandosi verso di lei.

Lascia stare, costa troppo, rispose Veronica con un gesto. Mi faccio bastare uninsalata. È Antonella che ha bisogno di riprendersi, dopo lanno che ha passato.

Lucia si infuriò. Certo, poverina! Vicino, Riccardino, il piccolo tiranno di sei anni, batté il cucchiaio sul piatto.

Dammela! ordinò spalancando la bocca senza guardare in su dallo schermo.

E Antonella, mollando il discorso con Loredana, con pazienza gli ficcò una forchettata di purè in bocca.

Bravo amore! cinguettò lei. Mangia che ne hai bisogno!

Ha sei anni, sbottò Lucia. Ancora non sa mangiare da solo?

Cala il silenzio. Antonella si voltò piano.

Ma chi ti ha chiesto niente, cara nipote? disse avvelenata. Quando avrai figli tuoi li crescerai come vuoi tu.

Il mio bambino è molto sensibile! Gli serve attenzione!

Gli servono dei limiti, non il tablet mentre mangia, ribatté Lucia. Strilla come un ossesso appena qualcosa non gli va. State crescendo un piccolo despota.

Ma guarda! intervenne Loredana, battendo le mani sulle cosce. Antonella, ma lhai sentita? Una psicologa da strapazzo!

Vuoi dare lezioni tu, che non hai visto il mondo? Fai la morale a chi è più grande!

Lucia, smettila, sussurrò la mamma, tirandole una manica. Non rovinare la serata, ti prego.

La serata si trascinava interminabile. Antonella e Loredana ridevano fortissimo, parlando di uomini e pettegolezzi sullalbergo, lamentandosi del destino di donne sfortunate.

Alice era sul telefono, concedendo solo qualche occhiata sprezzante ai vecchi. Riccardino ogni tanto ricominciava a urlare per il dolce, e puntualmente gli portavano il gelato più grande.

Al momento del conto, Antonella allargò le braccia recitando:

Oddio, ho lasciato il portafoglio in camera! Veronica, puoi pagare tu, vero? Ti rimborso appena torniamo a casa.

Non pagherai mai, pensò Lucia, mentre vedeva la madre tirar fuori la carta di credito senza proferire parola.

Una scena già vista.

***
Sono tornati alla pensione che era già notte fonda. Lucia corse subito a farsi una doccia, per sciacquare via la sensazione appiccicosa di quella serata.

Lacqua scrosciava a filetti, ora ghiacciata, ora bollente.

Uscita dal piccolo bagno, si avviò verso la propria stanza ma si fermò dun tratto, sentendo voci dalla cucina con la porta socchiusa.

Ma hai visto quella saccente? squittiva Loredana. Sempre a tirare su il naso.

È troppo grande per essere imboccato!

Ma fatti i fatti tuoi, ragazzina! Non hai visto niente della vita!

Se non fosse per te, Veronica, adesso starebbe a tirare su le galline, altro che ristoranti!

Vuota, arrogante, senza uomo e senza giudizio!

Lucia tratteneva il fiato.

Il cuore batteva forte, quasi facesse male alle orecchie. Lei aspettava. Sperava che la madre sbattesse il pugno sul tavolo.

Che dicesse: Basta, Loredana, non ti permettere di parlare così di mia figlia. Che almeno uscisse dalla stanza.

Ma dalla cucina si sentì solo un lungo sospiro di Antonella e la sua voce lamentosa:

Eh, hai ragione, Lore. È pesante da sopportare. Proprio una che ha preso tutto dal ramo del padre, là erano tutti fissati

I miei almeno sono buoni e sinceri, Alice anche se di carattere ha un cuore doro.

Quella invece ci guarda come fossimo spazzatura. Mi si chiude lo stomaco quando le sto vicino.

Sei tu, Veronica, che le hai dato troppa corda! rincarò Loredana. Andava raddrizzata da piccola, ora invece ti guarda come fossi niente.

Se era figlia mia, una come lei da casa lavrei già buttata fuori, così magari imparava.

Lucia si appoggiò con la fronte allo stipite. La mamma taceva.

Stava lì, con quelle donne, a bere tè (o forse qualcosa di più forte, visto il tanfo dalcol che filtrava) e ascoltava come massacravano di insulti la sua unica figlia.

Lucia si raddrizzò di scatto. La porta sbatté, spalancandosi contro il muro.

Cala il silenzio.

Le tre erano sedute al tavolo di plastica, coperto da avanzi e confezioni vuote.

Antonella nel suo brillante vestito ormai strappato sotto lascella, Loredana col viso acceso e sudato, la mamma

La mamma che subito rimpicciolì sulla sedia.

Quindi, sono una vuota arrogante? la voce di Lucia era di pietra, non tremava.

E tu, zia Antonella, saresti quella dal cuore doro?

Antonella quasi sobbalzò, occhi sgranati. Loredana si alzò in piedi, una montagna sopra il tavolo.

Stavi origliando, ragazzina insolente? Ti piace ficcare il naso?

Non origliavo. Urlate così tanto che vi sentono anche giù in strada, Lucia entrò, fissando dritto sua zia. E dimmi, zia Antonella, ti si blocca in gola il cibo adesso?

Quando invece mamma pagava il conto al ristorante, era tutto a posto, vero? Non ti è andato di traverso allora?

Ingrata! urlò la zia, diventando paonazza. Ti abbiamo sempre trattata con amore e tu ci sputi in faccia!

Potrei essere tua madre e tu mi rinfacci il pane che hai mangiato?
Tieni i tuoi soldi!

Non vi rinfaccio i soldi, ma la vostra sfrontatezza! ormai Lucia non si tratteneva più. Sei sempre stata sulle spalle di mamma!

Prima un marito, poi laltro, poi la salute, i figli e intanto mamma sgobba per portarti in vacanza e tu le sparli dietro!

Tua figlia è una maleducata che parla peggio di uno scaricatore e ti calpesta, e vieni a farmi la morale?

Tuo figlio è un manipolatore isterico a cui non sai dire neanche un no!

La zia la fissava senza parole.

Lucia! gridò Veronica balzando in piedi. Ora basta! In camera, subito!

No, mamma, non ci vado, Lucia guardò la madre, e negli occhi cerano solo dolore e delusione, tanto che Veronica si zittì. Tu resti qui ad ascoltare queste donne insultarmi.

E non dici niente. Glielo permetti.

Loredana allontanò la sedia e si avvicinò a Lucia a pugni chiusi.

Ora ti insegno io il rispetto, mocciosetta

Alzò la mano, pronta a colpirla.

Lucia ebbe solo il riflesso di indietreggiare, ma il colpo non arrivò: Marco aveva bloccato il braccio di Loredana a mezzaria.

Ti azzardi solo, disse piano. Siete andati fuori di testa? Zia Antonella, prepara le tue cose. Noi ce ne andiamo.

Noi chi? strillò Antonella, già in panico di perdere il controllo. Io non vado da nessuna parte! Mancano ancora due giorni pagati!

Veronica! I tuoi figli sono impazziti! Aggrediscono la gente!

Finalmente Veronica prese parola. Si avvicinò a Lucia, la prese per le spalle scuotendola.

Perché lhai fatto?! urlò, le lacrime agli occhi. Dovevi stare zitta! Adesso hai rovinato tutto! Siamo una famiglia! Non ti vergogni a scatenare uno scandalo davanti a tutti?

Lucia si staccò con delicatezza, ma ferma, dalle mani della mamma. Dentro di lei qualcosa si spezzò, in modo definitivo.

Non sono io che devo vergognarmi, mamma disse sottovoce. La vergogna dovresti provarla tu, a lasciarci trattare così

Uscì dalla cucina. Marco la seguì senza parlare.

In camera si preparavano in silenzio. Dalaltra parte del muro Antonella piangeva a dirotto, lamentandosi della sua vita sventurata, mentre Loredana le dava ragione, definendo Lucia e Marco dei disgraziati.

Alice, svegliata dal trambusto, protestava rumorosa per il sonno interrotto.

Non possiamo andar via ora, disse Marco chiudendo la borsa. Lautobus parte domattina. Dovremo aspettare lalba in stazione.

Meglio così, Lucia buttava i trucchi in una busta. Meglio una notte in stazione che un minuto di più in questinferno.

E mamma?

Lucia si bloccò, una maglietta in mano.

Mamma ha fatto la sua scelta. È rimasta lì, in cucina. A consolare la sorella.

***
Lucia non parla più con la madre, nemmeno Marco non hanno mai perdonato Veronica.

Veronica ha telefonato qualche volta, dicendo che li perdonava se avessero chiesto scusa ad Antonella, ma Lucia e Marco hanno deciso che di quel perdono non sanno che farsene.

Basta così, ne hanno avuto abbastanza.

Se alla madre piace vivere a fare da zerbino alla sorella, buon per lei. Loro, senza questa parentela invadente, stanno molto meglio.

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