Inalterabile

**L’Imperturbabile**

Dopo il divorzio e la divisione dell’appartamento, Giulia si ritrovò quasi in periferia. Aveva ottenuto un bilocale che non vedeva una ristrutturazione da chissà quanti anni. Almeno, questa fu la sua prima impressione. Ma lei era una donna che non si spaventava facilmente, temprata da anni di matrimonio con un marito tiranno.

Prima di acquistare quell’appartamento, aveva visto tante opzioni, tutte troppo care. Questo invece andava bene.

*«La nonna ci abitava»,* disse la giovane agente immobiliare. *«I miei l’hanno portata da loro, è malata, e hanno deciso di vendere. È un po’ lontano, a me non piace. Tanto mio padre mi aiuterà a comprare qualcosa più vicino a loro.»*

Giulia osservò la ragazza, che continuò:

*«Lo so, è un po’ vecchiotto, ma il prezzo è trattabile.»*

Così Giulia prese quell’appartamento, che chiedeva solo una mano di vernice. Un altro vantaggio era la vicinanza all’ufficio: tre fermate di tram, altrimenti ci avrebbe messo quaranta minuti.

Marco, l’ex marito, era un vero despota. Lei lo capì tardi, dopo cinque anni di matrimonio, quando già c’era il figlio. Pensò al divorzio dopo un altro litigio. Era una donna di casa, ordinata. Ma quando Marco tornava ubriaco, tutto volava per aria: piatti, vasi, vestiti.

*«Che stai a fare seduta? Alzati e pulisci!»,* urlava lui quando la furia passava.

Gli piaceva vederla lavorare, e la casa non era piccola. Aveva comprato il monolocale accanto per unire i due appartamenti. Giulia creava sempre un ambiente accogliente, pulito, e cucinava con amore. Ma quelle esplosioni di rabbia non poteva sopportarle. Per fortuna, almeno, non alzava mai le mani.

All’inizio erano rare, poi sempre più frequenti. Quando il figlio partì per studiare a Milano, si decise. Lottò, ma finalmente era sola nella sua nuova casa. Cercò di non far sapere a Marco dove fosse. I soldi bastarono per l’acquisto e anche per i lavori. Prese due settimane di ferie proprio per questo.

*«Faccio tutto da sola. L’impianto idraulico è a posto, si vede che è nuovo. Carta da parati, un po’ di vernice… E forse un soffitto a scomparsa, quello soprattutto»,* pensò guardando il soffitto scrostato.

Trovò subito un artigiano per il soffitto, finito in pochi giorni. Comprò la carta da parati e la colla. Si mise al lavoro con energia, dopotutto era per sé. L’amica Elena l’aiutò a tappezzare. Finite le pareti, entrambe sorrisero.

*«Giulia, che meraviglia! Luce, pulito, accogliente. Manca solo il pavimento, un parquet chiaro. Lo dico a Luca, lui è bravo. L’ha fatto a casa nostra, risparmi un sacco.»*

*«Giusto, Elena. Ma prima devo verniciare i termosifoni, non mi piacciono. Li faccio dello stesso colore delle pareti.»*

*«Va bene, io vado. Festeggeremo quando tutto sarà pronto»,* rise l’amica.

Vicino a casa c’era un piccolo negozio di ferramenta, dove Giulia non era ancora entrata. Ma poteva comprare la vernice lì, invece di andare al centro commerciale. Dentro, l’illuminazione era fioca.

*«Risparmiano sulla luce?»,* pensò.

Dietro il banco, il commesso mescolava qualcosa in un barattolo.

*«Buongiorno»,* lo salutò. Lui alzò lo sguardo.

E lei rimase senza parole. Un uomo bellissimo, capelli biondi e occhi azzurri, come un attore. Anche con quella luce, lo vide benissimo. E ricordò quel che aveva pensato prima: *«Cosa potrà mai offrirmi la periferia?»* E invece…

*«Buongiorno. Cosa desidera?»*

*«Vernice… avete un colore avorio?»*

*«Che tipo? Smalto, a olio…»*

*«Non lo so»,* ammise.

Lui la accompagnò tra gli scaffali, mostrandole i barattoli.

*«Questa va bene per il legno, quest’altra per i tubi…»*

*«Ah, devo verniciare i termosifoni»,* disse Giulia.

Lui le passò una latta. Pagò e scappò via. Mentre saliva le scale, si rimproverò per non aver osato conversare con quell’uomo affascinante.

*«Sono sempre così. Mi piace qualcuno e divento timida. Avrei potuto chiedergli aiuto…»*

Immaginò già come avrebbe potuto chiedergli di darle una mano, ma erano solo sogni. Si mise a verniciare con tale energia che alla sera era tutto pronto.

Si chiuse in cucina, dove aveva messo una brandina per il periodo dei lavori, e aprì la finestra.

*«Che bello qui la sera, così tranquillo…»,* pensò addormentandosi. *«Domani finisco la cucina.»*

Al mattino riprese il pennello, ma era secco. Lo aveva lasciato senza pulire.

*«Devo tornare al negozio»,* pensò, quasi felice all’idea di rivedere il commesso.

Lui era lì.

*«Dimmi pure»,* disse educato.

*«Non mi riconosce»,* pensò Giulia, poi sbottò: *«Perché è così buio qui? Non si vede niente.»*

*«Chiedimi pure, ti spiego tutto»,* rispose lui serio, imperturbabile.

*«Il mio pennello è secco.»*

*«Prendi l’olio di lino»,* replicò con la stessa calma.

*«Va bene»,* disse lei cupa. Pagò e uscì.

La sua gentilezza era fredda, ma Giulia non si scoraggiò.

*«Non mi conosci ancora, ma tu mi piaci»,* pensò.

Sapeva che sarebbe tornata. Per qualche motivo, non immaginava che fosse sposato. Era sicura che fosse libero, anche se sulla quarantina, come lei.

Il terzo giorno, rientrò nel negozio.

*«Buongiorno»,* sorrise. *«Sono ormai una cliente fissa»,* scherzò.

*«Dimmi pure»,* replicò lui.

*«Due lampadine da cento»,* disse. L’umore le crollò. Le chiese solo i soldi e basta.

Pagò e se ne andò.

*«Ma come è possibile? Non mi riconosce? Io che mi preparavo a parlare… e lui duro come una pietra.»*

Il quarto giorno entrò decisa.

*«Ciao, sono di nuovo io. Mi riconosci?»,* disse senza dargli tempo di rispondere. *«Tornerò qui mille volte, ho i lavori in casa e nessuno che mi aiuti. Facciamo conoscenza? Io sono Giulia.»*

*«Lorenzo»,* rispose con la solita calma. *«Cosa ti serve?»*

*«Una spatola.»*

Gliene mostrò alcune, spiegando quale andava meglio, e lei pagò.

*«Forse non sono il suo tipo»,* rifletté. *«Sono una brava massaia, so fare degli ottimi cannoli e mi sono laureata con lode. Ma soprattutto… sento che Lorenzo è la persona giusta.»*

Il giorno dopo tornò.

*«Buongiorno, Lorenzo.»*

*«Buongiorno.»*

*«Mi serve un rullo»,* disse, lo prese e scappò.

*«Che vada al diavolo!»,* brontolò l’orgoglio ferito. *«Non ci metterò più piede.»*

La seconda settPassò un mese prima che Giulia, spinta dalla nostalgia, tornasse al negozio, trovando Lorenzo con un mazzo di fiori in mano e un sorriso finalmente caldo, che sciolse ogni dubbio nel dolce rifiorire della speranza.

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