Dopo una discussione con Giulia, Gabriele si sentiva in colpa. Aveva divorziato da pochi mesi e, per distrarsi, usciva con Giulia, una collega vivace che non perdeva mai loccasione di litigare.
Potrei lasciar perdere, ma le capricci di Giulia mi stanno davvero a logorare pensava mentre guidava la sua Fiat verso casa, attraversando le strade di Milano. Meglio discuterne in privato, ma lei lo fa sempre davanti a tutti in ufficio, e i colleghi non riescono a stare zitti. Per fortuna ho già cancellato il suo numero
Quella sera Gabriele decise di rilassarsi: cenò, si sistemò sul divano e guardò distrattamente la televisione. Un senso di malinconia lo avvolgeva.
Martina, che dormiva ancora, fu svegliata dal cellulare. Una chiamata da un numero sconosciuto la fece rispondere con voce assonnata.
Pronto? mormorò.
Ciao, rispose una voce maschile, sei ancora arrabbiata?
No, rispose Martina, capendo subito che non riguardava lei.
Scusa, ho reagito male. Non è bello fare scenate in pubblico, e anchio sono rimasto offeso. Ho cancellato il tuo numero, ma poi ho ricordato il tuo contatto a memoria. Posso venire da te?
Adesso? guardò lorologio: era luna di notte.
Martina, stanca, non volle perdere tempo a spiegargli lerrore, così concluse:
Vieni, disse, riattaccando.
Pensò un attimo al tipo, scherzando sul fatto che forse stava per correre da unaltra ragazza, e si lasciò cadere nuovamente nel sonno.
Allalba, finita la sua tazza di caffè, Martina rimise a posto la tazza nel mobile quando il cellulare suonò di nuovo.
Oddio, chi è così presto? sbuffò, riconoscendo il numero. Era lo stesso di quella notte.
Ciao, udì di nuovo la voce.
Ciao. rispose Martina.
Stasera la mia ragazza mi ha chiuso la porta in faccia annunciò lui con un sorriso.
E non ti sei offeso? replicò la ragazza, già a disagio.
No, ma adesso, come buona signora, dovresti compensarmi per il danno morale. disse, ridendo.
Martina scoppiò a ridere, poi chiedé:
Ma perché non me lo hai detto subito?
Perché volevo dormire. Le persone educate non disturbano le loro amiche di notte.
Va bene, accetto, ma mi devi un appuntamento.
È troppo, obiettò lui, sognante.
Allora perché no? Ci siamo sentiti di notte, non è stato per nulla vano.
Non ci siamo nemmeno incontrati.
Allora io sono Gabriele. E tu?
Martina, rispose meccanicamente.
Che bel nome, rise Gabriele. Che ne dici di incontrarci alle sei di sera al caffè Fortuna?
Dio, non ti ho ancora visto, ma già mi chiedi di uscire Sembro una vecchia strega? scherzò lei.
Dalla tua voce sembri giovane e bella, rise Gabriele, sono in piena forma. Ti avverto, sono un medium, vedo tutto Mi piaci già.
Martina rise di nuovo.
Allora perché chiedi il mio nome?
Anche i medium sbagliano, ammise. Che ne dici dellappuntamento? Ti aspetto al Fortuna.
Non vengo, sei troppo sicuro di te, rispose Martina.
Non è una persuasione, ma un consiglio: hai ancora il pomeriggio. concluse Gabriele, chiudendo la chiamata.
Martina, mentre guidava verso lufficio, rimaneva perplessa.
Che diavolo è stato tutto questo? si chiedeva.
Il giorno fu un vortice di documenti; lufficio di Milano era impegnato a prepararsi per unispezione. Martina, trentatré anni più due dalla separazione, non aveva figli: il suo ex marito non ne voleva, e lei aveva accettato. Quando la sorella più piccola venne a trovarla con i gemelli, il marito se ne andò furioso, dichiarando di non sopportare bambini piccoli. Si separarono senza rimpianti.
Il capo la chiamò:
Martina, portami la cartella che mi hai mostrato ieri. disse, guardando verso la porta dellufficio. Ho dei dubbi.
Martina era considerata affidabile, quindi il capo le affidava compiti importanti, sapendo che le sarebbe stata riconosciuta una buona provvigione. Alcune colleghe, invidiose, sussurravano:
Che lavoro le dà il nostro Boris così soprannominavano il capo , non è mica uno scarso. E poi la provvigione è sicura.
Rita, la più accigliata, rimproverava:
Linvidia è una brutta bestia, Rita, ma tu non sai nemmeno contare senza errori. Il nostro capo vede tutto.
Timofeo, il supervisore, rispondeva sempre con calma, spiegando le cose senza mai litigare.
Quando la giornata finì, Martina si sentì sollevata per il lavoro svolto. Sul parcheggio, accese la sua auto e, senza pensarci, svoltò verso il caffè Fortuna, fermandosi davanti allingresso. Un giovane con un mazzo di rose bianche stava lì, girato a metà verso di lei, osservando la strada.
Quando si voltò, il suo cuore balzò.
È Gabriele, il mio primo amore! esclamò, ricordando gli anni del liceo.
Allora, dal 2005, Gabriele era stato il ragazzo di undicesimo anno, ammirato da molte ragazze, ma non aveva mai notato Martina, più giovane di due classi. Lui era amico di Lisa, la figlia del sindaco, una ragazza altezzosa che umiliava gli altri.
Chissà se mi stava aspettando, pensò Martina. È passato così tanto.
Gabriele, vedendo Martina avvicinarsi, sorrise.
Non ho sbagliato, pensò, è proprio lei.
Le porse le rose.
Martina, sono per te.
Come fai a sapere che le preferisco? chiese, sorpresa.
Ti immaginavo così, e ho indovinato le rose per intuizione.
Lei rise, ricordando i tempi del volley:
Eri il nostro miglior palleggiatore, il ragazzo che ammiravamo tutti.
Stettero a parlare fino a tardi, poi si salutarono e accordarono un nuovo incontro. Da quel momento si frequentarono, scoprendo di aver perso anni preziosi. Dopo sei mesi si sposarono, e un anno dopo nacquero una bambina e un bambino. Ogni volta che ricordavano quel bizzarro incontro notturno, sorridevano.
Così, un semplice errore di numero li aveva condotti a una vita condivisa, dimostrando che a volte il destino si nasconde dietro le piccole coincidenze. La vera lezione è che, sebbene le strade possano separarsi, la pazienza e la volontà di ascoltare il cuore possono riportarci dove dobbiamo essere.






