Dopo una discussione con Lucia, Gabriele si sente leggermente colpevole. Da poco ha divorziato dalla moglie e sta frequentando Lucia, collega in ufficio, ma non è per nulla tranquillo: Lucia è impulsiva e trova sempre un motivo per litigare.
«Potrei anche smettere di insistere su questo problema, ma le capricciose di Lucia mi hanno già stancato a sufficienza», pensa mentre guida la sua auto da Milano verso casa. «Potremmo litigare in privato, ma lei lo fa sempre davanti a tutti in sala riunioni e i colleghi scoppiano a ridere. Eppure, tutti si chiedono come abbia fatto a trovarla. Per fortuna ho cancellato il suo numero»
La sera Gabriele decide di rilassarsi: cena, un po di televisione sul divano e il cellulare tra le mani. Il suo umore è un po cupo.
Loredana, che sta dormendo, viene svegliata da una chiamata da un numero sconosciuto. Risponde a malapena, sonnolenta.
«Sì»
«Ciao», sente una voce maschile sconosciuta, «sei ancora arrabbiata?»
«No», risponde Loredana, ancora mezzo addormentata, intuendo che non sia per lei.
«Scusa, ho reagito male. Ma capisci che fare scenate in pubblico è brutale, e anchio mi sono offeso. Ho appena cancellato il tuo numero, ma sembra che lo ricordi a memoria. Posso venire da te?»
«Adesso?», guarda lorologio: è la prima ora di notte.
Loredana desidera dormire e non vuole spiegare alluomo che ha sbagliato numero, così risponde semplicemente: «Vieni», e riattacca.
Pensa a quel tipo con un sorriso ironico, immaginando che sia andato a trovare la sua ragazza, e ricade subito in un sonno profondo.
Al mattino, mentre finisce il suo caffè e ripone la tazza nellarmadio, il cellulare suona di nuovo.
«Oddio, chi è così presto? Devo andare al lavoro Ah, è lo stesso numero che mi ha chiamato stanotte», pensa.
«Ciao», sente di nuovo la stessa voce.
«Ciao».
«Stasera la mia ragazza mi ha cacciato fuori e ha sbattuto la porta in faccia», annuncia con tono spensierato.
«E non ti sei nemmeno turbato», risponde Loredana, notando che subito passano al tu.
«Hai ragione Ma ora, come buona ragazza, dovresti rimborsarmi il danno morale», incalza luomo.
Loredana scoppia a ridere, poi chiede:
«Io? Che centro io? Avrei dovuto memorizzare meglio il numero.»
«Perché non mi hai detto subito che ti sbagliavi?»
«Perché volevo dormire. Le persone educate non disturbano le proprie ragazze di notte.»
«Forse hai ragione, ma devi darmi un appuntamento»
«È troppo, ti faccio sognare», risponde luomo.
«Allora perché no? Ci siamo conosciuti per caso stanotte, non è stato per nulla inutile», insiste.
«No, non ci siamo neanche conosciuti», ribatte.
«Allora io sono Gabriele. E tu?»
«Loredana», dice, meccanica.
«Piacere, mi piace il tuo nome», ride Gabriele, «ti aspetto alle diciannove in una caffetteria, il Fortuna.»
«Cavolo, non ti ho mai visto e già proponi un incontro Forse sono vecchia e spaventosa come la strega della foresta», scherza Loredana.
«A giudicare dalla tua voce sembri giovane e bella», risponde Gabriele, «anchio sono in forma. Sono persino un sensitivo, vedo tutto Mi piaci già.»
Loredana ride ancora.
«Allora perché chiedi il nome?»
«Anche i sensitivi sbagliano. Che ne dici del nostro appuntamento? Ti aspetto al Fortuna.»
«Non verrò, sei troppo sicuro di te», risponde Loredana.
«Non ti sto convincendo, ma ti consiglio di venire, hai ancora tempo fino a sera», conclude Gabriele e riattacca.
Loredana guida verso lufficio confusa. «Che diavolo è stato tutto questo?» si chiede.
Passa tutta la giornata a correre tra pratiche, come un criceto nella ruota, mentre lufficio di Milano si prepara a unispezione. Loredana ha trentatré anni, è separata da quattro anni. Non ha figli perché il suo ex non voleva, nonostante le sue insistenze. Quando la sorella minore è venuta a trovarla con i due gemellini, il marito lha lasciata da sola e, in un impeto di rabbia, ha detto:
«Non sopporto questi piccoli, strillano ovunque. Dì a tua sorella di non venire più quando sono a casa».
Pochi mesi dopo, hanno divorziato senza rimpianti. Al lavoro, Loredana non ha tempo di pensare a Gabriele o alla sua chiamata mattutina; le conoscenze casuali non le sembrano serie, soprattutto un appuntamento alla cieca.
Il capo, il signor Bortolotti, le chiede: «Portami il fascicolo che mi hai mostrato ieri». Loredana è considerata una dipendente affidabile, quindi gli assegna compiti importanti, sapendo che riceverà una buona gratifica in euro. Alcune colleghe, soprattutto le donne, le parlano sottovoce:
«Che roba fa la nostra Loredana, così da far correre il signor Bortolotti? Anche lui poi paga il bonus.»
Rita, la più critica, lancia una battuta su un palo di luce che Loredana avrebbe acceso, ma Timoteo, il responsabile delle risorse, la difende:
«Linvidia è una brutta bestia, Rita. Il nostro capo ha locchio di falco, vede chi è capace di cosa.»
Alla fine della giornata, Loredana esce dallufficio, sale sulla sua auto e, quasi per caso, svolta verso la caffetteria Fortuna. Si ferma, senza scendere, e osserva chi entra. Un giovane con un bouquet di rose bianche si ferma a metà del marciapiede, guardando la strada, forse aspettando che arrivi la ragazza.
Il giovane si gira verso di lei e Loredana resta senza parole.
«È Gabriele, il mio primo amore», esclama.
Da quel momento non lo rivede più.
A scuola, Gabriele era un ragazzo popolare, in undicesimo anno, mentre Loredana era in terzo. Molte ragazze erano pazze di lui, ma lui non le notava perché erano più giovani. Era amico di Lisa, una ragazza snob il cui padre era il sindaco di una piccola città, e che disprezzava le compagne perché aveva tutto.
Loredana pensa: «Mi chiedo se Gabriele mi stia aspettando o qualcun altro. Non lo ricordo, ha finito gli studi e se nè andato. Non lo rivedrò più».
Gabriele gira la testa, aspettando qualcuno, nervoso. Loredana scende dallauto e si avvicina al Fortuna. Appena la vede, sorride ampio.
«Non ho sbagliato», pensa, «è proprio lei».
Le porge le rose.
«Loredana, sono per te».
«Come lo sai che sono io? E perché le rose bianche?»
«Ti immaginavo così, e ho intuito che ti piacciono le rose bianche», risponde lui.
Loredana ride.
«Non ti ricordo, però so che siamo stati compagni di scuola, io più giovane. Non mi guardavi allora».
«Loredana, eri la migliore pallavolista della scuola, i tuoi servizi erano temuti. Ti ricordo le gambe lunghe e slanciate, sempre pronte a saltare».
Seduti al caffè fino a tardi, poi si separano per tornare alle loro auto, promettendo di incontrarsi di nuovo la sera successiva. Da quel momento ricominciano a frequentarsi, a parlare e a rimpiangere il tempo perso.
Sei mesi dopo si sposano, e un anno dopo nasce una bambina bella, poi un bambino. Vivono felici e ricordano sempre gli anni scolastici. Quellincredibile incontro notturno, sebbene li avesse già conosciuti, li ha condotti a un matrimonio felice, dimostrando che anche un incontro alla cieca può cambiare la vita.





