Non sempre incontriamo la persona giusta, né sposiamo quella che dovremmo.
Il cammino della vita non è mai semplice, e dal destino non si scappa. Ognuno ha la sua strada, la sua verità. Vera era cresciuta in una famiglia tutta al femminile. Più che un regno era una piccola fortezza: una casetta di campagna alle porte di Arezzo, un orto che chiedeva cure, la legna da tagliare per il camino, lacqua tirata dal pozzo, mille faccende e mai fine al lavoro.
La nonna Fausta viveva sola da decenni, aveva perso il marito giovane. Suo figlio Maria, anche lei sola: il marito se nera andato via lasciandola quando Vera aveva appena due anni. Così la loro era una piccola dinastia tutta donna. Da bambina Vera già sapeva mungere la mucca, zappare tra i filari di pomodori, e pian piano aveva imparato anche a cucinare le cose semplici che servivano.
Fausta aveva superato da tempo i cinquanta quando un giorno, tornò dalla stalla distrutta e si lasciò cadere su una sedia.
Maria, figlia mia, non ce la faccio più…
Mamma, che succede? chiese Maria, raggiunta subito anche dalla nipote Vera.
Basta, non ne posso più di sgobbare. Mi si sono spezzate le ossa a forza di spalare letame. Non lo meritiamo anche noi, un po di vita vera? e posò sulle ginocchia mani forti e segnate dal tempo.
E cosa proponi, mamma?
Vendiamo tutto e ce ne andiamo in città. Qualche soldo da parte lho messo via, ci basterà per un piccolo appartamento ad Arezzo.
Nonna, io sono daccordo! balzò Vera. Voglio andare in città, voglio andarci davvero!
Detto, fatto. Ad Arezzo, Fausta aveva un fratello maggiore, Nicolò, che le accolse.
Per un po vi sistemiamo in una stanza, si affaccendò la moglie del fratello. Appena troverete casa vostra, vi aiuteremo con il trasloco.
I parenti furono pazienti, sinceri. Maria prese subito a cercare casa, aiutata anche da Nicolò e finalmente, con tutte le lire risparmiate, acquistarono un piccolo appartamento.
Ci vorrebbe un bel po di lavori qui dentro diceva Fausta, ma per ora abbiamo messo via tutto nellacquisto. Col tempo sistemeremo.
Sì, mamma, rispondeva Maria, intanto ho trovato lavoro al Panificio Centrale, domani inizierò. Dobbiamo pensare alla scuola per Vera, tra poco più di un mese finisce lestate e riprendono le lezioni. Cè una scuola proprio sulla strada per il mio lavoro.
Va bene, figlia, accompagno io Vera, ormai tu avrai meno tempo.
Vera venne accolta nella scuola media del quartiere. Era davvero vicino a casa e ne era entusiasta.
Nonna, voglio davvero impegnarmi nella scuola di città, ci riuscirò, promesso.
Quando Maria tornò dal suo primo giorno di lavoro, la madre le diede una notizia:
Mi hanno preso come collaboratrice nella scuola di Vera. Ce la faccio finché ho forze, servono i soldi.
Ma dai mamma, potevi stare a casa con la pensione.
No, finché reggo lavoro, e così tengo docchio la nipote che ancora è nuova lì…
I giorni passavano, Fausta lavorava a scuola pur stancandosi molto, Maria al panificio, Vera studiava senza eccellere. Finita la terza media, Vera decise di non continuare: cera bisogno anche di lei a lavorare. Vicino al centro cera una trattoria che cercava una lavapiatti. Senza pensarci entrò. Fu subito assunta.
Era seria, si impegnava, dava una mano in cucina a pulire le patate, a rimestare la ribollita quando lo chef era occupata. Fece amicizia con le ragazze e cominciò a uscire con loro, soprattutto per andare in balera la sera.
Mamma, vado a ballare in circolo, diceva a casa. Tornerò tardi.
Stai attenta a quegli uomini, Vera raccomandava la nonna non ti fidare di nessuno subito.
Ma dai, nonna, so quello che faccio!
Fu proprio a ballare che incontrò Antonello. La invitò per un valzer e poi, per tutta la sera, non le si staccò di dosso.
Ti accompagno io a casa, disse con tal sicurezza che Vera non seppe come rifiutare.
Iniziarono a vedersi, poi Antonello un giorno le confessò:
Vera, sto per partire per il militare… Mi aspetti? Ti scriverò, tu rispondimi.
Promesso. Aspetterò.
Lo salutò alla stazione, mantenne la promessa, gli scriveva spesso, sempre pronta a rispondere. Lui prometteva che sarebbe tornato in licenza dopo un anno. E quel giorno arrivò.
Ciao, Vera, come va? Non ti sei ancora sposata? scherzava Antonello.
Ho promesso che ti avrei aspettato.
Mh, la sua voce però era secca, lo sguardo sfuggente.
La licenza finì in un attimo. Antonello ripartì. Le lettere divennero più rare, corte. Poi cessarono.
Arrivò il giorno del ritorno del servizio, ma Vera lo seppe solo dalla voce delle altre, perché non si fece vedere né la cercò. Un sabato, tornando a casa dopo la balera, Vera sussurrò alle amiche:
Ragazze, di Antonello si sa qualcosa? Sarà tornato… ma non so dove vivano i suoi…
Vai pure, rispose una, sarcastica, così conosci la moglie. Il tuo caro Antonello si è sposato durante il militare, la moglie lha portata qui. Non ci pensare più, Vera. Basta illudersi.
Ma io lo aspettavo… rimase senza parole, e le si fece amaro il cuore.
Tu sì, lui no.
Un giorno però, costeggiando il viale alberato dopo il lavoro, lo rivide per caso su una panchina.
Ciao, Verina! si alzò di scatto.
Lei però tirò dritto, finché lui la fermò.
Aspetta, perdonami… Sono uno sciocco, penso sempre a te, ti sogno la notte… Non amo mia moglie, mi sono sposato solo perché aspettiamo un bambino. Ma mi manchi tu!
Vera si voltò e lo fulminò con gli occhi:
Cosa vuoi da me, Antonello? Che stiamo insieme mentre vivi con unaltra? No! Tu mi hai mentito, hai scelto tu. Cresci i tuoi figli, ma senza di me. Ti auguro solo felicità, Antonello.
Continuò la sua vita, lavorava sempre alla trattoria. Il direttore, notando la sua dedizione, le fece una proposta:
Vera, hai talento in cucina, ti interessa andare a Firenze a fare il corso da cuoca? Dopo, fai la chef qui.
Sì, accetto! Mi piace cucinare davvero!
Così, vestita elegante, emozionata, si preparava per il viaggio in città. Sul binario, intorno, cerano giovani che suonavano la chitarra e salutavano un amico che tornava in licenza.
Ad un certo punto uno in divisa si staccò dal gruppo e si avvicinò.
Ciao, posso presentarmi? Sono Yuri, e tu?
Vera, rispose automaticamente.
Vai anche tu verso Firenze? domandò lui. Lei fece cenno di sì.
Arrivò il treno, Yuri corse a raggiungere i suoi amici.
Bizzarro tipo, pensò Vera.
Salì quasi per ultima, scelse un posto libero guardando il paesaggio scorrere. Poi sentì una voce alle spalle:
Trovata! Ti ho cercata per tutto il treno. Ho poco tempo, sono in licenza da Firenze ma tu mi sei piaciuta a prima vista. Dai, scriviamoci! Ci scambiamo gli indirizzi? Dove vai?
Vado a perfezionarmi come cuoca, rispose.
Si misero a parlare di loro, si scambiarono lindirizzo, poi ognuno alla propria destinazione. Vera non aveva aspettative: con Antonello aveva imparato a non farsi illusioni. Ma Yuri le piaceva: onesto, simpatico. Scrivere non costava nulla.
La nonna diceva sempre: Incontriamo le persone sbagliate o sposiamo quelle sbagliate. pensava Vera, senza sperare troppo su Yuri.
Per un anno si scrissero. Yuri finito il servizio la raggiunse subito ad Arezzo. Vera aveva il giorno libero, si incontrarono felici. Vera sentiva che di lui si poteva fidare.
Il tempo passò. Vera sposò Yuri. Lavorava come cuoca in trattoria, lui in fabbrica. Vera amava lordine, ogni cosa pulita e sistemata: due gemellini, sempre in ordine, allasilo.
Solo che col marito era sempre battaglia: ovunque Yuri passasse, lasciava oggetti, abiti da lavoro, attrezzi. Vera si irritava, rimproverava, poi una sera capì:
Devo cambiare tattica. Serve pazienza, dolcezza.
Così, con il sorriso, una parola gentile, lui imparò pian piano a lasciare gli abiti sporchi in ingresso, a mettere in ordine le sue cose. Arrivarono persino al miracolo: anche il garage era diventato un tempio dellordine. Vera era fiera.
Altro che le parole della nonna! Io luomo giusto lho trovato, eccome, si diceva.
Così fu felice per la maggior parte della sua vita. Ma poi successe: lui non tornò una sera dal lavoro, un infarto lo portò via improvvisamente, sulla strada verso casa. Nessun segno, nessun addio. Il dolore travolse Vera.
Rimase sola, come la nonna Fausta, come la madre Maria. Adesso anche Vera vive sola, i figli e i nipotini la vengono a trovare. Dal destino, però, non si fugge.






