Ingiustizia
Mamma, ho chiesto di nuovo, ma perché mi sono arrivati solo centotrentamila euro? Non dovevano essere un milione? Che somma strana
Sentivo il rumore del phon dalla stanza vicina. Quando mia madre, Michela, lo ha spento, mi ha risposto:
Sì, sì, tutto giusto, ha detto come se fosse tutto sottinteso, centotrentamila.
Ma avrei dovuto ricevere molto di più.
Centotrenta? Ma mamma, e gli altri ottocentosettantamila? Io aspettavo un milione. Era praticamente giusto un milione. Sono i soldi di papà, dovevi versarmeli dopo la vendita dellappartamento.
Oh, Giulietta, non attaccare con questi tuoi conteggi, mi ha risposto, Sai bene che ho fatto tutto correttamente.
Correttamente in che senso, scusami? il pavimento di legno scricchiolava sotto i miei piedi come se pure lui capisse la mia rabbia, Ti ho lasciato la procura per vendere lappartamento che papà mi aveva lasciato. Ti ho chiesto di trasferirmi i soldi. Dove sono? Dove sono finiti?
Ho capito subito che sperare in qualcosa di migliore era stato ingenuo.
Te li ho trasferiti! il phon ha ripreso a funzionare appena ho alzato la voce, Ma da madre ho diviso il denaro fra tutti i miei figli. In parti uguali. La tua quota ti è arrivata.
Ma a me spettava tutto. Era mio di diritto.
Hai diviso leredità di mio padre in tre? Tra me e loro? mi riferivo ai miei fratellastri, Mamma, quei soldi erano solo miei! Mio padre! Loro hanno un altro padre, se non te ne fossi accorta.
Che differenza fa chi è il padre? ha risposto, sistemando i capelli con un colpo di spazzola, I soldi sono di famiglia. E loro sono tuoi fratelli. Io sono tua madre. Avresti voluto che guardassi te sola con quel capitale, mentre i tuoi fratelli restavano a mani vuote? Non sarebbe stato giusto! Ho pareggiato le opportunità. In parti uguali a tutti.
Se potessi tornare a quel giorno e dare uno schiaffo a me stessa per averle firmato quella procura
Parti uguali? Hai diviso il mio milione in tre! Centotrentamila euro! E dovè il resto, mamma? E poi, lappartamento valeva di più.
Eh sì, era un po più di un milione dopo tutte le tasse e le spese, ha detto Michela svogliata, Ho arrotondato. Il resto me lo sono tenuto io per la fatica. Avresti fatto tu tutto quel lavoro da sola? No! Ho pensato a tutto io mentre tu lavoravi allestero.
Stanca. Sarai esausta, immagino?
Non ti permettere! ha tagliato corto, Tuo padre era tuo padre, sì. Ma io sono tua madre. E poi tu sei grande, sei la più grande, ti serve meno degli altri. I maschi presto avranno una famiglia loro, tu non ne hai bisogno come loro.
E quindi io non dovrò metter su famiglia? Oppure sono destinata a vivere di briciole solo perché sono una donna, e quindi non mi serve molto? ho ribattuto sarcasticamente, Mammina, trasferiscimi il resto. Subito.
No.
Secco. Punto.
Mamma sapeva che io non avrei mai fatto nulla. Denunciare mia madre per una questione di soldi? Ma chi mi avrebbe capito? E poi, in fondo, è sempre la mamma, un legame resta. Anche se sempre più flebile.
Le settimane sono passate. Mi sono calmata, ho sistemato i conti. Su Instagram ho poi visto le foto: Ivan posava vicino a una Polo nuova fiammante, Andrea con in braccio le chiavi di quella che scherzosamente chiamava la nuova stella.
Si erano comprati una macchina a testa. Bene. Io, invece, ho messo da parte i miei centotrentamila euro e ho aspettato. La nonna diceva che la pazienza è oro. E aveva ragione.
È passato più di un anno. Ho continuato a lavorare, risparmiando, facendo piani per il futuro. Ho lasciato andare, ma il nodo è rimasto in gola. Mamma faceva come niente fosse: telefonate, chiacchiere, consigli inutili.
Ma oggi, quando lho sentita al telefono, la voce mi ha fatta gelare.
Mi sono irrigidita.
Che succede, mamma?
La nonna Michela era visibilmente commossa, La nonna di Ivan e Andrea è morta stamattina.
Mi è sembrato di guardare la scena come dal cinema. Quella signora, per me, era sempre stata solo la suocera di mamma, nonna dei miei fratellastri. Umana pietà, ovvio. Ma niente di più.
Mi dispiace, ho detto, Condoglianze.
Bisogna organizzare il funerale, pensare ai documenti. Sono rimasta da sola, i ragazzi non sanno da dove cominciare. Puoi venire ad aiutarmi?
Non è per dispetto che ho detto di no: semplicemente, non potevo. Il capo non mi avrebbe mai concesso un permesso per il funerale di una donna che avrò visto tre volte in tutto.
Mamma, sono al lavoro. Proprio non posso volare lì per una persona che non ho mai conosciuto davvero, le ho risposto.
A quella nonna, a casa sua, non mi avevano mai portato.
Ti prego, ha insistito, ho davvero bisogno.
Non posso venire, ma ti aiuto con i soldi. Di quanto hai bisogno? Dimmi e ti invio subito un bonifico.
Allinizio, voleva rifiutare. Ma poi ha pensato che comunque i soldi fanno sempre comodo.
Non è lo stesso però grazie. Se puoi aggiungere duemila euro
Va bene. E, mamma ho aggiunto, sentendo che potevo permettermelo, Ti mando qualcosa in più, almeno ti togli qualche pensiero. Consideralo il mio modo di rispettare la memoria di quella nonna per i ragazzi.
Grazie, Giulietta. Sei tu che mi salvi sempre.
Ho messo giù soddisfatta, sentendomi in colpa e sollevata insieme. Una scappatoia: non sono venuta, ma ho fatto la mia parte. Nessuno potrà biasimarmi.
Sono passati sei mesi. Il funerale è acqua passata. Andrea e Ivan si sono già comprati altre chicche, forse moto o telefoni nuovissimi.
Un martedì tranquillo, ho deciso che era arrivato il momento di parlarne. Lho chiamata dallarea pausa dellufficio, mentre preparavo i documenti per una riunione.
Ciao mamma! Comè, tutto bene?
Giulietta! Tutto nella norma. Andrea ha trovato un lavoro nuovo, meglio del precedente. Ivan pure, si è fidanzato.
Sono contenta per loro, ho detto, Mamma, ti volevo chiedere una cosa
Cosa? si è insospettita subito.
Suppongo che siano passati i sei mesi dalla morte della nonna. E che abbiate già sistemato tutta la successione.
Questa volta il discorso è stato più pesante di quello sui centotrentamila euro.
Giulietta, perché tiri fuori questa storia? Certo che abbiamo sistemato.
Bene. Allora, dove sarebbe la mia parte delleredità?
Quale eredità? ha fatto finta di non capire, ma so riconoscere quando Michela mente. La voce la tradisce.
Quella della nonna.
Ma non era tua nonna!
Che importa? le ho fatto notare, usando la sua stessa logica, Sono tua figlia, hai detto mille volte che i figli devono avere tutto alla pari. Il mio milione lhai diligentemente diviso per tre, giusto?
Giulietta, quella è unaltra cosa! ha subito provato a difendersi, Non sono situazioni paragonabili!
Perché mai non sarebbe la stessa cosa? Secondo te, leredità si deve spartire fra tutti, la madre decide, bisogna aiutare tutti i figli!
Ma non confrontare, per favore
Incredibile come le regole cambino, mamma! Quando si trattava del mio milione, era giusto condividerlo tra fratelli e sorella. Ma ora, quando cè una casa della loro nonna, improvvisamente leredità va solo ai maschi?
Non stare lì a cogliere ogni parola! si è offesa, Vuoi forse dirmi che dovrei parlare con i ragazzi di questa cosa?
Voglio solo farti notare che hai usato la mia fiducia per prenderti una grossa fetta dei miei soldi, col pretesto che abbiamo la stessa madre, quindi i beni sono di tutti. Ora applico la stessa logica, visto che sembra piacerti. Hai aiutato i ragazzi a vendere la casa della nonna, no?
I soldi sono andati
Come? In macchine? In restauri? Voglio anchio la mia parte, mamma. Hai sempre detto che, essendo una ragazza, dovrei accontentarmi di meno. Ma non sono daccordo.
Mamma, in silenzio, cercava una via duscita dalla trappola che, in fondo, si era costruita da sola. A casa nostra è sempre andata così. Per i maschi, mio patrigno era il padre, meritavano tutto il meglio. Quella nonna a me non ha mai accettato: figlia di un altro, per lei ero una sconosciuta. E mamma non mi ha mai difesa.
Giulietta, ma che persona sei? senza argomenti, si è aggrappata allo stereotipo, Perché ti servono tutti quei soldi? Tu lavori. Sei giovane, in salute. A loro serve di più, sono uomini! Devono pensare a metter su casa!
Quindi, secondo te, leredità paterna è di tutti perché siamo fratelli. Leredità della loro nonna invece è solo loro, perché sono uomini, e io sono solo una donna, che non deve pretendere troppo?
Non essere insolente, ha tagliato, Da dove ti viene tutta questa avidità?
Mamma non avrebbe mai ammesso di aver sbagliato. Per lei io resto la tirchia, solo perché ho chiesto giustizia.
Non so se lo ricordi, ma secondo la procura tu eri tenuta a trasferirmi lintera somma della vendita. E i termini non sono ancora scaduti. Non voglio minacciare, ma
Giulietta! Mi stai ricattando? la voce improvvisamente spezzata.
No, mamma. Solo che posso ancora reclamare ciò che mi spetta. Pensaci.
Un mese dopo, mi hanno trasferito tutto quello che mi dovevano. Poi, mi hanno bloccata ovunque. Ecco a cosa serve la pazienza in Italia: a imparare che la giustizia, spesso, bisogna conquistarla da soli.






