INVECE DI ALI, UN BOOMERANG DIETRO LA SCHIENA
Io vi farò passare la voglia di vivere, ricordatevelo! Vedrete se non ve la faccio pagare! gridava furiosamente la moglie di mio fratello.
Ma perché, Loredana? Ti ho dato tutto quello che ti dovevo, non ti manca niente. Cosa vuoi ancora? mia madre, Ester, proprio non capiva da dove uscisse tutta quella rabbia.
E dove sta scritto che mi hai dato i soldi? Dove sono i testimoni? La ricevuta? Mi devi la metà di questa casa, a me e a Sandro! Loredana non mollava, era ferma sulla soglia, aggrappata alla porta.
Senti, Loredana. È meglio che te ne vai prima che ti metti contro tutti. Io ho visto quando i soldi sono stati consegnati. E va pure a dire a mio fratello che ci vuole un po di polso con te. Non ti voglio più vedere qui, ho dovuto intervenire, perché mamma era troppo fragile.
Ve ne pentirete! Sarà troppo tardi quando ve ne accorgerete! Mi rivolgerò a una maga, e vi maledirò! urlò Loredana mentre se ne andava.
Dopo la morte di papà, mamma ha venduto la casa in paese e si è trasferita a vivere da me, in un appartamento con tre stanze a Firenze. Ero già vedova, cercavo solo di crescere mio figlio, Edoardo, che aveva cinque anni. Ho accolto mamma con piacere.
Vera, non ti dispiace se do a Sandro la metà dei soldi ricavati dalla vendita della casa? È pur sempre mio figlio. Loredana non gli dà pace, lo accusa di non essere buono a nulla, che non mantiene la famiglia mamma mi guardò con occhi supplichevoli.
Ma figurati, mamma! È giusto, dagli pure la metà. ho sempre pensato fosse la soluzione più equa.
Abbiamo invitato Sandro e Loredana da me. Mamma gli ha dato i soldi direttamente. E poi, due anni dopo, si presenta Loredana che comincia a chiedere ancora dei soldi, minaccia, maledice, urla. Ho chiuso la porta e basta, non ho più voluto sentirla. Per anni non abbiamo avuto rapporti né con Sandro né con Loredana. Tra noi era come se fosse passata una pantera nera. Da quel momento, le disgrazie sono cadute su di noi come una cascata che non si arresta mai. Era come se ci infilassimo nei guai e non ne uscissimo mai. Si dice che la sfortuna ci segue ovunque.
Mamma si ammalò, io ebbi una malattia stranissima, Edoardo si riempì di dermatite. Sembrava che ogni giorno qualcosa andasse storto. Lappartamento odorava di medicine, tutto si rompeva e cadeva. Le lancette dellorologio si fermavano ogni notte. E io che in polizia ho lavorato una vita intera sono dovuta andare in pensione per curare mamma allettata e mio figlio, che aveva bisogno di molte cure. I soldi sparivano come acqua tra le dita.
Ricordo che ho riempito la casa di violette: dappertutto, vasi e piantine, ne facevo crescere e le vendevo al mercato. Quelle piccole violette ci hanno salvati dai debiti. Le donne di Firenze le compravano volentieri.
Ogni anno venivano i parenti a trovarci: stavano una settimana da noi, ci regalavano vestiti usati (ma puliti) e portavano carne, pasta, riso, farina Per noi era una festa. Appena ripartivano, ricominciava la solita routine.
Mancanza di soldi, malattie, apatia.
Per non farmi mangiare dalla tristezza, ho piantato una aiuola di fiori sotto lingresso del palazzo. In primavera ho seminato: bocche di leone, matthiola, calendula Erano fiori semplici, ma era la mia unica fonte di gioia.
Un giorno passa il vicino, Michele, e guardando la mia aiuola dice:
Buongiorno, vicina! Posso offrirti qualche euro per comprare altri fiori? Rendila ancora più bella, così tutti ti invidieranno.
Ero un po imbarazzata, ma Michele ha messo i soldi nella tasca del mio grembiule:
Prendili, cara mia! Non devi sentirti a disagio. Tu crei bellezza per tutti.
Mi sono sentita davvero incoraggiata, ho comprato fiori esotici e cespugli profumati. La mia aiuola è diventata unesplosione di colori. I vicini erano sorpresi e felici di tanta bellezza.
Michele si fermava spesso a guardare:
Solo una persona buona sa far vivere così i fiori.
Spesso mi regalava cioccolatini, tavolette di cioccolato, gelato:
Questo per te, Verina, per tutto quello che fai.
Mi dava davvero piacere lattenzione di una persona estranea. Gli anni sono passati e la situazione è migliorata.
Mamma è guarita, ha ripreso colore. Edoardo è tornato sano, la pelle pulita. Ho iniziato a sentirmi di nuovo donna, con voglia di amare e essere amata, senza curarmi delletà.
Edoardo, dopo aver visto la sofferenza della nonna, decise di voler diventare medico. Si è iscritto allUniversità di Firenze, ha iniziato subito a lavorare in ospedale e presto è diventato assistente in sala operatoria. I vicini venivano spesso da lui per diagnosi, iniezioni, flebo
Edoardo si è specializzato in rianimazione.
Io e mio figlio abbiamo restaurato la casa da soli. Edoardo ha comprato una macchina usata. Sta per sposare la sua collega, Ilaria, che è cardiologa. Le cose vanno bene, finalmente cè serenità.
Un giorno sento squillare il telefono, era Loredana, con voce rauca:
Ciao, Vera. Ti va di venirmi a trovare? Sono in ospedale
Vado allindirizzo che mi ha dato, entro in una stanza comune, la trovo sul letto.
Che succede, Loredana? mi ha stupito il suo aspetto stanco, negli occhi solo tristezza.
È successo così, Vera Eravamo a fare una passeggiata nel bosco io e Sandro. Abbiamo trovato nella frasca un teschio umano, labbiamo portato a casa, pulito, laccato, e ne abbiamo fatto un portacenere. Dopo sei mesi, tuo fratello è morto in un incidente. Due mesi dopo, nostro figlio è morto in garage avvelenato, aveva bevuto con gli amici. Io sono qui, con una polmonite. Ma perché abbiamo portato quel teschio maledetto in casa? Da lì sono iniziati i miei guai, Loredana piangeva amaramente.
No, Loredana. Tutto ha iniziato quando hai cercato le fattucchiere, a fare magie nere. Il teschio è solo una conseguenza, le ho detto, perché ha davvero portato tanta sofferenza nella mia famiglia.
Hai ragione, Vera. Mi pento Ho mandato sfortuna e maledizioni su di voi. La mia rabbia era come pece nera. Alla fine mi sono condannata alla solitudine. Perdonami. Dimentichiamo le stupidaggini? Da giovane avevo le ali, ora dietro la schiena sento un boomerang. Sento il bruciore Loredana si è fatta piccola, silenziosa.
Ho raccontato tutto a Edoardo. È stato comprensivo:
Mamma, trasferiamo zia Loredana nel mio ospedale. Avrà più attenzione lì. Non è una sconosciuta.
Va bene, figlio mio le ho perdonato tutto e volevo aiutarla. Così sola, senza marito e figlio.
Michele mi ha proposto di unire le nostre vite. Abitava al piano sopra.
Verina, perché non vieni a vivere con me? Passeremo belle giornate. Tu sei vedova, io pure Avremo tanto da raccontare. Che ne dici?
Sì, Michele non ci potevo credere, mi sembrava che la felicità mi fosse piovuta dallalto, mi avesse scaldato il cuore.
Mamma era contenta per me:
Vedi, Verina, il destino ti stava vicino, ti scrutava piano piano, era pronto per te. Te lo sei meritato.
Loredana ora guarisce in fretta, vuole venire a trovarci. La invitiamo? Devo parlarne con Edoardo e MicheleHo preparato una torta di violette, piena di zucchero e dolci ricordi, e ho apparecchiato la tavola con i fiori più belli del mio giardino. Mamma, Michele, Edoardo, Ilaria: tutti riuniti, a ridere e raccontare storie di vita, di perdono, di rinascita. E poi, mentre il sole filtrava tra le tende, è arrivata Loredana. Aveva il passo incerto, ma nel volto una calma nuova.
Si è accomodata tra noi, e ho visto che il fuoco negli occhi si era spento. Cera solo gratitudine. Edoardo le ha versato il tè, Michele ha acceso le luci soffuse. La casa sembrava respirare pace.
Allimprovviso Loredana ha alzato lo sguardo, quasi commossa:
Voi siete la mia famiglia. In fondo, non mi resta altro che questo: un perdono condiviso, una vita ricucita, una speranza che si rinnova. Se cè una magia, è qui, tra queste persone, tra questi fiori.
Mamma le ha stretto la mano, io ho sorriso vedendo che le nostre ferite si stavano chiudendo, che la vita ci stava regalando un secondo tempo.
Quella sera, mentre la pioggia leggera batteva contro i vetri, abbiamo brindato. Ho capito che il boomerang era tornato, sì, ma portava, questa volta, la pace.
Ci sono storie che finiscono con un abbraccio, altre con un fiore che sboccia sotto la pioggia. Noi abbiamo avuto entrambe.
Ed è così che ho imparato che la fortuna va e viene, ma lamore, quello vero, resta sempre.



