Io da lui farò un uomo! «Mio nipote non sarà mai mancino!» – sbottò la signora Tamara. Denis si voltò verso la suocera, lo sguardo carico di irritazione. «E cosa ci sarebbe di male? Ilario è nato così, è la sua peculiarità.» «Peculiarità!» – snobbò Tamara, – «Non è una peculiarità, è una mancanza. Da sempre la mano destra è quella giusta. La sinistra porta solo sfortuna.» Denis trattenne a stento una risata: eppure siamo nel XXI secolo, ma la suocera ragiona ancora come in un paesino del Medioevo…

«Farò di lui un uomo»

Mio nipote non sarà mancino, esclamò offesa la signora Tamara.

Denis si voltò verso la suocera. Il suo sguardo si rabbuiò per la stizza.

E cosa cè di sbagliato? Mattia è nato così. È la sua particolarità.

Particolarità! Tamara sbuffò. Non è una particolarità, è una mancanza. Non si fa così, non si è mai fatto. Da sempre la mano destra è quella giusta. La sinistra porta solo guai.

Denis trattenne a stento una risata. Era ormai il ventunesimo secolo, ma la suocera ragionava ancora come una massaia di un piccolo paese di provincia.

Signora Tamara, la medicina ha dimostrato da tempo…

Della tua medicina non mi importa lo interruppe lei. Io ho corretto mio figlio Antonio, e ora è diventato un uomo normale. Correggete Mattia finché siete in tempo, poi mi ringrazierete.

Abbandonò la cucina con passo deciso, lasciando Denis solo con un fondo di caffè freddo e una strana amarezza addosso.

Allinizio Denis non diede importanza alla cosa. La suocera, con le sue idee allantica: che ci vuoi fare? Ogni generazione si porta dietro le proprie fissazioni. Notava come Tamara correggeva dolcemente il nipote a tavola, spostandogli il cucchiaio dalla mano sinistra alla destra, e pensava che alla fine non era nulla: la mente di un bambino è elastica, le stranezze di una nonna non possono fare danni seri.

Mattia era mancino dalla nascita. Denis ricordava che già a un anno e mezzo il figlio prendeva i giochi solo con la sinistra. Più tardi, quando prese in mano le matite per disegnare, anche allora era la sinistra che usava, goffo ma determinato. Gli sembrava normale, anzi, giusto per Mattia. Era soltanto chi era: come il colore degli occhi o una fossetta sulla guancia.

Per Tamara, invece, era tutta unaltra storia. La mancinatura era un difetto, un errore della natura da correggere senza indugio. Ogni volta che Mattia prendeva una matita con la sinistra, sua nonna stringeva le labbra come se avesse visto qualcosa di sconveniente.

Con la destra, Mattia. Con la destra, su. Ancora? Nella nostra famiglia non ci sono mai stati mancini. Ho corretto Antonio, correggerò pure te.

Una volta Denis sentì Tamara raccontare la sua “impresa” a Chiara. Raccontava di quando il piccolo Antonio era sbagliato anche lui, ma lei aveva fatto in tempo. Gli legava la mano, controllava ogni suo gesto, lo puniva se non obbediva. Il risultato? Un uomo adulto, normale.

Denis rabbrividì sentendo lorgoglio e la sicurezza assoluta nella voce di Tamara.

I cambiamenti in Mattia Denis li notò piano. Allinizio erano inezie. Il bambino indugiava prima di prendere qualcosa dal tavolo. La mano restava sospesa per un attimo, come se dovesse decifrare un enigma. Poi iniziò a lanciare rapide occhiate alla nonna, per assicurarsi che non lo stesse osservando.

Papà, ma quale mano devo usare? chiese Mattia una sera, guardando il cucchiaio con paura.

Quella che ti viene meglio, amore.

Ma la nonna dice…

Non ascoltare la nonna, fa come ti è comodo.

Ma ormai comodo non era più. Mattia si confondeva, cadevano le cose di mano, si immobilizzava. I movimenti di prima sicuri ora erano impacciati, tesi. Sembrava non fidarsi più del proprio corpo.

Chiara vedeva tutto. Denis notava come si mordicchiava le labbra ogni volta che la madre correggeva Mattia, come distoglieva lo sguardo quando Tamara cominciava la solita lezione sul “giusto modo” di educare un figlio. Era cresciuta sotto la stessa rigidità materna e si era abituata a una sola cosa non contraddire. Meglio stare zitti e aspettare che passi la tempesta.

Denis cercò di parlarle.

Chiara, non è normale, guarda nostro figlio.

Mamma lo fa per amore.

Non importa cosa vuole! Non vedi come sta soffrendo?

Chiara si stringeva nelle spalle, evitava il confronto. Labitudine ad obbedire era più forte dellistinto di proteggere Mattia.

Col passare dei giorni peggiorava. Tamara era entrata in una sorta di trance: non si limitava più a correggere Mattia, commentava tutto. Lo lodava se per sbaglio prendeva un oggetto con la destra, sospirava vistosamente se usava la sinistra.

Vedi Mattia? Vedi che ce la fai? Bisogna solo impegnarsi. Ho fatto diventare un uomo tuo zio Antonio, farò di te un uomo vero.

Denis decise di parlare chiaro con la suocera, aspettò che Mattia si chiudesse in cameretta.

Signora Tamara, lasci stare il bambino. È mancino, non cè niente di male. Non deve correggerlo.

La reazione superò ogni aspettativa. Tamara si gonfiò come se avesse ricevuto un affronto.

Vuoi insegnare qualcosa a me? Ho cresciuto tre figli, ora vuoi fare la morale a me?

Non faccio la morale. Le chiedo solo di lasciar stare mio figlio.

“Tuo” figlio? Non ha anche il sangue di Chiara? E anche mio nipote, sai? Non permetto che cresca… così.

La parola così fu sibilata come se parlasse di qualcosa di vergognoso.

Denis capì che con le buone non si sarebbe risolta la questione.

Nei giorni seguenti, fra Denis e Tamara calò un gelo inspessito, rotto solo da scambi ostili tramite Chiara.

Chiara, di a tuo marito che la minestra è pronta.

Chiara, di a tua madre che ci penso io.

Chiara vagava come unanima in pena, sfinita. Mattia sprofondava sempre di più nellangolo del divano col suo disegno, sperando di diventare invisibile.

Lidea a Denis venne un sabato mattina, mentre Tamara si dedicava alla sua sacra ritualità: il ragù. Tagliava cipolle e sedano rapa come aveva fatto per trentanni, con movimenti veloci e sicuri.

Denis si avvicinò alle sue spalle.

Sta tagliando male.

Tamara non si voltò nemmeno.

Cosa dici?

La cipolla si deve affettare più fine, e seguendo il verso delle fibre, non di traverso.

Sbuffò e continuò.

È la verità insistette Denis nessuno la taglia così. Non si fa.

Sono trentanni che cucino così.

E da trentanni sbaglia. Faccia vedere.

Allungò la mano verso il coltello, Tamara la ritrasse di scatto.

Sei matto?

No. Vorrei solo che facesse come si deve. Vede? Cè troppa acqua nella pentola. Il fuoco è alto. E il pomodoro lo mette nel momento sbagliato.

Io ci ho sempre fatto così!

Non è una risposta. Bisogna reimparare. Da zero.

Si bloccarono entrambi: Tamara, col coltello a mezzaria, aveva unespressione di puro sconcerto.

Ma cosa vai dicendo?

Quello che lei ripete ogni giorno a Mattia. Bisogna rieducarsi. Così non si fa. Bisogna cambiare mano.

Non sono la stessa cosa!

E invece sì.

Tamara posò il coltello. Aveva le guance rosse di rabbia.

Stai paragonando la mia cucina a Io ho sempre fatto così! È il mio modo.

Anche Mattia si trova bene con la sinistra. Perché a lui non è permesso?

Lui è un bambino, può ancora migliorare!

Lei, una donna adulta, invece non cambierà più. E allora che diritto ha di cambiarlo?

Tamara serrò le labbra, gli occhi pieni di sdegno.

Come ti permetti? Io ho cresciuto tre figli! Antonio lho corretto e guarda oggi!

E Antonio, come sta? È felice? Sicuro di sé?

Silenzio.

Denis sapeva di aver colpito nel segno. Antonio, il fratello di Chiara, viveva lontano e telefonava alla madre a malapena due volte lanno.

Ho sempre voluto il suo bene la voce della donna tremò. Solo il meglio.

Lo credo. Ma il meglio, per voi, è solo quello che decidete voi. Mattia è una persona, già ora, piccola ma già lui. Col suo carattere. Non permetterò che lo schiacciate.

Ora vuoi insegnare a me?!

Sì, se non smette. Inizierò a correggere ogni suo gesto, ogni abitudine. Vediamo quanto resiste.

Rimasero luno davanti allaltra, scossi.

È meschino quello che fai sibilò Tamara.

È lunico modo che capisce.

Qualcosa in lei si spezzò. Denis lo vide: la sicurezza si incrinò, divenne improvvisamente più fragile, più piccola, più vulnerabile.

È solo per amore non finì la frase.

Lo so. Ma bisogna smettere. Altrimenti Mattia non lo vedrà più.

Il ragù iniziò a fuoriuscire dalla pentola. Nessuno si mosse per spegnere il fuoco.

Quella sera, dopo cena, quando Tamara si ritirò, Chiara si sedette accanto a Denis sul divano. Rimase a lungo in silenzio, poggiando la testa sulla sua spalla.

Da piccola nessuno mi ha mai difesa così la voce era quasi un sussurro. Mamma aveva sempre ragione. Io accettavo.

Denis la strinse a sé.

Nella nostra famiglia tua madre non imporrà più la sua volontà. A nessuno.

Chiara annuì, stringendolo forte alla mano.

Dalla cameretta arrivava il lieve fruscio della matita sulla carta. Mattia disegnava. Con la sinistra. Nessuno gli diceva più che era sbagliato.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three × 3 =

Io da lui farò un uomo! «Mio nipote non sarà mai mancino!» – sbottò la signora Tamara. Denis si voltò verso la suocera, lo sguardo carico di irritazione. «E cosa ci sarebbe di male? Ilario è nato così, è la sua peculiarità.» «Peculiarità!» – snobbò Tamara, – «Non è una peculiarità, è una mancanza. Da sempre la mano destra è quella giusta. La sinistra porta solo sfortuna.» Denis trattenne a stento una risata: eppure siamo nel XXI secolo, ma la suocera ragiona ancora come in un paesino del Medioevo…