Io e mio marito siamo arrivati in campagna a conoscere i suoi genitori. La mamma di Vasco, con le mani sui fianchi come una matriarca davanti al samovar, è uscita sul portico e ha esclamato: “Oh, Vasino! E non ci hai nemmeno avvisati… Eh, vedo che non sei arrivato da solo!”. Vasco mi ha stretto forte e ha detto: “Mamma, ti presento mia moglie, Valentina”. “La montagna”, cinta da un grembiule con le balze, mi si è avvicinata a braccia aperte: “Benvenuta, nuoretta mia!” E mi ha baciata tre volte, come vuole la tradizione. Dalla cucina di Claudia Petronilla arrivava un profumo intenso di aglio e pane appena sfornato…

Io e mio marito arriviamo proprio oggi in campagna, nelle colline dellEmilia-Romagna, per conoscere i suoi genitori.
Appena scendiamo dalla macchina, la mamma di Gianluca esce sulla soglia della casa, con le mani piantate sui fianchi come una massaia davanti alla moka sul fuoco, e inizia a lamentarsi a voce alta:
Ma Gianluchetto! Perché non ci hai avvisato? Vedo che non sei mica venuto da solo!
Gianluca mi stringe, mi avvolge in un abbraccio caloroso:
Mamma, ti presento mia moglie, Maristella.
La montagna, cinta da un grembiule a fiori con le grandi mani spalancate, si avvicina barcollando verso di me:
Ah, benvenuta, nuora mia!
E secondo la tradizione, mi pianta tre sonori baci sulle guance.
Clara Rinaldi profuma intensamente di aglio fresco e pane appena sfornato.
Mi stringe in un abbraccio così forte da farmi quasi mancare il respiro.
La mia testa rimane schiacciata tra due soffici cuscini, ovvero il petto florido della suocera.
Si stacca un attimo da me, mi osserva con occhi indagatori dalla testa ai piedi e si rivolge al figlio:
Gianluchetto, ma dove lhai pescata questa ragazzina così esile?
Mio marito ride di cuore:
Ma dai, mamma, lho trovata in città! In biblioteca… Papà è in casa?
È dalla vicina Mariuccia che sistema la stufa Dai, entrate pure in casa! Toglietivi le scarpe, che ho appena lavato per terra!
Dal cortile, un gruppo di ragazzini curiosi ci scruta a bocca aperta.
Sandrino, corri dalla Mariuccia! Dille che il figlio con la sposa sono arrivati!
Subito! risponde il bambino correndo via lungo la stradina.
Entriamo nella cucina calda e piena di profumi. Gianluca mi sfila il cappotto moderno, acquistato in saldo al mercato rionale, e lo appende vicino alla vecchia stufa a legna.
Poi prende le mie mani gelate e me le stringe sui fianchi della stufa, poggiando la guancia:
Ah, mia nutrice, sei ancora calda
Nel frattempo, pentole e tegami risuonano, le bicchierate e le posate tintinnano sulla tavola, le ciotole di ceramica battono tra loro
Mentre la suocera apparecchia la tavola, osservo linterno della casa contadina con stupore.
Lì nellangolo cè unimmagine di Santo, alle finestre tendine bianche con piccoli fiori, per terra e sugli sgabelli tappeti fatti a mano. Vicino alla stufa, girato di spalle, dorme un grosso gatto rosso.
Abbiamo firmato i documenti settimana scorsa, la voce di Gianluca mi arriva ovattata.
Resto colpita da quanta roba appare subito sulla tavola!
Al centro, su un piatto largo, trionfa la gelatina di carne; accanto, sottaceti: crauti, pomodori, bottiglia di latte appena munto sormontato da una crosta dorata; una torta salata con uova e cipolla
Mamma mia, che fame!
Mamma, basta, davvero! Ce nè per una settimana qui borbotta Gianluca addentando una generosa fetta di pane casereccio.
La suocera sistema vicino alla gelatina una bottiglia di grappa sudata per la frescura e, soddisfatta, si asciuga le mani nel grembiule:
Ecco fatto, finalmente è tutto pronto!
È così che conosco la mamma di Gianluca.
Mamma e figlio si assomigliano come due gocce dacqua: entrambi bruni, con guance rosse. Solo che Gianluca è mite e paziente, mentre la suocera è un temporale estivo improvviso e rumoroso.
Chissà quanti cavalli ribelli ha domato quella donna e quante case in fiamme ha salvato…
Rumore improvviso in anticamera:
Nella cucina, portando dentro una ventata daria fredda, entra un ometto basso e robusto.
Lomino batte le mani gioioso:
Oh guarda un po che sorpresa!
Senza togliersi il giubbotto impregnato di fumo e polvere, abbraccia il figlio.
Ciao papà!
Prima ti lavi le mani, poi mi saluti! ordina la suocera.
Il suocero mi porge la mano:
Piacere, signorina!
Ha occhi azzurri vivaci e furbi, una barba rossiccia e ciuffi di capelli color rame.
Clara, versa anche a me un po di brodo! chiede rumorosamente lavandosi le mani.
Alziamo i bicchieri:
Alla vostra salute, cari!
Dopo aver mangiato e bevuto abbondantemente, mi faccio coraggio:
Signor Ernesto, ma come mai tutti in famiglia vi chiamate Gianluca o Ernesto?
È semplice, Maristella! Mio nonno, mio padre, io tutti fornai o muratori da generazioni!
Solo Gianluchetto, dice indicando il figlio, ha deciso di fare il tornitore.
Anche i tornitori servono, papà!
Ma costruire un forno non è facile, vero?
Eh no, cara! solleva lindice serio. È una vera arte! Deve essere bello, non fumare e cuocere il pane perfetto.
Non guardare che sembro debole! Noi rossi siamo resistenti, baciati dal sole!
Ernesto interviene Clara è un tuttofare!
Papà, raccontaci qualcosa!
Il suocero sospira, si accarezza la barbetta con aria furba:
Se proprio volete Sentite questa!
Una volta, a luglio, siamo andati a tagliare il fieno. Ne avevamo allora una mucca, Rosina, che dava latte a volontà su quattro zampe lunghissime Tutti nei campi, donne e uomini, io e Clara.
Il sole non era ancora spuntato dal bosco, e già si falciava di buona lena: sciak-sciak, sciak-sciak
Un caldo boia, e i tafani che non davano tregua!
Ricordo pure quellanno, quanti cinghiali cerano nei boschi!
A un certo punto, ora di pranzo, dopo giorni di lavoro tutti stremati
Ma piantala, papà! A Maristella non interessa
Invece sì, è molto interessante!
Insomma, vedo la gente esausta e mi viene in mente di alleggerire un po la situazione. Forse il caldo mi ha dato alla testa
Appoggio la falce, corro e grido: Occhio! Arrivano i cinghiali!
Tutti gettano rastrelli e falci e si arrampicano sugli alberi
Ahahah! E poi?
Poi quasi mi menano con i rastrelli, uomini e donne! Ma lavorarono molto più in fretta dopo!
Clara, indignata, gli dà uno scapaccione:
Sei proprio uno scavezzacollo!
Racconta dei cinghiali veri, piuttosto!
Volentieri!
Io e Clara eravamo giovani, Gianluca neanche in progetto.
Allora andavo sempre a caccia, ma dopo quello che successe cambiai idea.
Quel giorno nevicava, dico a Clara: Vado nel bosco.
Vai pure, risponde lei.
Prendo il fucile, giro a lungo senza trovare nulla. Si fa buio, mi avvio verso casa, sento i cinghiali vicini. Mi avvicino, sparo, ma sbaglio mira.
Allimprovviso un cinghiale gigantesco mi carica! Scappo e mi arrampico su un albero senza neppure ricordarmi come.
Quasi muori di paura! puntualizza Clara.
Non interrompere! Mi sistemo tra i rami, fermo come una statua. Penso: Appena se ne vanno, scendo.
Macché! Il cinghiale inizia a scavare sotto lalbero, poi si sdraia lì e tutto il branco con lui.
Oddio! E poi?
Sono rimasto lì tutta la notte, abbracciato al tronco. Per fortuna non era troppo freddo, o la passavo male.
Io persi Gianluchetto, guardai dappertutto! Appena albeggiato, radunai i vicini e ci mettemmo a cercare. Trovammo Ernesto ancora mezzo sotto choc!
Sei la mia roccia, Clara!
Sciocchezze Maristella, vuoi un po di tisana calda con miele nostrano?
Con piacere, grazie!
Clara versa nei tazze il profumo di camomilla e iperico mischiato al miele.
Gianluca, racconta di quando hai guarito mia sorella!
Il suocero, scoppia quasi a ridere:
Un giorno la sorella di Clara ci avvisa con un telegramma: Sto arrivando! Laccogliamo felici Sta qualche giorno e a tavola si lamenta: Le gambe mi fanno male, non riesco a camminare bene.
Ma hai provato le api, per caso? le chiedo.
Dove vuoi che trovi api in città?
Vieni con me alle arnie! Ti guarisco in un attimo!
Ma ti pare! ride Clara.
Quindi andiamo davanti agli alveari. Levo il vestito alla cognata sopra il ginocchio e su ogni gamba poso unape.
Mi ringrazia, ma dopo mezzora grida come una furia: era allergica, si sono gonfiate le gambe che non camminava più!
Un vero Dottor Dolittle!
Come potevo saperlo? Né io né Clara lo sapevamo Maristella, gradisci ancora un po di miele? Sei allergica?
No, assolutamente, signor Ernesto!
Meno male, allora
Terminiamo la tisana.
Fuori si fa buio e mi sento stanca morta.
Clara tira le tende:
Gianluchetto, dove volete che vi prepari il letto?
Mamma, si può sulla stufa? Che ne dici, Maristella, vuoi dormire là?
Altroché, certo che sì!
Faccio subito! Tuo padre lha costruita con le proprie mani, mattone dopo mattone si vanta Clara.
Ernesto annuisce con orgoglio.
E cè di che essere fieri: quella stufa scalda, nutre e riunisce tutta la famiglia.
Il suo fuoco splende vivo, è vita!
Ringraziamo Clara e ci alziamo da tavola. Mio marito, sorridendo, mi aiuta a salire sulla stufa calda.
Dalla penombra, dai ripiani alti, arriva un odore inebriante: mattoni scaldati dalle fiamme, erbe secche, lana di pecora, pane fragrante.
Gianluca si addormenta allistante; io invece non riesco a prendere sonno.
Che succede?
Alla mia destra qualcuno respira forte:
Fff-puf, fff-puf
È lo spirito della casa! Sicuramente Lho letto nei libri.
Mi ricordo una filastrocca da bambina:
Folletto, folletto, con te non gioco!
Solo al mattino scopro la verità: non era il folletto, ma la pasta madre che la suocera aveva lasciato vicino alla stufa e dimenticato.
Non sarà certo lultima volta che torneremo in quella accogliente casa dei genitori di Gianluca ad ascoltare i racconti di Ernesto, a scaldarci alla stufa e mangiare pane fatto in casa.
Ma questa è unaltra storia, da raccontare una prossima volta!

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Io e mio marito siamo arrivati in campagna a conoscere i suoi genitori. La mamma di Vasco, con le mani sui fianchi come una matriarca davanti al samovar, è uscita sul portico e ha esclamato: “Oh, Vasino! E non ci hai nemmeno avvisati… Eh, vedo che non sei arrivato da solo!”. Vasco mi ha stretto forte e ha detto: “Mamma, ti presento mia moglie, Valentina”. “La montagna”, cinta da un grembiule con le balze, mi si è avvicinata a braccia aperte: “Benvenuta, nuoretta mia!” E mi ha baciata tre volte, come vuole la tradizione. Dalla cucina di Claudia Petronilla arrivava un profumo intenso di aglio e pane appena sfornato…