Irina non fece in tempo a riagganciare al marito e, inaspettatamente, sentì una voce femminile all’a…

Francesca non fece in tempo a chiudere la telefonata con il marito e, неожиданно, colse una voce femminile all’altro capo.

Francesca era appoggiata al davanzale della finestra, guardando senza pensieri il lieve cadere della neve su Milano. La conversazione con il marito volgeva al termine una chiamata qualsiasi, simile a centinaia daltre nei quindici anni del loro matrimonio. Enrico riferiva della trasferta a Roma: tutto bene, le riunioni erano andate a buon fine, sarebbe tornato tra tre giorni.

Va bene amore, allora ci sentiamo, disse Francesca mentre si apprestava a schiacciare il tasto rosso, ma qualcosa la fece esitare. Unaltra voce femminile, giovane, melodiosa risuonò chiaramente dal telefono:

La mano di Francesca si paralizzò. Il cuore saltò un battito, poi prese a galoppare con violenza. Portò di nuovo il telefono allorecchio, ma ormai sentì solo i brevi toni: Enrico aveva già riattaccato.

Francesca si lasciò cadere piano sulla poltrona, le gambe tradivano la sua fermezza. Nella testa le ronzavano mille pensieri: Enrico vasca? Che vasca in trasferta? La memoria le restituì dettagli sospetti degli ultimi mesi: trasferte più frequenti, chiamate in tarda sera che Enrico prendeva affacciato al balcone, un nuovo profumo nella sua auto.

Con le mani tremanti, aprì il portatile. Entrare nella sua mail fu semplice la password la conosceva dagli anni ormai lontani in cui fiducia e sincerità scandivano le loro giornate. Biglietti, prenotazioni alberghiere Suite luna di miele in un hotel a cinque stelle nel centro di Roma. Per due persone.

Nella posta trovò anche uno scambio di messaggi. Martina. Ventisei anni, istruttrice in palestra. Amore, non ce la faccio più così. Mi avevi promesso che avresti divorziato tre mesi fa. Quanto devo aspettare?

Francesca avvertì la nausea. Le tornarono in mente i ricordi del loro primo appuntamento Enrico era un giovane commerciale, lei appena assunta in amministrazione. Avevano risparmiato per oltre un anno per potersi sposare, vivendo in un piccolo appartamento in affitto. Avevano condiviso ogni gioia e sostenuto ogni fallimento. Ora lui era un dirigente dazienda in ascesa, lei capo contabile; tra loro si era creato un abisso profondo quanto quindici anni e largo quanto i ventisei di una certa Martina.

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Nella suite dhotel, Enrico camminava nervosamente da una parete allaltra.

Perché lhai fatto? la voce spezzata dallira.

Martina era sdraiata sul letto, indosso solo un leggero accappatoio di seta, i lunghi capelli biondi sparsi sul cuscino.

E allora? sbadigliò lei, stiracchiandosi come una gatta beata Dicevi che avresti divorziato.

Decido io quando e come! Ti rendi conto? Francesca non è stupida, ora sa tutto!

E meno male! disse Martina alzandosi di scatto. Sono stanca di fare la clandestina che nascondi negli alberghi. Voglio andare con te al ristorante, conoscere i tuoi amici, essere tua moglie!

Sei infantile, mormorò Enrico.

E tu sei un codardo! lo raggiunse a grandi passi Guardami! Sono giovane, bella, posso darti dei figli. E lei? Sa solo contare i tuoi euro?

Enrico la afferrò per le spalle: Non permetterti di parlare così di Francesca! Non sai nulla di lei, di noi!

So abbastanza si divincolò Martina. So che non sei felice con lei. È immersa nel lavoro e nella routine. Quando è stata lultima volta che avete fatto lamore? O vi siete concessi una vacanza insieme?

Lui si girò verso la finestra. Lì, a Milano, nel loro appartamento, sentiva che tutto stava andando in pezzi. Quindici anni si sgretolavano per una frase avventata di una ragazzina.

****
Francesca sedeva in cucina, la stanza buia occupata solo dalla luce del telefono. La tazza del tè si era ormai freddata tra le sue mani. Decine di chiamate perse di Enrico. Non aveva il coraggio di rispondere. Cosa avrebbe dovuto dire? Caro, ho sentito la tua amante invitarti nella vasca?

La memoria le regalava immagini: Enrico che le regala lanello inginocchiato in unosteria del Naviglio; il trasloco nella loro prima casa una piccola bilocale alla periferia di Milano; quella volta in cui lui la sorresse al funerale della madre; o il brindisi per la sua promozione

Poi arrivarono i lavori infiniti in casa, i mutui, le corse dietro alle scadenze, il lavoro che mangiava tutto. Quando era stata lultima volta che avevano davvero parlato, cuore a cuore? O che avevano visto un film abbracciati sul divano, riso e progettato il domani insieme?

Il cellulare vibrò di nuovo. Questa volta un messaggio: Fra, dobbiamo parlare. Ti prego, lasciami spiegare.

Che spiegare? Che era invecchiata? Che era stanca? O che una giovane personal trainer lo capiva meglio di lei?

Francesca si avvicinò allo specchio. Quarantadue anni. Le piccole rughe agli occhi, i capelli bianchi che ogni mese si ostinava a coprire. Da quanto non si sentiva bella, viva, leggera? Da quando aveva smesso di vivere davvero e iniziato solo a resistere?

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Enrico, dove sei stato? lo accolse Martina con sguardo seccato quando rientrò in camera, dopo lennesimo tentativo di chiamare la moglie.

Non ora, rispose lui lasciandosi cadere sulla poltrona e allentando il nodo della cravatta.

No, adesso! gli si parò davanti, decisa Io voglio sapere cosa succederà. Devi scegliere, ormai!

Enrico la fissò. Era bella, determinata, piena di vita. Quello che era stata Francesca quindici anni prima. Come aveva potuto farle questo?

Martina, si coprì il volto con le mani hai ragione. Devo scegliere.

Lei sorrise, gli corse incontro: Amore! Lo sapevo che avresti deciso per noi!

Sì, la respinse con dolcezza dobbiamo chiudere qui.

Cosa?! rimase senza fiato, come se avesse ricevuto uno schiaffo.

È stato un errore, si alzò Amo mia moglie. Si, abbiamo i nostri problemi. Ci siamo allontanati. Ma non posso, non voglio, cancellare tutto quello che abbiamo condiviso.

Sei solo un codardo! le lacrime le rigavano il volto.

No, Martina. Il codardo sono stato quando ti ho tradito, quando ho mentito a chi, per quindici anni, è stata con me in tutto: nelle gioie, nelle fatiche, nei fallimenti. Sì, la mia felicità si deve costruire, non cercare fuori.

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Poco prima di mezzanotte suonò il campanello. Francesca sentì che era lui: era tornato col primo volo.

Fra, apri. Ti prego, sentì la voce rotta dietro la porta.

Lei aprì. Enrico era lì, barba incolta, abito stropicciato, occhi pieni di colpa.

Posso entrare?

Lei fece un passo indietro in silenzio. Si accomodarono in cucina, proprio dovera nata ogni loro decisione importante, dove avevano sognato la vita futura.

Fra

Non serve, lo fermò lei So tutto. Martina, ventisei anni, personal trainer. Ho letto la tua posta.

Lui annuì, non trovando parole.

Perché, Enrico?

Rimase in silenzio a lungo, guardando oltre la finestra la città illuminata.

Perché ho avuto paura. Perché mi sono sentito solo. Perché lei mi ricordava te, come eri una volta, piena di sogni e grinta.

E adesso?

Ora la guardò negli occhi voglio rimediare. Se mi permetterai di provarci.

E lei?

È finita. Ho capito che non posso, non voglio, perderti. So che forse non merito il tuo perdono, ma ti chiedo: ricominciamo? Andiamo da uno psicologo, facciamo qualcosa insieme, costruiamo qualcosa di nuovo?

Francesca fissava suo marito stanco, segnato, ma ancora infinitamente familiare. Quindici anni, non sono solo un numero: sono battute condivise, silenzi dintesa, larte di perdonarsi giorno dopo giorno.

Non lo so, Enrico, per la prima volta pianse davvero, non lo so

Lui la abbracciò piano e lei, esausta, rimase tra le sue braccia. Fuori, la neve copriva Milano con un manto silenzioso.

E mentre nella stanza dalbergo romana una giovane donna imparava tra le lacrime che lamore vero non è solo passione o romanticismo, ma una scelta da compiere ogni giorno, in quella cucina due persone provavano a ricostruirsi.

Il futuro era tutto da scrivere: ci sarebbero voluti pazienza, umiltà e molti passi avanti e indietro. Ma in fondo, nella vita, a volte bisogna rischiare di perdere qualcosa per comprenderne davvero il valore.

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