Ti racconto questa storia come se ci stessi facendo due chiacchiere davanti a un caffè, perché sembra quasi la trama di una di quelle serie che guarda mia zia la domenica pomeriggio.
Allora, tutto inizia con Giovanni, un ragazzo di un piccolo paese tra le colline toscane, vicino a Siena. Mai e poi mai avrebbe pensato di trasferirsi in città, a Firenze o altrove. Amava troppo il suo fiume, i campi e quella campagna piena di vento e profumi. Era uno che si dava da fare: aveva deciso di occuparsi dellallevamento dei maiali, voleva ingrandire il suo allevamento e puntava a vendere salumi tipici in zona. I soldi li aveva messi da parte vendendo la vecchia casa della nonna e sognava, un giorno, di costruire una villa tutta sua. Aveva già una Cinquecento scassata, ma tutto il resto del denaro era finito nella sua attività.
Il suo sogno segreto, però, era sposare Mariangela, una ragazza bellissima del paese. Stavano insieme già da un po, lei sapeva bene che i soldi di Giovanni scarseggiavano e la casa era ancora un cantiere.
Mariangela sapeva di piacere. Passava spesso il tempo a chiacchierare con le amiche, diceva: “A che serve la bellezza, se non per trovare un uomo che mi coccoli e mi sistemi? Io ho solo bisogno di trovare quello giusto e dopo penso a vivere bene. La mia bellezza vale oro.”
“Giovanni ha iniziato a costruire la casa e almeno la macchina ce lha,” le diceva la sua amica Lucia. “Basta solo aspettare un po, dai.”
“Eh, ma io non voglio aspettare, voglio tutto subito,” rispondeva lei tutta contrariata, facendo il broncio. “Non ha ancora i soldi, chi lo sa quando li avrà.”
Giovanni la amava, ma capiva che Mariangela non era presa quanto lui. Continuava comunque a sperare che col tempo lei si innamorasse. Tutto sarebbe andato liscio se non fosse arrivato Tommaso in paese quella estate. Era venuto da Milano con un amico, a trovare la nonna per le vacanze. Guardava tutti con aria un po snob, si annoiava terribilmente in balera, finché non ha visto Mariangela.
Allinizio lei neanche lo filava, ma appena ha saputo che era figlio di uno importante al Comune di Milano, ha subito cambiato atteggiamento. Tommaso era più grande, aveva esperienza con le donne, la corteggiava con parole dolci e piccoli gesti le portava dei mazzi di fiori che a San Quirico dOrcia nessuno aveva mai visto, li faceva arrivare da Firenze apposta per lei. Lei capì subito il valore e glielo lasciò intendere.
Giovanni ci rimaneva male, la vedeva accettare quei fiori e si arrabbiava.
“Non accettare quei fiori, Mariangela, lo sai che non sopporto,” le diceva lui.
“Ma dai, sono solo fiori! Cosa vuoi che sia?”
Giovanni, arrabbiato, una sera si avvicinò a Tommaso e gli disse: “Fammi un piacere, stai lontano da lei. Mariangela è la mia ragazza.”
Tommaso neanche lo ascoltò e ne venne fuori una rissa che solo grazie agli amici di Giovanni non degenerò. Da quel momento tra Giovanni e Mariangela calò una freddezza. Lei iniziava ad evitarlo, e lui si chiuse nel suo orgoglio ferito.
Mariangela sapeva che Tommaso si sarebbe fermato solo per le vacanze e poi sarebbe tornato a Milano.
“Devo escogitare qualcosa magari riesco a seguirlo in città. In questo paese non cè niente per me, serve agire in fretta,” pensava tra sé e sé.
Farsi invitare a casa da sola con Tommaso fu facile. I suoi genitori erano andati a Firenze al mercato, e lei aveva scelto proprio quel giorno per avere un incontro “casuale”. I due stavano insieme in camera quando, allimprovviso, arrivarono padre e madre. Lei si buttò addosso una vestaglia, Tommaso si rimise in fretta i pantaloni: furono beccati in flagrante. Il padre urlò subito:
“Che sta succedendo qui?”
Mariangela abbassava lo sguardo mentre Tommaso era in imbarazzo totale.
“Sentite, ragazzi, adesso basta: Tommaso, ora sposi mia figlia, altrimenti ti faccio vedere io. Vieni qua che ne parliamo.” Nessuno seppe mai cosa si dissero, ma il giorno dopo padre li accompagnò allanagrafe per presentare la richiesta di matrimonio. La madre preparava già i bagagli per andare a Milano.
La voce corse in tutto il paese. Giovanni era distrutto, ma cercava di non darlo a vedere.
In realtà Tommaso era furioso con se stesso. “Ma chi me lha fatto fare di venire al paesello e lasciarmi coinvolgere da questa ragazza? Sapeva come incastrarmi”
Mariangela, invece, aveva solo voglia di andarsene in città e viversi la bella vita.
“Non importa, farò la brava, gli darò pure dei figli, alla fine sarà contento di come è andata,” pensava. “Speriamo solo che i suoi genitori mi accettino”
Al contrario di quel che pensava, i genitori di Tommaso furono felici di vedere che finalmente il figlio aveva portato a casa una ragazza semplice e genuina, diversa da tutte le tipe mondane che aveva frequentato a Milano. “Dai, Mariangela, accomodati, qui sei come a casa tua,” disse affettuosa la suocera Elena, e anche il padre di Tommaso, Michele, era contento.
Mariangela si diede da fare: la casa era grande, un apparamento con quattro camere, lei si trovò bene con i suoceri che la trattavano sempre con gentilezza. Anche Tommaso iniziò a vedere che non era una furbetta come pensava lui, e quasi cambiò idea: “In fondo, è stata rapida, ma forse crede davvero che potremmo essere felici non chiede, non fa domande e sembra anche sentirsi un po in colpa. Di tornare in paese non ne ha proprio voglia.”
Tommaso intanto progettava già le sue serate da single a Milano, tra amici e avventure. Ma una sera, a sorpresa, Mariangela durante la cena lo spiazzò: “Sono incinta, aspettiamo un bambino”
“Incredibile, Mariangela, congratulazioni! Da quanto aspettavamo un nipotino,” disse Elena, mentre Tommaso ormai capiva che parlarne era inutile.
Si sposarono in fretta e i genitori regalarono loro un appartamento arredato. Dopo il matrimonio, Mariangela capì subito che Tommaso non era proprio entusiasta di diventare papà.
“Vabbè, appena nasce il piccolo, cambierà idea. Capirà che avere un figlio è una gioia,” pensava ancora lei, ignara di come fosse davvero lanima del marito.
Tommaso iniziò a sparire: “Ho un lavoro che mi porta sempre in trasferta,” le diceva. Lei ci credeva e lo aspettava ogni volta con il ragù sul fuoco, sistemando la casa mentre si sentiva sempre più sola. Si era resa conto che, in fondo, le mancava il suo paesello, le amiche, i suoi. E sempre più spesso pensava a Giovanni.
Quando le chiedevano se amava ancora suo marito, lui rispondeva a mezza voce. Anche la suocera Elena vedeva che la nuora era giù di tono, ma sapeva bene che il figlio non era un marito modello.
Quando nacque il bambino erano tutti felici. Tommaso, per un attimo, si commosse. Ma bastarono poche notti insonni e qualche pannolino per tornare nervoso, a trattare male la moglie e ignorare il figlio.
Intanto Tommaso si rese conto che anche le vecchie amiche di Milano lo avevano lasciato perdere: “Chi vuoi che si interessi a un uomo sposato?”
Aveva una relazione stabile con Caterina, una donna elegante, con un bellappartamento in centro e uno stipendio da avvocato, che non voleva figli. Lì si sentiva libero, bevevano, ridevano, ogni tanto scappavano nel weekend.
“Cate, se sapessi che stress casa un casino, mia moglie la sopporto poco, anche mio figlio mi urta i nervi. Mariangela sarà anche bella, ma sempre quella è, non sta mai zitta di quel paesello e delle mucche. Non la posso portare da nessuna parte.”
Intanto Mariangela cominciava a sospettare che il matrimonio con Tommaso era stato un errore. Capiva che lui aveva unaltra. Quando tornava a casa, sapeva di un altro profumo, trovava tracce di rossetto. Lui era sempre più irritabile, a volte sfiorava la mano pesante.
Alla fine, chiamò la madre in lacrime: “Mamma, che faccio?”
“Non ti abbiamo mica obbligato a sposare Tommaso! Pensavamo finissi con Giovanni, invece hai voluto la città Resta lì finché sopporti, ma se non ce la fai più, torna pure: però stavolta non riparti più.”
Mariangela sentiva il peso di tutto. Una sera, mentre il marito era in doccia, trova il telefono di lui e legge certi messaggi tra lui e Caterina che la lasciano senza parole Disperata si confida con la suocera che, però, le fa capire subito: “Guarda che se vuoi divorziare, sappi che il bambino lo vorrà in affidamento mio marito. Tommaso è il padre, ha una posizione, una casa grande, cosa puoi offrire tu senza un lavoro o un diploma?”
Intanto il bambino aveva la febbre, i dentini gli facevano male, Tommaso non ne poteva più di pianti. Caterina mandava messaggi: Dagli quel sonnifero che ti ho dato, così dormono e vieni da me. Mariangela li legge e le si gela il sangue.
E se davvero lui facesse qualcosa di irresponsabile? Presa dal panico, mentre Tommaso si lava, chiama Giovanni.
“Lascialo perdere, Mariangela, ti vengo a prendere e ti porto al mio paese. Non ti faremo niente, te lo prometto! Se ti minacciano che vogliono portarti via il bambino, sono solo parole. Appena puoi, chiama!”
Appena Tommaso esce e se ne va verso casa dellamante, Mariangela prende il bimbo, qualche vestito, e avvisa Giovanni. Lui arriva in macchina, la carica e la porta a casa sua.
Quando Tommaso torna tardi, il giorno dopo trova tutto vuoto. Chiama i genitori.
“Mamma, Mariangela non cè!”
“Ma che dici? Non è venuta da noi! Non sarà andata in Polizia?!”
“Mamma lascia perdere, lascia stare Ti prego, è meglio così. Lasciamola stare.”
Passa un po di tempo. Mariangela divorzia e si sposa con Giovanni. Vivono felici nella villa che lui aveva finito di costruire, tra boschi e cinghiali, e presto aspettano un altro bambino. Solo allora Mariangela capisce che la felicità era sempre stata lì, e che il suo vero amore era proprio Giovanni.






