Giovanni rientrò a casa in una sera silenziosa e appena varcata la soglia della cucina notò la cena pronta sul tavolo. Una strana inquietudine gli attraversò la mente: “Che strano dovè Lucia?” si chiese con un nodo allo stomaco. Si trascinò verso la camera da letto e lì vide la moglie seduta per terra, intenta a piegare vestiti e sistemarli nella valigia.
Parti per qualche posto? domandò Giovanni, la voce già tesa.
Mi hanno mandato una convocazione allospedale di Firenze, devo fare degli accertamenti temo ci sia qualcosa che non va, rispose allimprovviso Lucia, abbassando lo sguardo.
Cosa significa, qualcosa che non va? sorpreso, Giovanni la fissò. Non vorrai dire che quella malattia che si è portata via tua madre
Lucia taceva, il volto segnato di paura, e Giovanni sentiva il cuore stringersi nella morsa dellangoscia. Laria nella stanza era diventata irrespirabile.
Quei giorni sembravano infiniti e Giovanni non trovava pace. Aspettava notizie da Lucia, ormai ricoverata tra i corridoi freddi di Firenze, mentre lui restava solo nel piccolo paese toscano, in una casa che senza di lei non aveva più una voce.
Lucia non si era mai lamentata di nulla. In trentanni di matrimonio avevano cresciuto due figli e tutto, ogni cosa, poggiava sulle spalle pazienti di Lucia. Cucina, pulizie, panni da stirare, piatti da lavare: Giovanni prendeva tutto questo come scontato, quasi fosse scritto che così dovesse essere. “Un uomo non sta ai fornelli,” aveva sempre pensato.
Eppure, anche Lucia lavorava. Era ragioniera nello stesso oleificio di Giovanni. Tornavano assieme in macchina ogni sera, ma soltanto lui si stendeva sul divano a fissare la televisione lamentandosi della stanchezza, mentre Lucia preparava la cena e il pranzo per il giorno dopo, svuotava la lavastoviglie, metteva ordine in casa.
Nel loro appartamento regnava un ordine quasi magico. Il profumo dei sughi si confondeva con quello dei pavimenti puliti. Giovanni, esigente anche a tavola, voleva piatti diversi ogni giorno. Lucia non si era mai lamentata, mai aveva chiesto aiuto, e neppure a Giovanni era mai venuto in mente di offrirsi. “Non è lavoro da uomo”, si ripeteva.
Quando Lucia chiese un permesso dal lavoro per un controllo medico, Giovanni la fissò, incredulo.
Che succede, Lucia? Stai male?
Spero proprio di no, rispose lei con un sorriso fiacco. È solo che non mi sento bene ultimamente.
Magari ti serve qualche integratore, è primavera dopotutto, tentò di sdrammatizzare Giovanni.
Lucia scrollò le spalle mentre gli occhi le si velavano dunombra.
Quella stessa sera, tornando dal lavoro, Giovanni la sentì pronunciare parole che non avrebbe mai voluto udire.
Devo andare a Firenze per degli esami più approfonditi, i medici sospettano qualcosa di brutto.
Cosa!? Ma che stai dicendo? Già temeva la risposta.
Soltanto sospetti, cercò di rassicurarlo Lucia, ma lui capì dalle lacrime agli angoli degli occhi che il coraggio era solo una maschera. Ho già il biglietto, domani mattina parto alle otto. Mangia pure tu, ci sono le polpette e il risotto, sullaltro tavolo linsalata. Io devo finire la valigia, voglio andare a dormire presto.
Hai già cenato? provò a chiederle Giovanni.
No, non ne ho voglia, sussurrò lei, richiudendo la borsa.
Giovanni la osservava con impotenza. Lucia, la sua roccia, improvvisamente così fragile. Pensava: “E se davvero?”
Credo di aver preso tutto disse Lucia.
Non dimenticare il caricabatterie del telefono, suggerì lui.
Sì, grazie Giovanni. Tu non vai a cena?
Non ne ho voglia neanche io
Ti ho rattristato?
Eh già, ammise lui, il viso segnato.
Guardando quel borsone mise a fuoco un ricordo: lavevano comprato quattro anni prima, quando avevano sognato una vacanza al mare. Lucia aveva comprato costumi colorati, un vestito leggero e un cappello di paglia. Ma non partirono mai. Dalloleificio avevano chiesto a Giovanni di sostituire un collega. Concesso un premio in euro, aveva accettato, convinto di poter finalmente sistemare la camera da letto. Lucia sembrava daccordo, ma di notte lui aveva udito i suoi singhiozzi sommessi. “È stato solo un brutto sogno”, gli aveva detto. Ora capiva: aveva pianto perché quel sogno era svanito.
Non ci provarono neppure lanno dopo, e dal terzo anno Lucia non parlò più del mare. Giovanni, in fondo, non ne aveva voglia. “Cè la casa di campagna, cè sempre qualcosa da fare, e poi cè la griglia, gli amici Un fiume vicino dove bagnarsi, perché sprecare euro e fuggire lontano?”
Ora Lucia sistemava i suoi vestiti nella stessa borsa, ma stavolta non partiva per il mare, bensì per una visita medica. E se non ci fosse un ritorno? Il pensiero lo paralizzò.
Non toccò cibo quella sera, e la notte non riuscì a dormire. Sentiva Lucia singhiozzare piano accanto a lui, avrebbe voluto stringerla e consolarla, ma non trovava il coraggio.
Il mattino seguente accompagnò la moglie allautostazione. Prima che salisse sul pullman si abbracciarono, e Giovanni sentì un dolore profondo allidea di doverla lasciare andare. Restò a guardare il bus che si allontanava, gli occhi pieni di lacrime.
Lucia sussurrò piano. Amore mio, torna presto tutto deve andar bene
Si sentiva svuotato, ma era il momento di fare buon viso e dedicarsi al lavoro. Lì riusciva quasi a dimenticare, ma tornato a casa veniva inghiottito dal vuoto. La casa era silenziosa, spoglia senza Lucia. Si costrinse a riscaldare il risotto avanzato dalla sera prima, ne assaggiò qualche cucchiaio, poi spense tutto.
Per calmarsi prese tra le mani il vecchio album di fotografie. Le pagine scorrevano tra le dita e i ricordi gli sfilavano davanti.
Lì cerano loro due appena sposati Lucia così bella, sottile, con quegli occhi che lo avevano conquistato la prima volta. Si erano conosciuti ad un compleanno di un amico. Lei era arrivata con un altro ragazzo, lui con una ragazza. Ma appena laveva vista aveva capito: era amore vero, inspiegabile. Una follia, pensava allora, e invece era capitato davvero.
Quella notte aveva litigato con la sua fidanzata, Caterina, che aveva intuito tutto e laveva sfidato fuori dal locale. Lui non aveva esitato: “È meglio così, non ti ho mai amata.”
Caterina se ne era andata in lacrime, ma nel giro di una settimana si era rifatta una vita. Giovanni invece aveva dovuto lottare per il cuore di Lucia. Lei, anche dopo essere rimasta sola, non si era gettata subito tra le braccia di Giovanni, ma infine aveva ceduto al suo amore tenace.
Sfogliava le foto come se potesse rivivere la loro vita insieme: quanti anni felici, quanti momenti non apprezzati. Quando era stata lultima volta che le aveva detto “ti amo” o semplicemente “grazie”? Non lo ricordava. Forse non le aveva mai detto nemmeno “grazie per la cena”. Era ovvio: la moglie ha cura della famiglia, non serve dirlo.
Solo adesso Giovanni si accorgeva di quanto Lucia, con le sue spalle sottili, si fosse caricata tutta la casa, tutta la fatica Lui aveva sempre pensato che ce la facesse, che non conoscesse la stanchezza. Se lui si ammalava, Lucia preparava il brodo, ascoltava i suoi lamenti, lo accudiva. Se Lucia stava male, prendeva qualcosa ed andava comunque a lavorare
Pensare di perderla gli toglieva il respiro. Quei giorni li visse come in trance. Ogni sera si sentivano al telefono, ma Lucia non gli dava risposte certe. Lui si perdeva nei rimpianti, nei se e nei forse. “Perché non sono stato più attento, perché sono stato tanto egoista Se potessi tornare indietro”
Giovanni, ho buone notizie! squillò finalmente il telefono una sera. Non era quello che temevamo. Qualcosa cè, ma niente di grave!
Davvero? Oh, Lucia, mi hai reso luomo più felice del mondo
Qualche giorno dopo andò ad aspettarla alla stazione dei pullman con un mazzo di gigli bianchi, i suoi preferiti.
Giovanni! Ma coshai fatto, ti sei messo a sprecare soldi per i fiori? Ma grazie, mi fai felice!
Quanto ho temuto per te quanto ti amo, Lucia perdonami
Per cosa? domandò lei sorpresa.
Per non essere stato il marito che meritavi. Per essere stato distratto, per non averti mai aiutata davvero.
Ma che dici, Giovanni? O tu non vorrai dirmi che mi hai tradita?
Non dire così! Mai! Ti giuro. È solo che dora in poi sarà diverso. Ho anche una sorpresa per te.
Quale sorpresa?
Ho comprato due biglietti: tra un mese abbiamo le ferie e andiamo al mare, io e te.
Il mare? E la casa in campagna?
Ma che importa! rise Giovanni. Magari la vendiamo pure. Potremo comprare le verdure al mercato.
Non ti riconosco più, Giovanni
Nemmeno io mi riconosco, Lucia. Ho avuto paura di perderti Da ora in poi sarai il mio tesoro. Ti amo da morire.
Oh, Giovanni forse doveva succedere tutto questo per sentirti dire finalmente certe parole Dai, andiamo a casa. Anchio ti amoTornarono a casa a passi lenti, mano nella mano, e per la prima volta fu Giovanni a infilare le chiavi nella serratura, ad aprire le finestre, a tirar fuori due piatti puliti dal mobile. Mise su lacqua per la pasta e sbirciò Lucia, che si era seduta sul divano, gli occhi ancora umidi ma più leggeri. Gli sorrise, sorpresa, mentre lui armeggiava col mestolo, il grembiule storto su una camicia sgualcita.
Domani faccio la spesa io, disse Giovanni. Tu riposati. Magari impariamo insieme a fare quel sugo piccante che piace a te.
Lucia rise, posandogli la mano sulla spalla.
Mangiarono semplice, tra parole e risate, e quando la sera scese sui tetti del paese, la casa sembrò diversa: più calda, più vera. Quelle piccole attenzioniun bicchiere dacqua, una carezza, la cena cucinata per laltroriempirono ogni silenzio che li aveva separati.
Dalla finestra aperta arrivava il profumo della terra bagnata e, in lontananza, il canto lieve di un merlo. Lucia guardò Giovanni, e vide finalmente luomo che aveva sempre sperato di avere accanto: imperfetto, impacciato, ma sincero e pronto. Giovanni vide in lei la donna di sempre, solo ora imparava davvero a riconoscerne la forza, la luce, il bisogno damore reciproco.
Quella notte dormirono abbracciati, con la promessa silenziosa di non lasciarsi mai più sfuggire nessun istante prezioso.
E quando, qualche settimana dopo, risalirono insieme sul pullman che li avrebbe portati finalmente al mare, Giovanni chiuse il portone senza rimpianti. Sul sedile accanto, la mano di Lucia stretta nella sua, sentì il cuore colmo di gratitudine: per tutto quello che ancora poteva imparare, per tutto quello che, insieme, avrebbero finalmente vissuto.




