Jana è tornata a casa dalla maternità – e in cucina ha trovato un secondo frigorifero. — “Questo è mio e di mia madre, tu non metterci il tuo cibo” — ha detto suo marito.

Giulia tornò a casa dalla maternità e, appena entrata in cucina, si trovò davanti un secondo frigorifero. “Questo è mio e di mamma, tu non metterci dentro la tua roba,” le comunicò il marito con tono definitivo.

Con la spinta di una spalla, Giulia chiuse la porta dellappartamento mentre stringeva al petto il fagottino che avvolgeva il piccolo Matteo. Il vento dottobre era riuscito a infilarsi sotto il suo cappotto, e ora non desiderava altro che calore, silenzio e un po di pace.

La maternità era finalmente alle spalle, e davanti a lei cera la sua casa quellappartamento ereditato dalla nonna, messo a suo nome ancora prima del matrimonio. Ogni angolo le era familiare, ogni crepa sul soffitto le ricordava il passato. Qui avrebbe dovuto sentirsi al sicuro.

Filippo entrò per primo, si sfilò le scarpe a calci e lasciò cadere il cappotto sul pavimento dellingresso. Giulia varcò la soglia e si bloccò. Qualcosa non andava. Laria aveva un odore estraneo non il suo profumo, non la sua crema per le mani. Un sentore floreale si mescolava a qualcosa di pungente e insolito.

“Dai, non stare lì impalata,” le disse Filippo senza neanche voltarsi.

Giulia si tolse le scarpe e avanzò lentamente lungo il corridoio. In salotto, una penombra accoglieva un cuscino ricamato a rose che non le apparteneva. Sul tavolino del soggiorno troneggiava un vaso di fiori finti decisamente nuovo di zecca.

In cucina, il tintinnio delle pentole la accolse. Davanti ai fornelli, cera sua suocera, la signora Rosaria, con un grembiule addosso e un mestolo in mano, tutta intenta a mescolare qualcosa in una pentola. I capelli perfettamente acconciati, una collana di perle, il rossetto sulle labbra come se si preparasse a ricevere ospiti, non la nuora di ritorno dallospedale.

“Ah, Giulia! Finalmente!” esclamò la signora Rosaria, senza staccarsi dai fornelli. “Fammi vedere il piccolino! Portalo qui, fammelo vedere!”

Giulia fece un passo avanti, ma il suo sguardo si fermò su qualcosa accanto al muro: un oggetto enorme e splendente. Accanto al vecchio frigorifero, che era lì da anni, ne spuntava un altro nuovo, argentato, con le etichette del produttore e le maniglie ancora avvolte nella plastica.

“Questo da dove viene?” chiese Giulia, confusa, fissando la suocera.

La donna si voltò, si asciugò le mani sul grembiule e sorrise come se avesse appena fatto un bel regalo.

“Labbiamo comprato! Filippo è venuto con me, abbiamo scelto uno spazioso. Finalmente ci sarà ordine in cucina. Bisogna mangiare bene, specie con un neonato in casa. Lo capisci, vero?”

“Labbiamo comprato?” ribatté Giulia. “Con chi?”

“Con me, ovvio!” schioccò il mestolo la signora Rosaria. “Dora in poi abito qui, ti aiuterò. Pensavo che Filippo te lavesse detto.”

Il sangue abbandonò il volto di Giulia. Matteo iniziò a piagnucolare tra le sue braccia, e lei lo strinse più forte.

“Filippo?” chiamò, voltandosi verso la porta.

Luomo entrò in cucina con due buste della spesa in mano. Aveva unaria stanca, lo sguardo distante.

“Cosa cè?”

“Tua madre dice che dora in poi vivrà qui.”

Filippo annuì, come se stesse parlando del pane finito.

“Certo. Hai bisogno di aiuto. Mamma si è offerta di trasferirsi qui per un po, finché non ti riprendi.”

“Per un po?” Giulia aggrottò la fronte. “E il frigorifero?”

“Ah, quello.” Filippo posò le buste e si strofinò il naso. “Lha comprato mamma, così i suoi cibi restano separati. Sai, ha una dieta speciale.”

“Una dieta speciale,” ripeté lentamente Giulia. “Nella mia casa.”

“Giulia, non ricominciare. Sono stanco. Mamma vuole solo aiutare, e tu ti metti già a fare storie.”

La signora Rosaria aprì con sicurezza il nuovo frigorifero e iniziò a riempirlo con la spesa. Yogurt, ricotta, barattoli con etichette sconosciute, verdure nelle confezioni.

“Vedi?” chiuse la porta con soddisfazione. “Ognuno ha il suo spazio. E nessuno disturba laltro.”

Giulia avrebbe voluto dire qualcosa, ma Matteo iniziò a piangere. Doveva essere nutrito, cambiato, cullato. La stanchezza le annebbiava la mente, non aveva energie per discutere.

“Vai, vai, allatta il piccolo,” fece cenno la suocera. “Intanto sistemo io.”

Giulia uscì dalla cucina e si rifugiò in camera. Anche lì qualcosa era cambiato. Sul comò cerano oggetti che non erano i suoi crema per le mani, un flacone di profumo, una spazzola. Sulla sedia, un accappatoio che di certo non era il suo.

“Filippo,” chiamò a bassa voce, sedendosi sul letto.

Luomo apparve sulla porta.

“Cosa cè ancora?”

“Perché le cose di tua madre sono nella nostra camera?”

“Dorme sul divano in salotto, ma ha messo qui le sue cose per non intralciare il corridoio. Che problema cè?”

“Il problema è che questa è casa mia.”

Filippo sospirò, come se Giulia stesse esagerando per un nonnulla.

“Giulia, lascia perdere. Mamma è qui per aiutare, e tu trovi da ridire su ogni cosa. Preferiresti essere sola con il bambino? Senza aiuto?”

Giulia non rispose. Matteo succhiava il latte, il suo nasino che si muoveva lievemente, mentre nella sua testa i pensieri si accavallavano. Comera potuto succedere? Era partita per lospedale dalla sua casa, dove viveva con suo marito, e ora era tornata dove? In un dormitorio con frigoriferi separati e regole imposte?

Quando Matteo si addormentò, Giulia lo adagiò con cura nella culla accanto alla finestra. Era ora di capire cosa stesse succedendo. Tornò in cucina.

La signora Rosaria era seduta al tavolo con una tazza di caffè e sfogliava una rivista.

“Dorme? Bravo. I bambini vanno abituati subito a una routine.”

Giulia si avvicinò al vecchio frigorifero e lo aprì. Era quasi vuoto: un po di latte avanzato, qualche uovo, un pezzetto di formaggio. Il resto era sparito.

“Signora Rosaria, dovè il cibo?” chiese.

“Quale cibo, cara?”

“Quello che cera nel frigorifero. Il pollo, le verdure, i succhi di frutta.”

“Ah, quelli.” La suocera bevve un sorso. “Li ho buttati. Non erano più freschi, avevano un odore strano. Non volevo che ti avvelenassi.”

Giulia si irrigidì.

“Ha buttato via il mio cibo?”

“Giulia, non urlare,” intervenne Filippo, entrando. “Mamma ha fatto bene. Meglio prevenire.”

“Non sto urlando,” rispose con voce fredda. “Sto solo chiedendo. Signora Rosaria, almeno ha controllato la data di scadenza?”

“E perché avrei dovuto? Io riconosco tutto dallodore. Istinto materno.” La donna sorrise di nuovo.

Giulia chiuse il frigorifero e si rivolse a Filippo.

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