«Kira? Io l’avevo chiamata Abete. Stamattina correva qui, senza pace. Subito si capiva che si era pe…

Bottone? Io lho chiamata Abete. Ha corso qui tutta la mattina, poveretta, sembrava proprio smarrita. Poi si è accoccolata ai miei piedi. Così lho messa in macchina perché non morisse di freddo, sorrideva luomo…

Tonia, ma davvero puoi essere così sfortunata? Quante volte ti ho detto che quel Gino non fa per te! rimproverava Antonella, la madre di Antonia.

La donna stava lì, con lo sguardo basso. E sebbene avesse appena compiuto trentasette anni, si sentiva come una ragazzina beccata con brutti voti. Dentro di sé provava unamarezza bruciante per se stessa, per la sua vita familiare mai decollata e per la sua bambina. Perché, proprio alla vigilia della festa più magica dellanno, si ritrovavano senza il padre in casa.

Me ne vado, aveva borbottato Gino quella sera, quasi con leggerezza. Antonia nemmeno aveva subito capito di cosa parlasse suo marito.

Vai dove? chiese distrattamente, servendo luomo un piatto di ribollita fumante.

Davvero, Tonia, sei sempre sulle nuvole. Non capisci le cose serie! Ma come ho fatto a vivere con te tutti questi anni? aveva ribattuto Gino con gli occhi rivolti al cielo.

Antonia non fece in tempo a dire nulla, che già lui aveva iniziato a spiegarle tutto nei minimi dettagli:

Non posso più andare avanti così! E poi anche quel tuo cane che abbaia in continuazione! La bambina si ammala sempre! Mai un momento romantico, Tonia. Guarda come sei ridotta, hai visto che faccia hai? concluse la sfuriata.

Antonia provò a guardarsi nel vetro del mobile; ma tutto ciò che vide fu il riflesso impaurito e le lacrime scivolavano senza sosta, lasciandola impietrita in cucina, da sola.

Gino non sopportava le scene melodrammatiche. Lanciò uno sguardo malinconico alla zuppa, si alzò e iniziò a preparare la valigia.

Mentre Bottone, percependo il trambusto, si strinse ai piedi della sua padrona, mugolando e cercando di confortarla.

Finalmente potrò dormire senza quellabbaiare continuo, dichiarò Gino, affacciandosi alla porta con la borsa in spalla.

Gino, e Giulia? sussurrò Antonia, pensando a come si sarebbe sentita la loro figlioletta, che in quel momento dormiva beata nella sua cameretta.

Arrangiati! Sei sua madre, ci penserai tu, ribatté lui e se ne andò, tra i guaiti di Bottone

Quella notte Antonia restò seduta in cucina, stringendo forte la sua cagnolina, che cercava di leccarle le mani con il suo calore. Lei capiva che era successo qualcosa di terribile.

Per giorni, Antonia non trovò il coraggio di raccontare tutto a sua madre. Antonella la chiamava spesso, chiedendo come andassero le cose. Lei rispondeva in fretta che era tutto a posto e spegneva il telefono.

E il lavoro? Hai trovato qualcosa di buono? Guarda che se Gino ti lascia non avrai neanche un euro per campare, le ripeteva la madre quando passava a trovarla.

Fu allora che Antonia non riuscì a trattenersi e scoppiò a piangere, spiegando di non trovare lavori e che Gino se nera già andato da giorni.

Antonella si lasciò sfuggire un sospiro. Non era pronta a una simile svolta.

Si capiva da subito che non aveva intenzioni serie. Cinque anni insieme, una figlia e ancora niente matrimonio, si lamentava Antonella.

Le dispiaceva per sua figlia e la nipote, anche se spesso la considerava troppo ingenua.

E ora cosa farai? domandò infine.

Antonia scrollò le spalle:

Mi arrangio. Proverò a lavorare allasilo di Giulia come assistente, disse con voce stanca.

Ma quanto potrai vivere con lo stipendio da assistente E poi ci sta anche il cane da mantenere, concluse Antonella che, daltronde, non aveva mai amato particolarmente gli animali e Bottone in particolare proprio non la sopportava.

Avrebbe voluto aggiungere altro, ma si trattenne, notando che Antonia era sempre più vicina alle lacrime.

Su, non piangere. Ti aiuterò. E, se serve, starò io con Giulia, la rincuorò la madre

Passò unaltra settimana.

Antonia riuscì a trovare lavoro e ogni mattina andava allasilo assieme a Giulia. La bambina era contenta.

Mamma, portiamo anche Bottone allasilo come aiutante? Così la nonna non si lamenta ogni volta di doverla portare fuori, e magari Bottone può aiutarti a lavare i piatti o a fare la guardia durante il pisolino! sorrideva Giulia.

Antonia rideva e la stringeva, anche se poi le si riempivano gli occhi di malinconia quando Giulia le chiedeva:

Mamma, ma papà, quando torna? Arriverà in tempo per Capodanno?

Antonia non ebbe mai il coraggio di dire la verità alla figlia. Ingegnandosi, inventò una storia di una missione urgente di lavoro. Chiamava Gino per combinare un incontro, ma lui trovava sempre qualche scusa:

Tonia, lasciami vivere. Dì a Giulia che sono un super-agente segreto e sono partito per una missione importante. Starò via a lungo. Ci vediamo, le disse lennesima volta, chiedendole del suo cravattino.

E dove sarà mai finito? Come faccio a festeggiare il Capodanno senza cravatta? si lamentò lui, chiudendo la chiamata.

Antonia rimase a lungo a pensare, senza sapere come avrebbero celebrato il Capodanno da sole. E come affrontare i dubbi di sua figlia?

Poi accadde linaspettato. La nonna stava portando Giulia dal medico. La bambina aveva il raffreddore ma già si stava riprendendo. Passeggiavano chiacchierando, quando, da un angolo, sbucò Gino.

Papà! Sei tornato? gli corse incontro Giulia, felice.

Gino si irrigidì. Poi cercò di sorridere e, con tono basso, disse alla figlia che purtroppo lui e la mamma non vivevano più insieme. Poi si affrettò via, promettendo che forse sarebbe passato ancora.

Giulia rimase immobile, le labbra appena mosse a sussurrare:

Non venire più.

Quella sera la febbre ricominciò a salire e dopo due giorni dovette intervenire il medico.

Giulia non voleva parlare con nessuno, né mostrava alcun interesse a guarire.

Probabilmente è lo stress, disse il dottore, ascoltata la storia.

Antonia, col cuore in pezzi:

Avrei dovuto spiegare tutto subito a Giulia. Lei è intelligente, avrebbe capito, confidò alla madre. Antonella scosse solo la testa…

Poi, due giorni dopo, successe un altro imprevisto. La nonna portò fuori Bottone di corsa, senza guinzaglio. E proprio quella mattina la cagnolina decise di mostrare chi fosse: quando la sentirà rimproverata, scattò via in direzione opposta.

Ecco! Non mi obbedisci? Vedrai, dopo un po di freddo torni tu da sola, sbuffò la nonna, avviandosi in casa per dare le medicine alla nipote.

Ma la bambina, saputo della fuga di Bottone, smise di mangiare o prendere farmaci, nonostante tutte le promesse di Antonia di ritrovare la loro amica.

Quando torna Bottone, mangerò, ripeteva, girandosi verso il muro.

Colpa del tuo vizio, Tonia. Lhai troppo viziata, ora ti scappa di mano. E te lavevo detto cominciò Antonella.

Bastava che tu stessi più attenta al cane, mamma, invece di fare sempre la morale, si arrabbiò Antonia, normalmente sempre mite.

Guarda che io faccio tutto per voi, si offese la madre e uscì dalla casa…

Antonia si ritrovò da sola, ancora. Girovagò per ore attorno a casa, mentre Giulia finalmente crollava a dormire. Lei, invece, sperava ancora che Bottone tornasse da sola. Ma niente. Infreddolita, rientrò in casa, addormentandosi mezza vestita

Al mattino Giulia si svegliò:

Ho fatto un sogno bellissimo! Cera un abete grande, labbiamo addobbato e abbiamo ritrovato Bottone! esclamò felice.

Antonia accennò un sorriso triste. Su un tavolo, una piccola abete artificiale stava a ricordare il capodanno imminente e i loro sforzi minimi per festeggiare.

Ma Giulia era abbattuta, convinta che ci volesse un abete vero e grande.

Solo così ritroveremo Bottone. Come nel sogno! piangeva.

Antonia sospirò. Comprare un vero abete era fuori discussione: non poteva permetterselo. Chiamò la madre per chiedere compagnia, ma Antonella, ormai risentita, fu irremovibile:

Per te vale di più quel cane che tua madre. Pensaci! rispose risentita.

Antonia si trovò a contare solo sulle sue forze. Per fortuna era sabato. Giulia, però, si rifiutava di alzarsi dal letto e la sera, pur con tutto pronto per il Capodanno, si mise a piangere:

Non cè labete, mamma. E Bottone non tornerà. E nemmeno papà…

Antonia la accarezzava, trattenendo a fatica le lacrime. Decise infine di affidare la figlia a una vicina di casa, una vecchietta gentile, e di correre fuori

Laria gelida la schiaffeggiò; i fiocchi di neve vorticavano. Le persone per strada sorridevano contente, ma Antonia non vedeva nessuno. Disperatamente cercava Bottone.

Dove sei, piccolina? mormorava, ripercorrendo tutte le vie conosciute.

Arrivò così a un piccolo mercatino di abeti. Un uomo robusto, infagottato, si muoveva avanti e indietro davanti alle ultime piante rimaste. Antonia si fermò incerta.

Un abete, signora? Me ne sono rimasti solo due. Le faccio anche uno sconto, disse il venditore, visibilmente impaziente di tornare a casa.

Chissà, magari laspetta una famiglia. Una moglie che ha già apparecchiato, i figli alla finestra pensò Antonia.

Intanto una giovane coppia felice scelse un albero e ringraziò.

Allora, lo prende? È lultimo rimasto. Laiuto anche a portarlo, se vuole, insistette il venditore.

Antonia lo guardò negli occhi, piena di imbarazzo. Non aveva abbastanza soldi con sé e quelli a casa comunque non sarebbero bastati per lacquisto.

Sentendosi a disagio, notò dei rami spezzati sparsi vicino al furgone.

Potrei avere quei rami, se non le servono? domandò piano.

Luomo passò dallo sguardo severo ai rami, poi al viso provato della donna e sospirò:

Certo, prenda pure. La aiuto io, rispose, tendendole una bella bracciata.

Antonia accettò con gratitudine e prese a giustificarsi:

Sa, mia figlia è malata, sogna di avere un abete vero… Il nostro cagnolino si è perso… è un momento proprio brutto, nemmeno sembra vigilia di festa…

Perché mai il venditore stava davvero ad ascoltarla? Anche lui era stato lasciato da poco. Aveva faticato a superare il dolore di un tradimento. Nemmeno per lui era facile affrontare il Capodanno da solo.

A quel punto si avvicinò un altro uomo:

A quanto vendi labete? chiese, indicando lultimo rimasto.

Già venduto. Provi dal collega lì accanto, forse ne ha ancora, rispose il venditore.

Antonia lo guardò sorpresa. Lui le rivolse un sorriso:

Venga, glielo porto io lalbero fino a casa, le disse.

Improvvisamente Antonia capì che, nonostante la scorza, quelluomo aveva un cuore grande.

Ma le ho già detto che non posso pagare si schermì.

Lo so, annuì piano il venditore.

Poi successe la magia che solo la festa più magica può portare. Luomo aprì la portiera del suo furgone e Antonia vide Bottone, avvolta in un maglione di lana, che dormiva beata.

Come ha fatto ad arrivare da lei? esclamò con commozione.

Bottone? Io lavevo chiamata Abete. È corsa qui stamattina, si capiva che si era persa. Si è accostata ai miei piedi e non ce lho fatta a lasciarla fuori dal freddo, rispose sorridendo.

Il suo nome era Paolo. Gli animali gli piacevano e sapeva sempre interagire bene anche con i bambini.

Ben presto, a casa di Antonia, tornò il calore. Forse era la magia della festa, forse era semplicemente destino. Ma da quel giorno una nuova famiglia era rinata, felice. E Bottone, ogni tanto, veniva ancora chiamata Abete

La vita insegna che la felicità si nasconde nelle piccole cose e nelle persone che sanno tendere una mano quando meno te lo aspetti. Bisogna sempre credere che, dopo ogni inverno, arriva la primavera.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nineteen − 6 =

«Kira? Io l’avevo chiamata Abete. Stamattina correva qui, senza pace. Subito si capiva che si era pe…