Bambina indesiderata
Come volete chiamare la vostra bambina? Il medico anziano, con un mezzo sorriso professionale, guardava la giovane donna stesa sul letto.
Non abbiamo ancora scelto un nome, intervenne Patrizia, seduta su una sedia accanto al letto. È una decisione importante, Laura deve pensarci bene.
Io non voglio darle nessun nome. Inaspettatamente, rispose la giovane madre stessa. Non ho intenzione di tenerla. Voglio firmare il rifiuto.
Ma che stai dicendo? Patrizia si alzò di scatto, lanciando uno sguardo severo alla ragazza, poi si rivolse al medico: Non sa quello che dice. Certamente che la bambina la porteremo a casa.
Passerò più tardi. Riposatevi. Al medico poco interessava assistere a uno scontro familiare.
Appena la porta si richiuse alle spalle del dottore, Patrizia si scagliò contro la ragazza con una raffica di rimproveri.
Come puoi dire una cosa del genere? Cosa penseranno di noi le persone? Siamo già dovuti venire qui a Bologna per evitare i pettegolezzi. Questa bambina DEVE restare nella nostra famiglia.
E di chi è la colpa? Laura sostenne lo sguardo della matrigna. Se mi avessi ascoltata allora, nulla di tutto questo sarebbe successo. Avrei finito il liceo in pace e magari fatto luniversità. Se ti serve tanto, tienila tu questa bambina.
Si voltò verso il muro, chiarendo che la discussione era chiusa. Patrizia insistette ancora qualche minuto, ma una infermiera entrò per chiederle di uscire: la paziente aveva bisogno di riposo.
Laura rimase sola nella stanza. Piangeva piano nel cuscino, sperando che tutto finisse in fretta.
Un timido bussare la costrinse a smettere di piangere. Si asciugò le lacrime e rispose con voce più ferma possibile:
Avanti.
Si aspettava uninfermiera, o al massimo suo padre. Invece entrò una donna sconosciuta.
Posso aiutarti in qualche modo? Nessuno può sapere quanto le costasse mantenere la maschera di calma.
Ho sentito per caso… davvero per caso. I medici parlavano vicino alla mia stanza, la donna esitava, incapace di fare la domanda.
Sì, voglio rinunciare a mia figlia. È vero. È questo che volevi sapere?
Ho visto come ti tratta Patrizia
Lei NON è mia madre. sbottò Laura, perdendo la sua compostezza. Solo una matrigna piena di sé. Mia mamma lavora in Francia.
Scusa, non volevo ferirti… la donna si fece piccola. Solo che ho tre bambini e sono cresciuta in orfanotrofio, mi fa paura pensare a quella povera creatura. Lei non centra nulla!
Mi hanno detto che queste bambine piccolissime vengono adottate presto, Laura alzò le spalle. Io non riesco nemmeno a prenderla in braccio, figurati tenerla con me. Se Patrizia non mi avesse controllata, a questora non sarei nemmeno qui.
Sei grande abbastanza, sotto i tuoi quindici anni puoi scegliere da sola, giusto?
È la solita vergogna! disse Laura imitando la matrigna. Come faremo a mostrare la faccia in paese?
Non capisco…
Le racconto tutto, la ragazza abbozzò un sorriso storto. Magari almeno smetterai di giudicarmi.
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Lultimo anno di liceo fu terribile per me. Non solo Matteo, il mio ragazzo, era stato chiamato a fare il militare, ma poi nella nostra classe arrivò anche un nuovo compagno: Lorenzo, un figlio di papà romano, spedito lì dallo zio per calmarlo. Era un tipo che cercava solo di aggiungere nomi al suo triste elenco di conquiste. Proprio per questo aveva già dato abbastanza scandalo.
Lorenzo portava regali costosi, ci portava in locali esclusivi e ristoranti. Una dopo laltra, le ragazze cedevano, tutte con la segreta speranza di essere la sua principessa.
Io resistevo. Sapevo cosa volevo, e il mio unico amore era Matteo. Sembrava che Lorenzo avesse infine capito e avesse smesso di provarci con me, ma quanto mi sbagliavo.
A dicembre, una mia amica festeggiava il compleanno. La classe al completo, anche Lorenzo. Ma il suo vero obiettivo era tuttaltro che fare festa.
A metà serata ricevetti una telefonata, uscii a parlare e tornando dentro, lo trovai seduto accanto al mio posto. Non ci feci caso, ma dopo poco mi sentii male
La mattina dopo faticai ad aprire gli occhi. Accanto a me cera Lorenzo, sorridente.
Alla fine hai ceduto anche tu, disse lui, come se niente fosse. Consideralo un regalo di Natale. Tuo Matteo secondo me non capisce davvero niente.
Raggiungere casa fu unimpresa. Barcollavo, la testa mi girava. La gente mi guardava storto, con disprezzo.
Non avevo nemmeno le forze per cercare le chiavi, suonai il campanello. Sapevo che Patrizia era a casa.
Dove sei stata? sbottò appena mi vide. Non ti sei fatta vedere tutta la notte, non rispondevi. Guarda in che stato sei! Se tuo padre ti vedesse…
Chiama un dottore e anche la polizia, tagliai corto. Voglio fare denuncia. Devono arrestarlo.
Patrizia si irrigidì. Guardò me, mise insieme i pezzi.
Chi è stato?
Lorenzo, chi altri? quasi non avevo voce. Nessuno avrebbe avuto il coraggio.
Aspetta un po. Lei stava già pensando a come sfruttare la situazione. Tanto lo tireranno fuori dai guai. Meglio farsi pagare dal padre.
Sei impazzita? non credevo alle mie orecchie. Che significa? Io vado in commissariato!
Non andrai da nessuna parte! mi trascinò in camera e chiuse la porta a chiave. Io non avevo la forza di ribellarmi. Alla fine risulteresti la peggiore, tutti a puntarti il dito. Ci penso io.
Avevo perso il cellulare, chissà dove quella notte. E non potevo nemmeno uscire, Patrizia aveva girato la chiave. Mi sentivo sfinita, il letto era lunico rifugio.
Qualche giorno dopo andai da nonna Teresa, che viveva isolata a novanta chilometri dal paese. Non volevo allarmarla, quindi fingevo che tutto andasse bene.
Un mese dopo scoprii la verità: quella notte aveva avuto conseguenze. Stavo aspettando un bambino.
Patrizia era alle stelle. Quella bambina ci avrebbe sistemato tutti! Il padre di Lorenzo avrebbe pagato bene per coprire lennesima bravata del figlio. Bastava mantenere il silenzio almeno fino al quinto mese.
Nessuno si preoccupava di me. Appena dissi che volevo abortire, Patrizia fece una scenata terribile e iniziò a controllarmi passo dopo passo.
Il futuro nonno non era felicissimo, ma pagò. E promise altri soldi ancora.
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Capisci adesso? dissi. Per colpa di questa bambina ho perso tutto. Matteo mi ha lasciata, non mi ha mai creduto. Le amiche mi hanno voltato le spalle, siamo dovute scappare e nemmeno ho potuto finire gli studi!
Scusami… ho giudicato senza sapere, balbettò la donna sconosciuta. Ma tua figlia resta vittima come e più di te.
Laura, dobbiamo parlare! Entrò Patrizia, trascinando mio padre dietro di lei. Gli estranei per favore uscissero, è questione di famiglia!
La donna mi lanciò ancora uno sguardo dispiaciuto prima di uscire.
Non distruggere tutto. Se lasci la bambina qui, non ti voglio più vedere. Non hai nemmeno più la casa di tua nonna ormai, quella se lè presa tuo zio. Dove andrai? Mendicare?
No, viene con me. La porta si aprì ed entrò una donna elegante. I miei occhi si illuminarono.
Mamma! Sei venuta!
Certo che sono venuta. Non ti avrei mai lasciata sola, disse Francesca abbracciandomi. Se solo mi avessi raccontato tutto prima, ti avrei portata via con me già tempo fa. Pensavo che qui sarebbe stato più facile per te finire la scuola.
Pensavo che non ti importasse, singhiozzai. Dopo tutto, ero ancora solo una ragazzina.
Qualcuno mi ha fatto credere che non volevi sentirmi. I miei regali tornavano indietro, era impossibile parlarti. Ho finito per pensare che non volevi più vedermi. Ma ora basta, mi accarezzò le lacrime. Veniamo con me, e dimenticherai tutto.
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Me ne sono andata. Patrizia prese la bambina, illudendosi di una vita facile. Ma Quando il nonno potente lo seppe, venne lui stesso e portò la piccola a casa. Lorenzo fu costretto a riconoscerla, anche se tentò di scappare alle sue responsabilità.
Io sono finalmente tranquilla. Sono con mia madre, che mi vuole bene davvero, che non mi ha mai voltato le spalle. Ho imparato che la famiglia vera non si misura dal sangue, ma da chi ti è vicino quando il mondo ti abbandona.






