La Bambola Magica

Giulia Bianchi, una giovane donna dal cuore doro, ricevette in dono una piccola gattina grigia da parte della sua cara amica Lodovica. La dolce creatura colpì subito il suo animo sensibile.
Ti chiamerò Lillina decise Giulia, accarezzandola delicatamente sulla testolina. Lillina, piccola mia. disse, mentre la gattina annusava il nuovo nome con curiosità, finché non si abitò a chiamarsi così, poiché prima la chiamavano solo micia.

Lillina esplorò lentamente la sua nuova dimora: la cucina profumata, il soggiorno pieno di luce, il piccolo angolino dove il sole filtrava dal balcone. Ma ogni mattina doveva affrontare Marco Rossi, il marito di Giulia, che la guardava con sguardo di broncio, sempre pronto a rimproverarla per aver occupato la sedia preferita.
Marco brontolava: Questa gattina non è degna di stare qui! e la cacciava via dal suo trono. Quando però luomo usciva per il lavoro, Lillina si rallegrava, giocava felice con Giulia e con i suoi piccoli giocattoli regalati dallamica. A volte si chiedeva perché la sua dolcissima padrona non avesse né un figlio né una bambina; la vita sarebbe stata più colorata con dei piccoli umani con cui correre. Ma capiva bene il perché: con un marito così scontroso non cerano speranze di una famiglia.

Giulia, la tua gattina è di nuovo sulla mia camicia! Sono tutta piena di pelliccia, puliscila altrimenti mi vergogno al lavoro! sbraitava Marco.
Va bene, la pulirò, ma non lasciarla più sulla sedia, rimetti tutto al suo posto rispondeva Giulia, stirando i pantaloni con un rullo.

Arrivò la primavera e Giulia annunciò a Lillina che sarebbero andate in campagna.
Ti piacerà, piccola: pascolare sullerba, ascoltare il canto degli uccelli, gustare ogni giorno le fragole mature.

Alcuni giorni dopo, nella casa di campagna, Lillina corse tra i fiori, annusò i primi boccioli di zagara e persino starnutì due volte per laria fresca. Si rotolò nellerba, inseguì un passero che sbucò dal nulla, saltando da un ramo allaltro come se volesse sfidarla. Il passero beffeggiava la gattina, ma Lillina non riusciva a prenderlo.

Lillina, è ora di pranzo la chiamò Giulia.

Sul davanzale cera un bicchiere di latte e una fetta di salsiccia. Appena Lillina stava per finire, Marco entrò furioso.
Via di qui, non stare ai miei piedi! sbottò, spingendo la gattina fuori dal balcone.

Lillina, ormai abituata alla durezza di quelluomo, si rifugiò sotto una pergola e si accoccolò su una panca. Giulia, vedendola, le porse il suo vecchio maglione di lana.
Prendi, è tuo. Sdraiati sopra e avrai sempre caldo disse, poi se ne andò di corsa per i lavori della fattoria.

Quella giornata fu piena di occupazioni per Giulia; Lillina rimase quasi sola, se non per la visita del passero, che era tornato nonostante avesse una grande famiglia. Il tempo scorreva veloce nella campagna e, senza accorgersene, giunse agosto, il mese della raccolta abbondante.

Lillina riceveva ogni giorno frutti succosi: more mature, fragole rosse e cetriolini freschi dal orto. Il marito, però, la definiva gatta pigra.
Presto i topi correranno in casa, e tu non farai nulla! le ordinava, mentre Lillina, ancora cucciola, non sapeva nemmeno catturare un topo. Ma in un solo giorno riuscì a prendere due topi e a posarli sul davanzale, così Marco non poté più chiamarla pigra.

Lautunno si avvicinava quando Giulia si ammalò gravemente e fu trasportata in città. Lillina rimase sola nella casa di campagna, sentendosi triste e confusa, senza sapere cosa fosse successo alla sua padrona.

Marco veniva di rado, raccoglieva lultima mietitura, lasciava del cibo secco nella pergola e ripartiva. Lillina sopravviveva grazie al passero che le teneva compagnia.

Allinizio di novembre, la neve cadde e il freddo avvolse tutto. Lillina si accoccolò sempre più spesso nella pergola, affamata e quasi scomparsa. Stava per perdere la speranza.

Un giorno, però, Marco tornò, ma non era solo: lo accompagnava un uomo alto, dal volto serio, che aveva appena comprato la casa al mercato dei terreni agricoli.

Che ci fa questa gattina qui? chiese luomo a Marco. Non sopravviverà al freddo.
Non ho dove portarla, la moglie è in ospedale e io lavoro senza sosta rispose Marco, con le spalle cadute.
Non vi importa di lei? incalzò luomo, perplesso.
Se volete, potete prenderla mormorò Marco, consegnandogli le chiavi della piccola dimora.

Così luomo partì, lasciando Lillina con un pezzo di pane secco e una fetta di salsiccia. Il passero continuava a cinguettare, ma la gattina sembrava ormai spenta.

Intanto, in una città vicina, luomo, di nome Marco Ferri, stava programmando un fine settimana di sci con la moglie Irina. Durante la pausa, ricordò la gattina abbandonata. Come sta, poverina? Spero solo che mi aspetti, pensò.

Il percorso verso la casa di campagna era ingombrato di neve; nessuno abitava quel luogo in inverno. Marco parcheggiò lauto a bordo strada e, con gli sci ai piedi, si avventurò verso la piccola dimora. Dopo una lunga camminata, trovò la casa quasi coperta da un manto bianco, e la pergola dietro di essa.

Lillina, dove sei? Sei viva, piccola mia? gridò, spalancando la porta della pergola.

Dentro, su una panca, giaceva una vecchia felpa di lana e, spuntava da sotto, il piccolo corpo grigio di Lillina, ormai immobile. Marco sollevò la felpa, trovando la gattina esausta. Improvvisamente, il passero tornò, cinguettando sul davanzale. Lillina aprì gli occhi, reagì al suono.

Sei viva, tesoro mio esclamò Marco, le lacrime gli rigavano il volto. Hai lottato abbastanza.

Con delicatezza, posò davanti a lei un pezzetto di polpettina e un bicchierino dacqua. Lillina, stremata, sentì laroma del cibo e iniziò a leccare. Il passero, accanto a loro, gorgogliava di gioia.

Marco strappò un pezzetto di pane che aveva portato e lo mise vicino al passero. Mangia anche tu, amico mio, lo invitò.

Finita la piccola cena, Marco avvolse Lillina in un asciugamano di spugna, lo stesso che aveva portato da casa, e la strinse contro di sé.

Addio, piccolo eroe salutò il passero, lasciandogli qualche briciola sul davanzale.

Marco corse subito al veterinario di paese. Il dottore constata che Lillina era molto debilitata, consigliandole di restare per una settimana in ospedale. Dopo dieci giorni di cure, Marco la portò a casa, dove Irina aveva già preparato un accogliente cuccioloso rifugio con giochi e un lettino caldo.

Una settimana più tardi, Giulia, ormai dimessa, contattò Marco. Scoprì che il marito laveva abbandonata senza pietà. Marco le raccontò la storia della piccola gattina, del suo salvataggio e della sua nuova vita. Giulia, grata, non chiese di riaverla; sapeva che Lillina aveva trovato una famiglia che lavrebbe amata.

Anche nei momenti più bui, ci sono sempre persone dal cuore buono pronte a tendere una mano a chi ne ha bisogno. Questa storia ricorda che la vera gentilezza trova sempre la sua strada.

Credete anche voi in questo?

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