La mattina è iniziata come al solito. Andrea Rossi si è svegliato un minuto prima della sveglia, come fa da anni. Ha giusto aperto gli occhi, ha guardato il soffitto e ha ascoltato il rumore dellacqua che scorreva nella doccia la moglie, Laura, si era già alzata. Nella camera faceva ancora fresco, le tende erano tirate a metà e filtrava una luce grigia.
Ha preso il cellulare, ha controllato le mail, i messaggi, il calendario. Niente novità. Alle nove la riunione di dipartimento, alle undici lincontro con la banca, poi pranzo con un potenziale partner. Tutto sotto controllo.
In cucina profumava di caffè e pane tostato. Laura, in accappatoio e con i capelli raccolti in un disordine elegante, tirava fuori le fette dal tostapane. Sul tavolo cera il giornale steso e la sua tazza preferita.
Ti farò tardi oggi? ha chiesto, senza girarsi.
Non lo so, ha risposto Andrea, versandosi il caffè. Dipende dalla banca. Se firmiamo, sarò a otto.
Laura ha annuito, si è seduta di fronte a lui scorrendo le notizie sul telefono. La chiacchierata non decollava, ma ormai non era più strano. Vivevano vicini, senza intromettersi, come due linee parallele. Allesterno la vita sembrava perfetta: appartamento in centro, casa di campagna, auto, vacanze programmate.
Mangiava quasi senza gusto, la mente già nellufficio. Doveva rivedere i numeri per non lasciare alla banca il margine di contrattare. Gli piaceva quando tutto andava secondo il piano, senza sorprese.
Cera però un episodio che non si inseriva nella sua immagine ordinata. Un ricordo che aveva sempre cercato di non richiamare. Ventanni fa, quando lavorava in una piccola ditta alla periferia, gli stipendi arrivavano in ritardo e laffitto dellufficio si pagava in contanti, infilati in buste. Lui e il socio allora archiavano una farsa con contratti fittizi. Allepoca la somma sembrava una salvezza, ora è ridicola, ma qualcuno ha pagato il prezzo più alto. Un ragioniere dellepoca è stato il più colpito. Andrea preferiva pensare che fosse solo una sfortunata coincidenza, non colpa sua.
Ha scacciato il pensiero, ha preso un altro sorso di caffè e ha guardato lorologio.
Devo andare, ha detto alzandosi.
Laura ha annuito, senza distogliere lo sguardo dal telefono.
Nel cortile già rombavano le auto, qualcuno era di fretta, i clacson facevano da colonna sonora. Il tassista lo aspettava davanti alledificio, puntuale come sempre. Andrea è salito sul sedile posteriore, ha controllato di nuovo la cartella dei documenti.
Lufficio era in un grattacielo di vetro a Milano, la Torre Velasca. Prima cerano solo una stanza piccolissima, ora occupava quasi un intero piano. Alla reception la segretaria lo ha salutato.
Buongiorno, signor Rossi. Le è arrivato un pacco, lho lasciato sulla sua scrivania.
Da chi?
Non ha detto. Lho soltanto consegnato e via.
Ha annuito, è entrato nella sua cabina. Grande, con finestre panoramiche, una scrivania massiccia, alle pareti diplomi e certificati ordinati. Tutto doveva parlare di stabilità e successo.
Sulla scrivania, sopra una pila di scartoffie, cera una busta spessa, bianca, senza indirizzo di ritorno. Solo il suo nome e cognome, scritto con una calligrafia netta, un po daltri tempi.
Lha presa, lha girata fra le dita. La carta era ruvida, di buona qualità. Nessun logo. Da quel semplice foglio è uscita una strana sensazione, fuori posto nella sua giornata impeccabile.
Ancora pubblicità, ha borbottato, anche se capiva che non era una brochure.
La segretaria è sbucata nella porta.
Vuole un caffè?
Sì, grazie, ha risposto, e, una volta che se ne è andata, ha strappato delicatamente langolo della busta.
Dentro cera un solo foglio. Testo nero stampato, senza firma.
«Ricorda quel 1998, quando, nel piccolo ufficio al terzo piano, firmasti tre contratti fittizi? Allora assicurasti che nessuno sarebbe stato danneggiato. Però un uomo perse il lavoro e poi la casa. È ancora vivo.
Sei abituato a credere che tutto sia sotto controllo. Ma il passato non scompare; aspetta solo che ti rilassi.
Se vuoi che i tuoi partner e la tua famiglia non sappiano i dettagli, preparati a parlare.
Presto ti contatterò.»
Andrea ha sentito la bocca seccare. Ha rileggiuto il testo, sentendo crescere un peso sgradevole dentro di sé. Le parole erano troppo precise, non vaghe allusioni, ma fatti concreti.
Si è seduto sulla sedia, il foglio tremava nelle mani. Il cuore batteva più forte del solito. In mente è ricorsi allufficio di quellepoca, le pareti scrostate, la vecchia scrivania su cui lui e il socio lavoravano fino a notte fonda per uscire da quella trappola.
Allepoca aveva detto davvero che nessuno sarebbe stato ferito. Il ragioniere, un uomo tranquillo di mezza età, non si è più presentato al lavoro. Dopo circolavano voci che fosse stato licenziato, che avesse debiti. Andrea non si è più informato. Già allora aveva imparato a non guardare indietro.
Ha posato il foglio accanto alla busta, ha chiuso gli occhi. Chi poteva aver scritto tutto questo, dopo così tanti anni?
Un colpo alla porta.
Signor Rossi, è pronto per la riunione? ha chiesto il direttore finanziario, alto, con i capelli ordinati. La gente è già in sala.
Andrea ha coperto il foglio con una cartellina.
Sì, vengo, ha risposto, cercando di mantenere la voce stabile.
Durante la riunione ha pronunciato le solite frasi, ha annotato, ha annuito ascoltando i report. Ma i pensieri tornavano al foglio sul tavolo. Qualcuno scavava nel suo passato. Qualcuno sapeva troppo.
Finita la riunione, è tornato al suo ufficio, ha ripreso il foglio. Sul retro non cera nulla, né firma né contatto, solo la promessa di contattare presto.
Ha guardato la rubrica del cellulare. Il suo vecchio socio? Non si parlavano da dieci anni. Forse era arrabbiato perché Andrea aveva avviato la sua attività, lasciandolo al ruolo di secondo piano. Ma da dove veniva la conoscenza del ragioniere? Il socio non aveva seguito le vicende del dipendente.
Oppure un dipendente attuale aveva trovato quei documenti? Come poteva sapere dellufficio al terzo piano?
Si è alzato, ha girato per la stanza, immaginando varie ipotesi. Chiamare il socio? Chiedere direttamente? Ma cosa dire? «Mi hai mandato una lettera, vero?» Sembra ridicolo. E se non fosse stato lui?
Il telefono sul tavolo è vibrato. Un messaggio di Laura: «Stai davvero tardi? Devo capire se preparo la cena». Ha fissato lo schermo, non sapendo subito cosa rispondere. Tutto intorno a lui sembrava fragile. Casa, ufficio, percorsi abituali. Come un piccolo movimento e tutto può crollare.
Farò il possibile per tornare prima, ha scritto, e ha rimesso via il telefono.
La giornata è proseguita sotto il velo di una minaccia invisibile. Incontro con la banca, pranzo con il partner, discussioni su nuovi progetti tutto in automatico, come in un copione provato. Dentro aspettava il momento in cui «qualcuno» lo avrebbe ricontattato.
Ma nessuno ha telefonato. Nessuna lettera, nessun messaggio. Solo al tramonto, quando stava per andarsene, la segretaria è tornata nella sua cabina.
Signor Rossi, ha ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Hanno detto che richiameranno più tardi.
Non hanno detto chi era?
No. La voce ha esitato. Maschile, calma. Ha detto che era per una questione personale.
Ha annuito, sentendo di nuovo il torpore al petto.
In auto, tornando a casa, ha guardato fuori dal finestrino, il tramonto sulla città di Milano, le luci dei semafori, le persone alle fermate. Il tassista parlava di traffico, ma Andrea annuiva senza sentire.
A casa lo aspettava il silenzio. Laura aveva lasciato un biglietto sul tavolo: «Sono andata da una amica, non tornare prima di tardi». Accanto cera un piatto avvolto in pellicola. Non ha riacceso il cibo, ha versato un po di grappa, si è seduto in soggiorno e ha acceso la TV, senza scegliere canale. Limmagine scivolava, ma non la seguiva.
Il telefono era lì, sul tavolino. Ogni volta che lo schermo si illuminava, un sobbalzo. Ma erano solo email di lavoro e pubblicità.
Quella notte ha faticato a dormire. In mente giravano volti: il ragioniere, il cui nome non ricordava; il socio che allora insisteva che fosse lunica via; la ragazza del reparto accanto, che lo guardava con speranza e poi scomparve quando lufficio chiuse. Tutto era così distante da sembrare unaltra vita. E poi qualcuno ha tirato un filo.
Il giorno dopo la lettera non sembrava più un sogno. Era nella tasca della scrivania, piegata con cura. Lha tirata fuori, lha letta di nuovo. Nessun pensiero nuovo è sorto.
A pranzo è squillato un numero sconosciuto.
Pronto, ha detto, sentendo la tensione crescere.
Signor Rossi, buona giornata, la voce era davvero calma, senza accento né inflessioni particolari. Suppongo abbia ricevuto la mia lettera.
Chi è?
Non importa. Limportante è che so quello di cui preferisce non parlare. E so anche a chi potrebbe raccontarlo alla sua famiglia o ai suoi soci e quanto può costare al suo business.
Andrea ha stretto il telefono fino a far diventare bianche le dita.
Se pensa di ricattarmi, ha iniziato, ma la voce ha tremato.
Non penso. So tutto: i contratti fittizi, luomo che ha perso lavoro e casa. So come ha ricominciato con lavori saltuari, come la salute è peggiorata, come lha visto in televisione, lì, come un imprenditore che si è fatto da solo. So anche che il suo partner vanta una reputazione impeccabile. Immagini cosa succederebbe se scoprisse i dettagli.
Cosa vuole?
Una chiacchierata. Oggi alle sette, al bar allangolo della sua via. Sa quale. Venga da solo. E non lo dica a nessuno: né ai soci, né a sua moglie. Sa bene quanto le notizie si diffondono in fretta.
La chiamata si è interrotta. Andrea ha tenuto il telefono allorecchio, ascoltando il silenzio.
Il bar allangolo era piccolo, con una vetrina dove la sera si sedevano mamme con bambini e pensionati con i giornali. Lo conosceva bene, ci andava occasionalmente con Laura nei weekend.
Ha guardato lorologio: mezzogiorno era quasi passato, la riunione sarebbe avvenuta tra qualche ora, carica di attesa.
Il lavoro è sparito. Si è seduto alla scrivania, guardando le gocce che scivolavano lente sul vetro. Pensieri di scappare, di ignorare, di affrontare. Andare alla polizia? Ammettere il ricatto? Ma allora avrebbe dovuto parlare del motivo. E la polizia non garantirebbe la sua reputazione.
Ha chiesto al direttore finanziario di uscire per questioni personali. Lui ha annuito, senza chiedere nulla. In quel mondo, affari personali non venivano mescolati finché non disturbavano il risultato comune.
In macchina, tornando a casa, Andrea ha notato i volti dei passanti, come se ognuno sapesse qualcosa. Il tassista ha chiesto se voleva fare una deviazione, lui ha solo scosso la testa.
A casa, guardava dalla finestra il bar di fronte, i tavoli, le persone che ridevano, chiusi nei loro schermi. Laura è entrata in cucina, lo ha guardato con un leggero sorpresa.
Arrivi presto. Qualcosa è successo? ha chiesto.
Sentiva lirritazione crescere. Voleva dire che andava tutto bene, che era solo stanco, ma le parole si sono bloccate.
Ho una riunione in basso, al bar, per lavoro, ha risposto.
In basso? ha alzato un sopracciglio. Ma voi avete sale riunioni qui.
Alcuni lo hanno chiesto, è più comodo per loro.
Laura lha osservato un attimo, poi ha scrollato le spalle.
Va bene. Stasera vado dalla sorella, è il suo compleanno. Tu verrai?
Non lo so, ha detto, tagliando corto. Vedrò come vanno le cose.
Lei ha fissato un attimo, poi è uscita dalla cucina con la borsa.
Il tempo è trascorso lentamente. Quando le lancette si sono avvicinate alle sette, Andrea ha preso la giacca, è sceso le scale, è uscito. Il vento era fresco, umido, il cielo coperto di nuvole grigie.
Davanti al bar si è fermato, ha fatto un respiro profondo e è entrato.
Dentro cera luce soffusa, un sottofondo musicale delicato. Alcuni tavoli occupati da gente. Ha osservato la sala, cercando il suo interlocutore.
Al tavolo vicino alla finestra, seduto da solo, cera un uomo di circa cinquanta anni, basso, con capelli leggermente argentati, una camicia semplice. Il volto era familiare e allo stesso tempo estraneo. Andrea ha ricordato lufficio di quellepoca: pile di carte, luomo in maglione sopra i registri contabili.
Lha riconosciuto.
Il ragioniere ha alzato lo sguardo, ha indicato la sedia libera.
Prego, signor Rossi.
Andrea si è seduto, la voce del ragioniere era calma, senza aggressività, ma con la durezza di chi ha aspettato a lungo.
È lui? ha chiesto, guardando il foglio. La lettera la chiamata
Sì, non ti aspettavi?
Il brivido gli è sceso lungo la schiena.
Pensavo non sapevo cosa fosse successo a te.
Naturalmente non lo sapevi, ha risposto luomo, la voce carica di stanchezza. Eravamo tutti occupati con le nostre vite. Carriera, prospettive. Non cè stato tempo per chiedere.
È arrivata la cameriera, ha portato il menù. Il ragioniere ha ordinato un tè, a Andrea è stato offerto un caffè. Ha accettato senza pensarci troppo.
Cosa vuole? ha chiesto quando la cameriera è andata via.
Domanda interessante, ha sorriso leggermente. Di solito chi è in una situazione come la tua minaccia, promette contatti o collegamenti. Tu sei già al nocciolo.
Se vuole ricattarmi, ha iniziato Andrea, ma luomo ha alzato una mano.
Non correre. Non sono un creditore né un giornalista. Sono solo qualcuno che ha perso tutto a causa della tua soluzione. Lavoro, casa, salute. Tu non ti sei nemmeno curato di chiedere che fine avesse fatto.
Andrea ha stretto i pugni sotto il tavolo.
Non sapevo fosse così serio.
Certo. Ti conviene non sapere.
Il ragioniere ha sorseggiato il tè, guardando fuori.
Andrea, con il cuore pesante ma la decisione ferma, prese il telefono e, guardando negli occhi il vecchio ragioniere, promise di affrontare il passato e di non fuggire più.



