Diario di Michele Russo, Milano
Stavo per lanciarmi fuori di casa, il pallone sotto braccio e già con la giacca infilata a metà, quando il telefono squillò dalla camera. Non avevo minimamente voglia di tornare indietro; gli amici mi aspettavano già sotto il portone e il campo dietro casa aspettava solo noi per la partita più importante della settimana. Rimasi in bilico sulla soglia, sperando che quel maledetto telefono smettesse di suonare. Niente da fare, continuava imperterrito.
E chi può essere ancora? sbuffai tra i denti, correndo verso la cornetta senza nemmeno togliermi le scarpe.
Sollevai il ricevitore, già preparandomi alle domande di mia madre o ai mille controlli della nonna: se avessi mangiato dopo scuola, se mi fossi lavato le mani e via dicendo. Sempre la stessa storia.
Pronto, risposi, un po’ scocciato.
Pronto! Michele? la voce era quella di un uomo mai sentito prima.
I miei non ci sono, tagliai corto, convinto che cercasse mio padre o mia madre, ma il tono insistente mi trattenne dal riagganciare.
Michele. Ti prego, ascoltami. Non mettere giù. È qualcosa di importantissimo, esitò un attimo, So che non mi crederai, ma ascolta: prendi carta e penna e scrivi quello che ti dico, non ho molto tempo. Io sono te. Solo che dal futuro. So che sembra assurdo, ma fammi questo favore, è veramente importante. Hai preso carta e penna?
Fui tentato di mandarlo al diavolo, ma leducazione me lo impedì. E poi la nonna insegna che con i matti è meglio dar loro corda e poi fare come ci pare. Che fosse fuori di testa non avevo dubbi, magari era pure uno scherzo organizzato da qualche ragazzino. Anche noi a volte combinavamo chiamate bizzarre. Tipo: «Buongiorno, ha lacqua in casa? Allora riempia la vasca, che portiamo lelefante per il bagno!» Insomma, magari era una cosa così. Meglio chiudere in fretta.
Preso, risposi serio. E nel futuro ho mica un mio magiotelefono?
Un che? il tizio si incartò. Michele! Non sto scherzando. Se mi ascolti e scrivi tutto bene, avrai un iPhone e molto altro.
Ok, sto scrivendo, dissi, tenendo il telefono e guardando il sole fuori dalla finestra, mentre i ragazzi sicuramente si stavano già scocciando ad aspettarmi.
Meglio chiudere la conversazione in fretta. E poi, il tipo aveva detto di avere poco tempo.
Cominciò a sciorinare date e anni, consigli su chi star lontano una certa Francesca della classe accanto, poi niente investimenti nelle catene tipo Vanna Marchi, comprare euro, venderli e ricomprarli in date precise, stai lontano dalle slot dei bar, e una valanga di cose che capivo poco: bitcoin, immobili, casinò
Hai scritto tutto? chiese alla fine.
Tutto.
Mi raccomando, custodisci quel foglio come fosse la mappa di un tesoro. No farlo vedere a nessuno e non lo perdere! disse, e poi solo il tono monotono del telefono riagganciato.
Misi giù e corsi fuori. La sera, dopo cena, mi ricordai del fatto e raccontai tutto a mamma e papà.
Mai parlare con sconosciuti, tagliò corto papà. Specie quelli che ti consigliano di comprare euro. La prossima volta, minaccia che chiami i carabinieri e basta.
Infatti, fece eco mamma. E poi, a cosa servono tutti sti euro? Che ci fai?
***
Il tempo passò e mi dimenticai del signore del futuro. Le preoccupazioni da bambino presero il posto di chissà quali martedì neri o monete elettroniche. Gli anni scorrevano tra scuola e partite. In seconda superiore arrivò una ragazza nuova nella scuola, subito mi piacque. Era in unaltra classe, ma trovai il modo di conoscerla, tra bigliettini e timide passeggiate fino al portone. Alla fine, diventò qualcosa di più.
Finito il servizio militare, io e Francesca ci sposammo. Era già iniziato il decennio di Tangentopoli e delle favolose promesse, ma presto la realtà prese il sopravvento: crisi su crisi, stipendi che sparivano in mutui, delusioni e sogni infranti. Un anno pensavo di regalarle i famosi stivali pubblicizzati in tv, invece bastavano appena per delle pantofole bianche. Lappartamentino ci schiacciava come una scatola di sardine, e ogni rata era una mazzata
***
Un pomeriggio, seduto su una panchina della Biblioteca Sormani con una birra e le sigarette, stavo fissando la folla senza pensare a niente. Non mi accorsi subito del vecchio signore che si accomodò vicino, occhiali e unenorme borsa di cuoio in mano.
Posso? chiese con cortesia mentre già si sedeva.
Incrociai il suo sguardo solo di sfuggita; stappai la birra e feci un altro sorso.
– Che grigiore oggi, sussurrò il vecchio.
Come tutta la vita, gli risposi.
Ma non trova strano? insistette voltandosi verso di me. Sembra che solo quando si invecchia arrivino le giornate grigie. Da bambini, invece, sempre sole: la primavera con i suoi ruscelli e barchette di carta, lestate profumata derba, lautunno con i suoi colori, linverno che scricchiola tra i passi. Mai un giorno grigio nei ricordi.
Da piccoli non ci sono preoccupazioni, constatai. Sono quelle che danno il colore ai giorni. Da bambino mai avrei pensato che sarebbe andata così.
E senza accorgermene, gli raccontai delle mie speranze diventate sfortune. I fallimenti uno dopo laltro: le occasioni di una vita mai arrivate, le illusioni di soldi facili finite in truffe o slot dei bar. Ogni promessa di felicità immediata diventava debiti eterni. Anche Francesca, alla fine, mi lasciò e scappò con un altro in Sicilia. Adesso arrabatto lavori occasionali, cercando di arrivare a fine mese ogni volta.
Però adesso ho unidea, sorrisi. Ho visto quel corso online Mentalità da Milionario. Questo tizio dice di investire nelle cripto: rendimenti del 500% a settimana. Stavolta va bene, lo sento. Trassi una boccata di fumo. Prima ho sbagliato tutto, ora non più.
Giovane, il vecchio si aggiustò gli occhiali. Mi scusi, ma che studi ha fatto? Che lavoro fa?
– Lavorare è da perdenti, risposi, bagnandomi la lingua con un altro sorso. I soldi bisogna crearli. Se solo potessi sapere in anticipo in che cosa investire
Rimanemmo qualche minuto in silenzio. Io già fantasticavo sui guadagni da favola, lui chissà a che pensava.
Quindi, riprese lui, Lei crede che basta sapere tutto prima per sistemarsi la vita?
Certo, confermai con decisione.
Mi incuriosisce, mi fissò. Posso provare su di lei la mia invenzione? Apre la borsa e tira fuori un vecchio telefono a disco. Vede, secondo una teoria il tempo non è lineare né circolare, ma tutto accade nello stesso istante.
Non capisco, mi arresi.
È come se fossimo sempre ovunque nella nostra vita: passato, presente e futuro, tutto ora.
Mi sfugge ancora, ripetei.
Non fa nulla. Mi allungò il telefono. Con questo si può chiamare se stessi nel passato. Funziona solo a quarantanni esatti indietro. Ho provato: una volta ho chiamato un ragazzino nel 1947, che poi ero io. Chiesi in che anno fosse. Strano, però poi nella memoria non ricordo questa scena. Come funziona davvero? Si riscrive qualcosa? Si cambia il futuro?
Lo credevo ormai pazzo, ma perché non dovevo provare? Quanti guru famosi dicevano assurdità e poi avevano ragione e soldi? Magari un segreto cè davvero. Chi critica, lo fa perché ha paura di tentare. Io non sono così.
Proviamo! dissi deciso.
Si ricorda il suo numero di casa? Deve essere a casa, quarantanni fa, in questo preciso momento.
Lo ricordavo benissimo, e a quellora, a dodici anni, rientravo da scuola. Presi il ricevitore con mani tremanti, pronto a comporre le sette cifre magiche.
Avrà solo pochi minuti, avvisò il vecchio, la batteria dura niente. E non rispondo delle conseguenze.
Tanto basta, digitai. Ora vediamo se tutto si aggiusta.
Pensavo già mi stesse prendendo in giro, quando allaltro capo della linea rispose la voce imbronciata di un ragazzino:
Pronto?
– Pronto! Michele? sudai freddo.
I miei non ci sono, rispose il piccolo Michele, e io colsi lattimo.
Michele, ascolta. Non riattaccare. Importantissimo. Ti sembrerà un delirio, ma sono tu dal futuro. Ascoltami: prendi carta e penna. Non ho tempo di spiegare. È fondamentale. Li hai presi?
Sì, rispose il bambino. Nel futuro ho un supertelefonino magico?
Oh, smettila di scherzare! Se mi ascolterai, avrai un iPhone e molto altro.
Va bene, sto scrivendo, fece dallaltra parte il mio io ragazzino.
Gli dissi tutto quello che mi venne in mente. Del ritorno dallesercito nel 93, delloccasione lavorativa, ma anche di Francesca e di quanto la storia con lei avesse complicato tutto.
Michele, lasciar perdere Francesca! Non farci amicizia. Fidati: stai alla larga. Imparerai, e ne avrai cento migliori! Compra euro con tutto lo stipendio!
Gli spiegai il martedì nero dellottobre 94, le date esatte per uscire dagli investimenti, comprare e vendere. Gli consigliai di stare lontano dal Lotto e dalle slot. Di investire invece nei bar con giochi, almeno si sarebbe assicurato una rendita. Di evitare le truffe tipo Vanna Marchi e di comprare casa quando costava ancora poco. In 98, a fine agosto, pure lì: convertire tutto in euro. Nel 2009, subito investire in bitcoin, anche solo una piccola parte. Ci misi dentro tutta la saggezza che possedevo e ogni dettaglio finanziario che ricordassi.
Hai scritto tutto? chiesi.
Tutto, rispose il bambino dallaltro capo.
Mi raccomando, tieni quel foglio come fosse la chiave di un tesoro. Non mostrarlo a nessuno, non perderlo mai! avrei voluto aggiungere altro, ma la linea sinterruppe.
***
Ovviamente, Michele da bambino non scrisse nulla. Aspettò solo che lo zio matto finisse le sue stranezze, posò la cornetta e tornò a rincorrere il pallone e il sole del cortile. Se era uno scherzo, nemmeno così divertente.
«Forse, però, è meglio raccontarlo ai genitori stasera», pensai prima di lanciarmi nel campetto baciato dalla luce dorata.
Morale della favola? Forse la vita, per quanto ci si affanni a prevederla e manipolarla, si diverte a cambiare le regole. E certi consigli si dimenticano, appena fuori dalla porta, al primo richiamo di una giornata di sole.






