Dai, Ilaria, ti prego! È una questione di vita o di morte, davvero! Non so più a chi chiedere. La mamma è in montagna, ha la pressione alta, non posso farle venire lansia, e tu sei la mia cognatina preferita, sempre così comprensiva! sbrodolava Sabrina in un fiume di parole, senza nemmeno prendere fiato, e Ilaria riusciva a cogliere solo le solite frasi sulle urgenze, giusto fino a stasera e dammi una mano.
Ilaria stava ferma sulluscio col piumino in una mano, mentre con laltra bloccava il guinzaglio della bassotta Bruna, che abbaiava isterica ai visitatori. In piedi sulla porta cerano Sabrina e i suoi due figli: Mattia, sette anni, e Nicola, quattro. I due avevano già portato fango col le scarpe sul tappetino dingresso e adesso stavano scorticando la carta da parati nel corridoio con le dita.
Sabri, aspetta un attimo tentò Ilaria di interrompere il monologo. Che significa fino a stasera? Oggi è venerdì. Io e Enrico avevamo prenotato un weekend alle terme fuori Milano. È da mesi che lo pianifichiamo.
Sabrina sgranò platealmente gli occhi, rischiando di far cadere la borsa gigante, presumibilmente piena di vestiti e calzini di figli.
Ma quali terme? Siete giovani, cè tempo! Qui siamo sul filo del rasoio: mi han chiamata per un colloquio di lavoro. Fuori città. Posto top, paga da capogiro, orari elastici. Se non parto ora, addio treno. Lo faccio per i bambini! Sai che col mio ex gli assegni sembrano mancia da caffè
Tirò su col naso e fece locchio da madre vedova e affranta. Sabrina era una fuoriclasse della commiserazione.
In quellattimo Enrico, marito di Ilaria, apparve dalla cucina masticando una fetta di pane. Vedendo la sorella e i nipoti, gli si piantò il boccone in gola.
Sabrina? Che ci fai qui? Partiamo fra unora
Enrichino! Fratellino mio! Sabrina gli piombò addosso rischiando lo svenimento drammatico. Ti prego, devo andare via, solo fino a domani a pranzo, giuro! Dai, Mattia e Nicola stanno con voi. Sono angeli, non li sentite nemmeno. Buttateli davanti ai cartoni, un paio di frollini e fine: oro colato.
Enrico lanciò uno sguardo perso alla moglie. Ilaria riconobbe la combo di pena e paura pre-scandalo. Enrico era un cuor doro: Sabrina lo sapeva e lo sfruttava senza vergogna.
Ila tentennò lui. E se rimandassimo il weekend? Sabrina cerca lavoro, magari è importante.
Lanticipo non ce lo ridanno, tagliò corto Ilaria. E sono a pezzi dopo questa settimana.
Vi ricompenserò! entrò in scivolata Sabrina. Appena mi pagano. Vi do quei soldi indietro e anche una cena luculliana, parola mia. Insomma, dove li metto sennò? In un orfanotrofio per il fine settimana?
Nicola in quel momento fece uno starnuto a livello atomico, usando la manica della giacca come fazzoletto. Mattia sera già fiondato in salotto, alzando il volume della TV ai limiti delle proteste condominiali.
Va bene, sospirò Ilaria, sentendo la pressione salire come la moka sul fuoco. Ma solo fino a domani a pranzo. Massimo le due, Sabri. Se non torni, li porto dalla mamma in Sila, infischiandomene della sua pressione.
Sei un mito! Un angelo! Sabrina stampò una sbavata di rossetto sulla guancia di Ilaria, mollò le giacche dei figli, ficcò un sacchetto di cose in mano a Enrico e, senza salutare i figli, sparì oltre la soglia. Sto sul telefono, vi adoro!
Chiusa la porta, scese un silenzio rotto solo dalla pubblicità in TV.
Ecco, sorrise Enrico, col fare da funerale. Relax.
Eh, tagliò corto Ilaria, spingendosi in cucina senza guardare le impronte di fango. Ventiquattrore. Limportante è che non ci demoliscano casa.
Le prime ore filarono tranquille. Con laccesso libero al maxischermo e una ciotola di Galatine, i bambini si apparentarono con la tappezzeria. Ilaria aprì il sacco di Sabrina: due cambi, un paio di calzamaglie (taglia incerta, forse per entrambi), tablet col vetro crepato e patatine sottomarca. Dimenticati: medicine, giochi, cibo vero.
Neanche il pigiama, rilevò Ilaria tra le mutande. E i dentifrici? Spariti.
Passo al supermercato, Enrico prese liniziativa. Prendo latte, cereali, spazzolini. Devono pur mangiare la mattina.
La serata virò al tragicomico quando Nicola, ubriaco di zucchero, boicottò la cena.
Non lo voglio il passato! urlava, spalmandolo sul tavolo. Voglio le crocchette di pollo! Mamma compra sempre quelle!
Non ne abbiamo, ingoia pazienza Ilaria, mentre pulisce il purè: Ma ci sono le polpette fatte in casa. Squisite.
Bleah! la ciotola sfiorò il parquet.
Bruna, velocissima, fece sparire la polpetta. Mattia, prendendo spunto dal fratello, spinse via la sua.
Voglio la pizza, zio Enrico.
Mattia, la pizza fa male mangiata così spesso, arranca Enrico, velleitariamente pedagogico. Mangia quello che fa la zia Ilaria.
Mamma dice che cucinare è roba da perdenti, è meglio ordinare, sentenzia il filosofo.
Ilaria ed Enrico si scambiano lo sguardo sconfitto. Sarà lunga.
Dopo panini per tutti e pigiami improvvisati (magliette XXL di Enrico) i due sposi crollano a letto già più che cotti.
Domani alluna li riconsegna, si ripete Ilaria, come un mantra. Almeno un cinema ce lo facciamo.
Promesso, Enrico la abbraccia. Scusa. Sabrina è Sabrina pasticcia, ma è buona.
Il sabato parte alle sette col botto: Mattia svuota una scatola di riso per controllare che ci sta dentro. In cucina il pavimento diventa una pianura padana di granelli.
Non volevo, bofonchia lui.
Pazienza, Ilaria si conta fino a dieci. Dai, aiutami con la scopa.
Non so farlo, fa il saputello. A casa mia puliscono mamma o la nonna. Io sono un maschio.
Alle quattordici, la casa sembra dopo Carnevale. Senza giochi, hanno sventrato i cuscini del divano per costruire castelli, tagliuzzato le riviste di Ilaria per collage insensati, tentato di ammaestrare il gatto (che ha trovato rifugio strategico sopra larmadio).
Pranzo pronto, zaini fatti. Ilaria controlla lorologio.
14:00: niente.
14:30: silenzio.
Chiamala, suggerisce Ilaria.
Enrico compone il numero. Nessuna risposta. Voce metallica: Il numero chiamato non è raggiungibile.
Sarà in treno, magari prende male. Balbetta Enrico.
Enrico, che colloquio fanno di sabato, eh? Ilaria incrocia le braccia. Ci credi tu?
Aspettano fino a sera. Il cellulare di Sabrina spento. Nicola piange, vuole la mamma. Mattia è nero: il tablet è scarico e il caricatore, ça va sans dire, è rimasto nella borsa di Sabrina.
Non torna, conclude Ilaria guardando fuori il buio. Enrico, questa è una porcata.
Magari ha la batteria morta? Magari incidenti, autobus guasto lui barcolla fra scuse sempre meno credibili.
La notte è un delirio: Nicola bagna il letto (lenzuola da cambiare), Mattia vuole la luce accesa perché ci sono i mostri. Ilaria non chiude occhio.
Domenica: niente Sabrina.
Chiamo tua madre, annuncia Ilaria a colazione.
No! si agita Enrico. Ha appena avuto una crisi ipertensiva. Se le dici che Sabrina non si trova, le viene un coccolone. Aspettiamo la sera. Non può aver abbandonato i figli così.
Enrico, domani si lavora. Ho la revisione del bilancio, alle otto devo essere in ufficio. Chi tiene questi qua?
Prendo una giornata, farfuglia rassegnato.
Poi, disastro allorizzonte: Nicola, mentre corre a caso, rovescia il vaso in porcellana regalo di nozze dei genitori di Ilaria. Un crash di cocci degno di una finale mondiale.
Non sono stato io! urla Mattia di riflesso. È stato Nicola!
Ilaria passa in modalità frigorifero: scopa, raccoglitrice di detriti, lavaggio. Nessuna lacrima, solo rabbia, quella silenziosa. Raggiunge poi Enrico, che fa leremita in camera da letto.
Se quella domani non si fa viva, vado dai carabinieri e segnalo che la madre ha mollato i figli. E chiamo gli assistenti sociali.
Ma che dici, Ilaria? È mia sorella! Vuoi mettere i bimbi in comunità?
Voglio che tua sorella si prenda le sue responsabilità! scoppia Ilaria. Noi non siamo baby-sitter a ore, e nemmeno il punching-ball delle sue crisi! Abbiamo una vita pure noi, sai?
Non voleva svagarsi, era per lavoro!
Ah sì? ribatte Ilaria, estraendo il telefono. Guarda qui.
Apre i social. Sabrina è tra gli amici, ma il profilo è blindato. Però la sua amica Paola è anche amica sua. E proprio tra i contenuti suggeriti, ecco la foto: Sabrina in costume, spritz in mano, bordo piscina. Geotag: Spa Hotel Fiordo Blu, riviera ligure. Finalmente relax meritato, ragazzeee!. Tre ore prima.
Enrico impallidisce.
Magari è vecchia biascica.
Cè la data. E quel costume è della nuova collezione, visto mercoledì, affonda Ilaria. Stavamo solo sulle palle, Sabrina voleva godersi una vacanza a sbafo.
Enrico si siede con la testa tra le mani.
Che facciamo?
Io faccio come ho detto. Domani porto i bambini in ufficio, li chiudo nella sala riunioni. Tu chiama tua madre e vedete di tirare fuori Sabrina dalla piscina. Io ne ho le tasche piene.
Note da incubo: nella notte Nicola si prende la febbre a 38,5. Stress, cibo diverso, aria del nord aprendo la finestra. Ilaria resta sveglia, spugnature ogni ora e acqua. Enrico si aggira per casa come unanima in pena.
Alle sette di lunedì, il telefono di Sabrina si accende.
Squilla subito.
Pronto? risponde Sabrina, tono assonnato e scocciato.
Sabrina! Dove sei?! ringhia Enrico, così forte che Mattia si sveglia in preda al panico. Ti rendi conto di quello che hai fatto?!
Ma che urli alle sette? risponde disinteressata. Il colloquio è andato un po per le lunghe. Te lavevo detto, roba seria.
Che colloquio fanno in spa, idiota?! Abbiamo visto la foto bevi cocktail mentre Nicola rischia la polmonite!
Silenzio. Poi:
Ma state spiando la mia privacy? Uno non può rifarsi una vita? Ecco, magari sto conoscendo qualcuno. E comunque… Nicola malato? Ma cosa gli avete dato da mangiare? Li ho lasciati in salute! Se succede qualcosa vi denuncio!
Vieni qui SUBITO. O andiamo dai servizi sociali dice Enrico con una durezza che Ilaria mai gli aveva sentito.
Arrivo, arrivo! Che isterici!
Ci mette tre ore. Ilaria, intanto, telefona al lavoro: chiede un giorno di ferie, perché trascinare un bambino ammalato per Milano sarebbe da criminali.
Sabrina si fionda in casa, profumata e abbronzata, direttamente da una rivista di moda. Corre da Nicola sotto la copertina.
Amore! Cosa ti hanno fatto? Ti hanno torturato? Scommetto che ti hanno fatto la fame! si gira verso Ilaria con uno sguardo da Medusa. Lo sapevo che non avrei dovuto lasciarteli. Non hai figli, che ne vuoi sapere di bambini!
Lì Ilaria si oscura.
Fuori, dice. Adesso. Prendi i tuoi figli e sparisci. E non ti azzardare a tornare.
Ma figurati! ribatte Sabrina, saccheggiando alla rinfusa. Venite, Mattia e Nicola! Mamma vi porta a comprare i giochi, questi sono dei mostri.
Mi devi dei soldi, dichiara Enrico sulla porta.
Pardon?
Vaso rotto: cento euro. Spesa: cinquanta. Medicine: quindici. E il danno morale è gratis, te lo concedo. Totale: centosessantacinque euro. Giro ora.
Sei serio? A tua sorella?! sbarra gli occhi Sabrina. Non li ho!
Per la spa li avevi. O bonifico, o racconto tutto alla mamma: colloquio, uomo, Spritz e foto. Ci facciamo una bella serata in famiglia.
Sabrina stringe i denti, traffica col cellulare e pling! arriva la notifica.
Prenditeli! e se ne va. Prende Nicola in braccio (che bofonchia fiacco), spinge Mattia fuori e sbatte la porta.
Ilaria si accascia sul divano. Odore di tachipirina, sudore di bambino, caramelle sparse e una macchia di sugo sul muro promessa di eternità.
Enrico si siede e labbraccia.
Scusami, sussurra. Sono un cretino.
Non sei un cretino, testa sulla spalla. Sei un fratello. Ma adesso sai quanto vale la parola di Sabrina.
Lo giuro, mai più.
Restano così, mezzi addormentati, poi si alzano a pulire. Insieme, in silenzio. Fuori la rabbia, dentro aria pulita.
Verso sera, squilla la suocera, Maria Rosa.
Ilaria, cara, voce affranta. Sabrina in lacrime Mi ha detto che lavete cacciata, che non vi siete voluti tenere i suoi figli, che avete chiesto i soldi ma è vero? Ma come si fa, in famiglia?
Ilaria respira.
Prima avrebbe cercato di spiegare. Ma tre giorni in trincea ti cambiano dentro.
Signora Maria Rosa, dice calma. Sabrina qualcosa lha omesso. Se vuole sapere la verità chieda che hotel ha usato per il colloquio magari in costume. Oppure venga a trovarci quando si sente meglio. Così sente Mattia spiegare che mamma non cucina, è da sfigati. Di discorsi ne abbiamo da fare.
Silenzio. Poi un lungo sospiro.
Ho capito, Ilaria. Va bene. Non ve la prendete con quella testa matta. Lho viziata io, lo so.
Forse un po, ma ognuno fa i suoi conti, signora.
Ilaria chiude. Guarda Enrico ancora nervoso e fa:
Dai, ordiniamo una pizza porcosa e beviamoci un bicchiere. Ce lo siamo meritati.
E le terme? chiede lui.
Le terme il prossimo weekend. E telefoni spenti. Tutti e due.
Così fecero. E, quando la settimana dopo comparve Sabrina sul cellulare di Enrico, lui semplicemente cliccò su silenzioso e poggiò il telefono a faccia in giù. Lezione imparata, confini tracciati. I parenti, lo capisci davvero solo quando li lasci respirare a debita distanza.
E mo, scusate vado a ordinare la pizza!






