Il cuculo del pomeriggio ha cantato di più
Ma questa mi sta prendendo in giro! scattai, irritato. Luca, vieni qui, subito!
Mio marito, appena tolte le scarpe da ginnastica nellingresso, si affacciò sulla porta mentre si sbottonava il colletto della camicia.
Dai, Francesca, di nuovo? Sono appena arrivato dal lavoro, ho un mal di testa tremendo…
Di nuovo?! indicai il bordo della vasca. Guarda bene. Dovè il mio shampoo? E dove la maschera che ho comprato ieri?
Luca aguzzò gli occhi, cercando di mettere a fuoco la fila ordinata di flaconi.
Cerano il classico shampoo allortica della mamma, un litro di Bardana e un grosso barattolo di crema marrone che sapeva di erbe.
Eh Sono le cose di mamma, le ha portate lei. Dice che così ce le ha a portata di mano… borbottò, evitando il mio sguardo.
A portata di mano? Luca, lei non vive qui! Ora guarda qui sotto.
Mi chinai e tirai fuori da sotto la vasca una bacinella di plastica dove erano stati buttati i miei prodotti costosi, il mio guanto da doccia e il rasoio.
Quindi, Luca? Ha buttato tutto della sottoscritta in questa bacinella sporca e ha sistemato il suo sul bordo della vasca!
Ha pensato che le mie cose dovessero stare accanto allo straccio per terra, mentre il suo Bardana troneggia.
Luca sospirò pesantemente.
Franci, non ti agitare. A mamma ora non sta bene, lo sai. Dai, rimetto tutto a posto e andiamo a cena? Mamma ha preparato gli involtini al cavolo.
Non mangerò i suoi involtini, tagliai corto. E poi, perché sta sempre qui? Come si permette di comandare in casa mia, Luca?!
Mi sento una coinquilina a cui hanno concesso graziosamente di usare il bagno.
Scostai Luca e uscii in corridoio, mentre lui spingeva di nuovo la bacinella sotto la vasca con un calcio.
Paradossalmente, il problema della casa, che ha rovinato la vita a molti, a noi era andato bene.
Luca aveva un bellappartamento tutto suo nella zona nuova, lasciatogli dal nonno paterno.
A me, invece, era toccato il bilocale della nonna, che avevo dato in affitto a una coppia per bene.
Dopo le nozze decidemmo di stare da Luca: la casa era appena ristrutturata e con aria condizionata.
Con i genitori di lui tutto filava liscio, una specie di tregua armata con sporadici slanci di simpatia.
Lidia e suo marito Mario, uomo daltri tempi e sempre silenzioso, vivevano dallaltra parte della città.
Una volta a settimana: tè in salotto, domande di rito sulla salute e il lavoro, e scambio di sorrisi gentili.
Oh, Franceschina, sei dimagrita, diceva Lidia mentre mi allungava una fetta di crostata. Luca, non fai mangiare tua moglie?
Mamma, stiamo solo andando in palestra, tagliava corto Luca.
E finiva lì, senza visite a sorpresa o consigli non richiesti.
Mi vantavo con le amiche:
Ho fortuna con mia suocera, è doro: non si intromette, non mi impartisce lezioni, non rompe a Luca.
È franato tutto quel martedì uggioso in cui Mario, dopo trentadue anni con Lidia, fece la valigia, lasciò un biglietto sul tavolo: Vado al mare, non cercarmi, bloccò tutti i contatti e sparì.
Scoprimmo che la seconda giovinezza aveva nome e cognome: una giovane impiegata della spa a Sirmione, dove i due erano soliti andare ogni estate.
Per la sessantenne Lidia fu uno sconvolgimento.
Allinizio, lacrime, telefonate alle tre di notte, mille analisi:
Ma come ha potuto? Perché a me? Francesca, come si fa?!
Provai sincera pietà. La portavo io stessa in farmacia a prendere calmanti, ascoltando ogni volta da capo la medesima storia, e facevo cenni di assenso mentre lei malediva quel vecchio farfallone.
Ma la pazienza scarseggiava il suo piagnisteo continuo cominciava a risultarmi insopportabile.
Luca, oggi ha chiamato cinque volte, gli dissi a colazione. Solo per chiederti se puoi cambiare la lampadina in corridoio.
Capisco la situazione, ma… Quando finirà tutto questo?
Luca si rabbuiò:
Si sente sola, Franci. Capisci, ha vissuto allombra di papà per tutta la vita, e ora…
Non essere dura con lei, ti prego…
Una lampadina si può cambiare da sola o chiamare lidraulico. Deve esserci per forza uno di noi? No, grazie.
Poi vennero le notti fuori mio marito si fermava spesso da sua madre.
Franci, mamma ha paura a dormire da sola, mi disse Luca, facendo la borsa. Dice che il silenzio la opprime. Starò da lei un paio di giorni, va bene?
Un paio di giorni? mi corrucciai. Luca, siamo appena sposati, e già scappi via! Non voglio dormire da sola per mezza settimana.
Dai, è temporaneo. Quando si rimette un po tutto rientra.
Temporaneo durò un mese.
Lidia pretese che il figlio le tenesse compagnia quattro sere e notti a settimana.
Simulava crisi di pressione, attacchi di panico, intasava apposta il lavandino.
Vedevo Luca sempre più stanco, stritolato tra due case, e feci il classico errore parlare a cuore aperto con la suocera.
***
Senta, Lidia, le dissi una domenica a pranzo. Se la solitudine la butta così giù, perché non viene qui da noi durante il giorno?
Luca lavora, spesso sto da casa. Può fare una passeggiata in centro, stare da noi. E a sera Luca la riporta a casa.
Mi guardò con unaria strana.
Ma sì, Francesca, che idea brillante! Perché non ci ho pensato prima?
Pensavo venisse due-tre volte a settimana, a mezzogiorno, e che se ne andasse prima che rientrasse Luca…
Ma Lidia aveva altri piani: si presentò alle sette in punto del mattino.
Chi è? borbottò Luca, ancora assonnato, sentendo il citofono squillare.
Andò lui ad aprire.
Sono io! squillò la voce di Lidia dal citofono. Vi ho portato della ricotta fresca!
Mi nascosi ancora di più sotto le coperte.
Ma che diavolo… sibilai. Luca, sono le sette! Dove lha trovata la ricotta a questora?!
Mamma si alza presto, già tirava su i pantaloni. Dormi, vado io.
Da quel giorno, fu un incubo. Lidia non veniva: VIVEVA da noi otto ore al giorno.
Cercavo di lavorare al computer, ma appena mi distraevo:
Francesca, non hai tolto la polvere dal televisore? Ho trovato uno strofinaccio, ora provvedo.
Lidia, sto lavorando, ho una call tra cinque minuti!
Ma su, che call e call, stai solo guardando delle immagini.
E poi, cara, a Luca le camicie non vanno stirate così! Devono essere a stecche.
Vieni, ti faccio vedere, tanto aspetti i tuoi clienti…
Criticava tutto.
Come tagliavo le verdure: A Luca piacciono a fiammifero, non dadini da mensa.
Come rifacevo il letto: Il copriletto deve coprire fino a terra, non così corto.
Lodore in bagno: Qui puzza di umido, ci va il profumo.
Franci, non volerai mica, si affacciava tra i fornelli. Ma hai messo troppo sale nella zuppa.
Luca è abituato alla dieta, ha lo stomaco delicato, non lo sapevi?
Così lo rovini, il mio figliolo. Fatti da parte, la rifaccio io.
Era buonissima, ringhiavo a denti stretti. Ieri Luca lha mangiata in due scodelle.
Ma dai, lui è troppo educato, non vuole offenderti.
A pranzo, ero già esausto.
Scappavo a un bar, stavo via ore pur di non sentire quella voce.
Rientravo con la rabbia.
Prima in cucina è comparsa la sua tazza preferita, un boccione enorme con la scritta Alla miglior mamma.
Poi un impermeabile appeso allingresso e, dopo una settimana, unintera mensola del nostro armadio riservata ai suoi vestagli e camicie da notte.
Che ci fa qui il vestaglia? chiesi, trovando il coso di spugna rosa accanto alle mie sottovesti di seta.
E che vuoi, cara? Sto qui tutto il giorno. Mi stanco, voglio mettermi qualcosa di casa.
Siamo una famiglia ormai, perché ti arrabbi così?
Alle mie lamentele, Luca reagiva sempre uguale:
Franci, cerca di essere saggia. Sta male. Ha perso suo marito, vuol sentirsi utile. Non ti pesa una mensola?
Non è la mensola che pesa, Luca! Tua madre mi sta cacciando dalla mia stessa casa!
Stai drammatizzando. Aiuta pure cucina, pulisce. A te stirare non piace neanche…
Meglio stropicciato che stirato da lei! urlavo io.
Ma Luca sembrava non sentirmi.
***
I flaconi nel bagno furono la goccia.
Luca, vieni che si fredda! chiamava Lidia dalla cucina. Ho preparato gli involtini anche senza troppo peperoncino per Francesca.
Entrai di scatto in cucina, dove la suocera, padrona di casa, metteva le stoviglie sul tavolo.
Lidia, chiesi cercando di restare calma. Perché ha messo le mie cose sotto la vasca?
Lei non batté ciglio. Appoggiò la forchetta vicino al piatto di Luca e sorrise.
Oh, Francesca, quei barattoli? Erano quasi vuoti, occupavano solo spazio.
E facevano un odore… forte: mi è venuto il mal di testa.
Ho messo i miei che sono sicuri. I tuoi, con cura, sotto, così non davano fastidio.
Non ti dispiace, vero? Tanto bisognava fare ordine.
Mi dispiace, mi avvicinai al tavolo. È il mio bagno. Le mie cose. E la mia casa!
Ma che tua, cara? disse sedendosi, drammatica. Lappartamento è di Luca.
Tu certo sei la padrona, ma comunque… Rispetto per la mamma di tuo marito ci vuole.
Luca, sulla soglia, impallidì.
Mamma, su… Anche Francesca ha una casa, viviamo qui solo per comodità…
E che casa, fece spallucce Lidia. Un buco di nonna, vecchissimo.
Luca, dai, siediti. Vedi che tua moglie è nervosa? Avrà fame, povera.
Guardai mio marito. Aspettavo.
Mi aspettavo dicesse: Mamma, basta. Hai passato il limite. Vai a casa tua.
Lui esitò un momento, guardò me, poi lei… e si sedette.
Dai Franci, mangia. Parliamone con calma. Mamma, anche tu, non dovevi toccare le sue cose…
Hai visto?! esultò Lidia. Mio figlio capisce.
Tu però, Francesca, sei proprio acida. Non bisogna essere possessivi. In famiglia tutto si condivide.
La mia pazienza cedette.
Tutto in comune? ripetei. Benissimo.
Uscii dalla cucina.
Luca mi urlò dietro, ma non ascoltai. In venti minuti raccattai le mie cose e le misi in valigia.
I barattoli del bagno li lasciai tanto, me li comprerò nuovi.
Me ne andai con in sottofondo due voci: lui che mi supplicava, sua madre che mi insultava a mezza bocca.
***
Tornare da mio marito non ci pensai: chiesi il divorzio appena lasciata la casa.
Lui, ancora legalmente marito, mi cerca ogni giorno e mi prega di tornare, mentre Lidia, intanto, si trasferisce, pezzo dopo pezzo, nellappartamento di Luca.
Sono certo che era proprio questo il suo obiettivo.
Lezione imparata? Mai sottovalutare il potere di una madre italiana ferita nellorgoglio. E ricordarsi che la famiglia dovrebbe essere rifugio, non campo di battaglia.






