La donna era scomparsa di casa lasciando marito e figli, e dopo due giorni arrivò una lettera misteriosa
Tutto sfumava appena il padre tornava dal lavoro: i muri dellappartamento di Firenze sembravano respirare piano, le luci tremolanti come farfalle stanche. Lui cercava la quiete per vedere la partita di calcio voleva sprofondare nella poltrona con una Moretti fresca, senza pensieri né grida infantili a frantumare il fragile silenzio. I bambini, però, tumultuosi come uno sciame di rondini, spargevano disordine e rumore.
Quella sera però, laria tremò di colpo: la moglie, Rosalba, perse la pazienza e sbatté la porta con un boato. Si riversò nella notte umida di Bologna lasciando i figli tra le braccia di lui. Il microcosmo sereno del padre-fantasma, intento solo alla birra e al pallone, fu rovesciato in un lampo come un bicchiere caduto da un sogno.
Dopo due giorni, nella cassetta della posta, una lettera scritta con inchiostro verde attendeva. Si sentiva ancora il profumo dolce dellimpazienza e della pioggia. Era suo marito a scrivere:
“Carissima Rosalba,
Abbiamo litigato qualche sera fa. Sono rientrato sfinito dal negozio alle otto passate: desideravo solo lasciarmi andare sul divano e guardare la Fiorentina contro la Juve. Tu eri cupa e provata, mentre i bambini gridavano come uccellini affamati tra le tue braccia.
Alzai il volume della televisione per non sentire nulla.
Moriresti se mi dessi una mano? Solo un po. O forse credi che i figli crescano da soli? dicesti abbassando la voce della televisione.
Io, esasperato come un gatto bagnato, ti urlai contro: Sto fuori tutto il giorno. Tu invece giochi con i bambini giochi alla casetta delle bambole!. E da lì, tutto precipitò.
Abbiamo gridato, hai pianto perché eri stanca, e io ho detto parole che mi bruciano ancora la bocca.
Hai urlato che non ce la facevi più, e sei scappata tra le ombre di Bologna lasciandomi con i bambini. Dovetti imboccargli spaghetti freddi alle 10 di sera e metterli a letto tra lenzuola che odoravano di lavanda e nostalgia.
Non sei tornata neppure il giorno dopo. Ho preso un permesso dal lavoro nella panetteria e sono rimasto con loro. Ho ascoltato pianti e risate, saltelli e capricci, richieste dolci come tiramisù e urla acute come forchette sulle pentole.
Correvo tutto il giorno per casa, non avevo neanche un secondo per una rapida doccia. Parlavo solo con piccoli di meno di dieci anni; nessuna traccia di una voce adulta.
Non sono mai riuscito a sedermi e gustare una carbonara, ero sempre di corsa tra uno spuntino e la pigiamata.
Ero così stanco che avrei potuto dormire come un sasso per venti ore, ma ogni tre ore uno dei bambini si svegliava piangendo. Era una notte che non finiva mai, confusa tra sogno e realtà.
Ho vissuto senza di te per due soli giorni e già ho capito tutto.
Ho capito quanto sei esausta.
Adesso so: essere mamma è un sacrificio perpetuo, una forma di coraggio silenzioso.
Ho realizzato che è molto più difficile che passare dieci ore dietro un bancone e gestire affari in euro, tra clienti che vogliono sconti e fornitori che non portano mai il pane alla giusta ora.
Ho capito che hai rinunciato a sogni e libertà solo per stare accanto a quei nostri piccoli artisti del caos.
Non essere padrona della propria situazione economica, dipendere da un altro lho sentito sulla pelle per la prima volta.
Ho capito le rinunce che fai ogni volta che dici no a un aperitivo al bar, a una passeggiata in centro con le tue amiche, a una nuotata in piscina. Sacrifichi ogni minima cosa, persino il diritto al sonno.
Ora comprendo cosa provi quando sei chiusa in casa e il resto del mondo scorre fuori dalle finestre come un treno che non si ferma mai.
Capisco anche il dolore quando la mia mamma ti critica per come cresci i bambini: nessuno li conosce come te. Nessuno.
Le madri portano sulle spalle il cuore dellItalia, ma nessuno lo riconosce davvero.
Scrivo questa lettera non solo per dirti quanto mi manchi, ma per prometterti che nessun giorno dovrà più passare senza queste parole sincere:
Sei fortissima. Fai qualcosa di straordinario. E io ti ammiro.
Il ruolo della moglie, della madre, della donna che tiene in piedi ogni cosa, è il più importante e anche il meno celebrato nel nostro pazzo paese.
Condividi questa lettera, Rosalba: forse riusciremo finalmente a far sì che tutti applaudano il mestiere più grande del mondo quello della mamma.”






