La signora si accomodò sul sedile di fondo e si rese conto che il suo bambino non avrebbe più potuto stare lì.
Io, mio marito Marco e i nostri due figli, Alessandro e Matteo, eravamo in vacanza allestero, a Barcellona. Un giorno ci trovammo coinvolti in una situazione poco piacevole.
Avevamo prenotato unescursione che comprendeva la visita a luoghi insoliti, inaccessibili a piedi. Decidemmo di dedicare una giornata del nostro soggiorno a quel tour.
Acquistammo quattro biglietti, così ciascuno di noi avrebbe avuto un posto assegnato. Dopo di noi salì sullautobus una donna corpulenta, la signora Giulia, con un neonato alla mano. Entrambi avevano una corporatura simile. Si infilavano a malapena tra le file. La signora si sedette sul sedile posteriore e constata che il suo piccolo non ci starebbe più. Si alzò subito, cercando un altro posto libero per il bambino.
Guardò i nostri due ragazzi snelli e decise di far sedere il suo figlio accanto a loro.
Mio marito si oppose, dicendo che noi avevamo pagato quei posti e non cera alcun motivo per spostare i bambini. La signora non mollò e iniziò persino a discutere con la guida del tour.
Tentò di convincerci che eravamo tenuti a miscelarci con gli altri passeggeri. Perché dovremmo farlo? Arrivò persino a suggerire di annullare il tour e di restituire i nostri biglietti. Anche gli altri turisti si schierarono con lei, iniziando a chiamarci selfie.
I bambini, stanchi della confusione, si mossero per far riprendere il viaggio, mentre il conducente aspettava che la discussione si placasse. Latmosfera era ormai rovinata.
Mi chiesi: avevamo ragione? Perché i miei figli avrebbero dovuto stare in condizioni di sovraffollamento quando avevo già pagato i loro biglietti? Qual è il vero senso di rispetto reciproco in queste situazioni?
Alla fine ho capito che il rispetto per gli altri non si misura solo con i soldi spesi, ma soprattutto con la capacità di ascoltare e trovare un compromesso. Impariamo a mettere da parte legoismo e a condividere lo spazio, perché la convivenza è più dignitosa quando tutti si sentono accolti.



