La Fata
Già in prima media era chiaro che Lucia Bellini sarebbe diventata una bravissima dottoressa. Un giorno, il ragazzino del piano di sopra cadde dalle altalene e si fece una brutta ferita al ginocchio e alla testa. Lo spettacolo era sconvolgente, ma la dodicenne non si perse danimo.
Giada, portami dellacqua, una benda e acqua ossigenata! ordinò prontamente alla sua amica del cuore, che viveva nellappartamento proprio davanti al cortile. Giada corse subito a casa.
Quando arrivò la spaventata signora Teresa, la mamma del bambino, chissà come informata dellincidente, Lucia aveva già lavato, medicato e fasciato abilmente le ferite. Non poteva credere che fosse stata una ragazzina così giovane a fare tutto. Ringraziando Lucia, la signora Teresa concluse:
Diventerai un medico, e non uno qualunque, ma uno in gamba. Brava, non ti sei fatta prendere dal panico. Ce ne fossero di dottori così! Mi sa che a volte da certi medici non si ottiene nemmeno metà della tua cura
Durante le gite Lucia era indispensabile. Nessuno voleva farsi male, ma con Lucia Bellini accanto tutto sembrava meno pauroso.
Poi venne lUniversità di Medicina a Firenze, la specializzazione, i tirocini e infiniti corsi di aggiornamento. Un giorno, nella veste di medico curante, Lucia si trovò a ricoprire, temporaneamente, il ruolo di capo del reparto di Diagnostica Funzionale.
Sul lavoro la dottoressa Lucia Bellini, ormai sposata e diventata Lucia Ferri, era stimata da tutti. Bisogna ammettere, la squadra era splendida, tranne per il viceprimario, un uomo anziano di nome Giuseppe Nardini: brontolone e polemico, un vero vampiro di energia. Non aspettava altro che poter fare una scenata. Lucia si sforzava di non reagire alle sue provocazioni, ma solo lei sapeva quanto le costasse!
La cosa che la consolava era che, per fortuna, i loro incontri erano rari: una volta a settimana alla riunione medica, durante la quale si discutevano le diagnosi dei nuovi pazienti. Ma anche queste occasioni erano tuttaltro che piacevoli.
Nardini era spesso polemico con Lucia, e non mancava di lanciare battutine sarcastiche. Vedeva che la Ferri restava impassibile e ciò, evidentemente, lo irritava ancora di più.
Un uomo insopportabile, si lamentava Lucia una sera a cena con il marito, Andrea.
Ma vedrai che la spunterai tu, le sorrideva Andrea. Sei diplomatica come pochi!
È vero, mamma, annuiva il loro figlio tredicenne, Marco. Se ti stuferai di fare la dottoressa, puoi diventare unambasciatrice. E guadagnano pure di più!
Potrei pensarci, rise lei.
Lucia era sempre stata diplomatica. Ma era umana, non un automa. E la resistenza dellessere umano non è illimitata. Sentiva che, prima o poi, la sua pazienza sarebbe finita. E per buoni motivi.
Il giorno seguente, durante la solita riunione medica, tutto procedeva come al solito. Fino a quando Lucia Ferri, nel ruolo di medico curante, iniziò la presentazione del caso clinico di una signora di circa sessantanni seduta davanti a loro.
Normalmente la procedura era semplice: il medico esponeva i fatti, il paziente, se in grado, usciva, e il caporeparto, il medico curante e il viceprimario discutevano il caso tra loro.
Questa volta, però, la paziente si rivolse tremante a Lucia:
Mi dica solo una cosa È grave? Guarirò? Devo ancora crescere mia nipotina che è rimasta sola al mondo.
Nella voce della donna si sentiva tutto il fragile coraggio delle sue speranze.
Appena Lucia aprì bocca per rassicurarla, il dottor Nardini tuonò:
Con la sua diagnosi?! Signora mia, è messa così male che nessun medico con un minimo di senno le darà garanzie. Ma dove aveva la testa prima?
La donna rimase impietrita, le labbra tremanti. Ma Nardini continuò imperterrito:
Lo so io come fate! Allinizio ignorate tutto, poi vi curate da sole, e quando proprio non ce la fate più, venite dal medico! Ma noi non siamo santi
La poveretta scoppiò in lacrime e uscì dalla stanza. Lucia più tardi rimproverò se stessa per non aver fermato Nardini, ma era rimasta paralizzata dallo choc. Urlare così a una paziente anziana, già angosciata dalla malattia, non era umano. La caporeparto, Caterina Moretti, scosse la testa in segno di disapprovazione.
Anche se, probabilmente, cera del vero nelle parole del viceprimario, tutti avvertivano: Nardini avrebbe potuto esprimersi con più gentilezza. Almeno, per rispetto delletà della signora.
E lì Lucia esplose. Basta! Adesso avrebbe detto a quel maleducato tutto quello che pensava.
Dottor Nardini, con tutto il rispetto, le sembra il caso di parlare in questo modo?
Cosa ho detto di male? ribatté lui alzando le spalle. Non siamo maghi, e ai pazienti va detto chiaramente. Una malattia è più facile da curare allinizio, lo sa anche lei.
Vedendo il sorrisetto compiaciuto, Lucia fece una smorfia di disgusto. Capiva bene che Nardini era soddisfatto perché aveva ottenuto la reazione voluta. Ma questa volta avrebbe cambiato le carte in tavola!
Ha ragione, allinizio si può ancora fare qualcosa. Ma non immagina nemmeno quanto sia stato difficile convincere questa donna a curarsi! Aveva creduto che tutto andasse bene E lei, con una sola frase, ha distrutto tutto! Complimenti!
Nardini, colpito dal tono inatteso, cercò di ribadire la propria autorità, ma capì subito che con Lucia non aveva vita facile. La dottoressa Ferri era un osso duro, e lui ormai lo sapeva bene.
Nardini ancora borbottava, ma Lucia non lo ascoltava nemmeno più. Era come se vedesse tutto attraverso un velo, vide la caporeparto uscire dalla stanza, lasciandola sola con lui. Sentiva che laria era irrespirabile. Non poteva restare un minuto di più con quelluomo, un vero vampiro!
Lucia fissava il vuoto; sentiva le lacrime salirle agli occhi, ma pensò: No, non gli darò questa soddisfazione! Si avvicinò alla finestra, e improvvisamente sentì la porta chiudersi. Girandosi, si accorse che era sola. Sedette alla scrivania; comunque doveva pur lavorare.
Rimase a capo basso fino a sentire una timida voce:
Dottoressa Ferri
Era proprio Nardini. In mano aveva una boccetta di valeriana e unespressione confusa e smarrita. Stranamente, Lucia non provò alcun senso di vittoria, ma piuttosto compassione. Dicevano fosse solo. Forse era per questo che era così duro.
Prenda, disse lui a bassa voce, porgendole la valeriana. E mi perdoni, la prego. Forse aveva ragione
Dottor Nardini, anche lei ha le sue ragioni, rispose Lucia, addolcendo il tono. Ma noi siamo qui per curare e dare speranza, anche poca. A volte la speranza fa miracoli. E so che anche lei lo sa.
Sì, certo farfugliò lui.
Questo cambiamento era sorprendente. Ma Lucia non perse tempo. Meglio mettere subito in chiaro le cose:
Dottor Nardini, ricordi una cosa: mai e poi mai permetterò che qualcuno alzi la voce o metta in dubbio la mia professionalità davanti a un paziente. Che sia lOSS o il Ministro della Salute.
Ha ragione, dottoressa.
Se davvero lo avrà capito pensò Lucia, guardando lorologio. La giornata era appena iniziata.
Unora dopo, era nella stanza della paziente, la signora Veronica Grimaldi. Sul comodino, un mazzo di tulipani. Appena la vide, Veronica sorrise.
Sa, è venuto il suo viceprimario da me! disse, indicando i fiori. Ha chiesto scusa, mi ha promesso che faranno tutto il possibile per aiutarmi.
Bravissimo, sorrise Lucia, stringendole la mano. Vedrà, ce la faremo. Lei sembra ancora una ragazza in cerca di marito!
Spiritosa! rise la signora.
Dopo un mese, Veronica migliorò. Il giorno delle dimissioni Nardini si presentò con una scatola di cioccolatini costosi.
Tenga, disse timido. Per la sua nipotina.
Grazie di cuore! disse la donna raggiante.
E queste sono per lei aggiunse porgendole delle rose rosse.
Che fiori meravigliosi! Era tanto che non ne ricevevo. Grazie a tutti voi, mi avete rimesso in piedi.
Mi verrebbe da dire: torni a trovarci, scherzò Nardini, ma spero solo per un saluto. Si riguardi, eh?
Tutti i presenti rimasero stupiti. Cosa gli è preso? si chiesero. Nessuno avrebbe mai immaginato il temuto Nardini capace di simili gesti.
Fra Lucia e il dottor Nardini si instaurarono rapporti, se non amichevoli, quanto meno cordiali. Spesso prendevano un caffè insieme dopo le riunioni; a volte, si incontravano al bar vicino allospedale.
Non esiste felicità nella vita, disse una volta il viceprimario, lasciandosi andare. Forse è per questo che sono così difficile. È passata tutta una vita, e non sono riuscito a fare nulla.
Ma come? esclamò Lucia. È viceprimario, non è poco!
Sì, ma la felicità è unaltra cosa Una volta lavevo anchio, ma è svanita.
Chiaro il quadro pensò Lucia, e si trattenne dal commentare: luomo le aveva aperto il cuore.
Lucia si sorprese a pensare spesso a Giuseppe Nardini. E al suo modo vulnerabile, iniziava a piacergli.
Le colleghe notarono il loro legame, ma nessuna pensò a malelingue. Lucia era persona limpida, Nardini ben lungi dallessere un playboy.
Cosa gli hai fatto? chiese una volta linfermiera Albina durante il solito tè delle donne. Non lho mai visto così, addirittura sorride!
Ogni settimana le donne dellospedale organizzavano un piccolo tè in cucina. Ognuna portava biscotti, frittelle, marmellata fatta in casa. Quella volta sorseggiavano un ottimo tè con confettura di prugne preparata dalla caposala Olga.
Tutte fissavano Lucia come se dovesse svelare un segreto:
Ma ragazze, nessun miracolo. Il segreto è semplice, disse lei. Sicurezza e dignità. Senza queste, non si va avanti.
Voi dottoresse magari ci riuscite, ma noi? ribatté la giovane OSS Gianna. Io, davanti a lui, tremo.
Non dite così, sorrise Lucia. Ognuno ha diritto alla propria dignità, che sia OSS o primario.
È vero, aggiunse la psichiatra, dottoressa Clara. Soprattutto con chi ti prosciuga lenergia Se sentono che sei sicura di te, si allontanano.
Secondo me Nardini è solo una persona molto infelice, disse pensierosa la cuoca Vera. Tutte annuirono, tranne Lucia: lei lo sapeva già.
Ragazze, mi sono persa qualcosa? irruppe la guardarobiera Caterina trafelata.
No, sei arrivata in tempo: si parlava del viceprimario, le fece occhiolino Clara.
Ah, allora sapete la novità! esclamò Caterina.
Quale? chiesero tutte curiose.
Ma si sposa Nardini!
Sul serio?
Ma dai!
Non ci credo finché non vedo il freddo allinferno!
Un mormorio stupito percorse la sala.
Lucia, non dirmi che non lo sapevi! sorrise Olga.
Davvero no, Lucia scosse la testa stupita. Abbiamo parlato di tanto, ma mai di amore!
Non è strano, disse lautorevole psicologa Tamara. Persone come lui non mostrano facilmente il cuore.
Ecco, devessere così, pensò Lucia. Ma la sposa chi è?
Ma chi sposa alla fine? domandò Gianna.
Mi pare una paziente, mise giù Caterina servendosi unaltra tazza.
Una paziente? esclamò la cuoca. Lucia sorrise: aveva indovinato.
Ragazze, una notizia così merita altro che tè! propose Lucia. Un buon vino ci starebbe proprio!
La proposta fu accolta con gioia, e tutte brindarono alla felicità del viceprimario. Chissà, il matrimonio lo avrebbe addolcito?
Il giorno dopo, mentre Lucia beveva il caffè, arrivò Nardini. Felice come mai laveva visto, le guance arrossate.
Lucia decise di non dirgli che era già informata, per non rovinargli la sorpresa.
Stupenda giornata, dottoressa, la salutò lui raggiante.
Lo vedo, dottore! Scommetto che cè una bella novità
Infatti. Mi sposo, Lucia Ferri!
Non dirmi! E chi sarebbe la fortunata, se si può sapere?
Una donna straordinaria. Per me, la migliore del mondo.
Dai, chi è?
Veronica. Quella per cui mi hai sgridato allora. Mi ha colpito, mi sono dato da fare e… lho trovata. Ho chiesto il numero dalla cartella, lho visitata a domicilio come iniziativa per pazienti.
Intrigante! rise Lucia. Davvero una scelta meravigliosa.
E tu sei invitata alle nozze. Con tutta la famiglia. Se non fosse per te, probabilmente non lavrei mai conosciuta così.
Dai, esagerato! Se due devono incontrarsi, lo fanno sempre.
E Lucia fu davvero felice.
Il giorno del matrimonio il vestito stava perfetto allo sposo, la sposa era splendida. La donna ansiosa e malata che Lucia aveva conosciuto sembrava appartenere a unaltra vita. Veronica Grimaldi aveva i capelli a caschetto, tinti di un bel castano scuro: sembrava più giovane di almeno dieci anni.
Continuava a ringraziare Lucia, commossa:
Senza di lei, dottoressa, non so come avrei fatto!
E nel brindisi del ricevimento, tra le risate, tutte pensarono: forse allora i miracoli esistono davvero.






