La felicità degli altri
Allora, immagina: primavera questanno è arrivata prestissimo, fine marzo, e già non cè ombra di neve. Lucia stava trafficando nel piccolo orto dietro casa, a San Benedetto del Tronto, le mani sporche di terra, i raggi del sole finalmente caldi dopo mesi di grigiore. Certo, sapeva che il freddo poteva sempre tornare marzo è pazzerello pure da noi ma, intanto, fuori si stava da Dio. Aveva sistemato la staccionata un po traballante, riparato la legnaia Le veniva perfino voglia di prendere qualche gallina, magari anche un maialino, e sognava pure di adottare un cagnolino e una gatta. Poi però si era fatta una risata tra sé mentre si puliva le mani sul grembiule: Va bene così, Lucì, ti sei già data abbastanza da fare.
Non vedeva lora di zappare lorto, sentirne il profumo di nuovo, togliersi le scarpe e correre a piedi nudi sul terreno fresco e morbido, proprio come quandera bambina. Eh, ci sarà ancora da vivere disse ad alta voce, chissà a chi.
A un certo punto, sente un Buongiorno! sottile e inaspettato. Si volta, e alla porta cè una ragazzina, poco più che adolescente, tutta timida, con un impermeabile grigio di quelli che danno alle scuole professionali, scarpe leggere da due soldi, calze di nylon beige roba che con questaria fresca, ti vengono i geloni pensò Lucia. Così giovane, rischia di prendersi un accidenti, valutò tra sé, scuotendo la testa.
La ragazzina sembrava quasi ballare da una gamba allaltra, impacciata. Salve, le rispose Lucia un po secca, affaccendata comera. Scusi posso usare il bagno? chiese la ragazza.
Ah, certo, vai pure. Dritto e poi giri langolo, fece con la mano Lucia. Stette a guardare la piccola che correva via.
La ragazza tornò pochi minuti dopo: Grazie, mi ha salvato. Sto cercando una stanza in affitto, magari lei sa qualcosa? chiese con speranza.
Lucia la scrutò: Non ci avevo pensato e perché la cerchi?
Non voglio stare in collegio lì fumano, bevono ci sono sempre ragazzi che si infilano dappertutto.
Lucia sospirò: E quanto pensavi di pagare?
Diecimila lire non ho altro rispose la ragazzina con voce minuscola.
Eh dai, entra, che almeno ti scaldi un po. Vieni, la invitò, anche con un po di curiosità e affetto.
Posso andare di nuovo in bagno? chiese quasi imbarazzata.
Vai, vai pure. Come ti chiami? domandò Lucia mentre la introduceva in casa.
Mi chiamo Martina, rispose, voce da topolino.
Martina, eh? Lucia la squadrava. E allora, Marti, che ci fai qui veramente?
Volevo cercavo una stanza
Non raccontarmi balle, su. Davvero chi ti ha mandato?
Nessuno! Sono venuta da sola lei è Lucia Agostini, vero?
Sì sono io, rispose Lucia un po spiazzata.
Non mi riconosci… mamma? Sono io, Martina tua figlia.
Si è fermato tutto. Lucia, col viso scavato dal vento e dal sole della costa adriatica, non lasciò trasparire nulla, ma dentro il cuore le si era fermato. Martina… figlia mia…
Sì, mamma! Sono proprio io Non volevano darmi il tuo indirizzo in orfanotrofio, immaginati Dicevano che non si può. Ho convinto una maestra Anna Teresa, brava donna a farmi aiutare, abbiamo fatto richiesta e alla fine ho avuto il tuo nome e lindirizzo e sono corsa qui.
Le lacrime cadevano silenziose sulle guance di Lucia. Martina figlia, stellina mia
Mamma! urlò la ragazza stringendole il collo. Ti ho cercata così tanto Dicevano che mi avevi abbandonata, che mi avevi lasciato come si lascia una cosa Ma io ci ho sempre creduto, mamma, sempre!
Lucia la strinse, ancora un po rigida le mani dure, segnate dalla terra sfiorando la lana grossa della maglia di Martina. Si sedettero così, senza più dire nulla, perché certe cose non cè bisogno di spiegarle.
Poi, più tardi, come le aveva insegnato sua nonna da bambina, la vegliò, fece bollire lacqua con i semi di finocchio, tè caldo, un bagno Eppure dentro Lucia pensava: Ecco, ecco per cosa val la pena vivere… Mi ha ridato la vita, Dio forse non si è dimenticato di me.
Cominciò una nuova stagione. Aggiustò il cappottino per Martina, tirò fuori i risparmi. Prima pensava a morire da sola in quella casetta abbandonata, adesso cera Martina!
***
Mammaaaa
Eh, che cè, biricchina? rispose Lucia sorridendo.
Martina, che sera già fatta un po più paffutella e sana, aveva preso una pizzetta dal tavolo. Lucia la guardava raggiante Dimmi, amore.
Mamma sono innamorata!
Addirittura!
Sì Lui si chiama Giulio Mamma, ti vuole conoscere!
Lucia avvertì un brivido. Dentro lanima: Finisce anche questa felicità, prima o poi tutto si paga
Mamma, che hai?
Niente, cuore mio. Sei cresciuta così in fretta non ho fatto in tempo a goderti tutta. Ma perdonami, Martina.
Ma figurati, mamma! Non devi nemmeno pensarci. Io noi io e Giulio ti daremo tanti nipotini! Ti adoro e tu lo sai, mamma Se sapessi quanto ti volevo trovare!
Lincontro andò bene. Giulio era un ragazzo di campagna, abile e con la testa sulle spalle. Lucia capì che era affidabile, che ci si poteva fidare.
Erano tempi difficili, eh. Si campava come si poteva: cera chi non aveva nemmeno il pane e chi dava ai cani più di quanto altri dessero ai figli. Lucia e i ragazzi, però, non se la passavano male. Dopo che la fabbrica dove cuciva aveva chiuso, aveva trovato posto in una cooperativa, e così Martina aveva tutto loccorrente, anche Giulio era sistemato.
Giulio non stava mai fermo: fece la staccionata nuova, sistemò la casa con i fratelli, aggiustarono il pollaio; sembrava tutta unaltra cosa, soprattutto da quando Martina era tornata. Lucia sentiva il cuore sciogliersi: voleva vivere il triplo, proprio per tutto ciò che il passato le aveva tolto.
A volte di notte, però, il dolore la prendeva ancora: i ricordi, certi fantasmi Ma bastava che Martina la stringesse, e il buio svaniva.
Mamma, ti fa male qualcosa?
No, stella, vai a dormire. Se vuoi, resta con me ancora un po, ti tengo qui vicino.
La piccola si infilava sotto le coperte. Lucia la stringeva, il cuore gonfio damore e di gratitudine: questa è la vera felicità di una mamma, pensava.
Il matrimonio fu splendido, tutti insieme nella casa nuova. Lucia sembrava rinata, finalmente scherzava anche coi colleghi, si vedeva che era felice.
Diventerò nonna, secondo me nervosa sono! sussurrava alle amiche.
Poi nacque il nipotino: Francesco! Lo chiamarono così in onore della mamma di Lucia, donna severa ma giusta. È bellissimo, non ci credo! raccontava Lucia, quasi neanche ci credeva di poter avere un bebè tra le braccia dopo tutti quegli anni.
Adesso cera solo Francesco nei suoi pensieri: il più bello, il più buono, sempre tra le sue braccia. Giulio iniziò a costruire una casa tutta nuova E dove la metti la nonna, eh? , non volevano nemmeno pensare di rimanere senza di lei.
Le cose andavano bene: Giulio con i fratelli fondò una piccola impresa di edilizia e aprirono un negozietto di materiali edili. La vita, insomma, tornò semplice e felice.
E arrivò anche una nipotina, Maria. Lucia si scatenò a cucire vestitini, a preparare lenzuolini, merletti A casa ridevano sempre, i bambini giocavano nella stanza, voci fresche e allegre.
Ma negli ultimi tempi Lucia sentiva bruciare spesso lo stomaco, un dolore duro, insistente.
Mamma, perché non me lo hai mai detto dove ti fa male?
Va tutto bene, tesoro, va tutto bene
***
Mi dispiace abbiamo fatto il possibile
Dottore, comè possibile lei era era mia madre
Mi dispiace davvero
***
Martina è arrivato il mio momento, devi perdonarmi Era da tempo che avrei dovuto andarmene, invece sei arrivata tu mi hai riportato in vita.
Mamma, non dire così
Amore mio devo dirti una cosa non sono io la tua vera mamma. Scusami
Mamma, non dirlo mai Tu sei mia mamma, punto. Non voglio sentir altro. Sei tu la mia famiglia!
Va bene tesoro io nel cassetto cè il mio diario Scusami Martina Ti ho voluto bene come non pensavo fosse possibile
Anchio mamma Ti amo
***
Marti, mangia qualcosa
Vado, Giulio tu vai pure.
Martina rimane sola nella stanza della madre, con il diario tra le mani tutta la vita di Lucia, ruvida, nuda, sincera. Si leggeva così:
Mamma severa, Antonietta, papà morto a guerra. Annuccia, sempre fragile. Eppure, era finita con uno sbandato, rubava, ma era la passione di quegli anni folli. Poi il disastro, la galera, la solitudine. Rimasero solo la casa della mamma e questi giorni lenti. I medici dicevano: aspetta giusto che arrivino tempi più duri Era tutto unattesa. Ho pregato, chiesto perdono e poi sei arrivata tu, Martina. Quando ti ho trovata, ho pensato che fosse il mio unico riscatto. Mai avrei creduto di poter essere felice come tutti.
E invece sono diventata mamma. E la malattia sembrava sparita. Ho avuto paura che tu scoprissi la verità, che non fossi davvero mia figlia, ma poi ho iniziato a vivere davvero, senza vergogna, da persona normale. Grazie, Martina, per avermi scelta, anche se la tua vera mamma era unaltra Questo è il mio piccolo, rubato miracolo.
Mamma singhiozzava Martina, mia mamma spero mi senti, ovunque sei.
Sai, mamma, in realtà lavevo capito quasi subito. In casa, i dati non tornavano. Ho trovato quella vera, è vero Si vergognava, e preferiva non farsi trovare. Mi dava i soldi e mi chiedeva di non farmi vedere. Ma sono scappata. Tu mi sei stata vicina, mamma, quando ero malata e io so che Dio mi ha fatto arrivare da te. Sei stata il dono più grande della mia vita. Sarai sempre mamma per me, non importa il resto! Forse lassù qualcuno sa cosa fa
Come si va avanti senza di te, mamma?
Martina
Giulio, lasciala piangere, ha appena sepolto sua madre
***
Nonna, ma nonna Lucia era buona?
Molto, tesoro mio.
E anche bella?
La più bella. Lucia, proprio come te.
Chi le ha dato questo nome?
Secondo me, la sua mamma, o forse il suo papà.
E tu hai dato a me il nome di una nonna?
Sì, io e il tuo papà Gliene voleva tanto di bene.
E lei mi vede?
Sempre, amore. Ti guarda e veglia su di te. E ti aiuterà ogni volta che ne avrai bisogno.
Ti voglio bene, bisnonna Lucia dice la bimba lasciando una margherita sulla tomba.
E anchio a te, piccolina sussurra il vento tra gli ulivi, e tutte noi riprende il mare, laggiù, a San Benedetto.




