LA FELICITÀ TANTO DESIDERATA
Oggi è stato il giorno più felice della vita di Beatrice. Si vedeva proprio dal suo volto luminoso! Era giustificato: dopo dodici lunghi anni non era riuscita a diventare madre. Ed ecco, finalmente, la notizia che tanto aspettava! Aspettava un bambino. Che gioia può essere più grande per una donna? Lo confermerebbe chiunque abbia conosciuto la meraviglia della maternità.
Beatrice era al settimo cielo. Continuava a poggiare una mano sul ventre e, sorridendo teneramente, parlava al suo piccolo che aveva solo due mesi e mezzo.
Avevo incontrato Beatrice quando eravamo giovani. Frequentavamo insieme lUniversità di Roma e ci siamo laureati lo stesso anno. Il matrimonio è arrivato tre mesi dopo aver preso il diploma. Eravamo felici, innamorati e spensierati. Poco dopo, però, Beatrice ha iniziato a preoccuparsi. Cercavo di rassicurarla le dicevo che non cera nulla di cui preoccuparsi, che ci sarebbe stato tempo e che, prima o poi, saremmo diventati genitori.
Passarono altri due anni e Beatrice perse quasi del tutto la speranza. Si rivolse ai medici, ma non le trovarono particolari problemi. Capivo la sua tristezza, provavo a distrarla portandola a fare lunghe passeggiate per le strade di Firenze o in giro nei giardini, la circondavo di attenzioni, ma la sua malinconia diventava ogni giorno più profonda. Così sono passati dodici anni, e quella felicità piena che avevamo sognato non era mai arrivata.
Un giorno, nel pieno di luglio, Beatrice decise di uscire a camminare mentre io ero in ufficio. Avvolta nei suoi pensieri, si muoveva lentamente per le vie di Bologna, quasi non vedendo ciò che succedeva intorno a lei. Aveva il capo chino, persa nelle sue paure e speranze.
Improvvisamente sentì una voce vicino a lei:
Sei tu la mia mamma?
Beatrice si bloccò d’istinto, come se lavesse colpita un fulmine. Sollevò lo sguardo e vide un bambino piccolo, forse di tre anni, che si teneva stretto alle grate di un cancello, guardandola intensamente.
Confusa, rimase ferma qualche secondo, poi si fece coraggio e si avvicinò piano. Quel cancello apparteneva ad un orfanotrofio in lontananza si sentivano altri bambini che giocavano.
Beatrice guardava il bambino incantata, senza trovare le parole giuste. Mille pensieri le affollavano la mente. Capiva che quello era un momento decisivo per la sua vita. Dopo averlo osservato a lungo gli chiese:
Non ricordi chi era la tua mamma? Comera?
No, non ho mai visto la mia mamma. Resto qui ad aspettare. La mia mamma mi riconoscerà se passerà di qui.
Sì, hai ragione rispose Beatrice tremando dentro, gioiosa di avere una possibilità di essere quella mamma.
Come ti chiami?
Mi chiamo Luca.
Beatrice sentì una decisione prendere forma in lei. Ormai era certa: avrebbe fatto tutto il possibile per adottare quel bambino. Forse era il destino che laveva portata a quel cancello.
Anni fa avevo un bambino, ma il destino me lha portato via disse con dolcezza. Si chiamava anche lui Luca, e lo sto ancora cercando. Forse sei tu?
Il volto del piccolo si illuminò e quasi gridando disse:
Sì, sì! Sei tu la mia mamma! Ti riconosco! Sei tu!
Le sue manine si allungarono tra le sbarre e Beatrice lo abbracciò forte.
Andiamo subito dalla direttrice e le diciamo che ci siamo trovati! Ti porto a casa con me!
Evviva! gridò il bambino.
Entrarono insieme nellorfanotrofio, pieni di gioia.
Finalmente il nostro Luca avrà una mamma! diceva la suora, sorridendo commossa.
Cominciarono i controlli, le pratiche, le attese dei colloqui: per Beatrice tutto scorreva come in una nebbia. Ma Luca capiva e sentiva che la sua mamma era finalmente arrivata. Intanto, io mi preparavo ad accogliere il nuovo membro nella nostra famiglia. Insieme abbiamo sistemato la cameretta, comprato mobili e vestitini. Non potevo dire di no, vedendo negli occhi di Beatrice una felicità che non vedevo da anni.
E arrivò il grande giorno! Luca ora era nostro figlio. Camminavamo mano nella mano verso casa, entrambi felici. La casa era cambiata: il silenzio che aveva regnato per dodici anni fu spezzato dal rumore di piccoli piedi e dalle grida di Papà, guarda!. Beatrice era rinata. Tutto il suo amore, rimasto chiuso per tanti anni, lo donava a questo bambino. Io cercavo di essere il papà migliore che potessi.
Il tempo passava e Luca cresceva sereno, portando gioia a entrambi. Una mattina Beatrice si sentì poco bene; mi preoccupai e la accompagnai dal medico. Lì ci diedero una notizia incredibile: Beatrice aspettava un bambino! La gioia era così grande che faticavamo persino a esprimerla.
Aspettavamo tutti il giorno della nascita con ansia e speranza. Quando finalmente arrivò, nacque una bambina sana: Benedetta. Ora la nostra famiglia era davvero completa.
Beatrice aveva capito una cosa: il miracolo della nascita di Benedetta era stato possibile solo perché, quel giorno, lei non aveva voltato le spalle al piccolo Luca al cancello. I gesti nobili vengono sempre ricompensati. La felicità non arriva secondo un programma; arriva a chi sa aprire il suo cuore allamore senza condizioni.
Così, oggi, posso scrivere che ho imparato davvero: quando si ama e si accoglie con tutto il cuore, la vita trova sempre un modo per sorprenderci. Non bisogna mai perdere la speranza, né chiudere le porte dellanima il destino sa coglierci proprio lì, dove pensavamo di essere ormai dimenticati.






