La festa a cui non ero invitata: quando ho bloccato la mia carta, ho mandato in frantumi le bugie di mio marito e ho ritrovato me stessa nel ristorante più lussuoso della città

Sai, ti devo raccontare quello che è successo la settimana scorsa con Maurizio. Era mercoledì mattina, stavo preparando la colazione caffè e brioche, come sempre quando lui, tutto serio ma senza drammi, mi dice:

Giulia, mi serve un favore. Ho un pagamento dellufficio super urgente, ma la mia carta è bloccata, solo per due giorni, puoi aiutarmi?

Mi sono pulita le mani sul grembiule, ho preso la carta dal portafoglio e glielho data. Maurizio lha afferrata di corsa, come se temesse che cambiassi idea, e mi ha dato un bacio sulla testa.

Sei unica, Giulia. Mi salvi sempre, davvero.

Dopo ventanni di matrimonio alcuni interrogativi te li tieni per te. O ti fidi. O almeno, fai finta.

Venerdì sera, mentre stiravo le lenzuola, lho sentito parlare al telefono nellaltra stanza.

La porta era socchiusa. Il tono allegro, diverso da quello che usa con me.

Mamma, tranquilla, è tutto sotto controllo. Il ristorante è prenotato, tavolo per sei, il menù una meraviglia, prosecco e cocktail come piacciono a te. No, lei non sa niente. Perché dovrebbe? Le ho detto che festeggiamo a casa, solo noi, in famiglia.

La mano si è bloccata col ferro da stiro in sospeso.

Mia moglie ingenua non sospetterà nulla. Una provinciale, mamma, lo sai, viene da quel paesino. Ventanni che sta in città, ma resta una campagnola. Sì, sì, pago con la sua carta, ovvio.

La mia è bloccata. Ma che festa che faremo al Lido dei Diamanti! Lei non ci metterebbe mai piede, figurati. Se ne sta a casa sua a guardare la tivù.

Ho spento il ferro. In cucina ho bevuto un bicchiere dacqua tutto dun fiato. Le mani ferme, ma dentro mi sentivo vuota e gelida, come prosciugata.

Ingenua moglie Provinciale Con la sua carta

Ho appoggiato il bicchiere nel lavandino e sono rimasta a fissare il buio fuori dalla finestra. Forse aveva ragione. Forse sono così ingenua e semplice, una povera topolina. Peccato che le topoline, quando le metti allangolo, alla fine mordono.

Sabato mattina sono andata in banca e ho bloccato la carta. Ho detto che lavevo persa e temevo che qualcuno se ne approfittasse.

Poi, sono andata dallaltra parte di Firenze, nella zona dove sono cresciuta.

Giorgio ha aperto la porta in pantofole, con lo sguardo stupito.

Giulia? Quanto tempo! Entra, che fai lì impalata.

Siamo rimasti in cucina a berci un tè, come ai vecchi tempi. Gli ho raccontato tutto, senza fronzoli. Lui ascoltava e basta.

Ho capito, mi fa poi. Senti Giulia, tu quella volta ci hai salvato la famiglia, te lo ricordi? Quando papà non lavorava e sei arrivata con il sacco di patate, dicendo che avevi esagerato con la spesa.

Lo sapevamo che era lultima cosa che ti restava. Tocca a me adesso. La festa è lunedì sera, giusto?

Alle nove comincia il banchetto. Ti chiamo appena ordinano e vanno a pagare. Lascio detto al cameriere.

Lunedì sera ho tirato fuori dallarmadio il vestito bordeaux che avevo cucito tre anni fa e mai messo non cera stata loccasione. Ho sistemato i capelli, messo il rossetto. Mi sono guardata nello specchio. No, non sono una topolina.

Alle dieci e mezza mi chiama Giorgio.

Vieni, il conto lhanno già chiesto. Tra poco pagano con la tua carta.

Paradiso, una. Mi ha portata il taxi in venti minuti. Il ristorante risplendeva di lampadari e specchi. Giorgio mi ha atteso nella hall, indicandomi la sala.

Terzo tavolo alla finestra, mi dice.

Entro. Un frastuono di risa, cicaleccio, calici che tintinnano. Li vedo subito.

Maurizio in testa al tavolo, vicino la signora Silvana in tailleur marrone, poi sua sorella Federica con il marito. Sulla tavola piatti vuoti, bicchieri mezzi pieni, la torta già finita.

Il cameriere porta il conto su un vassoio. Maurizio senza nemmeno guardare la somma, prende la mia carta dalla tasca e la posa sul vassoio come fosse roba sua.

Servizio impeccabile, dice ad alta voce, strizzando locchio alla madre. Mamma, vedi che ti ho organizzato una festa come si deve? Altro che quelle da quattro soldi!

Silvana annuisce tutta soddisfatta.

Sei proprio bravo figlio mio. Ecco che cosè fare le cose in grande! Altri, invece, sanno solo cucire e stare in disparte.

Federica ride. Maurizio gongola.

Lo sai mamma, per te solo il meglio. Meno male che me lo posso permettere.

Il cameriere prende la carta, va al POS. Una volta. Due. Guarda il display, si rabbuia. Torna al tavolo.

Mi dispiace, la carta non funziona. È bloccata.

Maurizio impallidisce.

Bloccata? Impossibile. Riprovi ancora.

Ho già provato tre volte. La carta è fuori servizio.

Mi avvicino io. Silvana mi vede, sbianca.

…Giulia? balbetta Maurizio alzandosi di colpo. Ma che ci fai qui?!

Lo fisso, calma come non mai.

Sono venuta alla festa. Sì, proprio quella pagata con la mia carta. E senza di me.

Silenzio glaciale. Si sente il tintinnio di posate dallaltro tavolo.

Giulia, ascolta, ti giuro che è stato un equivoco tenta lui, allungando la mano. Io faccio un passo indietro.

No Maurizio. È una balla. Ti ho sentito parlare con tua madre venerdì. Tutto. Parola per parola.

Della provinciale. Del paesino. Che io non sospetterei nulla mentre voi vi godete la festa qui.

Federica si è messa a fissare il piatto. Silvana si aggrappa al tovagliolo.

Hai origliato?! sbotta Maurizio. Mi spii adesso?

Stavo stirando la biancheria, urlavi così tanto che tutto il palazzo avrebbe sentito. Ti vantavi pure con tua madre di quanto eri bravo a prendere in giro la moglie.

Non è stato origliare. È che non ti sei mai preoccupato di nasconderti. Pensavi che la topolina non avrebbe mai morso.

Maurizio prova a ricomporsi.

Ok, ok, hai ragione. Ma ne parliamo a casa, non qui davanti a tutti. Su, andiamo

No, adesso parliamo. Sabato la carta lho bloccata. Ho detto in banca che mi era stata rubata. Perché tu lavevi presa di nascosto e volevi spenderci i miei soldi senza che sapessi nulla. Quindi, caro marito, adesso paga tu. In contanti.

Giorgio si avvicina al tavolo a braccia conserte.

Se ci sono problemi con il pagamento, sono costretto a chiamare i carabinieri. Bisogna saldare il conto.

Il viso di Maurizio dal pallido vira al rosso, poi viola.

Giulia, ma ti rendi conto di quello che fai? Mi stai umiliando!

Io? sorrido. Ti sei umiliato da solo, Maurizio. Quando hai pensato che la moglie del paesino nemmeno meritasse la verità.

Silvana si rizza in piedi, puntando il dito.

Come ti permetti di parlargli così? Sei una nullità! Senza di lui non sei nessuno!

La guardo a lungo, poi dico piano:

Sarà anche vero. Ma almeno ora non devo più fingere di essere qualcunaltra. Ed è molto meglio che fare la parte della moglie ingenua.

Per venti minuti contano le banconote, svuotano portafogli e borsette, cercano le monete in fondo alle tasche. Il cameriere aspetta muto, gli altri clienti guardano curiosi.

Li osservo: tutta la loro bella vita che si squaglia davanti a un conto da pagare.

Quando arrivano a coprire la cifra, estraggo dalla borsetta una busta e la lascio davanti a Maurizio.

Domanda di separazione. Leggi a casa.

Mi volto, schiena dritta, passo fermo. Giorgio mi apre la porta e mi sussurra:

Grande, Giulia. Davvero.

La notte fuori Firenze era fredda, ma io respiravo libertà. E dentro sentivo un tepore nuovo, una leggerezza.

La separazione è arrivata dopo tre mesi. Maurizio mi richiamava, chiedeva scusa, ma non gli ho più risposto. Mi sono presa metà dei soldi della casa.

Un anno dopo, ancora una telefonata.

Giulia, ho sbagliato tutto. Mia madre vive con me, mi tormenta giorno e notte, ho pure perso il lavoro. Possiamo ricominciare?

No, Maurizio.

Ho messo giù e non ci ho più pensato.

A volte ripenso a quella sera. A come ho attraversato la sala, alla sua faccia quando gli ho lasciato la busta sul tavolo. E ho capito che quella non era la fine, era linizio.

Qualche tempo fa ho incontrato Federica al supermercato. Ha fatto finta di non vedermi. Non lho nemmeno salutata. Non ce nera bisogno. Viviamo in due mondi diversi.

Ieri Giorgio è passato a trovarmi.

Allora, Giulia, pentita?

Ho guardato fuori dalla finestra. Era finalmente primavera, il sole, la vita ovunque.

Neanche per un secondo, Giorgio.

Lui ha annuito.

Così si fa.

I rimpianti bisogna averli solo per quello che non si fa. Non per ciò che hai già avuto il coraggio di fare.

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