La festa segreta al “Bordo dei Diamanti”: come mio marito ha tentato di umiliarmi usando la mia cart…

La richiesta della carta arrivò da parte di Paolo un mercoledì mattina, durante la colazione. La voce era composta preoccupata, ma senza cenni di panico.

Caterina, ho un pagamento aziendale urgente, la mia carta è stata bloccata, solo per un paio di giorni, per favore aiutami.

Mi asciugai le mani al grembiule, presi la carta dal portafoglio. Paolo la afferrò rapidamente, come se temesse un mio ripensamento, poi mi baciò sulla testa.

Grazie, cara, mi salvi sempre tu.

Dopo ventanni di matrimonio avevo imparato a non porre domande inutili. Mi fidavo. O almeno facevo finta.

Il venerdì sera, mentre stiravo la biancheria in camera da letto, sentii Paolo che parlava al telefono nella stanza accanto.

La porta era socchiusa. La voce allegra, così diversa da come parlava con me.

Mamma, non preoccuparti, è tutto sotto controllo. Il ristorante è già prenotato, tavolo per sei, menu eccezionale, cocktail, prosecco, proprio come piace a te. No, lei non sospetta nulla. A che scopo? Le ho solo detto che festeggiamo in famiglia, fra pochi intimi.

La mia mano si bloccò con il ferro da stiro.

Mia moglie ingenua non sospetterà nulla. Povera provinciale, mamma, te lo ricordi, viene da quel paesino sperduto. Anche dopo ventanni a Milano, resta sempre una contadina. Sì, certo, pago tutto con la sua carta.

La mia è bloccata. Ma vedrai che festa da “Costa di Diamante”! Lei lì non metterà mai piede, tranquilla. Starà a casa davanti alla televisione.

Spensi il ferro da stiro, andai in cucina, mi versai dellacqua che bevvi dun fiato. Le mani non tremavano. Dentro di me cera solo il vuoto e un freddo pungente, come se qualcuno avesse portato via tutto ciò che era vivo.

Terrazze, prati e giardini.

Moglie ingenua Contadina Con la sua carta

Riposi il bicchiere nel lavandino e guardai fuori dalla finestra. Il cielo si faceva scuro. Forse aveva ragione lui. Forse ero davvero così semplice e ingenua come un topo. Ma i topi, quando li si mette allangolo, sanno mordere.

La mattina di sabato bloccai la carta. Raccontai in banca di averla persa e di temere che qualcuno la potesse usare.

Dopo la banca, presi un tram per laltra parte della città, nella zona dove avevo vissuto da ragazza.

Vasco mi aprì la porta con le pantofole, sollevando le sopracciglia sorpreso.

Caterina? Da quanto tempo! Entra, non restare lì.

Ci sedemmo in cucina a bere un tè. Gli raccontai tutto. In poche parole, senza sprechi. Lui ascoltava in silenzio, senza interrompere.

Ho capito, disse infine. Senti, Caterina, ricordi quella volta che mi hai salvato la famiglia? Quando papà era senza lavoro, sei arrivata con un sacco di patate dicendo che ti avanzava.

Noi sapevamo che avevi dato lultima cosa che avevi. Ora tocca a me. La festa la fanno lunedì sera, giusto?

Alle nove inizia il banchetto. Ti chiamo io, appena ordinano e chiedono il conto. Vieni allora. Parlo con un mio amico cameriere.

Lunedì sera indossai labito bordeaux che avevo cucito tre anni prima e mai indossato non era mai capitata loccasione. Sistemai i capelli, mi truccai. Mi guardai allo specchio. Non più un topo

Il telefono squillò alle dieci e mezza. Era Vasco.

Vieni. Stanno già chiedendo il conto. Si apprestano a pagare con la tua carta.

In taxi arrivai in venti minuti. Il ristorante risplendeva di vetri colorati e ori. Vasco mi accolse nellatrio, indicandomi la sala.

Terzo tavolo dalla finestra.

Entrai. La sala piena di gente, risate, tintinnio di bicchieri. Camminai lentamente tra i tavoli finché li vidi.

Paolo era a capotavola, accanto a lui la signora Tamara in un tailleur marrone, poi sua sorella Marina con il marito. Piatti vuoti, calici, resti di dolci sul tavolo.

Il cameriere portò il conto su un vassoio. Paolo non guardò nemmeno la cifra, prese la mia carta dalla tasca e la posò sul vassoio con laria di chi paga con i propri soldi.

Terrazze, prati e giardini.

Servizio eccellente, disse a voce alta, soddisfatto. Mamma, vedi? Ti avevo detto che avrei organizzato una vera festa. Niente di misero, una cosa regale.

La signora Tamara annuiva fiera, sistemandosi la pettinatura.

Figlio mio, sei il migliore. Questa sì che è una festa come si deve! Non come certe persone che sanno solo cucire e stare zitte in disparte.

Marina ridacchiava. Paolo sorrise, visibilmente orgoglioso.

Lo sai, mamma, per te solo il meglio. Fortuna che ho le possibilità.

Il cameriere prese la carta, si avvicinò al terminale. Provò una volta. Poi ancora. Guardò il display aggrottando la fronte. Tornò al tavolo.

Terrazze, prati e giardini.

Mi spiace, la carta non funziona. È bloccata.

Il volto di Paolo perse colore.

Come bloccata? Non può essere. Riprovi ancora.

Ho provato tre volte. La carta non è valida.

Mi avvicinai al tavolo. Fu la signora Tamara a vedermi per prima. Il suo volto si fece lungo.

Caterina? disse Paolo, alzandosi di scatto. Tu cosa ci fai qui?

Lo guardai, calmissima.

Sono venuta alla festa. Quella che hai organizzato alle mie spalle. E con i miei soldi.

Il silenzio a quel tavolo fu tale che si sentivano i bicchieri tintinnare al tavolo vicino.

Caterina, ascolta, è un malinteso cominciò Paolo, tendendo la mano, ma io mi tirai indietro.

Non è un malinteso, Paolo. È una bugia. Ho sentito tutta la tua telefonata con tua madre venerdì. Ogni parola.

Della contadina, del paese, del fatto che non avrei mai sospettato e sarei rimasta davanti alla TV mentre voi banchettavate.

Marina fissava il piatto. La signora Tamara si aggrappò a un tovagliolo.

Stavi ascoltando? si offese Paolo. Mi segui?

Stavo solo stirando la biancheria, eri tu ad urlare di quanto fossi stato furbo. A vantarti con tua madre di avermi presa in giro.

Non è spiare, Paolo. Sei stato tu a non ritenere necessario nasconderti. Hai pensato che il topo non morde.

Paolo cercò di ricomporsi.

Va bene, ho sbagliato, lo ammetto. Ma parliamone a casa, ok? Discutiamo con calma.

No, ne parliamo qui. Sabato ho bloccato la carta. Ho dichiarato in banca che era stata rubata. Perché tu lavevi presa con linganno e volevi spendere soldi senza che io sapessi niente. Quindi, caro marito, adesso paga tu. In contanti.

Vasco si avvicinò, incrociando le braccia sul petto.

Terrazze, prati e giardini.

Se ci saranno problemi col pagamento, sarò costretto a chiamare la polizia. Il conto va saldato.

Il volto di Paolo passò dal pallido al rosso, poi al viola.

Caterina, ti rendi conto di quello che fai? Mi stai umiliando!

Io? sorrisi. Sei stato tu ad umiliarti, Paolo. Quando hai deciso che la moglie del paese non meritava nemmeno la verità.

La signora Tamara si alzò di scatto, indicando me.

Come osi parlargli così?! Sei una nullità! Senza di lui, non sei nessuno!

La guardai a lungo, poi dissi piano:

Forse. Ma ora sono quella che non ha più bisogno di fingere. Ed è molto meglio che essere solo la moglie ingenua di qualcuno.

Nei venti minuti successivi raccolsero i soldi. Paolo svuotò il portafoglio, la signora Tamara la borsetta, Marina e il marito svuotarono le tasche.

Conteggiavano sul tavolo, bisbigliando, cercando anche le monete. Il cameriere li osservava impassibile. Gli altri clienti li fissavano incuriositi.

Rimasi lì, a guardare mentre crollava tutta quella finta ricchezza, ogni pretesa, tutte le bugie.

Raccolta la somma, presi una busta dalla borsa e la posai davanti a Paolo.

Domanda di separazione. Leggila a casa.

Mi girai e uscì. La schiena dritta, il passo fermo. Vasco mi aprì la porta e mi sussurrò:

Tieni duro, Caterina.

La notte di Milano mi accolse con un vento freddo e dentro sentivo scorrere qualcosa di caldo, leggero. Libertà.

La separazione fu effettiva dopo tre mesi. Paolo chiamava, chiedeva perdono, ma io non rispondevo. Ottenni la metà dalla vendita dellappartamento.

Paolo chiamò ancora, un anno più tardi.

Caterina, ho sbagliato. La mamma vive con me, mi assilla ogni giorno, ho perso pure il lavoro. Possiamo rimettere insieme le cose?

No, Paolo.

Riattaccai. E non pensai più a lui.

A volte ricordo quella sera al ristorante. Lingresso nella sala, lo sguardo su Paolo, la busta lasciata sul tavolo. E capisco non era la fine. Era solo linizio.

Ristoranti

Poco tempo fa ho incrociato Marina al supermercato. Ha voltato lo sguardo altrove. Non lho chiamata. Perché? Viviamo ormai in mondi diversi.

Ieri Vasco è passato a trovarmi.

Allora, Caterina, hai qualche rimpianto?

Guardai fuori dalla finestra. Dietro il vetro, primavera, sole, la vita che scorre.

Neanche un secondo, Vasco.

Lui annuì.

Dici bene.

Terrazze, prati e giardini

I rimpianti veri sono per ciò che non si è fatto. Non per quello che si è avuto il coraggio di fare.

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